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N 4678

Svolta storica per chi viaggia con il cane: dal 3 agosto Ita Airways farà salire in cabina anche quelli di taglia grande

La notizia che tutti aspettavano: finalmente i cani di taglia grande potranno viaggiare in cabina sugli aerei Ita Airways e stare accanto ai loro padroni. ... Leggi tutto

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La notizia che tutti aspettavano: finalmente i cani di taglia grande potranno viaggiare in cabina sugli aerei Ita Airways e stare accanto ai loro padroni.

I cani di taglia grande viaggeranno in cabina sugli aerei Ita Airways: la svolta della compagnia nostrana (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

Il momento del viaggio ha da sempre rappresentato una preoccupazione per gran parte dei passeggeri che viaggiano con i propri animali domestici: questo perché non era consentito portarli in cabina con sé, ma bisognava farli volare a parte, nella stiva, dove le temperature sono molto più basse e soprattutto dove non era possibile tenere a bada le loro esigenze. Ma dal 3 agosto le cose cambieranno: i cani viaggeranno in cabina sugli aerei Ita Airways. E’ questa la svolta che tutti desideravano!

I cani di taglia grande viaggeranno in cabina sugli aerei Ita Airways: le condizioni

E’ un nuovo servizio offerto dalla compagnia aerea di bandiera: la Ita Airways consentirà ai passeggeri non solo di portare con sé i propri beniamini, anche quelli di grossa stazza, ma addirittura di tenerli accanto durante tutta la durata del volo, compresi quelli internazionali. La campagna ha un nome specifico: ”Large Dog on Board” e si riferisce proprio a quei cani di taglia grande, prima costretti a viaggiare in stiva.

Infatti la Ita Airways è la prima in Europa a consentire questo tipo di trasporto: per la maggior parte delle compagnie aeree i cani di taglia grande viaggiano in stiva pressurizzata all’interno di un traportino rigido. Ma attenzione, poiché vi saranno delle regole precise da seguire, soprattutto nei primi mesi dal lancio della nuova campagna.

I cani ammessi potranno avere un peso fino a 30 kg, non dovranno essere messi all’interno del trasportino. Nei primi due mesi potranno essere ammessi a bordo due cani: uno di massimo 10 kg in classe Economy e un secondo (fino a 30 kg) in classe Business. I due esemplari dovranno viaggiare a 8 file di distanza. In un secondo momento si prevede un aumento del numero dei passeggeri a quattro zampe fino a quattro esemplari e un ampliamento delle tratte (poiché per ora il servizio è attivo solo su alcuni voli nazionali).

I cani di taglia grande viaggeranno in cabina sugli aerei Ita Airways: dettagli utili

Portare il cane in aereo non è mai stato così facile? Sì, ma ci sono delle regole precise da seguire per non incorrere in rifiuti: il biglietto può essere acquistabile fino a quattro giorni prima della partenza sul sito della compagnia, in una apposita pagina dedicata ai quattro zampe col servizio ”Large Dog on Board”.

I cani di taglia grande viaggeranno in cabina sugli aerei Ita Airways: le condizioni da conoscere e rispettare (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

Il costo del biglietto è di 95 euro, cifra che va a sommarsi al prezzo del biglietto dell’accompagnatore umano e, come già accennato, il servizio è previsto solo su alcuni voli nazionali al momento. Una volta salito a bordo, il cane non potrà viaggiare sul sedile, come gli altri passeggeri, ma su un apposito tappetino (fornito dalla stessa compagnia), accanto al proprietario.

Il cane dovrà indossare:

  • museruola,
  • collare,
  • pettorina,
  • guinzaglio.

Sono questi strumenti che consentiranno di tenere legato il cane con una cintura di sicurezza, per evitare incidenti durante il volo e per evitare che possano muoversi durante il trasporto.

Il CEO di Ita Airways: ”Abbiamo ascoltato le richieste dei passeggeri”

La campagna ”Large Dog on Board” segue un primo ‘tentativo’ di questo servizio che risale allo scorso settembre: sui voli da Milano Linate a Roma Fiumicino era possibile trasportare due cani, uno di massimo 15 kg e uno di massimo 30 kg. Il CEO di Ita Airways, Joerg Eberhart, si è mostrato soddisfatto nell’annunciare che la sua compagnia è finalmente pronta ad accogliere le richieste dei suoi clienti.

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In tanti avevano richiesto di ‘allargare’ la possibilità del viaggio in cabina anche ai cani di grossa taglia e la compagnia non è stata affatto sorda a tali richieste. Tuttavia vi sono alcune importanti valutazioni da fare e riguardano il diretto interessato: siamo certi che il cane riesca a ‘sopportare’ un viaggio in areo? Non a tutti piace e magari molti esemplari potrebbero sentirsi a disagio: quindi è bene valutare le condizioni in base alla personalità e al temperamento del proprio quattro zampe.

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2026-08-04 Autore: Francesca Ciardiello

N 4676

Lo ritrovano dopo 5 anni e a 600 km di distanza: un’incredibile storia a lieto fine

A cinque anni dalla scomparsa e a seicento chilometri da casa, una famiglia statunitense ha ritrovato il suo cane: una storia a lieto fine che ... Leggi tutto

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A cinque anni dalla scomparsa e a seicento chilometri da casa, una famiglia statunitense ha ritrovato il suo cane: una storia a lieto fine che ha commosso centinaia di persone. 

Cinque anni non sono soltanto un intervallo di tempo. Sono migliaia di gesti quotidiani ripetuti senza più un destinatario. Per Inmaculada Jackman, mezza decade è trascorsa nell’abitudine involontaria di rallentare l’auto a ogni incrocio di Lincoln, in Nebraska, con lo sguardo piantato sul marciapiede nella speranza di intercettare un profilo noto. Da quando Chong, il suo cane, era svanito nel nulla nel 2021, la routine si era trasformata in una silenziosa perlustrazione urbana. Un’assenza ingombrante che non offriva risposte, lasciando aperto solo l’interrogativo sul destino del proprio compagno a quattro zampe. La risposta è arrivata da oltre seicento chilometri di distanza, rompendo una stasi che sembrava ormai definitiva.

Il cane insieme alla sua umana
Il cane scomparso cinque anni fa si ricongiunge alla sua umana (Screenshot video YouTube @WRAL- amoreaquattrozampe.it)

La svolta in questa vicenda non ha i contorni del colpo di scena teatrale, ma quelli della burocrazia dei soccorsi. Chong è riemerso al margine di un’area di sosta per camion in Indiana. Vagava solo quando è stato recuperato e affidato agli operatori dell’Hendricks County Animal Shelter. Durante gli accertamenti di rito è emerso un dettaglio singolare: l’animale possedeva un microchip, ma non quello inserito originariamente dalla famiglia Jackman. Nel corso del quinquennio di assenza, qualcuno deve aver adottato o trovato il cane, provvedendo a registrarlo nuovamente a proprio nome.

Il ritrovamento del cane scomparso cinque anni prima: una storia a lieto fine che commuove tantissime persone

Tuttavia, ai tentativi di contatto da parte del rifugio, la persona risultante dal secondo dispositivo non ha mai risposto. È stato solo scavando nelle tracce precedenti, risalendo fino alla prima registrazione effettuata a Lincoln, che la linea temporale si è ricongiunta al punto di partenza. Il protocollo ha richiesto un’attesa ulteriore, il tempo necessario affinché scadessero i termini legali per un eventuale reclamo dal secondo proprietario. Dopodiché, Inmaculada Jackman si è messa al volante, macinando la distanza verso l’Indiana per farsi trovare davanti ai cancelli della struttura prima dell’apertura mattutina.

Il cane ritrovato
Il cane scomparso cinque anni fa in viaggio verso la sua vecchia casa (Screenshot video YouTube @WRAL- amoreaquattrozampe.it)

L’istante del ricongiungimento ha spazzato via la polvere di cinque anni di separazione. Nonostante il tempo trascorso, gli ambienti sconosciuti e le esperienze vissute lontano da casa, Chong ha reagito alla presenza di Inmaculada senza esitazioni, dimostrando una memoria olfattiva e visiva intatta. L’animale ha riconosciuto la sua proprietaria e, una volta rientrato a casa, ha mostrato la stessa familiarità con il resto della famiglia. L’episodio è stato documentato e reso pubblico attraverso il canale YouTube WRAL, che ha diffuso le immagini dell’incontro. Nel filmato, la descrizione sintetizza con essenzialità l’accaduto: «Cane scomparso dal 2021 riunito alla sua proprietaria. Una proprietaria di cani di Lincoln, Nebraska, si è ricongiunta con il suo animale domestico scomparso cinque anni dopo.»

A margine dell’impatto emotivo, la vicenda di Chong riporta l’attenzione su un aspetto puramente tecnico e normativo: l’efficacia dei sistemi di identificazione elettronica. Senza la presenza del primo microchip e la tenacia degli operatori nel ricostruire lo storico dei dati, il ricongiungimento tra Lincoln e l’Indiana non sarebbe mai avvenuto.
«Sono felicissima di annunciare che Chong è finalmente tornato a casa», ha commentato Jackman. «Cinque anni fa era scappato e non riuscivamo più a trovarlo. Mi avevano detto che qualcuno forse lo aveva portato via. Siamo tutti felicissimi e ancora sotto shock».

Il cane corre nel giardino
Il cane scomparso e ritrovato corre felice nel giardino di casa (Screenshot video YouTube @WRAL- amoreaquattrozampe.it)

Il viaggio di Chong si chiude così dove era iniziato. La sua storia rimane una testimonianza diretta di come la tecnologia della tracciabilità possa colmare distanze geografiche e temporali apparentemente incolmabili, restituendo risposte anche quando la rassegnazione sembrava l’unica opzione rimasta. Smarrire un animale domestico, purtroppo, è abbastanza frequente; accettare però la perdita di un cane o un gatto è impossibile per chiunque. Perdere un animale domestico è infatti qualcosa di veramente doloroso; non sapere che fine abbia fatto il proprio cane o gatto, non sapere se è ancora vivo e se tornerà mai è motivo di grande angoscia, preoccupazione e tristezza. Per questo assume importanza il microchip.

I microchip sono dei microscopici dispositivi elettronici rivestiti di materiale biocompatibile, che vengono iniettati sotto alla pelle degli animali. Il microchip contiene un codice numerico che identifica il cane o il gatto e contiene tutti i dati informativi dei proprietari dell’animale attraverso un collegamento diretto con la banca dati dell’Anagrafe degli animali da affezione.

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2026-08-03 Autore: Elisabetta Guglielmi

N 4675

Non partirà il progetto per allevare i polpi: una battaglia vinta per la tutela degli animali

Il progetto per allevare i polpi si ferma prima di nascere: stop storico alle Canarie dopo le proteste degli animalisti Il progetto per allevare i ... Leggi tutto

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Il progetto per allevare i polpi si ferma prima di nascere: stop storico alle Canarie dopo le proteste degli animalisti

Il progetto per allevare i polpi non sarà realizzato. Dopo anni di contestazioni da parte di associazioni animaliste e ambientaliste, la multinazionale spagnola Nueva Pescanova ha deciso di rinunciare definitivamente alla costruzione del primo allevamento commerciale di polpi al mondo, previsto nel porto di Las Palmas, nelle Isole Canarie.

Polpo
Non partirà il progetto per allevare i polpi: una battaglia vinta per la tutela degli animali – amoreaquattrozampe.it

La decisione è stata motivata da ragioni economiche e amministrative, ma rappresenta soprattutto una vittoria simbolica per chi da tempo denunciava i rischi etici e ambientali legati all‘allevamento intensivo di questi straordinari animali marini. Per molti esperti e attivisti, lo stop al progetto per allevare i polpi dimostra che il benessere animale sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle scelte che riguardano il futuro della produzione alimentare.

La vicenda ha attirato l’attenzione della comunità scientifica e dell’opinione pubblica internazionale, riaccendendo il dibattito sui limiti dell’allevamento intensivo di specie particolarmente intelligenti e sensibili. La rinuncia al progetto rappresenta un precedente significativo e potrebbe influenzare anche future iniziative simili, rafforzando la richiesta di modelli produttivi più sostenibili e rispettosi della vita animale.

Perché il progetto per allevare i polpi è stato fermato?

Il progetto di Nueva Pescanova era destinato a entrare nella storia come il primo allevamento commerciale di polpi al mondo. L’obiettivo era sviluppare una filiera produttiva in grado di soddisfare la crescente domanda di questo alimento, sempre più richiesto in diversi Paesi. Fin dall’inizio, però, l’iniziativa ha incontrato una forte opposizione.

Polpi appesi
Perché il progetto per allevare i polpi è stato fermato? – amoreaquattrozampe.it

Numerose organizzazioni, tra cui World Animal Protection, hanno contestato il progetto per allevare i polpi, sostenendo che questi animali non siano adatti alla vita in cattività. I polpi sono infatti considerati tra gli invertebrati più intelligenti esistenti. Sono capaci di risolvere problemi complessi, ricordare percorsi, utilizzare oggetti come strumenti e adattarsi rapidamente ai cambiamenti dell’ambiente circostante. La loro elevata capacità cognitiva ha alimentato il dibattito etico sull’opportunità di allevarli in impianti intensivi. A preoccupare gli esperti erano soprattutto le condizioni di allevamento.

I polpi sono animali prevalentemente solitari e territoriali: costringerli a vivere in spazi condivisi avrebbe potuto provocare forti livelli di stress, aggressività e persino episodi di cannibalismo. Anche il metodo previsto per l’abbattimento degli animali è stato oggetto di numerose critiche, poiché secondo diversi ricercatori non esistono ancora procedure riconosciute che garantiscano una macellazione realmente rispettosa del loro benessere. Alle preoccupazioni etiche si aggiungevano poi quelle ambientali. Per nutrire grandi quantità di polpi sarebbe infatti necessario utilizzare mangimi derivati dalla pesca, aumentando ulteriormente la pressione sugli ecosistemi marini e sulle popolazioni di pesci già sottoposte a intenso sfruttamento.

Stop al progetto per allevare i polpi: ecco cosa cambia per il benessere animale

La rinuncia di Nueva Pescanova è stata accolta con entusiasmo dalle associazioni impegnate nella tutela e diffesa degli animali, che la considerano una vittoria storica. Secondo gli ambientalisti, il caso delle Canarie potrebbe rappresentare un precedente importante anche per eventuali progetti simili in altri Paesi. Attualmente tutti i polpi destinati al consumo alimentare vengono pescati in mare aperto, soprattutto nell’Atlantico centro-orientale.

Polpo in mare
Stop al progetto per allevare i polpi: ecco cosa cambia per il benessere animale – amoreaquattrozampe.it

Non esistono allevamenti commerciali operativi, anche se da anni la ricerca sta studiando tecniche che consentano la riproduzione e la crescita di questi cefalopodi in cattività. Il dibattito, tuttavia, resta aperto. La domanda di polpo continua ad aumentare a livello mondiale e alcune aziende potrebbero tentare nuovamente di sviluppare sistemi di allevamento in futuro. Tuttavia, il fallimento del progetto per allevare i polpi dimostra come oggi le valutazioni economiche non possano più essere separate da quelle etiche e ambientali.

Questa vicenda evidenzia inoltre una crescente attenzione dell’opinione pubblica verso gli animali considerati senzienti. Sempre più consumatori chiedono infatti che le produzioni alimentari rispettino criteri di sostenibilità e benessere animale, influenzando anche le decisioni delle imprese. La rinuncia al primo allevamento commerciale di polpi rappresenta quindi molto più di uno stop industriale: è un segnale che il rispetto degli animali e degli ecosistemi marini sta diventando un elemento fondamentale nel dibattito sul futuro dell’alimentazione e della pesca.

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2026-08-03 Autore: VIVIANA

N 4674

Carrozze trainate dai cavalli, arriva lo stop a Palermo: una svolta per gli animali e il loro benessere

Carrozze trainate dai cavalli, perché lo stop rappresenta una svolta storica per il benessere degli animali e il turismo sostenibile Le carrozze trainate dai cavalli ... Leggi tutto

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Carrozze trainate dai cavalli, perché lo stop rappresenta una svolta storica per il benessere degli animali e il turismo sostenibile

Le carrozze trainate dai cavalli sono da anni al centro di un acceso dibattito che contrappone il valore della tradizione alla necessità di garantire condizioni di vita dignitose agli animali. Da una parte c’è chi le considera un simbolo del turismo cittadino e della storia locale, dall’altra chi denuncia da tempo i rischi e le sofferenze a cui sono sottoposti i cavalli, costretti a lavorare per molte ore nel traffico, spesso sotto il sole e con temperature elevate.

Cavalli trainano una carrozza
Carrozze trainate dai cavalli, arriva lo stop a Palermo: una svolta per gli animali e il loro benessere – amoreaquattrozampe.it

Proprio in questa direzione arriva la decisione del Comune di Palermo, che ha scelto di avviare un percorso destinato a cambiare profondamente il servizio turistico della città. Il Consiglio comunale ha approvato un emendamento che consentirà di sostituire gradualmente le carrozze trainate dai cavalli con veicoli elettrici, aprendo una nuova fase all’insegna della sostenibilità e del rispetto per il benessere animale.

La misura rappresenta una svolta importante non solo per Palermo, ma anche per il dibattito nazionale sulla tutela degli animali impiegati nei servizi turistici. Pur non prevedendo uno stop immediato, il provvedimento segna l’inizio di una transizione che potrebbe diventare un modello anche per altre città italiane, conciliando la continuità dell’attività lavorativa dei vetturini con l’esigenza di eliminare gradualmente l’impiego dei cavalli.

Palermo avvia la riconversione delle carrozze trainate dai cavalli

L’emendamento approvato modifica il regolamento comunale che disciplina il trasporto pubblico con veicoli a trazione animale e introduce un piano di riconversione destinato agli attuali titolari delle licenze. Il Comune avrà 180 giorni di tempo per predisporre il progetto operativo che accompagnerà il passaggio dai tradizionali calessi ai nuovi mezzi elettrici.

Cavallo che traina una carrozza
Palermo avvia la riconversione delle carrozze trainate dai cavalli – amoreaquattrozampe.it

La fase di transizione dovrebbe durare circa un anno, consentendo ai vetturini di adeguarsi alle nuove disposizioni senza interrompere improvvisamente la propria attività. Un aspetto importante riguarda proprio le autorizzazioni: non saranno infatti rilasciate nuove licenze per il servizio con cavalli, mentre quelle già esistenti potranno essere convertite per utilizzare veicoli elettrici.

L’obiettivo dell’amministrazione è quello di garantire una trasformazione graduale, tutelando sia i lavoratori del settore sia gli animali. Le nuove vetture manterranno la funzione turistica del servizio, ma senza ricorrere all’impiego dei cavalli. Negli ultimi anni il dibattito sul futuro delle carrozze trainate dai cavalli si era intensificato, soprattutto durante i mesi estivi, quando le elevate temperature rendevano ancora più difficile il lavoro degli animali impegnati per ore nel traffico cittadino.

Una decisione che punta al benessere degli animali e a una mobilità più sostenibile

Il sindaco Roberto Lagalla ha definito il provvedimento una “svolta di civiltà”, evidenziando come Palermo voglia superare definitivamente un modello ormai considerato da molti non più compatibile con i moderni principi di tutela animale. Negli anni il Comune aveva già introdotto diverse misure per limitare le sofferenze dei cavalli. Durante le giornate più calde erano previste pause obbligatorie, l’obbligo di rinfrescare gli animali con acqua e la sospensione del servizio nelle ore caratterizzate dalle temperature più elevate.

Cavalli e carrozze
Una decisione che punta al benessere degli animali e a una mobilità più sostenibile

Tuttavia, queste misure venivano considerate soltanto soluzioni temporanee, incapaci di risolvere il problema alla radice. Le associazioni che da tempo si battono contro lo sfruttamento degli animali hanno accolto con favore la decisione, sottolineando come il passaggio ai mezzi elettrici rappresenti una scelta più etica e in linea con le esigenze di una città moderna. Anche sotto il profilo turistico, la riconversione potrebbe offrire un servizio innovativo, silenzioso e a basso impatto ambientale.

Ora l’attenzione è rivolta al piano operativo che il Comune dovrà predisporre nei prossimi mesi. Sarà quello il momento decisivo per trasformare l’approvazione del regolamento in una realtà concreta. Se il cronoprogramma verrà rispettato, Palermo potrebbe diventare una delle prime grandi città italiane a dire definitivamente addio alle carrozze trainate dai cavalli, aprendo la strada a un modello di turismo che coniuga innovazione, sostenibilità e rispetto per il benessere degli animali.

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2026-08-01 Autore: VIVIANA

N 4673

Gatto aveva un cinema come casa da 20 anni e c’era chi si prendeva cura di lui, ma è stato scambiato per un randagio e soppresso

Un gatto che viveva in un cinema è stato soppresso: credevano fosse un randagio e lo hanno eliminato senza alcuna pietà da due turisti. Una ... Leggi tutto

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Un gatto che viveva in un cinema è stato soppresso: credevano fosse un randagio e lo hanno eliminato senza alcuna pietà da due turisti.

Gatto viveva in un cinema ma è stato soppresso: ora il cinema Centrale è rimasto senza la sua mascotte (Screenshot Video Facebook@ilsecolo XIX-amoreaquattrozampe.it)

Una sala che era diventata ‘casa’, almeno per lui, il Micio protagonista di questa storia. Era conosciuto, ben voluto e da qualcuno addirittura amato: ma questo non è bastato a salvarlo da un tristissimo destino. Come nei film più tristi proiettati sullo schermo enorme della sua ‘casa’, il gatto che viveva in un cinema è stato soppresso. Ed è stata tutta colpa di due turisti che lo avevano rapito: ecco come si sono svolti i fatti.

Gatto viveva in un cinema ma è stato soppresso: il rapimento da parte di due turisti

Da anni faceva parte della sala, come un elemento di arredo che rendeva lo spazio più bello; le poltrone di velluto e il piccolo giardino accanto alla sala erano diventati la sua casa, ma ora tutto sembra più vuoto. Gatto, questo il nome del felino dal pelo bianco e nero, era un abitante del cinema Centrale a Imperia da circa 20 anni, divenendone una sorta di mascotte. Tutti lo conoscevano, gestori e spettatori, e amavano la sua silenziosa presenza durante le proiezioni.

Fino al 27 luglio scorso, la sera della proiezione del film cult del momento ‘Odyssey’ di Nolan, quando una coppia di turisti lo ha rapito come se fosse un randagio. I due sono stati ripresi dalle telecamere e hanno portato via Gatto, senza chiedere a nessuno notizie sul suo conto e senza rendersi conto che c’erano tante persone che lo amavano e che si prendevano cura di lui.

Dopo ore la notizia che avrebbe sconvolto tutti: una volta portato via, Gatto è stato condotto in una clinica veterinaria dove è stato soppresso.

Gatto viveva in un cinema ma è stato soppresso: la ricerca disperata

Il personale impiegato al cinema si è immediatamente accorto dell’assenza di Gatto e da subito hanno fatto scattare le ricerche. poiché non si pensava ad un allontanamento volontario da parte del felino, il proprietario della sala Marco Rimbaudo ha pensato di visionare i filmati delle telecamere di sorveglianza.

Gatto viveva in un cinema ma è stato soppresso: ora è stato creduto un randagio (Screenshot Video Facebook@ilsecolo XIX-amoreaquattrozampe.it)

Da quelle immagini è emerso chiaramente che il micio era stato portato via da due turisti che, credendolo un gatto randagio, lo hanno portato in una clinica veterinaria delle vicinanze. E sarà proprio in quella struttura che lo aveva ‘accolto’ che Gatto ha trovato la sua fine: è stato soppresso perché creduto malato.

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In effetti nei suoi 20 anni di età non mancavano le tipiche malattie nel gatto anziano: artrite e carcinoma al naso. L’assenza di un microchip al gatto, diversamente dal cane, ha fatto immediatamente pensare ad un felino abituato alla vita della strada. Oggi davanti alla sala cinematografica campeggia un cartello di saluto, che riporta un semplice ma sentito ‘Ciao gatto’. Tuttavia non mancano le polemiche e la rabbia per una fine tanto ingiusta da parte dello stesso Rimbaudo, che ha spiegato la fine delle ricerche ringraziando tutti coloro che si erano attivati per Gatto.

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2026-07-30 Autore: Francesca Ciardiello

N 4672

Ha appena aperto gli occhi sul mondo, ma non conoscerà mai la libertà: nato un cucciolo di oritteropo allo zoo di Berlino

Allo zoo di Berlino è appena nato un cucciolo di oritteropo: il piccolo non vedrà mai la libertà condannato a una vita in gabbia. Un’anatomia ... Leggi tutto

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Allo zoo di Berlino è appena nato un cucciolo di oritteropo: il piccolo non vedrà mai la libertà condannato a una vita in gabbia.

Un’anatomia stravagante, quasi surreale, che sembra sfidare le classiche leggi dell’evoluzione: orecchie sproporzionate e cadenti, un muso affusolato come una proboscide e zampe dotate di artigli affilati, progettati dalla natura per scavare nei terreni più duri. L’11 luglio scorso, nei padiglioni dello Zoo di Berlino, si è compiuto un evento raro per le strutture zoologiche europee: la nascita di un piccolo di oritteropo.

cucciolo di oritteropo allo Zoo di Berlino
Il cucciolo di oritteropo allo Zoo di Berlino (Screenshot video Instagram – zooberlin – amoreaquattrozampe.it)

Il neonato mammifero – il cui sesso non è ancora stato reso noto dai veterinari dell’impianto – è il frutto dell’unione tra mamma Memphis e papà Kito, e arriva a distanza di pochi mesi dalla nascita della sorella maggiore, Frieda, venuta alla luce ad aprile. A sole tre settimane dal parto, la bilancia segna già tre chilogrammi, indicatore di uno stato di salute ottimale e di una crescita rapida.

La nascita del cucciolo di oritteropo nel parco zoologico della capitale tedesca

L’istituzione tedesca ha celebrato l’evento con il consueto clamore mediatico, affidando ai canali social un annuncio dai toni fiabeschi. Su Instagram, lo zoo ha presentato il nuovo arrivato al pubblico globale con un entusiastico “Baby Alert! Un piccolo folletto sta combinando guai nella Casa degli Animali Notturni… be’, o quasi”, aggiungendo come “con le sue grandi orecchie a sventola, il lungo muso e gli artigli robusti, il nuovo arrivato sembra quasi uscito direttamente da una saga nordica“.

Attualmente, la routine del cucciolo si consuma nel buio protetto della tana, lontano dagli sguardi dei visitatori. È la madre Memphis a gestire ritmi e tempi: la femmina ha iniziato ad allontanarsi gradualmente dal nido per percorrere il recinto della Casa Notturna, ma la prima uscita pubblica del piccolo rimane un’incognita legata al suo solo istinto. Come evidenzia lo stesso post del parco, “quando deciderà di portare il suo cucciolo all’esterno per la prima volta, ovviamente, dipenderà solo ed esclusivamente da lei”, alimentando la trepidazione degli appassionati che sperano, “con un pizzico di fortuna”, di “avvistare il piccolo oritteropo muovere i suoi primi passi timidi ed esplorare il recinto”.

cucciolo di oritteropo
I veterinari pesano il cucciolo di oritteropo allo Zoo di Berlino (Screenshot video Instagram – zooberlin – amoreaquattrozampe.it)

Tuttavia, dietro la facciata tenera e l’effetto curiosità che catalizza l’attenzione della rete, la vicenda ripropone l’annosa questione etica sulla gestione della fauna esotica in ambiente controllato. L‘oritteropo (Orycteropus afer) è una specie crepuscolare e notturna originaria delle savane e delle foreste dell’Africa subsahariana. In libertà, questi animali trascorrono le ore diurne all’interno di complesse gallerie sotterranee scavate da loro stessi, per poi percorrere chilometri ogni notte alla ricerca di formicai e termitai, arrivando a pesare fino a 65 chilogrammi da adulti.

Per il neonato di Berlino, questo patrimonio comportamentale rimarrà un concetto teorico. Il suo orizzonte sensoriale sarà perimetrato dalle pareti in cemento e vetro della struttura tedesca, all’interno di un microclima artificiale regolato su orari di illuminazione invertiti per consentire la fruizione al pubblico pagante. Non conoscerà mai l’estensione della savana, né la necessità di procurarsi il cibo scavando nella terra battuta.

cucciolo di oritteropo
Il cucciolo di oritteropo insieme alla madre allo Zoo di Berlino (Screenshot video Instagram – zooberlin – amoreaquattrozampe.it)

Se da un lato la vita in cattività garantisce la totale assenza di predatori, cure mediche costanti e un’aspettativa di vita che può spingersi fino ai 23 anni, dall’altro azzera la dimensione nativa dell’animale. Il piccolo si trova già proiettato nel ruolo di attrazione principale dello zoo, elemento catalizzatore di biglietti e interazioni digitali.

La sua nascita rappresenta indubbiamente un successo dal punto di vista delle tecniche di riproduzione in cattività per una specie complessa da gestire. Rimane tuttavia il contrasto irrisolto tra la tutela della biodiversità e la privazione dello spazio naturale: la storia di questo “folletto” nascente racconta la meraviglia di una vita che si rinnova, ma anche il prezzo di un’esistenza scritta interamente entro i confini di una gabbia.

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2026-07-28 Autore: Elisabetta Guglielmi

N 4671

Intrappolata senza acqua e senza via d’uscita: Lady Link deve la vita a chi non ha voltato lo sguardo

Quando tutto sembrava ormai finito, c’è stato qualcuno che è intervenuto come un angelo dal cielo: il cane intrappolato nel cancello è stato salvato. Alle ... Leggi tutto

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Quando tutto sembrava ormai finito, c’è stato qualcuno che è intervenuto come un angelo dal cielo: il cane intrappolato nel cancello è stato salvato.

Cane intrappolato nel cancello: poteva perdere la vita (Screenshot Foto Facebook@foto che soddisfano-amoreaquattrozampe.it)

Alle volte nella vita ci sono situazioni dalle quali sembra impossibile uscire, eppure a volte arrivano degli ‘angeli custodi’ a ridarci la speranza. è quello che è successo a un cane, Lady Link, rimasto intrappolato nel cancello e poi salvato. La vita per questa quattro zampe sembrava ormai finita, invece non solo è stato liberato da quella morsa di ferro che lo teneva immobilizzato ma ha anche cambiato completamente la sua vita.

Cane intrappolato nel cancello: una trappola mortale

Chissà perché ha messo la testa lì, chissà cosa voleva trovare. Che volesse solo passarci attraverso? Forse. Fatto sta che il cane protagonista di questa storia, un esemplare femmina cui è stato dato il nome Lady Link, è rimasta con la testa incastrata nello spazio tra due cancelli. Una fessura piccola ma grande abbastanza da infilarci la testa e non riuscire più a tirarla fuori.

Purtroppo la curiosità o l’irruenza tipica dei cuccioli come lei, poteva costarle la vita: una volta infilata la testa nello spazio tra le due recinzioni, non riusciva più a muoverla né avanti né indietro o di lato. Nulla, e dopo vari e vani tentativi ha pensato che non ci fosse più nulla da fare che aspettare la morte.

Ma per fortuna quella che sembrava una vita tanto breve quanto crudele, aveva in serbo per lei una meravigliosa sorpresa: due soccorritori hanno immediatamente capito la gravità della situazioni e sono intervenuti per salvarla.

Cane intrappolato nel cancello: Lady Link è viva grazie a loro

Era sola, spaventata e aveva iniziato a credere che la sua breve vita dovesse finire proprio così, soffocata nello spazio tra due recinzioni. Ma per sua fortuna non sarebbe andata così: due persone hanno notato che la piccola cagnolina era rimasta incastrata e non aveva via d’uscita, o almeno da sola non sarebbe mai riuscita a liberarsi.

Cane intrappolato nel cancello: ora la sua vita è del tutto cambiata (Screenshot Foto Facebook@la zampa-amoreaquattrozampe.it)

Il loro intervento si è dimostrato provvidenziale non solo per il salvataggio finale ma anche per l’approccio adottato verso il quattro zampe spaventato e terrorizzato dall’intera situazione. In queste circostanze i cani possono avere paura anche a fidarsi di coloro che vorrebbero solo aiutarli. Un Fido che ha paura può dimenarsi e peggiorare la condizione fisica in quel momento: avrebbe potuto agitarsi e farsi male, magari lacerandosi, se si fosse agitata per la presenza di un estraneo.

E’ così che i due hanno capito che bisognava avvicinarsi con calma e pazienza, anche cautela, per evitare che Lady Link si agitasse ulteriormente: hanno ben pensato di avvicinarsi a lei, di tenderle una mano e non ‘aggredirla’ fisicamente, anche solo con l’intento di liberarla. La cagnolina è stata successivamente svincolata dallo spazio tra i due cancelli ed è stata tratta in salvo.

Una nuova vita per Lady Link

Non solo è stata salvata quando la sua vita sembrava ormai spacciata, ma Lady Link ha avuto anche la fortuna di trovare una nuova famiglia che si prendesse cura di lei e le facesse fare nuove  amicizie. Infatti proprio grazie ai due soccorritori, che si sono rivelati essere i suoi due angeli custodi, la cagnolina ha anche trovato altri fratelli a quattro zampe.

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Quell’episodio che poteva costarle la vita si è rivelato la sua più grande fortuna: ha potuto conoscere l’amore e il calore di una famiglia, compresi nuovi fratellini con cui giocare. Di sicuro questo cambio di vita è stato fondamentale per farle superare il trauma di quanto accaduto in precedenza e chissà se ora ci penserà bene prima di metter di nuovo il muso negli spazi stretti.

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2026-07-28 Autore: Francesca Ciardiello

N 4670

Una buona notizia per il mare: in Puglia vietata la pesca dei ricci di mare fino al 2029

Come cambiano le regole sulla pesca dei ricci di mare in Puglia: monitoraggio scientifico, tutela della specie e possibili deroghe future La Puglia sceglie di ... Leggi tutto

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Come cambiano le regole sulla pesca dei ricci di mare in Puglia: monitoraggio scientifico, tutela della specie e possibili deroghe future

La Puglia sceglie di dare più tempo al mare per rigenerarsi. Il Consiglio regionale ha approvato l’estensione del fermo biologico per la pesca del riccio di mare (Paracentrotus lividus) fino al 30 giugno 2029, una decisione che rappresenta un importante passo avanti nella tutela della biodiversità marina. Il provvedimento, approvato a larga maggioranza, punta a garantire il recupero di una specie simbolo del Mediterraneo, messa a dura prova negli ultimi anni dall’eccessivo sfruttamento e dalla pesca illegale.

Riccio di mare
Una buona notizia per il mare: in Puglia vietata la pesca dei ricci di mare fino al 2029 – amoreaquattrozampe.it

Il riccio di mare svolge infatti un ruolo essenziale nell’equilibrio degli ecosistemi costieri, contribuendo al mantenimento della salute dei fondali e della biodiversità marina. Proteggere questa specie significa preservare un patrimonio naturale di grande valore ecologico per tutto il Mediterraneo.

La proroga del divieto non nasce da una scelta casuale, ma è il risultato di un percorso condiviso che ha coinvolto istituzioni, comunità scientifica e operatori del settore. Università del Salento, Arpa Puglia, Direzione Marittima, Guardia di Finanza, associazioni di categoria e rappresentanti dei pescatori professionisti hanno collaborato alla definizione di una norma che cerca di coniugare la tutela dell’ambiente con le esigenze economiche del comparto ittico.

Perché il fermo biologico dei ricci di mare è stato prorogato fino al 2029?

Il primo stop alla pesca dei ricci di mare era stato introdotto nel 2023 grazie a una proposta approvata all’unanimità dal Consiglio regionale pugliese. Quella legge aveva previsto un blocco triennale della raccolta per consentire alla specie di iniziare un percorso di ripopolamento. Una scelta che aveva anche affrontato un delicato confronto istituzionale con il Governo, il quale aveva impugnato il provvedimento davanti alla Corte Costituzionale.

RIcci di mare aperti
Perché il fermo biologico dei ricci di mare è stato prorogato fino al 2029? – amoreaquattrozampe.it

La sentenza n. 16 del 2024 ha però confermato la legittimità dell’intervento della Regione Puglia, riconoscendo la possibilità di adottare misure più restrittive per proteggere l’ambiente e le specie marine in difficoltà. Si è trattato di una decisione importante che ha rafforzato il valore della normativa regionale e aperto la strada alla sua proroga. I dati raccolti durante il primo periodo di fermo biologico hanno evidenziato segnali incoraggianti. Gli studiosi hanno osservato un aumento degli esemplari adulti, ma il recupero completo della popolazione richiede ancora tempo.

Il ciclo vitale dei ricci di mare è infatti piuttosto lento e continua a essere compromesso dalla pesca abusiva e dal commercio illegale, fenomeni che ostacolano il naturale ripopolamento delle coste pugliesi. La normativa mantiene il divieto di prelievo, detenzione, trasporto e sbarco dei ricci pescati nelle acque della regione. Rimane invece consentita la commercializzazione di prodotti provenienti da altre aree, purché siano perfettamente tracciabili e conformi alla normativa vigente.

Monitoraggio scientifico e tutela della biodiversità: il futuro del riccio di mare

Uno degli aspetti più innovativi della nuova legge riguarda l’istituzione di un monitoraggio scientifico permanente. Sarà infatti creato un Tavolo tecnico-scientifico composto da ricercatori, autorità di controllo e rappresentanti dei pescatori, con il compito di seguire costantemente l’evoluzione della popolazione di ricci di mare lungo le coste pugliesi. L’obiettivo è raccogliere dati aggiornati sullo stato della specie e valutare l’efficacia delle misure di conservazione.

Ricci di mare viola
Monitoraggio scientifico e tutela della biodiversità: il futuro del riccio di mare – amoreaquattrozampe.it

Grazie a questo sistema sarà possibile intervenire tempestivamente qualora emergano nuove criticità oppure, al contrario, qualora il ripopolamento mostrasse risultati particolarmente positivi. La legge introduce infatti un meccanismo di gestione flessibile. Se il monitoraggio dovesse confermare una significativa ripresa della specie, la Regione potrà autorizzare, in via sperimentale, programmi di raccolta contingentata riservati esclusivamente ai pescatori professionisti autorizzati. Eventuali deroghe saranno rigidamente controllate e basate esclusivamente su evidenze scientifiche.

La proroga del fermo biologico fino al 2029 rappresenta quindi una scelta di responsabilità verso il patrimonio naturale del Mediterraneo. Proteggere il riccio di mare significa salvaguardare l’equilibrio dell’intero ecosistema costiero, preservando una specie fondamentale per la salute dei fondali e garantendo alle future generazioni un mare più ricco, sano e resiliente. Una decisione che dimostra come la tutela dell’ambiente possa procedere di pari passo con una gestione sostenibile delle risorse marine, basata sulla ricerca scientifica e sulla collaborazione tra istituzioni, operatori del settore e comunità locali.

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2026-07-27 Autore: VIVIANA

N 4669

Nova e Benji, fratelli inseparabili: lei ha rischiato la vita per proteggerlo in mezzo alla strada fino all’arrivo dei soccorsi

Per giorni hanno vagato lontano da casa. Quando sono stati trovati, Nova stringeva ancora il suo fratellino, proteggendolo dal traffico. Una scena che ha lasciato ... Leggi tutto

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Per giorni hanno vagato lontano da casa. Quando sono stati trovati, Nova stringeva ancora il suo fratellino, proteggendolo dal traffico.

Una scena che ha lasciato senza parole anche i soccorritori. In una strada trafficata della contea di Los Angeles, in California, due cani sono stati avvistati immobili sulla linea di mezzeria, mentre le automobili erano costrette a rallentare e sterzare per evitarli.

Lei, Nova, una grande femmina simil Pastore Tedesco. Lui, Benji, un piccolo cane dal pelo riccio di pochi chili. Nonostante il pericolo, Nova non si è mai allontanata dal fratellino, usando il proprio corpo come scudo per proteggerlo.

Nova e Benji, fratelli inseparabili: lei ha rischiato la vita per proteggerlo in mezzo alla strada fino all’arrivo dei soccorsi – amoreaquattrozampe.it

A raggiungerli sono state Suzette Hall e Rosario Ortiz, volontarie dell’associazione Logan’s Legacy 29, allertate da alcune segnalazioni. Avvicinandosi hanno subito capito che quel legame era qualcosa di speciale. “Non ha mai lasciato il suo fianco”, ha raccontato Hall. Ogni tentativo di avvicinarsi a Benji veniva osservato con estrema attenzione da Nova, che si posizionava sopra di lui per difenderlo, pur senza mostrare aggressività.

Il salvataggio e il ricongiungimento più emozionante

Le due volontarie hanno bloccato il traffico e, con pazienza, sono riuscite a guidare i cani verso il cortile di una casa vicina. Catturare Benji è stato relativamente semplice, ma Nova ha rifiutato per diverso tempo di entrare nella seconda gabbia. Sembrava interessata solo a restare accanto al suo fratellino, sedendosi vicino alle sbarre e controllando che stesse bene.

Il salvataggio e il ricongiungimento più emozionante – amoreaquattrozampe.it

Solo dopo molti tentativi anche lei si è lasciata mettere in sicurezza. I due cani sono stati portati immediatamente dal veterinario per un controllo, ma proprio lì è arrivato il colpo di scena che tutti speravano. Pochi minuti dopo sono entrati, disperati, i loro proprietari, che li stavano cercando da giorni. Nova e Benji erano riusciti a fuggire dalla loro abitazione, percorrendo diversi chilometri senza che nessuno sapesse dove fossero finiti.

Una sorella che non lo ha lasciato mai solo

I mantelli sporchi e le zampe consumate raccontavano il lungo viaggio affrontato insieme. Durante tutta la fuga Nova non ha mai abbandonato Benji, continuando a proteggerlo fino all’arrivo dei soccorsi. Per Suzette Hall non ci sono dubbi: è stata la vera eroina di questa storia.

Quando hanno riconosciuto la loro famiglia, entrambi sono corsi tra le braccia dei loro umani, ponendo fine a giorni di angoscia e ricerche. Dopo il ricongiungimento, i proprietari hanno adottato nuove misure di sicurezza per evitare altre fughe.

La vicenda di Nova e Benji dimostra ancora una volta quanto possano essere profondi i legami tra gli animali. In mezzo al traffico, circondati dal pericolo, Nova non ha pensato a salvare sé stessa: ha scelto di restare accanto al fratellino, proteggendolo fino all’ultimo istante. Una prova di affetto e fedeltà che difficilmente chi l’ha vista potrà dimenticare.

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2026-07-26 Autore: Aurora De Santis

N 4668

Doppy, il Chihuahua senza pelo che ha conquistato tutti: abbandonato malato, continua a sorridere senza sapere quanto è speciale

Abbandonato insieme ad altri cani, questo minuscolo Chihuahua affronta gravi problemi di salute senza perdere la voglia di vivere mai. Quando il proprietario ha consegnato ... Leggi tutto

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Abbandonato insieme ad altri cani, questo minuscolo Chihuahua affronta gravi problemi di salute senza perdere la voglia di vivere mai.

Quando il proprietario ha consegnato sei cani al rifugio municipale BARC di Houston, negli Stati Uniti, nessuno immaginava che uno di loro avrebbe commosso migliaia di persone. Tra quei cani c’era Doppy, un Chihuahua senza pelo di dieci anni che pesa appena 1,3 chilogrammi. Piccolissimo, fragile e con un aspetto insolito, aveva bisogno di cure urgenti.

Doppy, il Chihuahua senza pelo che ha conquistato tutti: abbandonato malato, continua a sorridere senza sapere quanto è speciale – amoreaquattrozampe.it

Gli operatori del rifugio si sono subito accorti che le sue condizioni richiedevano un’assistenza specialistica. Per questo hanno contattato Long Way Home Adoptables, un’organizzazione che si occupa di animali anziani e con particolari necessità sanitarie. La risposta è arrivata immediatamente: Doppy sarebbe stato accolto e curato.

Una lunga lista di problemi, ma una gioia di vivere contagiosa

Le visite veterinarie hanno rivelato un quadro clinico molto complesso. Il piccolo Chihuahua era completamente infestato dalle pulci, soffriva di gravi problemi dentali con una marcata perdita di tessuto osseo nella mascella superiore e aveva ormai pochissimi denti.

Una lunga lista di problemi, ma una gioia di vivere contagiosa – amoreaquattrozampe.it

Gli specialisti hanno inoltre diagnosticato un palato molle allungato, una malformazione che ostacola la respirazione e gli provoca un caratteristico respiro rumoroso. A questo si aggiungono una grave forma di occhio secco, che richiederà terapie per tutta la vita, e i segni di una vecchia frattura a livello dell’apparato genitale, probabilmente mai curata.

Eppure, nonostante il dolore e gli anni di trascuratezza, Doppy continua a stupire tutti per il suo carattere. Scodinzola continuamente, cerca coccole, si lascia accarezzare da chiunque e affronta ogni giornata con una serenità disarmante. Come raccontano i volontari, sembra quasi non rendersi conto delle difficoltà che il suo corpo ha dovuto affrontare.

Finalmente circondato dall’amore che meritava

Oggi Doppy vive in una famiglia affidataria dove ha iniziato una nuova vita. Circondato da altri cani, ha ritrovato energia, curiosità e fiducia nelle persone. Gioca, riposa sereno e si gode quell’affetto che probabilmente gli è mancato per molti anni.

La sua storia ha toccato il cuore di tantissime persone, tanto da permettere all’associazione di raccogliere i fondi necessari per affrontare il primo intervento chirurgico alle vie respiratorie. I veterinari continueranno a seguirlo passo dopo passo, programmando le altre cure di cui avrà bisogno.

Chi lo incontra racconta sempre la stessa cosa: Doppy non sa di essere un cane “speciale”. Non sa di essere diventato un simbolo di resilienza né che migliaia di persone fanno il tifo per lui. Sa solo che, finalmente, qualcuno lo ama. E forse è proprio questa inconsapevole felicità a renderlo ancora più straordinario.

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2026-07-26 Autore: Aurora De Santis

N 4666

È nato un tenerissimo cucciolo di bradipo, ma la sua vita sarà sempre tra le pareti di uno zoo

Cucciolo di bradipo nato in Italia: dietro questa tenera nascita si nasconde una verità che continua a dividere gli esperti e gli amanti degli animali ... Leggi tutto

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Cucciolo di bradipo nato in Italia: dietro questa tenera nascita si nasconde una verità che continua a dividere gli esperti e gli amanti degli animali

Ha solo trenta giorni di vita, ma è già diventato uno degli animali più ammirati del bioparco Zoom di Cumiana, in provincia di Torino. Il piccolo cucciolo di bradipo didattilo, unico nato in Italia dall’inizio dell’anno, ha conquistato il pubblico con i suoi movimenti lenti e impacciati e con il legame inseparabile che lo unisce alla madre Brooke. Dietro questa nascita, però, si cela una realtà che invita a riflettere. Il piccolo non conoscerà mai le immense foreste tropicali tra Brasile e Venezuela, l’ambiente naturale in cui la sua specie si è evoluta nel corso dei millenni.

Bradipo
È nato un tenerissimo cucciolo di bradipo, ma la sua vita sarà sempre tra le pareti di uno zoo – amoreaquattrozampe.it

Crescerà in uno zoo, protetto e curato dagli esperti, ma lontano dalla libertà che caratterizza la vita dei suoi simili in natura. Ogni suo passo sarà osservato dai visitatori e ogni progresso documentato dagli operatori della struttura, trasformando la sua crescita in un evento seguito giorno dopo giorno. La sua storia, però, non racconta soltanto la nascita di un animale raro, ma richiama l’attenzione su una delle più gravi emergenze ambientali del nostro tempo: la distruzione delle foreste tropicali.

Senza la continua perdita di habitat causata dall’uomo, molti programmi di riproduzione in cattività probabilmente non sarebbero nemmeno necessari. Per questo il piccolo bradipo è destinato a diventare il simbolo di un delicato equilibrio tra conservazione e privazione della libertà. La sua nascita rappresenta certamente una speranza per la specie, ma ricorda anche quanto sia urgente proteggere gli ecosistemi naturali, affinché in futuro questi animali possano continuare a vivere nel loro ambiente e non soltanto all’interno di strutture zoologiche.

Come cresce il piccolo bradipo nato in Italia: i primi mesi insieme alla madre

Il cucciolo vive all’interno dell’Oasi delle Farfalle del bioparco insieme alla madre Brooke, una femmina alla sua seconda gravidanza, e al padre. L’area ricrea un ambiente tropicale controllato dove convivono anche diamanti di Gould e numerose specie di insetti, offrendo condizioni climatiche il più possibile vicine a quelle della foresta pluviale. Nei primi mesi di vita il piccolo resterà costantemente aggrappato al corpo della madre, dalla quale riceve nutrimento, protezione e sicurezza.

Bradipo con cucciolo
Come cresce il piccolo bradipo nato in Italia: i primi mesi insieme alla madre – (Screenshot video Facebook – Zoom Torino – amoreaquattrozampe.it)

È proprio in questa fase che inizierà a sviluppare una delle caratteristiche più affascinanti dei bradipi: la capacità di vivere appeso ai rami a testa in giù. In natura questa abilità è indispensabile per spostarsi tra gli alberi e ridurre il rischio di essere individuati dai predatori; nello zoo, invece, rappresenta uno dei comportamenti che incuriosiscono maggiormente i visitatori. Anche il sesso del cucciolo resta ancora sconosciuto.

I veterinari preferiscono attendere che raggiunga una maggiore autonomia prima di effettuare controlli più approfonditi, evitando qualsiasi intervento che possa causargli stress durante una fase tanto delicata della crescita. La nascita rientra nel programma europeo coordinato dall’EAZA (European Association of Zoos and Aquaria), che gestisce la riproduzione delle specie ospitate negli zoo europei con l’obiettivo di preservarne la diversità genetica e garantire popolazioni stabili anche in futuro.

Perché questo cucciolo non conoscerà mai la libertà della foresta tropicale?

La nascita del piccolo rappresenta senza dubbio un importante successo per i programmi di conservazione, ma apre anche una riflessione sul rapporto tra tutela della biodiversità e vita in cattività. Il cucciolo di bradipo trascorrerà infatti tutta la sua esistenza all’interno di una struttura zoologica. Non esplorerà mai le fitte foreste del Sud America né percorrerà i lunghi rami degli alberi secolari che costituiscono il suo habitat naturale.

Bradipo con cucciolo
Perché questo cucciolo non conoscerà mai la libertà della foresta tropicale? – (Screenshot video Facebook – Zoom Torino – amoreaquattrozampe.it)

Il suo mondo sarà quello di una biosfera artificiale, progettata per riprodurre fedelmente il clima tropicale, ma inevitabilmente delimitata da pareti e osservata ogni giorno da migliaia di persone. Questa scelta nasce da una necessità concreta. La deforestazione continua a cancellare vaste aree di foresta pluviale, mettendo a rischio la sopravvivenza di numerose specie. Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la perdita dell’habitat naturale rappresenta una delle principali minacce per i bradipi, soprattutto a causa dell’espansione agricola e del disboscamento.

Nei prossimi mesi il piccolo inizierà gradualmente ad assaggiare foglie e altri alimenti solidi, fino a diventare completamente indipendente dalla madre. Da adulto trascorrerà gran parte della giornata appeso ai rami, dormendo anche diciotto ore al giorno, proprio come farebbe in natura. Cambierà però il contesto: al posto della foresta ci saranno i confini dello zoo e gli sguardi dei visitatori. Il piccolo bradipo nato a Cumiana rappresenta così due facce della stessa medaglia. Da un lato è la dimostrazione dell’impegno della comunità scientifica nel preservare una specie minacciata; dall’altro ricorda quanto sia urgente proteggere le foreste tropicali, perché il vero futuro dei bradipi non dovrebbe essere dietro il vetro di un recinto, ma tra gli alberi delle foreste che da sempre chiamano casa.

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2026-07-25 Autore: VIVIANA

N 4665

Betty Boop è morta dopo due giorni di agonia: la cagnolina lanciata dal quarto piano non ce l’ha fatta

Betty Boop è morta dopo due giorni di agonia. La sua storia riaccende il dibattito sui controlli e sulla tutela degli animali. Non ce l’ha ... Leggi tutto

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Betty Boop è morta dopo due giorni di agonia. La sua storia riaccende il dibattito sui controlli e sulla tutela degli animali.

Non ce l’ha fatta Betty Boop, la cagnolina meticcia lanciata dal quarto piano di una palazzina a San Giovanni La Punta, nel Catanese. Dopo essere sopravvissuta all’impatto e aver lottato tra la vita e la morte in una clinica veterinaria di Siracusa, il suo cuore ha smesso di battere a causa delle gravissime ferite riportate. La sua morte ha suscitato un’ondata di dolore e indignazione in tutta Italia, trasformando una vicenda già drammatica in un simbolo della violenza contro gli animali.

Betty Boop è morta dopo due giorni di agonia: la cagnolina lanciata dal quarto piano non ce l’ha fatta – amoreaquattrozampe.it

A soccorrerla subito dopo la caduta era stata l’attivista Ilaria Fagotto, che aveva recuperato la cagnolina dalla strada e si era immediatamente attivata per farla trasferire in una struttura specializzata, nella speranza di salvarle la vita. Nonostante gli sforzi dei veterinari, però, le lesioni erano troppo gravi.

Un precedente che rende tutto ancora più sconvolgente

L’aspetto che rende questa tragedia ancora più inquietante è il precedente risalente al 2020. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato dalle autorità, la donna indicata come presunta responsabile era già stata denunciata sei anni fa dopo aver lanciato dal quarto piano un altro cane, un cucciolo di appena sette mesi, che morì sul colpo. Anche quell’episodio avvenne a San Giovanni La Punta.

Dopo l’ultimo episodio, la donna è stata sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio (TSO). Intanto il Partito Animalista Italiano ha presentato un esposto alla Procura chiedendo di accertare non solo le eventuali responsabilità penali, ma anche se vi siano state omissioni nei controlli dopo il precedente caso del 2020.

L’avvocato Giada Bernardi in prima linea per chiedere giustizia per Betty Boop

Tra le prime realtà ad attivarsi dopo la morte di Betty Boop c’è anche l’avvocato Giada Bernardi, presidente dell’associazione animalista Zampe che danno una Mano ODV, recentemente intervistata da Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe. L’associazione ha presentato un esposto alla Procura di Catania chiedendo che vengano accertate tutte le responsabilità legate alla vicenda e che si faccia piena luce non solo sull’uccisione della cagnolina, ma anche sulle circostanze che avrebbero potuto consentire il ripetersi di un episodio tanto drammatico, considerando il precedente del 2020, quando un altro cane sarebbe stato ucciso con le stesse modalità.

A sinistra l’avv. Giada Bernardi, a destra la nostra Claudia Colono – amoreaquattrozampe.it

Da anni Giada Bernardi è impegnata nella tutela degli animali attraverso la sua attività professionale e il lavoro dell’associazione, intervenendo in numerosi casi di maltrattamento, abbandono e violenza. Anche in questa occasione ha ribadito un concetto che porta avanti da tempo: gli animali non possono essere difesi soltanto quando ormai è troppo tardi. È necessario che ogni segnalazione venga presa sul serio e che, quando emergono situazioni di evidente rischio, le istituzioni intervengano con tempestività per proteggere le vittime più indifese.

L’obiettivo dell’esposto è quindi quello di ottenere un accertamento completo dei fatti e contribuire a evitare che tragedie come quella di Betty Boop possano ripetersi. Una richiesta di giustizia che si unisce a quella di migliaia di cittadini e associazioni, nella speranza che la morte della cagnolina rappresenti un punto di svolta nella tutela degli animali e nella prevenzione di casi analoghi.

La richiesta di giustizia e il dibattito sulla tutela degli animali

La morte di Betty Boop ha riacceso il confronto sulla necessità di impedire che persone già coinvolte in gravissimi episodi di maltrattamento possano continuare a detenere animali. Sul caso è intervenuto anche il sindaco del Comune, annunciando la volontà dell’amministrazione di costituirsi parte civile qualora si arrivi a un procedimento penale, definendo l’accaduto un gesto “intollerabile” che ha ferito l’intera comunità.

La vicenda ha riportato al centro dell’attenzione anche il tema della prevenzione: quando emergono situazioni di particolare fragilità o di possibile pericolosità, sottolineano associazioni e animalisti, è fondamentale che i servizi competenti intervengano tempestivamente sia per garantire assistenza alla persona sia per evitare che altri animali possano diventare vittime di nuove violenze. Betty Boop non potrà più essere salvata, ma la speranza è che la sua morte non resti soltanto l’ennesima tragedia destinata a essere dimenticata.

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2026-07-24 Autore: Aurora De Santis

N 4664

Ferran Torres, il calciatore spagnolo campione del mondo e il suo amore infinito per i cani randagi: una storia che commuove

E’ un campione non solo sul campo ma anche nel cuore: il calciatore, campione mondiale, Ferran Torres ama i cani randagi da sempre. Lo conosciamo ... Leggi tutto

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E’ un campione non solo sul campo ma anche nel cuore: il calciatore, campione mondiale, Ferran Torres ama i cani randagi da sempre.

Ferran Torres ama i cani randagi: dalla strada alla fama senza mai dimenticarli (Screenshot Foto Instagram@ferrantorres-amoreaquattrozampe.it)

Lo conosciamo per le sue imprese sul campo di calcio e pochi giorni fa lo abbiamo visto alzare la Coppa che spetta ai campioni del mondo. E’ un calciatore famoso, ma soprattutto un uomo di cuore che da sempre si dedica alla cura degli animali meno fortunati. stiamo parlando di Ferran Torres che ama i cani randagi e si occupa di loro incondizionatamente. Oggi più che mai si esaltano le sue doti calcistiche ma Torres ha dimostrato di essere un campione nella vita.

Ferran Torres ama i cani randagi: un campione nella vita

Di certo non ci si è accorti ora del suo talento, ma di sicuro il gol decisivo che ha condotto la sua Spagna al primo posto sul podio e che ha fatto di lui il simbolo di questi Mondiali, ha acceso nuovamente i riflettori su di lui e sulla sua vita privata. Stiamo parlando di Ferran Torres, il celebre campione del mondo che ha segnato contro l’Argentina nella finale dei mondiali che si è disputata il 19 luglio a New York. Di lui tutti conoscono e lodano le doti sul campo da calcio.

Forse non tutti sanno del suo smisurato amore per i cani, in particolare quelli randagi, tanto da avere un tatuaggio dedicato a uno di loro: si tratta di Rex, un Pastore tedesco destinato ad essere per lui ben più di un semplice animale domestico; è stato un fedele compagno di vita, di crescita, un membro della famiglia a tutti gli effetti.

E anche quando il suo rex è andato via, Torres ha deciso che non lo avrebbe mai dimenticato, decidendo di tatuarsi il suo musetto direttamente sulla pelle perché molti scelgono come soggetti i cani nei tatuaggi per onorare il legame con il migliore amico a quattro zampe del mondo. Oggi mette il suo essere famoso al servizio dei cani meno fortunati.

Ferran Torres ama i cani randagi: la fama ‘al servizio’ dei randagi

L’amore per i quattro zampe randagi non è di certo recente, ma inizia nei primi anni di vita vissuti a Foios in Valencia, tra un calcio a un pallone e la vita di strada. Ed è proprio in quel contesto povero che il piccolo Ferran, talentuoso e pieno di sogni, ha iniziato ad apprezzare chi, come lui, viveva i disagi e la libertà della vita vissuta in strada: i cani randagi.

Ferran Torres ama i cani randagi: un momento di tenerezza con uno dei suoi cani adottati (Screenshot Foto Instagram@ferrantorres-amoreaquattrozampe.it)

E’ lì che ha conosciuto Rex, un cane che sarebbe rimasto impresso nella sua mente e nel suo cuore, e oggi anche sulla sua pelle. Un legame profondo, unico, che non si è mai spezzato neppure con la morte del randagio. Oggi l’acclamato Torres, campione del mondo, da sempre mette al servizio la sua fama e la sua ricchezza per i quattro zampe che sono costretti a vivere da randagi.

Molti di loro li ha adottati e vivono con lui, nella sua splendida casa: tra questi i più celebri, anche grazie ai suoi canali social, sono Minnie, Lluna e Milo, l’ultimo arrivato dalla Bulgaria. La stessa abitazione del calciatore e della sua famiglia è stata ‘ideata’ appositamente per i cani, per far sì che essi abbiano i loro spazi verdi e coperti.

Dal salvataggio alle cure di tutti i giorni: cosa significa aiutare i randagi

La responsabile del rifugio, Emma Smith, che ha curato l’adozione di Milo, dopo il suo abbandono sotto un ponte in Bulgaria nel 2021, ricorda ancora con emozione quando lo stesso Torres si è recato lì per prenderlo. Questo suo gesto lo ha reso automaticamente un ‘simbolo’ delle adozioni, un manifesto di incoraggiamento per coloro che vorrebbero fare questo passo.

Ferran Torres ama i cani randagi: il calciatore al mare con uno dei suoi cani adottati (Screenshot Video Instagram@ferrantorres-amoreaquattrozampe.it)

Già prima di approdare in Spagna, al Barcellona, il calciatore dall’Inghilterra aveva deciso di recarsi al rifugio per adottare Milo. La storia sua e dei cani randagi in realtà è iniziata proprio per le strade e i campetti di fortuna di Foios, nella sua Valencia, quando appunto i quattro zampe diventavano gli avversari da dribblare e battere.

Scopri le altre curiosità della nostra redazione:

Insomma una vita dedita al calcio e ai cani, di cui dice di ‘non poter fare a meno’.

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2026-07-23 Autore: Francesca Ciardiello

N 4663

Pony in un’auto sul traghetto per Ischia: tra l’incredulità e la negligenza del personale che ha permesso una cosa del genere

Rinchiuso in un bagagliaio come una valigia qualunque: un pony era in un’auto sul traghetto per Ischia e nessuno pare essersi accorto di nulla. Ci ... Leggi tutto

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Rinchiuso in un bagagliaio come una valigia qualunque: un pony era in un’auto sul traghetto per Ischia e nessuno pare essersi accorto di nulla.

Pony in un’auto sul traghetto per Ischia: scattano le denunce grazie a una foto (Screenshot Video Facebook@Nuvola Tv-amoreaquattrozampe.it)

Ci si chiede come abbia fatto il personale addetto ai controlli degli ingressi a non accorgersi di un pony in un’auto sul traghetto per Ischia, lungo la tratta che da Pozzuoli conduce alla rinomata ‘isola verde’. Eppure pare che la sua scomoda e pericolosa traversata sia stata completamente ignorata sia dal personale di bordo, addetto al controllo delle salite e delle discese delle auto, sia dalla maggior parte dei passeggeri. Ora fioccano le denunce e si è alzata la voce di Enrico Rizzi, l’amico degli animali.

Pony in un’auto sul traghetto per Ischia: una foto ha smascherato i proprietari

Come una valigia, un pacco o qualsiasi altra cosa fosse possibile stipare nello stretto bagagliaio di una utilitaria: è così che è stato costretto a viaggiare un pony lungo una traversata che dal porto di Pozzuoli conduce alla rinomata isola verde, Ischia. Come se quel viaggio del 5 luglio fosse quello di una domenica qualsiasi, poiché nessuno sembra essersi accorto dell’insofferente passeggero.

L’auto, una Citroen C1 rossa sembrava non essere stata notata col suo importante ‘bagaglio’ dagli addetti e controllori che si posizionano solitamente all’ingresso della nave, per consentire alle auto di entrare e parcheggiare nel vano sottostante, dove tra l’altro le temperature sono notevolmente più alte. Dopo un’ora in quelle condizioni (e non si sa da quanto tempo fosse costretto a viaggiare in quelle condizioni), il pony è sbarcato sull’isola.

Per fortuna una turista svizzera, che era sul medesimo traghetto per raggiungere la meta isolana, ha immediatamente scattato una foto e l’ha postata sui social, per denunciare l’increscioso episodio che, a quanto pare, non aveva infastidito o colpito altri tra passeggeri e impiegati della compagnia di navigazione, la Medmar. Questi ultimi pare fossero stati avvertiti dalla stessa turista della presenza dell’animale a bordo, ma hanno deciso di non intervenire ugualmente.

Pony in un’auto sul traghetto per Ischia: Borrelli e Rizzi sul caso

Per fortuna la turista non si è arresa di fronte alla superficialità e alla negligenza del personale e ha reso pubblica l’immagine sui social, con tanto di numero di targa dell’auto, grazie alla quale è stato possibile risalire e identificare i proprietari della stessa e del pony. La tristissima vicenda è stata segnalata non solo al deputato Francesco Emilio Borrelli ma anche all’attivista Enrico Rizzi, che abbiamo avuto l’onore di intervistare di recente (”Erano in condizioni disumane”: Enrico Rizzi e Claudia di Amore a Quattro Zampe fermano un camion adibito al trasporto di animali vivi).

Pony in un’auto sul traghetto per Ischia: la foto di una turista che identifica la macchina (Screenshot Video Facebook@Nuvola Tv-amoreaquattrozampe.it)

Rizzi ha chiesto di effettuare dei controlli anche sui documenti di imbarco, per segnalare una eventuale omissione della citazione del ‘carico’; Borrelli, che ha definito l’episodio un ‘gravissimo episodio di maltrattamento animali’, nel pieno dell’indifferenza generale di passeggeri e staff tecnico. Si indaga sulla responsabilità dei proprietari del pony ma anche degli impiegati della compagnia che, seppur avendo notato la situazione, non hanno effettuato denuncia ai carabinieri e hanno permesso che la traversata si effettuasse in tutta tranquillità.

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Rizzi ha dunque formalizzato una denuncia di maltrattamento animali, sostenuta anche dallo stesso deputato Borrelli, che ha aggiunto di voler perseguire il proprietario dell’auto e del pony, affinché l’animale gli venga definitivamente sottratto.

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2026-07-22 Autore: Francesca Ciardiello

N 4662

La nostra Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe intervista l’“avvocato degli animali” Giada Bernardi: “Mai voltarsi dall’altra parte”

Maltrattamenti, abbandoni, separazioni: l’avvocato Giada Bernardi intervistata dalla nostra Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe. Gli animali hanno bisogno non solo di amore, ma ... Leggi tutto

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Maltrattamenti, abbandoni, separazioni: l’avvocato Giada Bernardi intervistata dalla nostra Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe.

Gli animali hanno bisogno non solo di amore, ma anche di una tutela concreta. È questo il messaggio che emerge dall’intervista realizzata da Claudia Colono, direttrice di Amore a Quattro Zampe, all’avvocato Giada Bernardi, conosciuta in tutta Italia come “l’avvocato degli animali”.

La nostra Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe intervista l’“avvocato degli animali” Giada Bernardi: “Mai voltarsi dall’altra parte” – amoreaquattrozampe.it

Da anni impegnata nella difesa dei diritti degli animali, Bernardi è cassazionista, fondatrice dello studio GiustiziAnimale, presidente dell’associazione Zampe che danno una Mano ODV e autrice del libro L’Avvocato degli Animali, dedicato proprio ai temi della tutela giuridica e del rapporto tra uomo e animali.

L’intervista all’avv. degli animali: “L’indifferenza ci rende complici”

Nel corso dell’intervista vengono affrontati alcuni degli argomenti più sentiti da chi vive con un animale: dagli errori più comuni commessi dai proprietari di cani fino ai comportamenti da tenere quando si assiste a un maltrattamento o a un abbandono.

A sinistra l’avv. Giada Bernardi, a destra la nostra Claudia Colono – amoreaquattrozampe.it

Uno dei messaggi più forti lanciati da Giada Bernardi riguarda proprio il ruolo dei cittadini. Davanti a un animale in difficoltà, spiega, non bisogna mai girarsi dall’altra parte. Richiama anche un recente episodio avvenuto a Palermo, dove un passante è intervenuto per salvare un cane che veniva picchiato in strada, finendo a sua volta aggredito insieme agli agenti intervenuti. Per l’avvocato, chi decide di intervenire compie un gesto di grande civiltà.

Bernardi critica anche un’abitudine sempre più diffusa: quella di limitarsi a filmare situazioni drammatiche con il cellulare senza prestare alcun aiuto. Un comportamento che, secondo lei, dimostra quanto ci sia ancora da fare sul piano culturale.

Abbandoni, cavalli e nuove sfide per la tutela degli animali

Tra i temi affrontati con Claudia Colono c’è anche quello delle nuove forme di abbandono. Non si parla soltanto dei cani lasciati lungo le strade, ma anche di animali affidati a pensioni, toelettatori o persino veterinari e mai più ripresi dai proprietari, una realtà che, secondo Bernardi, merita maggiore attenzione.

L’intervista tocca poi la proposta di legge per abolire la macellazione dei cavalli e riconoscerli come animali d’affezione. L’avvocato spiega perché ha scelto di sostenere questa iniziativa, sottolineando sia gli aspetti etici sia quelli legati alla salute pubblica, e ribadisce che i grandi cambiamenti passano attraverso un’evoluzione culturale graduale.

Non manca un approfondimento sulle separazioni di coppia, tema sul quale Bernardi evidenzia come il benessere dell’animale debba prevalere su ogni altro interesse, pur in presenza di un quadro normativo ancora in evoluzione.

A rendere l’intervista ancora più piacevole sono anche alcuni racconti personali: i suoi tre cani, il libro scritto per avvicinare tutti al diritto animale con un linguaggio semplice e una battuta ormai diventata celebre. Quando un collega cercò di prenderla in giro chiamandola “l’avvocato dei cani”, la sua risposta fu immediata: “Meglio essere l’avvocato dei cani che un cane d’avvocato”

Di seguito potete guardare l’intervista completa realizzata da Claudia Colono per Amore a Quattro Zampe, in cui Giada Bernardi approfondisce questi temi e racconta il suo impegno quotidiano in difesa degli animali.

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2026-07-22 Autore: Aurora De Santis

N 4661

“Il suo abbraccio mi ha salvato”: il commovente addio alla gatta che ha conquistato un’intera comunità

L’addio di East Kilbride alla gatta Sweep: per diciassette anni è stata la custode felina del National Museum of Rural Life. La vita quotidiana delle ... Leggi tutto

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L’addio di East Kilbride alla gatta Sweep: per diciassette anni è stata la custode felina del National Museum of Rural Life.

La vita quotidiana delle istituzioni culturali è solitamente scandita da reperti, collezioni e percorsi espositivi. Talvolta, tuttavia, l’identità di un luogo finisce per intrecciarsi con presenze meno convenzionali ma capaci di lasciare un segno durevole nel pubblico. È quanto accaduto a East Kilbride, in Scozia, dove il National Museum of Rural Life sta elaborando la scomparsa di Sweep, una gatta dal mantello nero morta nelle scorse settimane all’età stimata di diciassette anni. Per quasi due decenni, l’animale ha abitato gli spazi della fattoria annessa alla struttura, diventando una figura familiare e costante per generazioni di visitatori.

l’addio alla gatta
La gatta che accoglieva i visitatori del museo insieme alla sua sorellina felina (Screenshot foto Facebook – National Museum of Rural Life – amoreaquattrozampe.it)

La notizia del decesso, diffusa dalla direzione attraverso i canali di comunicazione del museo, ha suscitato un’immediata reazione da parte della comunità locale e dei turisti. Sweep viveva all’interno del complesso insieme alla sorella Sooty. Nel corso del tempo, la presenza delle due gatte era diventata una consuetudine imprescindibile per chiunque varcasse l’ingresso della tenuta. Ribattezzate affettuosamente dai frequentatori “Tractor Trailer Welcome Committee” — ovvero il comitato di benvenuto del rimorchio del trattore —, i due felini erano solite muoversi con piena autonomia tra i camminamenti esterni, affiancare i gruppi in visita, sostare nei prati e avvicinarsi alle persone per richiedere attenzioni o accompagnarle lungo i percorsi della fattoria.

L’addio alla gatta che accoglieva i visitatori del museo da diciassette anni, la dolce micetta Sweep

Nel messaggio con cui il museo ha reso nota la perdita, lo staff ha voluto sottolineare il ruolo informale ma sistematico svolto dall’animale. «Siamo profondamente addolorati nel condividere la notizia della scomparsa della nostra splendida gatta di fattoria, Sweep», si legge nella nota ufficiale rilasciata dall’istituzione. «Ha trascorso gran parte della sua vita accogliendo i visitatori del National Museum of Rural Life e svolgeva il suo ruolo nel comitato di benvenuto in modo impeccabile». La direzione ha inoltre confermato che la sorella Sooty rimarrà nella struttura, garantendo la continuità di una presenza che entrambe hanno contribuito a consolidare nell’arco di diciassette anni.

l’addio alla gatta del museo
La dolce gatta Sweep accoglieva i visitatori del museo da diciassette anni (Screenshot foto Facebook – National Museum of Rural Life – amoreaquattrozampe.it)

L’annuncio ha fatto emergere una lunga serie di testimonianze dirette pubblicate in rete, molte delle quali evidenziano la capacità dell’animale di interagire con il pubblico nei momenti più inaspettati. Tra le storie condivise, una in particolare ha richiamato l’attenzione del personale. Una visitatrice ha raccontato di essersi recata alla fattoria durante un intervallo di lavoro, in un periodo segnato dal recente lutto per la morte del padre. In quell’occasione, Sweep le si è avvicinata spontaneamente, salendole addosso e stringendosi a lei in un contatto ravvicinato. La donna ha descritto quel momento come una parentesi di conforto inattesa ed essenziale, il cui ricordo è rimasto vivido a distanza di tempo, come di un abbraccio di cui non sapeva di avere bisogno.

Un altro episodio condiviso dagli utenti rievoca la disinvoltura con cui la gatta era solita relazionarsi con gli ospiti: una persona ha ricordato l’emozione di aver passeggiato per la tenuta con l’animale adagiato direttamente sulla propria spalla, un dettaglio che ha trasformato una semplice visita culturale in un’esperienza singolare.

gatta del museo
La micia da museo è scomparsa all’età di diciassette anni (Screenshot foto Facebook – National Museum of Rural Life – amoreaquattrozampe.it)

Pur in assenza di targhe o monumenti commemorativi dedicati, la figura di Sweep si è inserita stabilmente nella memoria collettiva del polo museale di East Kilbride. Per anni la sua presenza ha scandito la routine della struttura, tra scatti fotografici richiesti dai turisti, passeggiate a fianco dei bambini lungo i sentieri e pause di tranquillità offerte a chi attraversava gli spazi della fattoria.Con la scomparsa di Sweep, la responsabilità di mantenere viva questa tradizione di accoglienza spetta ora interamente alla sorella Sooty. Tuttavia, le numerose reazioni giunte da diverse zone della Scozia dimostrano come il contributo di questa gatta abbia travalicato i confini fisici del museo, trasformandola in una componente riconosciuta della storia recente dell’istituzione.

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2026-07-21 Autore: Elisabetta Guglielmi

N 4660

Due cani vagavano per strada rischiando la vita: salvati dall’intervento di un ciclista

Non si è girato dall’altra parte e ha capito subito che erano in peric9olo: ciclista salva due cani in strada che vagavano senza meta. Erano ... Leggi tutto

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Non si è girato dall’altra parte e ha capito subito che erano in peric9olo: ciclista salva due cani in strada che vagavano senza meta.

Un ciclista salva due cani in strada: li ha salvati da morte certa (Screenshot Video TikTok@mrleooh-amoreaquattrozampe.it)

Erano per strada e sembravano smarriti: forse si erano persi, forse erano stati abbandonati e il caldo iniziava a renderli poco lucidi, ma quando quell’uomo li ha trovati ha capito immediatamente che avevano bisogno di essere salvati. Un ciclista salva due cani in strada, che vagavano da soli e che potevano facilmente essere travolti dalle auto in transito a folle velocità. Gesti come questi ci fanno sperare ancora nell’essere umano.

Un ciclista salva due cani in strada: non poteva fare finta di nulla

Quando li ha visti soli, che vagavano senza una meta, ha subito capito che non poteva lasciarli lì, quindi si è fermato a prestare soccorso. Se non lo avesse fatto, probabilmente staremmo raccontando una storia diversa, facilmente quella di due cani che erano rimasti travolti dalle auto che transitavano sulla medesima strada.

Un ciclista salva due cani in strada: li ha attirati con bocconi di cibo (Screenshot Video TikTok@mrleooh-amoreaquattrozampe.it)

Per fortuna quell’uomo, un ciclista in sella alla sua bicicletta, si è subito reso conto del pericolo che i due cani, due magnifici esemplari meticci di Beagle e qualche razza di cani da caccia, stavano correndo da soli tra le quattro ruote in velocità. Erano proprio sul ciglio della strada, smarriti e spaventati, sicuramente stanchi, quando l’uomo si è accorto della loro presenza ed è andato loro incontro.

Non aveva guinzagli o altri mezzi per ‘tenerli’ ma ha compiuto un atto eroico, interrompendo il suo consueto allenamento in bici sulla strada che collega Rio Claro e Araras. Soprattutto è intervenuto al momento giusto, cioè prima che i due animali tentassero di attraversare la strada tra macchine e camion in corsa.

Un ciclista salva due cani in strada: un gesto da vero eroe

Ciò che ha compiuto l’uomo non è affatto da tutti: dapprima ha cercato di attirare l’attenzione dei cani con i fischi, avvicinandosi in sella alla sua bicicletta e, una volta fattosi raggiungere dai quattro zampe, si è lasciato annusare la mano (e se vuoi sapere cosa sente il cane quando annusa la mano di una persona capirai perché dopo acquista fiducia in te).

Un ciclista salva due cani in strada: i due animali volevano camminare sulla carreggiata (Screenshot Video TikTok@mrleooh-amoreaquattrozampe.it)

Ma i due cani erano comunque ‘attratti’ dalla strada, dunque cercavano sempre di tornare sulla carreggiata, dove erano le macchine. Poiché fermare il traffico, in quella zona, sarebbe stato impossibile, il ciclista coraggioso e generoso ha deciso di guidarli con pazienza e con l’aiuto di qualche boccone di cibo che aveva nello zaino, verso una zona più tranquilla e isolata.

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Per fortuna dopo aver camminato non poco, i tre sono arrivati nei pressi di una azienda: i cani potevano essere considerati al sicuro e attendere lì l’arrivo dei soccorsi. La sua storia è raccontata dalle immagini postate sul profilo dell’uomo, il cui nome è Leo. Gesti come quelli del ciclista che ha salvato i due cani ci fanno ancora ben sperare nell’umanità.

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2026-07-21 Autore: Francesca Ciardiello

N 4658

Yellowstone, turista travolto da un bisonte: il fotografo riprende tutta la scena

Nella riserva naturale di Yellowstone, un turista è stato travolto da un bisonte: la scena, ripresa da un fotografo, ha fatto il giro del mondo. ... Leggi tutto

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Nella riserva naturale di Yellowstone, un turista è stato travolto da un bisonte: la scena, ripresa da un fotografo, ha fatto il giro del mondo.

La convivenza tra l’essere umano e la fauna selvatica all’interno delle riserve naturali si fonda su un delicato equilibrio, governato da regole di distanza e comportamento. Tuttavia, la natura conserva una componente di imprevedibilità che sfugge anche alla condotta più prudente. È quanto emerge dall’analisi di un recente incidente stradale e faunistico avvenuto all’interno del Parco Nazionale di Yellowstone, dove un uomo di 65 anni è stato travolto da un esemplare maschio di bisonte riportando gravi traumi fisici.

incidente a Yellowstone
La sequenza dello spaventoso incidente a Yellowstone – @ Mike MacLeod – amoreaquattrozampe.it

L’episodio si è verificato intorno alle ore 20:30 di venerdì presso l’area attrezzata per il campeggio di Bridge Bay, una zona situata lungo le sponde dello Yellowstone Lake, nel settore sud-orientale del parco, in territorio del Wyoming. La dinamica, che ha visto il coinvolgimento di Carl Isom-McDaniel, residente nello Stato di Washington, è stata interamente documentata da Mike MacLeod, un fotografo naturalista professionista che si trovava sul posto per documentare il comportamento dell’animale, apparso alterato già prima del contatto con i visitatori.

Lo spaventoso incidente di Yellowstone: nonno e nipote inseguiti da un bisonte lungo il sentiero del parco

Secondo le testimonianze raccolte e i rilievi visivi effettuati dal fotografo, il bisonte si aggirava da diversi minuti tra le strutture del campeggio, manifestando segni significativi di stress e irritabilità. Prima dell’aggressione a Isom-McDaniel, l’animale aveva già accennato a una carica nei confronti di un gruppo di giovani che si trovavano a debita distanza. Successivamente, dopo essersi sdraiato e rialzato mostrando evidenti movimenti nervosi degli arti posteriori, l’esemplare ha focalizzato la propria attenzione sul sessantacinquenne e sul nipote, che stavano osservando la scena mantenendo i parametri di sicurezza stabiliti dal regolamento del parco.

Il fattore scatenante del mutamento di traiettoria dell’animale sembra essere stato il transito ravvicinato di un veicolo pickup. Al passaggio del mezzo, il bisonte ha indirizzato la propria reazione verso la coppia di escursionisti che si stava allontanando a piedi verso una zona alberata. Mentre il giovane è riuscito a mettersi in salvo, l’anziano è stato raggiunto dall’animale, che lo ha colpito all’altezza dell’anca con il corno sinistro. La spinta ha proiettato l’uomo a un’altezza stimata di oltre due metri e mezzo dal suolo, causandone una rovinosa caduta che ha provocato fratture multiple.

bambino fotografa il bisonte
Il nipote dell’uomo si ferma a fotografare il bisonte – @ Mike MacLeod – amoreaquattrozampe.it

L’intervento tempestivo dei presenti ha evitato conseguenze peggiori. MacLeod e altri campeggiatori hanno interrotto le proprie attività per convergere verso l’animale, gridando e compiendo gesti vistosi nel tentativo di allontanarlo dalla vittima, sopra la quale il bisonte continuava a muovere la testa in atteggiamento minaccioso. La reazione coordinata del gruppo ha indotto l’erbivoro ad abbandonare l’area, consentendo il primo soccorso fino all’arrivo dell’ambulanza del servizio interno del parco, giunta circa dieci minuti dopo. L’uomo è rimasto cosciente e collaborativo durante le prime cure, nonostante l’entità delle lesioni riportate.

I vertici del National Park Service non hanno rilasciato dichiarazioni formali sullo stato di salute del ferito, ma l’evento riaccende il dibattito sulla sicurezza nei mesi estivi. Si tratta del secondo contatto ravvicinato con esiti lesivi registrato nel parco dall’inizio dell’anno, dopo quello che a fine giugno ha coinvolto un dodicesimo nei pressi di Mud Volcano. I biologi del parco ricordano che il periodo compreso tra la fine di giugno e il mese di agosto coincide con la stagione riproduttiva dei bisonti. In questa fase biologica, l’incremento dei livelli di testosterone rende i maschi estremamente territoriali e sensibili a stimoli esterni che in altri contesti verrebbero ignorati.

turista lanciato in aria dal bisonte
Il turista viene colpito e lanciato in aria dal bisonte – @ Mike MacLeod – amoreaquattrozampe.it

Le linee guida di Yellowstone stabiliscono una distanza minima invalicabile di 23 metri dai grandi erbivori. Le verifiche e le testimonianze dirette escludono in questo caso condotte imprudenti o provocazioni da parte dei turisti, confermando come il rispetto formale delle distanze possa talvolta non bastare a fronte dell’alterazione comportamentale dei grandi mammiferi durante i cicli riproduttivi stagionali.

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2026-07-20 Autore: Elisabetta Guglielmi

N 4657

Scoperto il “burro di orso”: ecco perché i grizzly scalano le montagne per mangiare migliaia di falene

Il “burro di orso” è il segreto dei grizzly: lo studio svela perché scalano le montagne per divorare migliaia di falena Per gli orsi grizzly ... Leggi tutto

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Il “burro di orso” è il segreto dei grizzly: lo studio svela perché scalano le montagne per divorare migliaia di falena

Per gli orsi grizzly ogni estate si ripete un viaggio tanto faticoso quanto fondamentale per la sopravvivenza. I grandi plantigradi affrontano ripidi pendii rocciosi del Glacier National Park, nel Montana, per raggiungere un alimento estremamente energetico che gli scienziati hanno soprannominato “burro di orso”. Non si tratta di un prodotto naturale simile al burro, ma di migliaia di falene ricche di grassi che rappresentano una preziosa riserva di energia in vista dell’inverno.

Orso grizzly
Scoperto il “burro di orso”: ecco perché i grizzly scalano le montagne per mangiare migliaia di falene – amoreaquattrozampe.it

Una recente ricerca ha chiarito il motivo di questo comportamento, dimostrando come il rapporto tra i grizzly e le falene sia molto più importante di quanto si pensasse. Comprendere questa straordinaria strategia alimentare potrebbe essere determinante anche per la conservazione della specie e degli habitat montani in cui vive.

Lo studio ha inoltre permesso di individuare con maggiore precisione le aree in cui questi spettacolari incontri tra predatore e preda si verificano ogni anno. Informazioni preziose che potranno aiutare i responsabili del parco a proteggere i siti di alimentazione dei grizzly e a limitare il disturbo causato dalla crescente presenza di visitatori nelle zone più sensibili.

Perché il “burro di orso” è una risorsa fondamentale per i grizzly

Il cosiddetto burro di orso è formato dalle falene della specie Euxoa auxiliaris, appartenenti alla famiglia delle Noctuidae. Durante l’estate questi insetti migrano verso le alte quote delle Montagne Rocciose, dove trovano rifugio tra i pendii detritici, creando concentrazioni eccezionali in aree molto limitate. Per i grizzly questa rappresenta un’occasione irripetibile.

Falena
Perché il “burro di orso” è una risorsa fondamentale per i grizzly – amoreaquattrozampe.it

Sebbene ogni singola falena fornisca circa mezza caloria, un orso può divorarne decine di migliaia nell’arco di una sola giornata, accumulando così un’enorme quantità di grasso. È proprio questa incredibile disponibilità energetica ad aver fatto nascere il soprannome di burro di orso, una definizione che descrive perfettamente il valore nutrizionale di queste falene. Le larve di Euxoa auxiliaris sono note anche come “army cutworm“, ovvero “bruchi tagliatori dell’esercito”.

Il nome deriva dal comportamento delle larve, che durante la notte recidono il fusto delle giovani piante e, quando il cibo scarseggia, avanzano in grandi gruppi verso nuove aree coltivate, ricordando l’avanzata di un esercito. Per gli orsi, però, questi insetti rappresentano semplicemente una preziosa fonte di grassi e proteine, indispensabile per affrontare il lungo letargo e mantenere elevate riserve energetiche.

Lo studio rivela dove si trova il “burro di orso” e come proteggere i siti di alimentazione

La ricerca, condotta tra il 2019 e il 2021 nel Glacier National Park, ha permesso di individuare con precisione le aree in cui si concentra il burro di orso. Gli studiosi hanno scoperto che appena lo 0,3% della popolazione totale delle falene presenti nel parco si raduna in specifici pendii d’alta quota, trasformandoli in autentici punti di alimentazione per i grizzly.

Orso in montagna
Lo studio rivela dove si trova il “burro di orso” e come proteggere i siti di alimentazione – amoreaquattrozampe.it

Per ottenere questi risultati, il team di ricerca ha effettuato numerosi rilievi sul campo per identificare gli habitat preferiti delle falene, mentre gli orsi sono stati monitorati dall’elicottero per osservare i loro spostamenti e confrontarli con la distribuzione degli insetti. L’obiettivo dello studio non è stato soltanto comprendere il comportamento alimentare dei plantigradi, ma anche fornire ai gestori del parco strumenti utili per proteggere questi delicati ecosistemi. L’aumento delle attività ricreative nelle aree montane potrebbe infatti disturbare i siti di alimentazione proprio nei periodi in cui gli orsi hanno maggiore bisogno del burro di orso per accumulare le riserve necessarie alla sopravvivenza.

La ricerca evidenzia quanto anche piccoli insetti possano avere un ruolo cruciale nell’equilibrio degli ecosistemi. La presenza delle falene influenza direttamente la capacità dei grizzly di immagazzinare energia e affrontare i mesi più difficili dell’anno. Questo straordinario legame tra un grande predatore e un piccolo insetto dimostra ancora una volta quanto la natura sia composta da relazioni complesse e spesso sorprendenti. Proteggere gli habitat dove si forma il burro di orso significa non solo conservare un comportamento unico osservabile nel Glacier National Park, ma anche contribuire alla tutela di una delle specie simbolo del Nord America e dell’intero ecosistema montano.

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2026-07-20 Autore: VIVIANA

N 4656

Donna ferita mentre difende il suo cane: EARTH ODV chiede formazione obbligatoria per tutti i proprietari

Dopo l’aggressione avvenuta a Casoria, EARTH ODV chiede un corso obbligatorio per tutti i proprietari di cani, senza distinzione di razza. Torna al centro del ... Leggi tutto

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Dopo l’aggressione avvenuta a Casoria, EARTH ODV chiede un corso obbligatorio per tutti i proprietari di cani, senza distinzione di razza.

Torna al centro del dibattito il tema della gestione responsabile dei cani dopo quanto accaduto giovedì 9 luglio nell’area cani di via Mauro Calvanese, a Casoria, in provincia di Napoli.

Donna ferita mentre difende il suo cane: EARTH ODV chiede formazione obbligatoria per tutti i proprietari (immagine creata con AI) – amoreaquattrozampe.it

Una donna di 25 anni è rimasta ferita al volto mentre cercava di difendere il proprio bassotto dall’attacco di un pitbull che, secondo le ricostruzioni, si era liberato dal guinzaglio sfuggendo al controllo della proprietaria.

Nel tentativo di fare da scudo al suo cane, la giovane si è gettata a terra riportando lesioni al sopracciglio, al naso e allo zigomo. Soccorsa dal personale del 118, è stata trasportata all’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore, dove le è stata diagnosticata una prognosi di tre giorni. Sul posto sono intervenuti anche la Polizia Locale di Casoria e i veterinari dell’Asl, che hanno verificato la regolarità del microchip dell’animale. Restano in corso gli accertamenti per chiarire eventuali responsabilità legate alla custodia del cane.

EARTH ODV: “Non è la razza il problema, ma la preparazione dei proprietari”

Sull’episodio è intervenuta Valentina Coppola, etologa e presidente di EARTH ODV, che ribadisce una posizione sostenuta dall’associazione da anni: la maggior parte delle aggressioni canine sarebbe riconducibile a errori nella gestione degli animali più che alla razza di appartenenza.

EARTH ODV: “Non è la razza il problema, ma la preparazione dei proprietari” – amoreaquattrozampe.it

Secondo Coppola, i pitbull presentano una marcata aggressività intraspecifica, cioè rivolta prevalentemente verso altri cani, mentre risultano generalmente docili nei confronti delle persone. Nel caso di Casoria, spiega, l’obiettivo dell’aggressione sarebbe stato il bassotto e non la proprietaria, rimasta ferita nel tentativo di intervenire.

L’etologa sottolinea inoltre l’importanza della socializzazione precoce, dell’educazione al richiamo e della conoscenza dei comportamenti corretti da adottare durante un conflitto tra cani. Proprio per questo, EARTH ODV rilancia la richiesta di introdurre un corso obbligatorio per tutti coloro che decidono di vivere con un cane, indipendentemente dalla razza.

Il modello europeo e gli studi scientifici: “Serve formazione, non liste di razze”

L’associazione evidenzia come diversi Paesi europei abbiano già adottato sistemi basati sulla formazione dei proprietari. In Germania, nella Bassa Sassonia, è previsto un certificato di competenza con prove teoriche e pratiche, mentre in Spagna dal 2023 è obbligatorio frequentare un corso, superare un test finale e stipulare un’assicurazione per tutti i cani, senza distinzione di razza. Soluzioni analoghe sono presenti anche in alcune realtà di Austria, Norvegia, Francia e Portogallo.

Secondo EARTH ODV, le cosiddette “liste di razze pericolose” non avrebbero dimostrato un’efficacia concreta nella riduzione delle aggressioni. L’associazione richiama numerosi studi internazionali che, negli anni, hanno evidenziato come i divieti rivolti a specifiche razze non abbiano comportato una diminuzione significativa dei morsi, mentre risultano più efficaci interventi rivolti alla corretta gestione dei cani, al rispetto delle norme di conduzione e alla formazione dei proprietari.

Anche importanti organismi scientifici internazionali, come l’American Veterinary Medical Association (AVMA), hanno espresso una posizione critica nei confronti della legislazione basata esclusivamente sulla razza, ritenendola uno strumento poco efficace per la prevenzione delle aggressioni.

Per EARTH ODV, quindi, la prevenzione passa soprattutto dalla responsabilità e dalla preparazione di chi sceglie di accogliere un cane nella propria famiglia, attraverso un patentino obbligatorio valido per tutti i proprietari, senza distinzioni legate alla razza dell’animale.

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2026-07-17 Autore: Aurora De Santis

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