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N 4655

«Lui è la mia famiglia»: il commovente amore tra Don Felipe, 96 anni, e il suo cane Maylon

A 96 anni vive nella povertà, ma non ha mai smesso di mettere il suo cane al primo posto, sempre, sacrificando tutto per lui. Ci ... Leggi tutto

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A 96 anni vive nella povertà, ma non ha mai smesso di mettere il suo cane al primo posto, sempre, sacrificando tutto per lui.

Ci sono immagini che raccontano il significato più autentico dell’amore senza bisogno di parole. È quanto accaduto a Pachuca, nello Stato messicano di Hidalgo, dove Don Felipe, 96 anni, è stato visto seduto sul marciapiede con il suo cane Maylon gravemente ferito tra le braccia.

«Lui è la mia famiglia»: il commovente amore tra Don Felipe, 96 anni, e il suo cane Maylon – amoreaquattrozampe.it

L’anziano, che da anni sopravvive raccogliendo cartone, carta e materiali riciclabili, non ha mai lasciato solo il suo fedele compagno. Secondo quanto riportato dai media locali, Maylon sarebbe stato investito intenzionalmente da un tassista, che dopo l’impatto si sarebbe allontanato senza fermarsi a prestare soccorso. Il cane ha riportato gravissime ferite alla zampa anteriore destra, mentre Don Felipe, senza sapere come aiutarlo, è rimasto al suo fianco aspettando che qualcuno si fermasse.

Quella scena ha toccato profondamente il cuore dei residenti, che hanno deciso di mobilitarsi per offrire aiuto sia al cane sia al suo anziano proprietario.

Una vita di sacrifici e un legame che va oltre ogni difficoltà

Per molti anni Don Felipe ha lavorato come guardiano notturno. Oggi, nonostante l’età avanzata, continua a percorrere le strade della città raccogliendo materiali riciclabili per riuscire a sopravvivere. Al suo fianco c’è sempre stato Maylon, che lo accompagnava ogni giorno condividendo fatica, solitudine e speranza.

Una vita di sacrifici e un legame che va oltre ogni difficoltà – amoreaquattrozampe.it

Grazie all’intervento di alcuni volontari, il cane è stato trasportato d’urgenza in una clinica veterinaria. Per salvargli la vita è stata necessaria l‘amputazione della zampa anteriore destra. L’episodio ha suscitato grande indignazione e, parallelamente, una straordinaria gara di solidarietà.

È stata avviata una raccolta fondi che ha permesso di sostenere le cure veterinarie di Maylon e di aiutare concretamente Don Felipe, la cui abitazione versava in condizioni estremamente precarie. Con le donazioni sono già iniziati i lavori di ristrutturazione, anche se serviranno ulteriori risorse per completare la casa e renderla finalmente sicura e dignitosa.

Quando ha potuto riabbracciare il suo cane, Don Felipe ha ringraziato tutti coloro che gli sono stati vicini. Con parole semplici ma profondissime ha spiegato cosa rappresenta Maylon nella sua vita: «È il mio fedele amico. Ovunque andassi, lui veniva sempre con me». Per lui non è soltanto un animale, ma un vero membro della famiglia.

Il ritorno di Maylon e una nuova battaglia da affrontare

Dopo l’intervento e un lungo periodo di degenza, è arrivato il momento che tutti aspettavano. Maylon è potuto finalmente tornare tra le braccia di Don Felipe, che lo ha accolto con infinita dolcezza in una scena che ha emozionato migliaia di persone.

La felicità, però, è stata breve. Durante la convalescenza il cane ha contratto il cimurro, una grave malattia virale che ha complicato ulteriormente il suo stato di salute. I veterinari hanno parlato di una prognosi riservata e il percorso di guarigione resta ancora lungo.

Nonostante tutto, Don Felipe continua a sperare. Ogni giorno resta accanto al suo compagno di vita, pregando e accarezzandolo con la stessa tenerezza di sempre.

La loro storia dimostra che l’amore per un animale non conosce età, ricchezza o condizioni sociali. Anche nelle situazioni più difficili, il legame tra una persona e il proprio cane può diventare una forza capace di unire un’intera comunità e ricordare quanto siano preziosi la compassione, la solidarietà e il rispetto per ogni vita.

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2026-07-17 Autore: Aurora De Santis

N 4654

Per gli animali selvatici il rischio più grande è creato dall’uomo: lo evidenzia uno studio australiano

Animali selvatici minacciati dall’uomo: ecco cosa emerge dall’analisi di oltre 52.000 soccorsi effettuati nel Nuovo Galles del Sud Per anni il dibattito sulla conservazione della ... Leggi tutto

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Animali selvatici minacciati dall’uomo: ecco cosa emerge dall’analisi di oltre 52.000 soccorsi effettuati nel Nuovo Galles del Sud

Per anni il dibattito sulla conservazione della fauna australiana si è concentrato quasi esclusivamente sui gatti inselvatichiti, ritenuti tra i principali responsabili del declino di numerose specie autoctone. La loro presenza è stata spesso indicata come una delle cause della scomparsa di piccoli mammiferi, rettili e uccelli, tanto da alimentare proposte di abbattimento e programmi di eradicazione in diverse aree dell’Oceania.

Koala vicino a una strada
Per gli animali selvatici il rischio più grande è creato dall’uomo: lo evidenzia uno studio australiano – amoreaquattrozampe.it

Un nuovo studio dell’Università del Queensland, però, invita a guardare il problema da una prospettiva diversa. L’analisi dei dati raccolti negli ultimi undici anni mostra infatti che gli animali selvatici minacciati dall’uomo sono molti di più di quelli colpiti dagli attacchi dei gatti.

Strade, urbanizzazione, infrastrutture, intrappolamenti e altri fattori legati direttamente alle attività umane rappresentano oggi le cause più frequenti che portano gli animali selvatici nei centri di recupero. La ricerca non assolve completamente i gatti dal loro impatto sugli ecosistemi, ma evidenzia come concentrare tutta l’attenzione su di loro rischi di far passare in secondo piano minacce ancora più gravi e diffuse.

Studio australiano: quali sono le principali minacce per gli animali selvatici

Lo studio, intitolato Bella e Charlie non sono il problema, siamo noi: le vere cause del soccorso agli animali selvatici nel Nuovo Galles del Sud, ha preso in esame undici anni di dati provenienti dal Wildlife Rehabilitation Data Dashboard, il database del governo del Nuovo Galles del Sud che raccoglie tutte le informazioni relative agli animali selvatici soccorsi.

Gatto con uccello in bocca
Studio australiano: quali sono le principali minacce per gli animali selvatici – amoreaquattrozampe.it

I ricercatori hanno analizzato 52.475 casi riguardanti 158 specie considerate vulnerabili, in pericolo o in pericolo critico di estinzione. Per ciascun animale sono stati valutati il motivo del recupero, la località e l’esito delle cure, così da individuare le principali cause che mettono a rischio la fauna locale. I risultati sono particolarmente significativi. La causa più frequente dei soccorsi è risultata “sconosciuta”, seguita da intrappolamento, eventi meteorologici estremi, cuccioli orfani o abbandonati, ambienti inadatti e incidenti stradali.

Nel complesso queste situazioni rappresentano circa il 68% di tutti gli interventi effettuati sui soggetti appartenenti a specie minacciate. Gli attacchi da parte di altri animali costituiscono invece appena il 4,4% dei casi registrati. Ancora più interessante è il confronto tra cani e gatti: gli attacchi dei cani risultano oltre tre volte più frequenti rispetto agli attacchi dei gatti, mentre questi ultimi rappresentano soltanto lo 0,6% dei soccorsi relativi alle specie minacciate.

Perché l’uomo rappresenta oggi la principale minaccia per la fauna

Secondo gli autori dello studio, questi risultati non significano che i gatti non abbiano alcun impatto sulla biodiversità australiana. Il controllo delle popolazioni feline continua a essere uno strumento importante in alcune aree particolarmente sensibili, ma non dovrebbe essere l’unica priorità delle politiche di conservazione. L’ecologa Kate Dutton-Regester e la professoressa Jacquie Rand sottolineano infatti che, se l’obiettivo è ridurre il numero di animali che necessitano di soccorso, occorre intervenire soprattutto sulle minacce generate dall’uomo.

Canguri in spiaggia
Perché l’uomo rappresenta oggi la principale minaccia per la fauna – amoreaquattrozampe.it

Ridurre gli incidenti stradali, eliminare le strutture nelle quali gli animali rimangono intrappolati, rendere più sicure le aree urbane e limitare gli effetti delle trasformazioni del territorio potrebbe avere un impatto molto più significativo sulla sopravvivenza delle specie minacciate rispetto a interventi concentrati esclusivamente sui predatori. Lo studio australiano offre quindi una riflessione importante per il futuro della conservazione della biodiversità.

La tutela della fauna non può limitarsi alla gestione di una sola specie, ma richiede un approccio più ampio che affronti le reali pressioni esercitate dalle attività umane sugli ecosistemi. Solo riconoscendo che oggi i veri animali selvatici minacciati dall’uomo sono il risultato di molteplici fattori legati alla presenza umana sarà possibile sviluppare strategie di conservazione realmente efficaci.

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2026-07-18 Autore: VIVIANA

N 4653

James Bond e il divieto più assurdo: l’agente 007 non può avere un cane

Una regola che sembra incredibile: il celebre personaggio James Bond non può avere un cane, e la motivazione, che riguarda l’autore, è davvero assurda. Qualsiasi ... Leggi tutto

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Una regola che sembra incredibile: il celebre personaggio James Bond non può avere un cane, e la motivazione, che riguarda l’autore, è davvero assurda.

James Bond non può avere mai un cane: non è una scelta artistica (Screenshot Foto Facebook@amoreaquattrozampe-amoreaquattrozampe.it)

Qualsiasi protagonista di film d’animazione che si rispetti deve (o dovrebbe) avere un amico a quattro zampe, un fedele alleato, che riesca a tirarlo fuori sempre dalle situazioni che sembrano senza scampo. Invece per questo incredibile personaggio di Ian Fleming non vi sarà alcuna compagnia e dovrà sempre cavarsela da solo, contando sulle sue uniche forze: James Bond, il mitico agente 007, non può e non potrà avere mai un cane. Ma perché? La motivazione vi lascerà non solo senza parole, ma forse anche con l’amaro in bocca.

James Bond non può avere mai un cane: l’agente 007 dovrà ‘cavarsela’ da solo

Ci ha abituati alle ‘mission impossible’ più incredibili, eppure ce n’è una che non ha soluzione, a quanto pare: non vedremo mai l’agente 007, James Bond, in compagnia di un cane. E per chi si ricorda di lui accanto alla regina Elisabetta e ai suoi fedelissimi Corgi in uno spot per l’apertura delle Olimpiadi 2012, sappia che si intende un quattro zampe tutto suo.

James Bond non può avere mai un cane: qui con i Corgi della Regina Elisabetta nello spot delle Olimpiadi 2012 (Screenshot Video Facebook@eurosport italia-amoreaquattrozampe.it)

Non può averne, non potrà condividere le sue rocambolesche avventure con un quattro zampe e non troverà mai il suo musetto a consolarlo la sera dopo una difficile giornata. Dunque non lo vedremo camminare a spasso con un Fido, perché qualcuno di molto ‘influente’ nella sua storia non vuole. Stiamo parlando di Ian Fleming, l’autore del celebre personaggio, di cui abbiamo (ahimé) apprezzato il talento ma anche qualche sua preferenza che non piacerà a tutti.

James Bond non può avere mai un cane: Fleming li odiava

Sebbene gli amanti del genere abbiano da sempre apprezzato il personaggio di James Bond, frutto della penna di Ian Fleming, e la sua appassionante vita da agente segreto, qualcuno potrebbe storcere il naso quando saprà perché il suddetto protagonista non potrà mai essere affiancato da un cane. Semplice: a Ian Fleming i cani non sono mai piaciuti, quindi non voleva e non avrebbe mai voluto che l’eroe creato dalla sua fantasia ne avesse uno.

Insomma tutta ‘solo’ una questione di antipatia, di preferenze, non una scelta di tipo artistico.

Potrà avere tutto, dalle macchina più tecnologiche alle licenze ‘speciali’, ma non un fedele Fido che lo accompagni: è una regola ferrea che i discendenti dell’autore Ian Fleming, scomparso nel 1964, tengono a mantenere salda. Lo scrittore creativo, i cui parenti detengono ancora i diritti delle sue opere letterarie, non amava i cani bensì gli uccelli (tanto che adorava fare birdwatching).

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E per quanto riguarda i film? Per ora il divieto imposto dalla famiglia Fleming vige solo sui libri, le 5 opere che vedono come protagonista Bond, ma per le pellicole il discorso potrebbe cambiare, soprattutto da quando il colosso Amazon ha acquistato i diritti creativi della saga cinematografica. Tra i grandi cambiamenti che vedranno cambiare l’interprete del celebre agente dopo Daniel Craig, potrebbe esserci anche un quattro zampe che apparirà sullo schermo accanto al nuovo eroe.

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2026-07-16 Autore: Francesca Ciardiello

N 4652

“La natura non si festeggia con i fucili”: bufera sul festival della caccia nel Cilento

Una manifestazione che offende la natura: bufere e polemiche all’annuncio del festival della caccia nel Cilento, si mobilitano le istituzioni. E’ inammissibile che simili manifestazioni ... Leggi tutto

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Una manifestazione che offende la natura: bufere e polemiche all’annuncio del festival della caccia nel Cilento, si mobilitano le istituzioni.

Festival della caccia nel Cilento: l’annuncio social della manifestazione (Screenshot Foto Facebook@francesco palmieri-amoreaquattrozampe.it)

E’ inammissibile che simili manifestazioni possano essere sponsorizzate e possano prendere vita proprio quando la natura avrebbe maggiore bisogno di essere tutelata. L’annuncio del Festival della caccia nel Cilento, che dovrebbe svolgersi a settembre, ha suscitato non poche polemiche, soprattutto da parte della ex consigliera regionale Roberta Gaeta che, indignata, ha chiesto l’immediato intervento del Presidente della Regione Roberto Fico: ‘La natura non si festeggia imbracciando un fucile’.

Festival della caccia nel Cilento: una manifestazione che ‘offende’ la natura

Come si può pensare di celebrare la natura distruggendola? Come si può omaggiare il verde che (ancora per fortuna) ci circonda imbracciando fucili e sparando alle creature che lo popolano? E’ questa la voce unica che si è alzata contro il Festival della Caccia, che dovrebbe svolgersi in Cilento dal 4 al 6 settembre prossimo, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Aburni.

Un vero controsenso che sa di un amaro paradosso, quello di festeggiare la natura brandendo dei fucili coi quali sparare alle creature che lo abitano. La manifestazione fa riferimento all’evento ‘Cilento selvaggio, festival della caccia, della cinofilia, della natura e delle tradizioni’, che già nel nome racchiude l’atrocità dell’intero spettacolo.

Pare che il Comune abbia dato il suo patrocinio allo svolgersi di questa macabra ‘festa’ della natura, che non solo incoraggia l’attività venatoria ma la celebra addirittura.  Il tutto dovrebbe svolgersi a Roscigno Vecchia, provincia di Salerno, col beneplacito (grottesco) del Parco del Cilento e del Vallo di Diano. La manifestazione è collegata al Caccia Village, che si svolge in provincia di Perugia, a Bastia Umbra, nel mese di maggio.

Festival della caccia nel Cilento: le accuse e la difesa

L’ondata di malumore e polemiche, suscitata proprio dall’annuncio dell’evento programmato per il prossimo settembre, si è scontrato col ‘muro’ della difesa dello stesso da parte delle istituzioni coinvolte. Pare che l’obiettivo principale della manifestazione, come sostengono gli organizzatori, sia quello di valorizzare le aree e l’economia locali, con un modello sostenibile di gestione del territorio. Una motivazione che sembra un palese contraddittorio, quella della ‘gestione’ della natura con l’eliminazione diretta degli esemplari che la vivono.

Festival della caccia nel Cilento: esposizione di strumenti dell’attività venatoria e cinofila (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

La prima ad alzare la voce è stata la ex Consigliera Roberta Gaeta, con delega al benessere degli animali, che non solo si è detta ‘indignata’ per l’annuncio dell’evento ma anche richiesto l’immediato intervento del Presidente della Regione Roberto Fico: è un paradosso amaro quello di proteggere la fauna, eliminandola con i fucili in braccio.

La tutela degli ecosistemi che, dopo tante lotte e manifestazioni, pare essere posta finalmente all’attenzione della Costituzione (infatti la riforma della caccia è sotto la lente della scienza) e addirittura della Santa Sede, col Papa che rompe il silenzio: “La biodiversità va protetta”. Nell’ambito dello stesso evento verranno esposti le migliori strumentazioni del settore armiero, oltre a esposizioni canine e attività legate al mondo cinofilo.

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Infine è stato rivolto un accorato appello al Presidente Fico, affinché i parchi tornino a ‘fare’ ciò per cui sono stati creati, ovvero proteggere la natura e i suoi abitanti.

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2026-07-15 Autore: Francesca Ciardiello

N 4651

Un procione senza vita diventa un fenomeno mondiale dopo la foto di Erling Haaland

Il gesto del campione rilancia il mercato degli animali imbalsamati e riaccende il dibattito sull’influenza dei personaggi pubblici. È bastato un post pubblicato da Erling ... Leggi tutto

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Il gesto del campione rilancia il mercato degli animali imbalsamati e riaccende il dibattito sull’influenza dei personaggi pubblici.

È bastato un post pubblicato da Erling Haaland per trasformare un procione imbalsamato in un oggetto del desiderio. Il fuoriclasse norvegese del Manchester City, di ritorno dai Mondiali disputati tra Stati Uniti, Canada e Messico, è stato immortalato mentre scendeva dall’aereo stringendo tra le braccia un procione sottoposto a tassidermia acquistato in un negozio di Dallas.

Un procione senza vita diventa un fenomeno mondiale dopo la foto di Erling Haaland – amoreaquattrozampe.it

Secondo quanto riportato dal New York Times, il calciatore era entrato nel Wild Bill’s Western Store per acquistare cappelli da cowboy e altri articoli tipici del Texas. Tra gli scaffali, però, la sua attenzione è stata catturata dall’animale imbalsamato, che ha poi mostrato con orgoglio sui social, arrivando persino a chiedere ai follower di aiutarlo a scegliere un nome. Un gesto che ha immediatamente fatto il giro del web, raggiungendo milioni di persone.

Migliaia di richieste dopo il post del calciatore

Le conseguenze non si sono fatte attendere. La proprietaria del negozio ha raccontato che il procione acquistato da Haaland era rimasto invenduto per molto tempo e che la richiesta di animali tassidermizzati era ormai quasi inesistente. Dopo la pubblicazione delle immagini, però, la situazione è cambiata radicalmente.

Migliaia di richieste dopo il post del calciatore – amoreaquattrozampe.it

Il negozio ha ricevuto migliaia di ordini online provenienti da tutto il mondo, tanto da attivare perfino le spedizioni internazionali, prima mai offerte. Ogni nuovo procione imbalsamato messo in vendita è stato acquistato in pochissimo tempo, mentre sono comparsi anche gadget ispirati all’animale scelto dal campione norvegese. L‘episodio dimostra quanto l’influenza di un personaggio seguito da milioni di persone possa modificare rapidamente le tendenze di mercato.

Un messaggio pericoloso che rischia di alimentare il commercio di animali

Il caso ha suscitato forti critiche da parte di chi si occupa di tutela degli animali. Al di là della legalità dell’acquisto negli Stati Uniti, il problema è il messaggio che viene trasmesso. Quando un personaggio pubblico trasforma il corpo di un animale morto in un oggetto da collezione o addirittura in un accessorio da esibire sui social, il rischio è quello di normalizzare una pratica che considera gli animali semplici prodotti commerciali.

Il boom di richieste registrato dopo il post di Haaland dimostra quanto il potere dell’emulazione possa incidere sul mercato. Se aumenta la domanda di animali imbalsamati, cresce inevitabilmente anche l’interesse economico verso un settore che continua a basarsi sulla morte degli animali selvatici. Per questo molte associazioni animaliste sottolineano la responsabilità che personaggi tanto influenti dovrebbero assumersi quando scelgono di promuovere, anche indirettamente, oggetti che alimentano una cultura in cui la vita degli animali viene ridotta a semplice elemento d’arredo o di intrattenimento.

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2026-07-15 Autore: Aurora De Santis

N 4650

“Non ti dimenticheremo mai”: Erchie rende omaggio al cane Giardino con un manifesto

L’ultimo saluto al quattro zampe simbolo della città: l’omaggio di Erchie al cane Giardino con un manifesto funebre. E’ sempre bello sapere che il luogo ... Leggi tutto

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L’ultimo saluto al quattro zampe simbolo della città: l’omaggio di Erchie al cane Giardino con un manifesto funebre.

L’omaggio di Erchie al cane Giardino: il manifesto funebre per il suo addio (Screenshot Foto Facebook@la voce ”a sud”-amoreaquattrozampe.it)

E’ sempre bello sapere che il luogo dove si è vissuti ti ricorda anche nell’ultimo saluto: è ciò che è accaduto nella provincia di Brindisi, con l’omaggio di Erchie al cane Giardino. Il manifesto funebre è apparso in tutta la città e vede in primo piano il quattro zampe che ha sempre partecipato attivamente agli eventi della piccola cittadina, dai matrimoni alle occasioni meno liete. Insomma un ultimo saluto a un animale che ha davvero saputo conquistare il cuore di tutti.

L’omaggio di Erchie al cane Giardino: il manifesto funebre per il suo addio

E’ stato il Comune di Erchie a pensare a un manifesto che potesse ricordarlo e omaggiarlo come meritava, perché Giardino (questo il nome con cui era conosciuto) era davvero entrato nel cuore di tutti i cittadini. Sicuramente tutti avevano notato le sue ‘incursioni’ alle feste, in piazza e agli eventi piacevoli e non della città.

L’omaggio di Erchie al cane Giardino: una sua foto davanti alla Chiesa principale (Screenshot Foto Facebook@giuseppeperrucci-amoreaquattrozampe.it)

Ora che i suoi occhi si sono chiusi per sempre, è bello sapere che Erchie non lo dimenticherà mai: sul manifesto funebre affisso sui muri della città appare lui davanti alla Chiesa principale del luogo, col suo pelo lungo e nero, a cuccia per strada. Una foto che vuole imprimerlo nella memoria di tutti, con la stessa posa che lo contraddistingueva.

Tutti gli 8 mila abitanti di Erchie hanno rivolto a Giardino chi una preghiera chi un saluto e la commozione di ciascuno era palpabile. Non per tutti i cani del posto infatti era stato creato un manifesto funebre in occasione della loro morte: ciò sta a significare quanto Giardino fosse importante per l’intera comunità che ora lo piange come ‘simbolo del paese’.

Con la sua dolcezza, la sua fedeltà e il suo modo unico di accompagnare le giornate di tanti, ha saputo conquistare il suore di grandi e piccoli…”.

Con queste parole, il Comune ha voluto omaggiare il cane, specificando che nessuno riuscirà mai a dimenticarlo, non solo per la sua presenza ma anche per la sua difficile storia che non gli ha mai fatto perdere il sorriso.

L’omaggio di Erchie al cane Giardino: la sua storia nel cuore di tutti

Giardino non aveva un padrone ma era ‘il cane di tutti’, perché così era iniziata la sua storia anni fa: abbandonato al centro del Paese, questo cane avrebbe potuto sperimentare la vita difficile della strada da solo se non fosse entrato nel cuore di tutti i suoi compaesani. Infatti questo piccolo comune della provincia di Brindisi ha accolto Giardino con grande calore, lo st3esso col quale ora gli rivolge l’ultimo saluto.

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Tutti si mobilitavano affinché non gli mancassero mai acqua e cibo, ma anche cure: infatti quando il povero Giardino si ammalò di Leishmaniosi canina ci fu una vera e propria ‘gara di solidarietà’ con una raccolta fondi proprio per il suo trattamento. Purtroppo quella di Giardino è ancora un caso isolato di una comunità che riconosce la grandezza di uno dei suoi concittadini a quattro zampe più illustri, poiché è già accaduto che un manifesto funebre per la morte del loro gatto non avesse l’autorizzazione del Comune.

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2026-07-14 Autore: Francesca Ciardiello

N 4649

Claudia Colono premiata per 15 anni di impegno con Amore a Quattro Zampe: riconosciuto il lavoro in difesa degli animali

Un riconoscimento per 15 anni di informazione, sensibilizzazione e tutela degli animali, premiando una missione portata avanti ogni giorno. Ci sono riconoscimenti che vanno ben ... Leggi tutto

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Un riconoscimento per 15 anni di informazione, sensibilizzazione e tutela degli animali, premiando una missione portata avanti ogni giorno.

Ci sono riconoscimenti che vanno ben oltre una targa o una cerimonia ufficiale. Sono il simbolo di un percorso costruito nel tempo, fatto di sacrifici, responsabilità e della volontà di non voltarsi mai dall’altra parte davanti alla sofferenza. È il significato del premio conferito lo scorso 8 luglio a Claudia Colono, fondatrice e direttrice di Amore a Quattro Zampe, durante l’inaugurazione dell’associazione GLOW – Libere di Scegliere, ospitata nella prestigiosa cornice di Villa Altieri, a Roma.

Claudia Colono premiata per 15 anni di impegno con Amore a Quattro Zampe: riconosciuto il lavoro in difesa degli animali – amoreaquattrozampe.it

L’associazione GLOW, fondata da Jessica Fegatilli ed Eufemia Ferrara, nasce con l’obiettivo di promuovere la tutela delle donne e di tutte le persone più fragili, sostenendo una cultura fondata sul rispetto, sull’inclusione e sulla difesa di chi non ha gli strumenti per proteggersi. Tra i principi che guidano il progetto trova spazio anche la tutela degli animali, esseri senzienti che troppo spesso subiscono violenze, abbandoni, sfruttamento e maltrattamenti senza avere la possibilità di far sentire la propria voce.

In questo contesto è stato scelto di premiare Claudia Colono per il lavoro svolto nel mondo dell’informazione e dell’editoria attraverso Amore a Quattro Zampe, una realtà che da quindici anni racconta quotidianamente ciò che accade agli animali, portando all’attenzione dell’opinione pubblica storie che altrimenti rischierebbero di rimanere nell’ombra.

Quindici anni di informazione al servizio degli animali

Dal giorno della sua nascita, Amore a Quattro Zampe ha costruito la propria identità attorno a una missione precisa: raccontare il mondo degli animali senza filtri, denunciando maltrattamenti, combattimenti clandestini, abbandoni, traffici illeciti e situazioni di degrado, ma anche dando spazio alle storie di salvataggio, alle adozioni, al lavoro dei volontari e delle associazioni che ogni giorno operano sul territorio.

Quindici anni di informazione al servizio degli animali – amoreaquattrozampe.it

In questi quindici anni la redazione ha seguito migliaia di vicende provenienti da tutta Italia, contribuendo a sensibilizzare il pubblico su temi come il benessere animale, la tutela della fauna selvatica, la lotta contro il randagismo e l’importanza delle adozioni consapevoli.

Un impegno che non si limita alla semplice cronaca, ma punta a promuovere una cultura del rispetto verso tutti gli esseri viventi, nella convinzione che l’informazione possa rappresentare uno strumento concreto di cambiamento.

Un riconoscimento condiviso con tutta la redazione

Il premio consegnato alla nostra Claudia Colono rappresenta anche il lavoro di tutte le persone che, nel corso degli anni, hanno contribuito alla crescita di Amore a Quattro Zampe. Giornalisti, collaboratori, fotografi e professionisti che ogni giorno mettono competenze e passione al servizio di una causa comune: raccontare ciò che spesso nessuno racconta e dare visibilità agli animali vittime di violenza o in cerca di una seconda possibilità.

Ricevere questo riconoscimento nell’ambito dell’inaugurazione di GLOW assume un significato ancora più profondo, perché unisce la tutela delle persone più vulnerabili e quella degli animali all’interno di una stessa idea di giustizia, empatia e responsabilità sociale.

“Noi non abbiamo paura di stare dalla parte di chi non ha voce”

L’essenza del lavoro svolto in questi quindici anni è racchiusa nel motto che accompagna da sempre Amore a Quattro Zampe:

“Noi non abbiamo paura di stare dalla parte di chi non ha voce.”

Una frase che rappresenta molto più di uno slogan. È un impegno quotidiano che continua a guidare ogni articolo, ogni denuncia e ogni storia pubblicata, con la consapevolezza che informare significa anche contribuire a costruire una società più attenta verso gli animali e verso tutte le persone più fragili.

Il riconoscimento ricevuto dalla nostra Claudia Colono celebra proprio questo percorso: quindici anni di lavoro, passione e coerenza al servizio di chi, senza qualcuno disposto ad ascoltarlo e a raccontarne la storia, rischierebbe di rimanere invisibile.

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2026-07-12 Autore: Aurora De Santis

N 4648

Reattività o aggressività? Molti cani vengono fraintesi: cosa rivela una nuova analisi

Molti cani vengono definiti aggressivi senza esserlo davvero: un’analisi evidenzia quanto sia importante comprendere il loro linguaggio. Molti cani vengono etichettati come aggressivi quando, in ... Leggi tutto

L’articolo Reattività o aggressività? Molti cani vengono fraintesi: cosa rivela una nuova analisi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Molti cani vengono definiti aggressivi senza esserlo davvero: un’analisi evidenzia quanto sia importante comprendere il loro linguaggio.

Molti cani vengono etichettati come aggressivi quando, in realtà, stanno semplicemente esprimendo paura, ansia o frustrazione. È quanto emerge dall’Analisi Nazionale del Comportamento Canino negli Stati Uniti 2026, realizzata da Bark Busters, rete di educatori cinofili che ha esaminato quasi 50.000 richieste di consulenza comportamentale ricevute nell’ultimo anno.

Reattività o aggressività? Molti cani vengono fraintesi: cosa rivela una nuova analisi – amoreaquattrozampe.it

Secondo i dati raccolti, la reattività rappresenta uno dei motivi più frequenti per cui le famiglie chiedono aiuto a un educatore. Il problema, però, è che questo comportamento viene spesso confuso con una vera forma di aggressività, alimentando incomprensioni che rischiano di peggiorare il rapporto tra cane e proprietario.

Reattività e aggressività non sono la stessa cosa

Un cane reattivo non è necessariamente un cane aggressivo. La reattività è una risposta emotiva intensa a determinati stimoli e può manifestarsi con abbai insistenti, strattoni al guinzaglio, ringhi o atteggiamenti che, a prima vista, sembrano minacciosi.

Nella maggior parte dei casi, però, questi comportamenti non nascono dalla volontà di attaccare, ma da uno stato di disagio. Paura, insicurezza, stress o frustrazione possono spingere il cane a reagire in modo eccessivo senza che vi sia una reale intenzione di fare del male.

Gli esperti spiegano che molti animali definiti “aggressivi” stanno semplicemente comunicando un forte malessere emotivo e hanno difficoltà a gestire le proprie emozioni. Imparare a riconoscere questi segnali è fondamentale per intervenire nel modo corretto, evitando punizioni che rischiano di aumentare il problema.

I problemi più comuni segnalati dalle famiglie

Oltre alla reattività, tra le difficoltà più frequentemente riportate compaiono:

  • abbaio eccessivo;
  • ansia da separazione;
  • difficoltà durante le passeggiate al guinzaglio;
  • scarsa gestione della convivenza domestica.

Particolare attenzione viene riservata anche ai cani adottati dai rifugi. Il cambiamento improvviso di ambiente, infatti, può generare confusione, paura e insicurezza, rendendo necessario un periodo di adattamento caratterizzato da pazienza, routine e stabilità.

Secondo gli educatori, i cani traggono beneficio da regole coerenti, prevedibilità e una guida calma. Anche i cambiamenti nelle abitudini familiari, come il ritorno al lavoro dopo lunghi periodi trascorsi insieme, possono influire sul loro equilibrio emotivo e favorire la comparsa di problemi comportamentali.

L’importanza dell’educazione fin dai primi mesi

L’analisi evidenzia anche un dato incoraggiante: cresce il numero di famiglie che si rivolge agli educatori quando il cane è ancora cucciolo. Un percorso educativo iniziato nei primi mesi di vita permette infatti di favorire una corretta socializzazione, costruire una comunicazione efficace e prevenire molte difficoltà future.

L’importanza dell’educazione fin dai primi mesi – amoreaquattrozampe.it

Comprendere il linguaggio del cane significa andare oltre le apparenze. Un abbaio, un ringhio o uno scatto al guinzaglio non raccontano sempre aggressività: spesso rappresentano il modo con cui l’animale cerca di esprimere emozioni che non riesce a gestire. Imparare a leggere questi segnali è uno dei passi più importanti per costruire una relazione basata sulla fiducia, sul rispetto e sul benessere reciproco.

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2026-07-12 Autore: Aurora De Santis

N 4647

Romina Power adotta due cani: erano costretti a vivere attaccati ad una catena

Dal degrado a una nuova vita: Romina Power adotta due cani recuperati in condizioni drammatiche e lancia un importante messaggio sulle adozioni La storia di ... Leggi tutto

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Dal degrado a una nuova vita: Romina Power adotta due cani recuperati in condizioni drammatiche e lancia un importante messaggio sulle adozioni

La storia di Romina Power che adotta due cani è una di quelle notizie che ricordano quanto un gesto d’amore possa cambiare completamente il destino di un animale. Romeo e Giulietta, due cuccioli che fino a poche settimane fa vivevano incatenati in condizioni di forte degrado, hanno trovato una nuova famiglia grazie alla cantante, che ha deciso di accoglierli nella sua casa in Puglia.

Romina Power con cani
Romina Power adotta due cani: erano costretti a vivere attaccati ad una catena – (Screenshot Foto Instagram@quotidianodipuglia-amoreaquattrozampe.it)

La vicenda arriva da Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, dove sei cani, tra cui tre cuccioli, sono stati recuperati dalle guardie ecozoofile dopo una segnalazione. Gli animali erano costretti a vivere legati a una catena, senza un riparo adeguato e privi delle condizioni minime di benessere.

Oggi, invece, per Romeo e Giulietta si apre un futuro completamente diverso, fatto di cure, affetto e libertà. La notizia che Romina Power adotta due cani ha rapidamente fatto il giro dei social, diventando anche un importante messaggio di sensibilizzazione sull’importanza dell’adozione degli animali ospitati nei canili.

Dal maltrattamento alla rinascita: la storia di Romeo e Giulietta

L’intervento di salvataggio è avvenuto circa due mesi fa, quando le guardie ecozoofile hanno raggiunto un terreno in contrada Camarda dopo una segnalazione. La situazione che si sono trovate davanti era particolarmente difficile: sei cani vivevano in condizioni precarie, legati con catene corte e senza protezioni adeguate contro il freddo e le intemperie. L’urgenza di mettere in salvo gli animali non ha lasciato molte alternative.

cani randagi e guardie ecozoofile
Dal maltrattamento alla rinascita: la storia di Romeo e Giulietta – amoreaquattrozampe.it

Non essendo disponibili stalli o famiglie affidatarie nell’immediato, il Comune ha disposto il trasferimento dei cani presso il canile convenzionato “I Giardini di Pluto”, dove hanno potuto ricevere le prime cure e iniziare un percorso di recupero. L’assessora comunale Marcella Di Gaetano ha spiegato che quella decisione è stata presa con grande dispiacere, ma rappresentava l’unica soluzione possibile per sottrarre gli animali a una situazione di grave sofferenza. Da quel momento è iniziata una vera gara di solidarietà

Volontari e associazioni hanno lavorato per trovare una famiglia ai cuccioli, condividendo la loro storia attraverso i social network e coinvolgendo numerose persone sensibili al tema del benessere animale. I risultati non si sono fatti attendere:

  • un cucciolo è stato adottato da una famiglia di Forlì;
  • Romeo e Giulietta sono stati accolti da Romina Power;
  • la madre dei piccoli e altri due cani adulti attendono ancora una casa.

La scelta della cantante rappresenta molto più di una semplice adozione: offre infatti grande visibilità al problema del maltrattamento e dell’abbandono degli animali.

Romina Power adotta due cani e lancia un messaggio a favore delle adozioni

La notizia che Romina Power adotta due cani è stata accolta con entusiasmo da volontari e cittadini che hanno seguito la vicenda fin dal primo giorno. L’assessora ha sottolineato come il merito non appartenga a una sola persona, ma sia il risultato del lavoro di squadra svolto da amministrazione comunale, guardie ecozoofile e volontari. Un ringraziamento speciale è stato rivolto a Teresa Veneziano, Alberto Polito e Maria Rosaria Leo, che hanno contribuito a far conoscere la storia dei cuccioli e a favorire il loro percorso verso una nuova famiglia.

Canile
Romina Power adotta due cani e lancia un messaggio a favore delle adozioni – amoreaquattrozampe.it

Sui social è stato condiviso anche un messaggio molto significativo, nel quale si celebra la nuova vita di Romeo e Giulietta e si ringrazia Romina Power per aver aperto loro le porte di casa. Un invito semplice ma importante accompagna questa storia: “Adottate, non comprate”, ricordando che nei canili italiani vivono migliaia di animali in attesa di una seconda possibilità. La vicenda, però, non può ancora considerarsi conclusa. La madre dei cuccioli e altri due cani adulti aspettano ancora qualcuno disposto ad accoglierli.

Proprio per questo il Comune di Torre Santa Susanna ha annunciato che riproporrà a settembre il bando per le sterilizzazioni gratuite, dopo che la precedente iniziativa non aveva ricevuto adesioni. L’obiettivo è prevenire nuove cucciolate indesiderate e ridurre il fenomeno dell’abbandono. La storia di Romeo e Giulietta dimostra come un gesto di solidarietà possa trasformare una vita segnata dalla sofferenza in un futuro fatto di sicurezza e affetto. E il fatto che Romina Power adotta due cani contribuisce a dare ancora più forza a un messaggio fondamentale: ogni adozione può fare la differenza e offrire una nuova speranza a un animale che ha conosciuto solo privazioni.

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2026-07-11 Autore: VIVIANA

N 4646

Intervista a Sara Lanini: “Altra Specie” e la rivoluzione silenziosa nel nostro modo di guardare gli animali

Dalla psicologia al rispetto per gli animali: Sara Lanini racconta il suo libro Altra Specie e invita a cambiare prospettiva. La psicologia incontra l’etologia, la ... Leggi tutto

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Dalla psicologia al rispetto per gli animali: Sara Lanini racconta il suo libro Altra Specie e invita a cambiare prospettiva.

La psicologia incontra l’etologia, la scienza dialoga con l’empatia e il rapporto tra esseri umani e animali viene osservato da una prospettiva nuova. È questo il cuore di Altra Specie, il libro della psicologa clinica e forense Sara Lanini, un’opera che invita a mettere in discussione convinzioni radicate e a guardare gli animali come individui.

Intervista a Sara Lanini: “Altra Specie” e la rivoluzione silenziosa nel nostro modo di guardare gli animali – amoreaquattrozampe.it

In questa intervista esclusiva, Sara Lanini racconta il percorso che l’ha portata a scrivere il libro, affrontando temi profondi come il linguaggio specista, la dissonanza cognitiva, il legame tra violenza sugli animali e violenza sulle persone, il dolore per la perdita di un animale e il valore dell’empatia come chiave per costruire una società più consapevole.

Sara, per chi ancora non ti conosce, raccontaci un po’ di te: chi sei, di cosa ti occupi e come è nato il percorso che ti ha portata a scrivere Altra Specie?

Sono psicologa clinica e forense. Da sempre mi interessa capire come funzionano le relazioni, i meccanismi della mente e il modo in cui costruiamo il nostro sguardo sul mondo.

Sara Lanini e Yu – amoreaquattrozampe.it

Gli animali fanno parte della mia vita fin da quando ero bambina e, con il tempo, ho capito che il mio modo di guardarli non era separato dalla psicologia: nasceva dalla stessa curiosità verso le relazioni, l’empatia e il significato che attribuiamo all’altro.

C’è un animale che ha cambiato la tua vita e che, in qualche modo, ti ha ispirato a scrivere Altra Specie?

Ogni animale che ho incontrato ha lasciato qualcosa. Non solo quelli che hanno condiviso la mia vita, ma anche quelli incrociati per caso. Tutti loro hanno ispirato Altra Specie perché mi hanno insegnato a guardarli come individui, ognuno con un proprio modo di essere, di comunicare e di abitare il mondo.

Partiamo proprio dal libro: perché hai scelto il titolo Altra Specie e cosa racchiude questa espressione?

Il titolo ha un doppio significato, ed è probabilmente quello che rappresenta meglio il senso del libro. Da una parte, “altra specie” indica gli animali, cioè l’altra specie con cui condividiamo il pianeta e con cui entriamo continuamente in relazione.

La copertina del libro – amoreaquattrozampe.it

Dall’altra, quando inizi davvero a osservare gli animali senza i filtri culturali con cui siamo cresciuti, finisci per sentirti tu stesso “altra specie” rispetto al modo in cui la nostra stessa specie li guarda e li tratta. Nel libro scrivo infatti: “Forse sono sempre stata altra specie anch’io.”

Cos’è che ti ha fatto dire “devo scrivere questo libro”?

Non c’è stato un momento preciso in cui mi sono detta: “Adesso devo scrivere un libro”. Sentivo piuttosto il desiderio di dare voce a un modo diverso di guardare gli animali e le relazioni con loro. Era una riflessione che faceva già parte del mio modo di osservare il mondo. E così è nato Altra Specie.

Nel libro scrivi che viviamo in un “mondo al contrario”. Secondo te, cosa stiamo sbagliando nel nostro modo di guardare agli animali?

Credo che il nostro errore più grande sia quello di osservare gli animali quasi sempre e solo dal nostro punto di vista.

A volte proiettiamo su di loro caratteristiche esclusivamente umane, altre neghiamo capacità ed emozioni che la ricerca scientifica ci mostra chiaramente. In entrambi i casi, il risultato è uno sguardo distorto.

È anche per questo che parlo di un “mondo al contrario”. Un mondo in cui, dove dovrebbe esserci empatia, troviamo spesso indifferenza; e dove dovrebbe esserci il riconoscimento dell’altro, troviamo invece categorie e pregiudizi. Altra Specie nasce proprio dal desiderio di provare a cambiare prospettiva.

A volte, basta guardare gli animali da un punto di vista diverso per accorgersi che il limite non era negli animali, ma nello sguardo con cui avevamo imparato a osservarli.

Parli di dissonanza cognitiva e di linguaggio specista. Sono concetti che possono sembrare complessi, ma che in realtà riguardano tutti noi: puoi spiegarceli con un esempio che tutti possano capire?

Sono due concetti molto più quotidiani di quanto sembri. La dissonanza cognitiva è quel meccanismo per cui riusciamo ad amare gli animali e, allo stesso tempo, a compiere scelte che non sono coerenti con quell’amore, senza quasi accorgercene. Pensiamo a chi si ferma a coccolare un cane, si commuove davanti al salvataggio di un animale e poi, poche ore dopo, a tavola non collega più quel piatto all’individuo da cui proviene (ndr: parla di chi mangia carne). La nostra mente crea una separazione che ci permette di non sentire il conflitto.

Il linguaggio specista, invece, è il modo in cui le parole contribuiscono a mantenere questa visione. Basta pensare a quante volte usiamo gli animali come insulti “sei una bestia”– oppure a espressioni che normalizzano la violenza senza che ce ne rendiamo conto.

Le parole non descrivono soltanto la realtà: la costruiscono. Per questo credo che cambiare il modo in cui parliamo degli animali sia già un primo passo per cambiare il modo in cui li guardiamo.

Nel tuo libro affronti anche il tema del “Link”, cioè il legame tra violenza sugli animali e violenza sulle persone. Perché è importante parlarne oggi?

Perché il Link ci ricorda una cosa fondamentale: la violenza non nasce mai nel vuoto. Non significa che chiunque maltratti un animale diventerà necessariamente un criminale violento, ma significa che quel comportamento rappresenta un importante campanello d’allarme che non dovrebbe mai essere sottovalutato.

Credo sia fondamentale imparare a leggere questi segnali precocemente. La crudeltà verso un essere vulnerabile non riguarda solo quella vittima: racconta qualcosa del funzionamento relazionale, dell’empatia e della capacità di riconoscere l’altro come individuo. Ma c’è anche un aspetto etico che per me è importante sottolineare. Anche se il Link non esistesse, gli animali meriterebbero comunque di essere tutelati. Non perché la loro sofferenza potrebbe trasformarsi in un rischio per noi, ma perché ogni sofferenza ha valore in sé.

Nel libro citi il lavoro di Giulia Innocenzi e di Enrico Rizzi. Quanto hanno influenzato il tuo percorso e cosa rappresentano per te?

Di Giulia Innocenzi apprezzo soprattutto la forza del lavoro investigativo: rendere visibile ciò che normalmente resta nascosto. È un lavoro prezioso perché trasforma il silenzio in consapevolezza e permette alle persone di confrontarsi con realtà che altrimenti rimarrebbero invisibili.

Di Enrico Rizzi, invece, ammiro soprattutto la capacità di tradurre i valori in azione. In un mondo in cui spesso ci si limita a parlare, lui sceglie di esporsi concretamente, affrontando situazioni molto difficili per dare voce agli animali.

Detto questo, Altra Specie nasce da un percorso personale che intreccia psicologia, studio, osservazione ed esperienza diretta. Il loro contributo ha rappresentato un arricchimento, ma il libro racconta una prospettiva che è maturata dentro il mio modo di guardare il rapporto tra esseri umani e animali.

Una parte del libro è dedicata al Pet Loss e al “Love Remains”. Cosa significano questi concetti e perché pensi che possano aiutare chi ha perso un animale?

Il Pet Loss è il riconoscimento che perdere un animale significa perdere una relazione, non “solo un animale”. Il dolore che ne deriva è reale e proporzionato alla profondità del legame, non alla specie a cui apparteneva chi abbiamo perso.

Love Remains, invece, nasce da un’idea che trovo molto importante anche in psicologia: l’amore non finisce con la morte, cambia forma. Oggi sappiamo che elaborare un lutto non significa dimenticare, ma imparare a integrare quel legame nella propria vita in modo nuovo. Chi abbiamo amato continua a vivere nelle tracce che ha lasciato dentro di noi, nei valori che ci ha trasmesso e nel modo in cui ha cambiato il nostro sguardo sul mondo. Credo che questo possa aiutare molte persone perché restituisce dignità al loro dolore, senza chiedere di cancellarlo o di “voltare pagina” a tutti i costi.

Ancora oggi chi perde un animale si sente spesso dire frasi come “era solo un cane” o “prendine un altro”. Perché, secondo te, tante persone faticano ancora a comprendere la profondità di questo legame?

Perché, ancora oggi, molte persone tendono a misurare il valore del lutto in base alla specie e non in base alla profondità del legame.

Frasi come “era solo un cane” o “prendine un altro” raramente nascono dal desiderio di ferire. Più spesso riflettono la difficoltà di comprendere un’esperienza che non si è vissuta e, a volte, anche l’incapacità di stare accanto al dolore senza cercare di farlo sparire con una frase di circostanza.

Ma un animale non è sostituibile, perché non è sostituibile una relazione. Nessuno direbbe “prendine un altro” a chi ha perso un amico. Ogni legame è unico e irripetibile, indipendentemente dalla specie. Credo che il primo gesto di rispetto sia proprio questo: smettere di stabilire dall’esterno quanto sia “giusto” soffrire e riconoscere che il dolore nasce dall’amore, non dalla biologia.

Come dovrebbe comportarsi chi vuole davvero stare accanto a una persona che sta vivendo un lutto così importante?

Credo che la cosa più importante sia non avere la pretesa di togliere il dolore. Spesso, quando vediamo soffrire qualcuno, ci sentiamo in dovere di trovare la frase giusta per farlo stare meglio. In realtà, il dolore non sempre ha bisogno di essere risolto ma ha bisogno di essere accolto.

Essere presenti, ascoltare senza minimizzare, lasciare che l’altra persona parli del proprio animale anche a distanza di tempo è già un modo concreto di esserle accanto. Minimizzare il dolore o cercare scorciatoie per farlo passare rischia soltanto di aumentare il senso di solitudine di chi sta soffrendo.

Credo che il gesto più grande sia riconoscere che quella relazione è esistita e che il dolore merita lo stesso rispetto che riserveremmo a qualsiasi altro legame importante.

Come valuti il rapporto tra la crescente sensibilità verso gli animali e il numero di casi di maltrattamento che continuano a emergere dalle cronache?

Penso che questi due fenomeni siano legati da un profondo paradosso. Da una parte vedo una sensibilità sempre maggiore; dall’altra continuiamo ad assistere a episodi di violenza che ci colpiscono.

Questo accade perché l’aumento dei casi in cronaca è, in realtà, il segnale che qualcosa sta cambiando: molte situazioni che un tempo rimanevano invisibili o tollerate, oggi non vengono più accettate. Vengono finalmente documentate, denunciate e portate all’attenzione pubblica perché stiamo iniziando a guardarle senza voltarci dall’altra parte.

La vera sfida, però, è fare in modo che l’indignazione non duri il tempo di una notizia. La sensibilità diventa davvero un cambiamento quando si traduce in consapevolezza, educazione e responsabilità quotidiana.

Qual è la lezione più importante che gli animali ti hanno insegnato, sia come professionista che come persona?

Se dovessi scegliere una sola parola, direi: alterità. Gli animali mi hanno insegnato che l’altro non deve essere simile a noi per essere compreso, rispettato o amato. Sembra un concetto semplice, ma cambia completamente il modo di guardare il mondo.

Come psicologa, questo significa cercare di capire chi ho davanti senza sovrapporre continuamente il mio punto di vista. Come persona, significa ricordarmi ogni giorno che una relazione autentica nasce dall’incontro tra due individualità, non dal tentativo di rendere l’altro uguale a noi.

Credo che questa sia una lezione che vale ben oltre il rapporto con gli animali e che possa migliorare anche il modo in cui ci relazioniamo tra esseri umani.

Cosa ti auguri che resti nel cuore dei lettori dopo aver finito di leggere l’ultima pagina di Altra Specie?

Mi auguro che, dopo aver chiuso il libro, vedano gli animali con uno sguardo diverso. Se anche una sola persona inizierà a osservare un animale chiedendosi chi sia, e non cosa sia, allora sentirò di aver raggiunto il mio obiettivo.

Vorrei che Altra Specie lasciasse soprattutto delle domande perché le domande sincere hanno una forza straordinaria: continuano a lavorare dentro di noi anche quando il libro è finito. E, a volte, sono proprio loro a cambiare una prospettiva.

Altra Specie è un punto di arrivo ma anche un nuovo inizio. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Hai già in cantiere nuovi libri, iniziative o percorsi dedicati alla tutela degli animali e alla divulgazione?

Sento che Altra Specie sia molto più un punto di partenza che un punto di arrivo. In questo periodo sto vivendo con grande entusiasmo tutte le connessioni che il libro sta generando. Ogni confronto mi conferma quanto ci sia bisogno di continuare a parlare del rapporto tra esseri umani e animali con uno sguardo che unisca psicologia, etologia ed empatia.

Se c’è una cosa che ho imparato è che gli incontri più significativi della mia vita non sono nati da un piano prestabilito, ma da legami autentici. È lì che succede sempre qualcosa di bello.

So che continuerò in questa direzione. Il mio desiderio rimane quello di prestare la voce a chi non ce l’ha, e questo resterà il filo conduttore di tutto ciò che farò in futuro.

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2026-07-10 Autore: Aurora De Santis

N 4645

Trento apre alla caccia con arco e frecce, l’Enpa denuncia: “Crudeltà inaccettabile”

La Provincia di Trento sperimenta la caccia con arco e frecce ai cinghiali. Enpa denuncia sofferenze maggiori e rischi per tutti. La Provincia autonoma di ... Leggi tutto

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La Provincia di Trento sperimenta la caccia con arco e frecce ai cinghiali. Enpa denuncia sofferenze maggiori e rischi per tutti.

La Provincia autonoma di Trento ha approvato una modifica alla disciplina per il controllo dei cinghiali che introduce, in via sperimentale, la possibilità di utilizzare arco e frecce per gli abbattimenti. La misura è pensata per intervenire nelle aree dove l’impiego delle armi da fuoco è ritenuto poco opportuno a causa del rumore, che potrebbe disturbare altre specie selvatiche.

Trento apre alla caccia con arco e frecce, l’Enpa denuncia: “Crudeltà inaccettabile” – amoreaquattrozampe.it

L’autorizzazione non sarà aperta a tutti i cacciatori. Per utilizzare arco e frecce sarà necessario ottenere una specifica abilitazione e operare esclusivamente sotto il coordinamento del Corpo Forestale del Trentino o degli enti gestori delle riserve.

Enpa: “Una scelta che aumenta la sofferenza degli animali”

La decisione ha provocato l’immediata reazione dell’Ente Nazionale Protezione Animali. La sezione Enpa di Rovereto definisce il provvedimento “una scelta che sembra uscita da un film dell’orrore”, sostenendo che l’uso dell’arco esponga gli animali a sofferenze ancora maggiori rispetto alle armi da fuoco.

Enpa: “Una scelta che aumenta la sofferenza degli animali” – amoreaquattrozampe.it

Secondo l’associazione, se il colpo non dovesse risultare immediatamente letale, un cinghiale potrebbe agonizzare a lungo prima di morire. Enpa richiama inoltre il tema della sicurezza, ricordando che negli ultimi diciassette anni gli incidenti di caccia hanno causato oltre 450 vittime tra morti e feriti. L’associazione teme che l’impiego di armi silenziose possa aumentare i rischi per chi frequenta boschi e montagne.

Una pratica vietata in diversi Paesi europei

La caccia con arco e frecce è vietata in numerosi Paesi europei, tra cui la Svizzera. In Italia, invece, la normativa nazionale lascia alle Regioni e alle Province autonome la possibilità di disciplinare modalità e strumenti utilizzabili per la gestione della fauna selvatica.

Il provvedimento arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per il mondo venatorio, mentre continua il dibattito sul controverso disegno di legge che punta a modificare la normativa nazionale sulla caccia, contestato da numerose associazioni ambientaliste e animaliste.

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2026-07-10 Autore: Aurora De Santis

N 4644

Una firma per salvare i cavalli dal macello: la proposta di legge di Animal Equality

Una proposta di Legge di Animal Equality per salvare gli equidi: un grido disperato per fermare la macellazione e il consumo delle loro carni.   ... Leggi tutto

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Una proposta di Legge di Animal Equality per salvare gli equidi: un grido disperato per fermare la macellazione e il consumo delle loro carni.

Proposta di Legge di Animal Equality per salvare gli equidi: i firmatari (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

 

Uno scempio perpetrato da anni e che vede vittime degli animali non ancora riconosciuti come creature ‘di affezione’: da una delle associazioni animaliste più importanti, la Animal Equity, arriva una proposta di Legge. L’obiettivo è quello di dare un deciso stop alla macellazione della carne degli equidi e alla loro importazione, sottolineando non solo la necessità di un riconoscimento del loro status come animali d’affezione ma anche i rischi che il consumo di tale carne prevede per l’uomo.

Proposta di Legge di Animal Equality per salvare gli equidi: i protagonisti

E’ stata presentata presso la Corte di Cassazione la proposta di Legge che vieta la macellazione degli equidi da parte di Animal Equality, una organizzazione no-profit internazionale che da sempre si concentra sulla salvaguardia degli animali allevati a scopi alimentari, e della Fondazione Islander, fondata da Nicole Berlusconi.

La presentazione della suddetta proposta è stata fatta nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati e che ha visto, tra i presenti e sottoscrittori della stessa:

  • il presentatore Edoardo Stoppa,
  • il neo vice-presidente di Animal Equality Matteo Cupi,
  • Nicole Berlusconi, fondatrice della Fondazione Islander (ex Progetto Islander),
  • la avvocata degli animali Giada Bernardi,
  • l’attivista Alfredo Riccio,
  • l’attrice Claudia Vismara,
  • il dottore veterinario Enrico Moriconi,
  • la ex deputata Francesca Flati,
  • il giornalista Davide Sardi,
  • l’esperta di equitazione etologica Susi Cottica,
  • il consulente marketing Riccardo Zefilippo.

Proposta di Legge di Animal Equality per salvare gli equidi: cosa cambierebbe se entrasse in vigore

Attualmente lo status di ‘animali d’affezione’, riconosciuto dalla Legge 281/1991 sulla tutela degli animali da compagnia e dalla Convenzione Europea ratificata con la Legge 201/2010, è previsto solo per gatti, cani e pochi altri animali. Questi ultimi sono i soli ad essere tutelati in caso di abbandono e maltrattamento, ma attualmente il riconoscimento di questa condizione esclude alcune categorie come gli equidi.

Proposta di Legge di Animal Equality per salvare gli equidi: tra i firmatari l’attivista Edoardo Stoppa (Screenshot Foto Instagram@edoardostoppaofficial-amoreaquattrozampe.it)

Questa famiglia di mammiferi prevede tre categorie principali: i cavalli (compresi i pony), gli asini e le zebre. A questi si aggiungono anche il mulo e il bardotto. In realtà essi possono appartenere sia alla categoria di animali da compagnia sia di animali da reddito; ma nonostante ciò essi vengono tuttora sottoposti alla macellazione per il consumo delle carni.

E’ incredibile come un animale che spesso riesce a creare legami profondi con l’essere umano, debba essere considerato ‘carne da macello’ per la soddisfazione di esigenze alimentari, che poco tengono conto anche dei rischi che il consumo di tale cibo prevede per la salute dell’uomo, a causa di sostanze altamente nocive contenute in esso.

La proposta di Legge presentata mira dunque a vietare definitivamente la macellazione degli equidi, equiparandoli anche giuridicamente a animali di affezione, alla pari di cani e gatti. Il testo della proposta segue in parallelo altre quattro proposte di Legge bipartisan, già discusse in Parlamento, e che hanno il medesimo obiettivo.

I numeri delle ricerche e i punti salienti della proposta di Animal Equality

Secondo stime recenti, sono almeno 180 i cavalli risultati positivi ai test anti-doping tra il 2022 e il 2025 in Italia, dato numerico che verosimilmente è una sottostima del numero reale di esemplari positivi, in quanto i test sono stati effettuati a campione. Le sostanze dopanti rilevate sono: la caffeina, il flunixin, il fenilbutazone, cocaina e dermorfina.

Il dato allarmante è che il 10% degli equidi riconosciuti come ‘dopati’ sono ancora registrati come DPA, ovvero destinato alla produzione alimentare, anche nel corrente anno. Se non tutte, molte delle sostanze dopanti sono considerate incompatibili con la permanenza nel circuito alimentare. I cavalli inoltre riportano gli effetti negativi anche dello stress subito durante il trasporto verso i macelli, dai disturbi respiratori alle lesioni allo stress da calore ai disturbi gastrointestinali, dovuti anche alla disidratazione.

Ma in cosa consiste la proposta di Legge e quali sono i punti salienti dei 7 articoli che la compongono?

    • Tutti gli equidi dovranno essere riconosciuti come animali da compagnia ai sensi dell’art.1 Comma 1 della Convenzione Europea del 13/11/1987;
    • Lo Stato si impegna a tutelare le condizioni di vita, la loro protezione e l’educazione delle nuove generazioni volta al rispetto della specie;
    • Divieto di allevamento ai fini della macellazione e l’importazione di esemplari a tale scopo;
    • Divieto della lavorazione e produzione di carne equina;
    • Riconoscimento dei Pony con la definizione di ‘equidi’.

Nell’art. 2 sono evidenziate le linee guida per i detentori di equidi.

  • I detentori sono tenuti a registrare in apposito Registro anagrafico entro due mesi dalla entrata in vigore della Legge;
  • Il servizio ASL è tenuto a inoculare un transponder nell’animale e a rilasciare un documento con gli estremi identificativi dell’animale;
  • E’ vietata la registrazione come DPA entro due mesi dall’entrata in vigore della Legge;
  • Il registro anagrafico degli equidi è gestito ai sensi del Decreto del 30 settembre 2021 e gli obblighi elencati dagli articoli 108 e 109 del Regolamento Europeo n.2016/429.

Nell’art. 3 vi sono le linee guida che riguardano gli equidi dismessi.

  • Gli equidi utilizzate per finalità sportive, ricreative, lavorative o terapeutiche, a fine carriera, dovranno essere considerati ‘dismessi’ o ‘in pensione’;
  • il proprietario dovrà dare comunicazione alla ASL locale di competenza della cessazione dell’attività dell’equide interessato;
  • tale comunicazione dovrà contenere dati identificativi, generalità del proprietario, data di cessazione dell’attività, luogo di destinazione dell’animale, indicazione delle condizioni di mantenimento previste.
  • Comunicazione tempestiva di eventuali modifiche delle informazioni o eventuali variazioni;
  • Vigilanza e controllo da parte delle Asl locali di competenza;
  • Divieto di abbandono o cessione non tracciata degli equidi dismessi;
  • Sanzione amministrativa prevista per chi viola gli obblighi previsti da 10mila a 50mila euro.

L’art. 4 prevede la riconversione degli allevamenti verso forme di allevamento che tengano conto del nuovo status di animali d’affezione. L’art. 5 prevede che le disposizioni di Legge si applichino alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano.

Nell’art.6 è specificato che le violazioni all’art.1 debbano essere punite con una sanzione che va dai 20 mila ai 50mila euro, pena aumentata di un terzo e reclusione da tre mesi a tre anni se la carne è immessa sul mercato. Inoltre chi viola il comma 1 e 2 dell’art.2  verrà multato con sanzione da 30mila a 100mila euro. Tutte le entrate dalle sanzioni amministrative confluiranno come fondo del Ministero della Salute.

Infine all’art.7 agli oneri derivanti dall’art.1, pari a 3 milioni di euro nel 2026, corrisponde una riduzione del Fondo di cui all’art.1, comma 200, della Legge 23 dicembre 2014 n.190.

Firma anche tu la proposta di Legge!

In Italia tanti amano i cavalli, tanti sostengono e usufruiscono della ippoterapia ed è davvero bassa la percentuale di coloro che consumano carne di cavallo (solo il 17% della popolazione), una volta al mese. Occorrono 50mila firme per far sì che la proposta venga discussa alla Camera, obiettivo da raggiungere entro i prossimi 6 mesi. Basta una firma qui per salvare gli equidi dalla macellazione.

E vi anticipiamo che, tra qualche giorno, la nostra Claudia di Amore a Quattro Zampe intervisterà la avvocata degli animali Giada Bernardi

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2026-07-09 Autore: Francesca Ciardiello

N 4643

Claudia di Amoreaquattrozampe incontra Vanessa e Pancake, il cane guida che ha cambiato una vita: “Con lei ho ritrovato la libertà”

Vanessa Scanu racconta il legame speciale con Pancake, il Labrador che non è soltanto il suo cane guida, ma la sua compagna di vita. C’è ... Leggi tutto

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Vanessa Scanu racconta il legame speciale con Pancake, il Labrador che non è soltanto il suo cane guida, ma la sua compagna di vita.

C’è chi entra nella nostra vita in punta di piedi e chi, invece, arriva scodinzolando e la trasforma completamente. Per Vanessa Scanu, 30 anni, quel momento ha un nome preciso: Pancake.

Claudia di Amoreaquattrozampe incontra Vanessa e Pancake, il cane guida che ha cambiato una vita: “Con lei ho ritrovato la libertà” – amoreaquattrozampe.it

Labrador femmina di quasi sei anni, Pancake non è soltanto un cane guida. È la compagna inseparabile che ha restituito a Vanessa autonomia, sicurezza e, soprattutto, la voglia di tornare a vivere.

La loro storia, conosciuta oggi da centinaia di migliaia di persone sui social, è diventata anche un libro, “Io e Pancake”, pubblicato da Rizzoli. Insieme, Vanessa e Pancake contano circa mezzo milione di follower, una community che segue ogni giorno le loro avventure e che ha imparato a conoscere una ragazza straordinaria, capace di trasformare il dolore in forza.

Vanessa non è nata cieca. A soli nove anni le viene diagnosticata un’artrite reumatoide giovanile che, nel corso degli anni, compromette progressivamente la sua vista fino a spegnerla del tutto.

“Mi sono svegliata dopo l’ultima emorragia e il buio aveva spento il mondo e la mia vita”, ha raccontato più volte.

Un percorso difficile, segnato da sofferenza, sconforto, attacchi di panico e depressione. Per molto tempo Vanessa ha faticato ad accettare il bastone bianco, simbolo di una condizione che non riusciva ancora a fare propria.

Poi, nel pieno del periodo pandemico, arriva l’attesa di Pancake. Per due anni Vanessa aspetta il suo cane guida, preparandosi a quell’incontro come si aspetta una persona amata: compra la cuccia, le ciotole, i giochi. Quando scopre che si chiamerà Pancake, inizia addirittura a mangiare pancake quasi ogni giorno.

Il 18 novembre 2021 avviene il primo incontro ufficiale presso il Centro addestramento cani guida Lions di Limbiate. “Lei mi è corsa incontro scodinzolando e io l’ho abbracciata per la prima volta. È stato subito amore”, ha raccontato Vanessa.

Una squadra inseparabile dentro e fuori dai social

I primi giorni non sono semplici: imparare a fidarsi completamente di un cane richiede tempo. Ci sono i giorni di ambientamento, l’apprendimento dei comandi, la necessità di lasciare andare il controllo.

Una squadra inseparabile dentro e fuori dai social – amoreaquattrozampe.it

Ma qualcosa scatta immediatamente tra loro. Quell’amore iniziale si trasforma presto in una fiducia assoluta. Vanessa decide di affidarsi a Pancake e, da quel momento, la sua vita cambia radicalmente.

Da allora Pancake accompagna Vanessa ovunque: all’università, in palestra, a fare la spesa, agli eventi, ai concerti e nelle attività quotidiane.

Quando indossa la pettorina da lavoro con la caratteristica maniglia rossa, Pancake diventa una professionista impeccabile: concentrata, attenta, pronta a guidare la sua compagna in totale sicurezza. Anche se, come racconta divertita Vanessa, ogni tanto tenta qualche deviazione strategica verso un bar attirata dal profumo delle brioche.

Dietro i loro profili social non c’è però soltanto il racconto di una quotidianità speciale. C’è soprattutto un potente messaggio di inclusione. Vanessa utilizza i social per abbattere stereotipi e pregiudizi sulla disabilità, ricordando ogni giorno che una persona non coincide con la propria malattia o con la propria condizione.

L’intervista ad Amore a Quattro Zampe: “Pancake è prima di tutto il mio amore”

Il 2 luglio Vanessa è stata intervistata dalla nostra Claudia Colono per Amore a Quattro Zampe. Un incontro intenso e profondamente emozionante, durante il quale Vanessa ha ripercorso la sua storia insieme a Pancake.

L’intervista ad Amore a Quattro Zampe: “Pancake è prima di tutto il mio amore” – amoreaquattrozampe.it

L’emozione era palpabile, traspariva tutta la profondità di un legame che va ben oltre il rapporto tra una persona e il proprio cane guida. È il racconto di due anime che si sono scelte e che, insieme, hanno imparato a guardare il mondo in modo nuovo.

Nel corso dell’intervista Vanessa si è raccontata senza filtri, spiegando come Pancake abbia rivoluzionato la sua vita non solo dal punto di vista pratico, ma anche umano. Ha descritto il loro rapporto attraverso tre parole – cura, coraggio e coccole – raccontando come ogni giorno si prendano cura l’una dell’altra e come proprio Pancake le abbia dato la forza di affrontare paure che sembravano insormontabili.

Non sono mancati anche gli episodi più divertenti, come quando la Labrador è tornata dal parco con mezzo filone di pane tra i denti o quando si è messa ordinatamente in fila con alcuni bambini durante una festa di compleanno nella speranza di ricevere un piatto di pasta.

Vanessa ha parlato anche dei pregiudizi che ancora oggi accompagnano le persone con disabilità visiva. C’è chi, vedendola con i tatuaggi, i capelli colorati o in palestra, fatica a credere che sia cieca e arriva persino ad accusarla di fingere. Uno stereotipo che continua a ferirla profondamente e che, attraverso i social e gli incontri pubblici, cerca ogni giorno di abbattere.

Ma uno dei messaggi più importanti dell’intervista riguarda proprio il ruolo del cane guida. Vanessa ricorda che Pancake non è uno strumento di lavoro, bensì un essere vivente con esigenze, emozioni e bisogni propri. Corre al parco, gioca, si diverte e vive una vita piena anche fuori dal servizio. “Pancake è prima di tutto il mio amore, poi il mio cane e solo dopo il mio cane guida”, spiega, sottolineando come chi sceglie di affidarsi a un cane guida debba essere disposto ad amarlo e rispettarne la natura.

Pancake compirà sei anni il prossimo 13 luglio e, quando arriverà il momento del meritato pensionamento, Vanessa non ha dubbi: la Labrador resterà per sempre al suo fianco. “Resterà con me, sempre. E arriverà un altro cane guida che guiderà tutte e due”.

Perché certi incontri non cambiano soltanto la vita: la salvano.

Di seguito potete vedere l’intervista completa realizzata da Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe, nella quale Vanessa racconta con grande sincerità il suo percorso, il legame speciale con Pancake e il messaggio di inclusione e rispetto che ogni giorno porta avanti.

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2026-07-08 Autore: Aurora De Santis

N 4642

Maltrattamenti sugli animali, 15 indagati al giorno in Italia: il nuovo rapporto lancia l’allarme

Zoomafia 2026: in Italia sono 21 le denunce e 15 gli indagati al giorno per maltrattamenti sugli animali, ma la giustizia frena. Allarme social e ... Leggi tutto

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Zoomafia 2026: in Italia sono 21 le denunce e 15 gli indagati al giorno per maltrattamenti sugli animali, ma la giustizia frena. Allarme social e minori.

Ogni giorno in Italia vengono aperti mediamente 21 procedimenti giudiziari per reati contro gli animali, con circa 15 persone iscritte nel registro degli indagati. Una fotografia impietosa che emerge dal 27° Rapporto Zoomafia 2026, redatto dall’Osservatorio della LAV (Lega Anti Vivisezione) e curato dal criminologo Ciro Troiano. I dati, presentati pochi giorni fa a Roma, tracciano uno scenario nazionale complesso, caratterizzato da un tasso di 13,20 procedimenti e 9,07 indagati ogni 100.000 abitanti.

animali maltrattati
In aumento i casi di maltrattamento di animali nel 2025 secondo l’Osservatorio della Lav (Foto Canva – amoreaquattrozampe.it)

Rispetto al 2024, il report relativo allo scorso anno evidenzia una leggera flessione del 4,62% nel numero dei procedimenti penali, a fronte però di un incremento degli indagati dell’8,55%. Il reato in assoluto più contestato rimane il maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.), che rappresenta il 38,34% del totale ed è cresciuto del 9,58% in dodici mesi.

Il report dell’Osservatorio della Lav sui casi di maltrattamenti di animali: 21 denunce e 15 indagati al giorno in Italia

Per elaborare questa analisi statistica, l’Osservatorio della Lav ha interpellato 169 Procure (tra Ordinarie e Minorili), ottenendo risposta da 131 di esse (pari al 78%). Il restante 22% ha opposto un silenzio ingiustificato o ha rifiutato la condivisione per carenze di personale. Un dato che la LAV definisce “incomprensibile”, dato che il monitoraggio punta a stimolare riforme penali nell’interesse della collettività.

Cagnolino abbandonato
Il nuovo report dell’Osservatorio della Lav sui casi di maltrattamenti di animali (Foto Canva – amoreaquattrozampe.it)

A livello geografico, la reattività maggiore si registra al Nord (85% di risposte), seguito dal Centro (75%) e dal Meridione (73%).L’apparente calo dei fascicoli complessivi non deve trarre in inganno. Come spiegato da Ciro Troiano: “Sarebbe un errore interpretare il calo delle denunce come un’automatica diminuzione dei reati. La flessione indica piuttosto una diminuzione dei fatti accertati. Non si tratta di un effetto positivo delle nuove normative: l’inasprimento delle pene è stato contenuto e la reale capacità deterrente è rimasta sostanzialmente invariata”.

L’efficacia del contrasto viene svilita dalle criticità del sistema giudiziario. La maggior parte delle denunce viene presentata contro ignoti, finendo inevitabilmente per essere archiviata. Anche per i reati con autori noti, quasi la metà dei casi non supera la fase istruttoria. Dei pochissimi processi che arrivano a dibattimento, solo il 20,5% giunge a una sentenza: di questi, meno della metà (il 43,7%) si conclude con una condanna, mentre il resto si disperde tra estinzioni del reato (26,5%) e prescrizioni (10%).

scimpanzé in gabbia
Tra i reati anche il contrabbando di fauna selvatica (Foto Canva – amoreaquattrozampe.it)

Il rapporto analizza nel dettaglio le varie declinazioni della criminalità zoomafiosa, contrassegnate da profitti multimilionari e dal controllo del territorio:

  • Combattimenti tra animali: coinvolgono sia la criminalità comune che quella organizzata. Dal 1998 a oggi sono stati sequestrati 1.373 cani e denunciate 570 persone. Spesso l’attività si intreccia con lo spaccio di droga e la ricettazione.
  • Corse clandestine di cavalli: una chiara manifestazione del controllo mafioso, attuato tramite il blocco delle strade pubbliche. Nel solo 2025 sono stati effettuati 21 interventi delle forze dell’ordine, con 51 cavalli sequestrati.
  • Tratta dei cuccioli: il mercato nero di cani e gatti, importati illegalmente dall’estero in condizioni sanitarie precarie, resta un business d’oro. Tra il 2010 e il 2025 il valore dei sequestri ha superato i 6 milioni di euro, confermando una fitta rete internazionale di trafficanti.
  • Contrabbando di fauna selvatica: non si ferma il mercato illegale di specie protette o esotiche. Nel 2025 i sequestri hanno riguardato coralli, tartarughe, pitoni e persino uno scimpanzé, oltre a tonnellate di avorio, parallelamente a un’attività di bracconaggio sempre aggressiva.

Infine, il report dell’Osservatorio Lav per lo scorso anno lancia un forte allarme sociale: aumentano i reati commessi in concorso e, soprattutto, i casi diffusi attraverso i social network, un fenomeno che vede un preoccupante e crescente coinvolgimento di minorenni, attirati dalla spettacolarizzazione della violenza online.

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2026-07-07 Autore: Elisabetta Guglielmi

N 4641

Gatti, dal 1° luglio scatta l’obbligo del microchip: multe fino a 900 euro

Guai in vista per chi ignora questa novità: dal 1 luglio 2026 vige l’obbligo di microchip per tutti i gatti del Friuli Venezia Giulia, multe ... Leggi tutto

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Guai in vista per chi ignora questa novità: dal 1 luglio 2026 vige l’obbligo di microchip per tutti i gatti del Friuli Venezia Giulia, multe fino a 900 euro.

microchip
Obbligo di microchip per tutti i gatti: accade in Friuli Venezia Giulia (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

L’obiettivo è quello di ridurre il numero di esemplari che vivono per strada, senza nessuno che si prenda cura di loro: da qualche giorno la ‘musica è cambiata’, poiché delle novità metteranno ordine nel caos. Dal 1 luglio 2026 infatti è in vigore l’obbligo di microchip per tutti i gatti del Friuli Venezia Giulia. E chi non rispetterà tale provvedimento? Andrà incontro a multe salatissime, fino a 900 euro di spese: tutte le novità.

Obbligo di microchip per tutti i gatti: in Friuli Venezia Giulia stop a abbandoni e randagismo

Non vi saranno gatti in giro non registrati all’Anagrafe animali, o almeno questo è quello che si spera. Il nuovo provvedimento mira a limitare il numero di esemplari abbandonati e costretti a vivere da randagi, perché la famiglia di appartenenza ha deciso di non volersi più prendere cura di loro. E una regione italiana, il Friuli Venezia Giulia, dà il buon esempio.

Dal 1 luglio di quest’anno infatti tutti i gatti dovranno essere microchippati: ma cosa vuol dire inserire un microchip obbligatorio anche per i gatti? L’impianto di questo minuscolo dispositivo ha vari benefici per la vita dell’animale, poiché è in grado di elaborare e memorizzare dati. In concreto, un Micio dotato di microchip:

  • sarà più facile da trovare in caso di smarrimento,
  • sarà identificato (il codice numerico a lui assegnato è associato ai dati del padrone),
  • lo rende alla pari di un cane (per il quale vige l’obbligo di microchip per Legge),
  • rischierà meno di essere abbandonato (poiché il colpevole sarebbe perseguibile penalmente),
  • ha il prerequisito necessario per viaggiare all’estero.

Dunque, secondo la legge regionale del Friuli, tutti i felini dovranno essere inseriti e iscritto all’anagrafe felina. Inoltre anche quelli che vivono all’esterno delle proprie case dovranno essere sterilizzati, poiché sterilizzare il gatto è fondamentale anche per prevenire malattie trasmissibili.

Obbligo di microchip per tutti i gatti: le novità in Friuli Venezia Giulia

Bisogna dire che l’amministrazione regionale ha davvero ‘pensato a tutto’: infatti la stessa Regione del Friuli Venezia Giulia ha previsto un fondo che riesca a coprire le spese di un proprietario di massimo tre gatti e con ISEE inferiore a 30mila euro annui. Sulla pagina social della Regione sono indicati tutti i passaggi necessari per ottenere informazioni.

Obbligo di microchip per tutti i gatti: è obbligatorio dal 1 luglio in Friuli Venezia Giulia (Foto Canva-amoreaquattrozampe.it)

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Ma cosa accadrebbe se un micio venisse trovato sprovvisto dii microchip? Il suo padrone potrà essere penalmente punibile, con una sanzione amministrativa che oscilla tra i 150 e i 900 euro. Tale Regione non ha fatto altro che anticipare ciò che dovranno fare le altre regioni italiane, per adeguarsi alla normativa di Bruxelles, che prevede la microchippatura di tutti i felini e la loro iscrizione all’anagrafe.

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2026-07-07 Autore: Francesca Ciardiello

N 4639

Vagava tra le auto in autostrada, rischiava la vita in ogni istante: cagnolina salvata da un camionista

Un video diventato virale su TikTok testimonia il salvataggio da parte di un camionista di un cagnolino: l’uomo ha fermato il tir in autostrada per ... Leggi tutto

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Un video diventato virale su TikTok testimonia il salvataggio da parte di un camionista di un cagnolino: l’uomo ha fermato il tir in autostrada per aiutare il quattro zampe.

Un’autostrada a scorrimento veloce, il frastuono incessante dei motori e, all’improvviso, una sagoma scura che si muove smarrita e terrorizzata tra i giganti della strada. Quello che poteva trasformarsi nell’ennesimo, silenzioso dramma dell’indifferenza si è invece trasformato in una splendida storia di empatia e solidarietà, grazie al cuore grande di un camionista brasiliano che ha cambiato per sempre il destino di una cagnolina.

cagnolino salvato in autostrada
Il cagnolino salvato in autostrada da un camionista (Screenshot video TikTok @marcusbrayan07 – amoreaquattrozampe.it)

I fatti si sono svolti lungo la Rodovia Presidente Dutra, una delle arterie stradali più importanti e congestionate del Brasile, la striscia d’asfalto che unisce senza sosta le metropoli di San Paolo e Rio de Janeiro. Marcus Brayan, un camionista professionista noto su TikTok con il nickname di @marcusbrayan07, stava conducendo il suo mezzo pesante lungo il tragitto abituale quando una scena drammatica ha catturato la sua attenzione.

Il salvataggio del cagnolino solo in autostrada: il gesto di coraggio di un camionista salva la vita al quattro zampe

In mezzo alla carreggiata, sfiorata da auto e tir che sfrecciavano a velocità sostenuta, correva una femmina di cane dal pelo nero, una meticcia di taglia media palesemente esausta e sotto shock. Davanti a una situazione di così evidente pericolo, l’uomo non ha esitato nemmeno un istante. Ha rallentato il veicolo e ha accostato sul ciglio della strada, interrompendo la marcia. Nel video registrato in tempo reale e pubblicato sulla piattaforma social il 26 giugno, Marcus mostra chiaramente lo scenario circostante, commentando a caldo l’accaduto con parole dense di amarezza per l’insensibilità umana, ma anche cariche di un’istintiva bussola morale: «Ve lo dico: l’essere umano davvero non ha, non ha alcun amore, vero? Guardate qui. Questa è la Presidente Dutra. Ho fermato il camion qui. Potete vedere che il traffico è intenso. Guardate. Sul lato sinistro… guardate chi sale sul camion. E allora cosa faccio? La lascio lì? Pensate che avrei il coraggio di farlo? Ho fermato il camion e lei è corsa verso di me».

cagnolina
Il viaggio della cagnolina sul camion diventato virale (Screenshot video TikTok @marcusbrayan07 – amoreaquattrozampe.it)

L’istinto dell’animale ha fatto il resto. Sentendosi finalmente al sicuro, la cagnolina non è scappata ma, riconoscendo la mano tesa del suo salvatore, è corsa incontro a Marcus cercando disperatamente protezione. Un elemento che solleva interrogativi dolorosi e lascia aperte diverse ipotesi sulla sua storia recente: potrebbe essere stata abbandonata deliberatamente in autostrada da proprietari senza scrupoli, oppure potrebbe essere fuggita da una casa vicina perdendosi nel labirinto di asfalto. Al momento non vi sono certezze sulla sua provenienza, ma ciò che conta è la straordinaria svolta impressa al suo futuro. Una volta a bordo, il camionista l’ha fatta accomodare sul sedile del passeggero e le ha sistemato una copertina per tenerla al caldo mentre proseguiva il viaggio, battezzandola ufficialmente con il nome di Filó.

cagnolino salvatocagnolino salvato
La piccola quattro zampe rischiava la vita in autostrada (Screenshot video TikTok @marcusbrayan07 – amoreaquattrozampe.it)

Quello che era iniziato come un semplice gesto d’altruismo ha scatenato un’ondata di affetto globale. Il video del salvataggio è diventato virale in poche ore, raccogliendo messaggi da ogni parte del mondo. In un successivo aggiornamento video, Marcus, visibilmente grato per la massiccia mobilitazione mediatica, ha voluto rassicurare tutti sulle attuali condizioni della sua speciale compagna di viaggio, spiegando i prossimi passi per la sua tutela: «Ragazzi, non avevo idea di quanta risonanza avrebbe avuto quel video di Filor, sapete? – dice il camionista in un nuovo video – . Voglio ringraziare subito ognuno di voi che ha inviato messaggi di supporto e affetto e dirvi che lei sta bene, si trova alla stazione lì a Rio, al Cobrascan, viene trattata bene. Ringrazio ciascuno di voi, tutti quelli che hanno postato e condiviso, non posso far altro che ringraziarvi. Grazie davvero per l’affetto e l’impegno di ognuno di voi». Grazie al coraggio di Marcus, Filó ha superato la notte più buia. Ora non è più un’ombra invisibile destinata a una fine tragica sul ciglio di un’autostrada, ma il simbolo vivente di come un singolo atto di civiltà possa fare la differenza.

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2026-07-06 Autore: Elisabetta Guglielmi

N 4638

La riforma della caccia sotto la lente della scienza: ecco cosa non torna

Cerchiamo di capire insieme che cosa non va bene per quanto riguarda il nuovo DDL caccia ma da un punto di vista diverso, quello della ... Leggi tutto

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Cerchiamo di capire insieme che cosa non va bene per quanto riguarda il nuovo DDL caccia ma da un punto di vista diverso, quello della scienza.

Abbiamo detto varie volte che la nuova legge sulla caccia sta creando un rumore mai visto prima e l’abbiamo esaminata da varia aspetti.

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La riforma della caccia sotto la lente della scienza: ecco cosa non torna- amoreaquatttrozampe.it

Oggi vogliamo capire come mai, secondo la scienza, non è una scelta corretta da fare. Quindi, non ci perdiamo in troppe chiacchiere ed iniziamo.

Riforma sulla caccia, ecco cosa dice la scienza

Una riforma del genere è molto particolare e noi vogliamo esaminare le parole dell’etologa Chiara Grasso sul Lazampa. Iniziamo subito con una domanda, ovvero la riforma della caccia, aiuterebbe veramente Coldiretti, come loro sostengono?

cacciatore
Riforma sulla caccia, ecco cosa dice la scienza- amoreaquattrozampe.it

I cacciatori in questo disegno di legge vengono chiamati ” bioregolatori” e la caccia viene definita come utile alle biodiversità. Il parare dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), ovvero l’istituto scientifico che al momento decide in modo vincolante diventerà solamente consultivo.

Aumentano le specie che si possono cacciare e diventano zona di caccia anche boschi demaniali che in precedenza era esclusi. Si potranno usare visori notturni per la caccia agli ungulati. I lupi perdono la loro protezione extra perchè le regioni potranno fare dei loro piani di contenimento.

Per non parlare dei richiami vivi, ovvero gli uccelli utilizzati come richiamo per gli altri animali da cacciare. Le specie al momento sono sette ma si vuole portare questo numero a 47. Questo provvedimento non sembra puntare sulle specie che rovinano i raccolti ma allarga la caccia anche a chi non ha un rapporto diretto.

La seconda domanda è uccidere gli uccelli che si reputano dannosi per l’agricoltura, come corvidi e storni, riduce i danni? C’è una recente ricerca che arriva da uno studio del Museo di Storia Naturale di Parigi, pubblicato nel 2026 su Biological Conservation (Jiguet et al.).

Gli autori hanno analizzato i dati per ben sette anni dove in Francia si abbattono circa 1,7 milioni di animali tra volpi, mustelidi e uccelli vari ma non c’è alcun legame tra la riduzione dei danni all’agricoltura e la loro caccia.

Esiste poi anche un altro aspetto, ovvero i frammenti di piombo che restano nel terreno dove è stato ucciso l’animale. Se la carcassa viene lasciata dove si trova, a subire le maggiori ripercussioni sono i grandi rapaci come il gipeto, per il quale è una delle maggiori cause di morte, ma anche uccelli acquatici che lo ingeriscono scambiandolo per sassolini.

Stando ad alcune ricerche questa problematica è la causa di morte di milioni di animali. Per non parlare di quello che riguarda il terreno, il piombo si accumula e viene assorbito dalle radici.

Passiamo ai cinghiali. In Italia sono circa 2,3 milioni e stando a Coldiretti nel 2024 hanno fatto registrare ben 181 incidenti gravi con 14 deceduti. La soluzione che viene indicata è un amento di caccia in braccata, con cani al seguito ed aumento delle zone di caccia.

Ma Ispra ha dichiarato varie volte che questo strumento non funziona. Il motivo? Spinge gli animali a disperdersi e a causare, in questo modo, un numero maggiore di incidenti.

Cosa funzionerebbe veramente per ridurre i problemi? Recinzioni elettrificate, protezione mirata delle colture, cani da guardia, corretta gestione dei rifiuti e degli scarti. Sono, come possiamo immaginare dei risultati che non si vedono immediatamente ma con il tempo.

La riforma che sta passando dedica maggiore spazio alla caccia e non al finanziamento di queste opere che funzionano veramente, come viene riportato.

uccelli
La scienza e perchè non dovrebbe essere approvato questo dll- amoreaquattrozampe.it

Ricordiamoci poi un altro dato, se si caccia l’esemplare migliore per esporlo come un trofeo si altera la struttura del branco e si riduce la variabilità genetica. Esemplari meno capaci di adattarsi fanno avere problemi nel futuro.

Insomma una riforma che, anche se togliamo molto dal punto di vista etico, resta molto difficile da gestire e spiegare. Si sono problemi sui cinghiali, sulla gestione del lupo, sulla riduzione dei danni alla colture.

Si riduce anche il peso dell’Ispra, ovvero un ente pubblico che ha sempre preso le decisioni per il bene di tutti. Agli agricoltori viene fatta una promessa che si basa sulla scienza ma che poi, nella realtà, non è così.

Ci potremmo trovare, dopo la sua approvazione, in poco tempo, con l’aver danneggiato le biodiversità e senza soluzione alcuni problemi di chi vive veramente in campagna e che ci lavora ogni giorno.

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2026-07-07 Autore: Silvia

N 4637

Delfini “a caccia” dei pescherecci: nell’Alto Adriatico dipendono sempre di più dalla pesca a strascico per nutrirsi

Uno studio italiano rivela che molti tursiopi seguono i pescherecci a strascico per trovare cibo in un Adriatico impoverito e sfruttato. L’immagine dei delfini che ... Leggi tutto

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Uno studio italiano rivela che molti tursiopi seguono i pescherecci a strascico per trovare cibo in un Adriatico impoverito e sfruttato.

L’immagine dei delfini che nuotano accanto ai pescherecci può sembrare affascinante, ma racconta una realtà molto meno romantica. Nell’Alto Adriatico, infatti, un numero crescente di tursiopi ha ormai imparato a seguire le imbarcazioni della pesca a strascico per procurarsi il cibo.

Delfini “a caccia” dei pescherecci: nell’Alto Adriatico dipendono sempre di più dalla pesca a strascico per nutrirsi – amoreaquattrozampe.it

Secondo un nuovo studio italiano, questo comportamento non rappresenta soltanto un’opportunità occasionale, ma il segnale di un ecosistema marino sempre più impoverito, dove le prede naturali sono diventate più difficili da trovare.

Lo studio: sempre più delfini seguono i pescherecci

La ricerca, coordinata dall’associazione Dolphin Biology and Conservation e pubblicata sulla rivista Frontiers in Mammal Science, ha monitorato l’attività dei pescherecci nelle acque di Veneto e Marche tra il 2018 e il 2025.

Lo studio: sempre più delfini seguono i pescherecci – amoreaquattrozampe.it

I ricercatori hanno effettuato 859 osservazioni in mare distribuite su 148 giornate di monitoraggio, identificando i singoli delfini attraverso la foto-identificazione. I risultati mostrano un comportamento ormai consolidato: i tursiopi seguivano il 76% dei pescherecci osservati nelle Marche e il 26% di quelli monitorati in Veneto, preferendo chiaramente le imbarcazioni che praticano la pesca a strascico rispetto ad altre tipologie di natanti.

Secondo gli studiosi, questo comportamento viene inoltre appreso e trasmesso anche ai giovani, diventando parte delle strategie di alimentazione della popolazione locale.

Perché i tursiopi cercano cibo vicino alle reti

Il protagonista dello studio è il tursiope (Tursiops truncatus), uno dei cetacei più diffusi nel Mediterraneo e un importante predatore apicale, cioè situato ai vertici della catena alimentare.

In condizioni naturali dovrebbe cacciare pesci e cefalopodi sfruttando le risorse offerte dall’ambiente marino. Tuttavia l’Adriatico è oggi uno dei mari più sfruttati d’Europa. Decenni di pesca intensiva hanno ridotto molti stock ittici e modificato profondamente gli habitat bentonici.

La pesca a strascico, in particolare, rappresenta una delle tecniche più impattanti. Le reti vengono trascinate sul fondale catturando tutto ciò che incontrano, ma allo stesso tempo sollevano sedimenti, alterano gli ecosistemi e riducono la biodiversità.

In questo contesto i delfini hanno imparato a sfruttare una fonte di cibo più semplice: si alimentano dei pesci sfuggiti alle reti, degli scarti della pesca oppure intercettano le prede concentrate attorno alle attrezzature dei pescherecci.

Per gli autori dello studio non si tratta più di un semplice comportamento opportunistico. La presenza costante dei cetacei accanto alle imbarcazioni suggerisce una dipendenza crescente dalle attività umane, sintomo di un mare che fatica ormai a garantire risorse sufficienti.

Un adattamento intelligente, ma non privo di rischi

Seguire i pescherecci consente ai tursiopi di trovare cibo con maggiore facilità, ma espone gli animali a numerosi pericoli.

I cetacei possono infatti rimanere impigliati nelle reti o ferirsi durante le operazioni di pesca. Inoltre, la continua vicinanza alle imbarcazioni li sottopone a un intenso inquinamento acustico. Per i delfini il suono è fondamentale: viene utilizzato per orientarsi, comunicare con i membri del gruppo e individuare le prede attraverso l’ecolocalizzazione. L’esposizione costante al rumore dei motori può quindi compromettere funzioni essenziali per la loro sopravvivenza.

A questo si aggiungono possibili cambiamenti nella dieta, nelle strategie di caccia e persino nelle dinamiche sociali delle popolazioni di tursiopi.

Il problema non sono i delfini, ma lo stato del mare

Gli autori sottolineano che il tursiope resta una specie particolarmente resiliente e capace di adattarsi ai cambiamenti ambientali. Questo significa che il fenomeno non è irreversibile.

Se la pressione della pesca a strascico diminuisse e gli ecosistemi marini avessero il tempo di rigenerarsi, i delfini potrebbero tornare a nutrirsi principalmente attraverso la caccia naturale, riducendo progressivamente la dipendenza dai pescherecci.

Il vero messaggio dello studio, dunque, riguarda la salute dell’ecosistema marino. Quando un predatore al vertice della catena alimentare arriva a fare affidamento sulla pesca industriale per trovare cibo, non è il suo comportamento a rappresentare il problema, ma lo stato di un mare che, dopo decenni di sfruttamento, offre sempre meno risorse naturali.

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2026-07-05 Autore: Aurora De Santis

N 4636

Il cane che ha vegliato la sua umana dopo il tragico incidente: simbolo di fedeltà e amore infinito

Per ore è rimasto accanto alla donna che lo accudiva dopo l’investimento. Ora Grandão ha finalmente trovato una nuova famiglia. Per ore è rimasto immobile ... Leggi tutto

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Per ore è rimasto accanto alla donna che lo accudiva dopo l’investimento. Ora Grandão ha finalmente trovato una nuova famiglia.

Per ore è rimasto immobile accanto alla donna che ogni giorno si prendeva cura di lui, senza allontanarsi nemmeno sotto la pioggia. La storia di Grandão, cane di comunità della città di Portão, nel sud del Brasile, ha commosso migliaia di persone e fatto il giro del web.

Il cane che ha vegliato la sua umana dopo il tragico incidente: simbolo di fedeltà e amore infinito – amoreaquattrozampe.it

Dopo aver vegliato la sua umana fino alla fine delle operazioni di soccorso, oggi per lui è arrivato un nuovo inizio: è stato adottato e potrà ricominciare la sua vita accanto a una famiglia.

La silenziosa veglia accanto alla sua umana

La tragedia si è consumata la mattina del 2 luglio lungo la strada statale ERS-240, nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul. La vittima è Daiane Denise de Mello, sarta di 43 anni, investita da un camion mentre attraversava la carreggiata.

Secondo la ricostruzione preliminare delle autorità, l’incidente è avvenuto intorno alle 6.15 del mattino, mentre una forte pioggia riduceva sensibilmente la visibilità. Il conducente del mezzo è risultato negativo all’alcoltest e la Polizia Civile ha aperto un’inchiesta per chiarire con precisione la dinamica dei fatti.

La silenziosa veglia accanto alla sua umana – amoreaquattrozampe.it

A colpire profondamente soccorritori e testimoni, però, non è stato soltanto il drammatico incidente, ma il comportamento di Grandão. Il cane si è sdraiato accanto al corpo della donna e non si è mai allontanato durante tutte le operazioni di soccorso e i rilievi della polizia scientifica, come se aspettasse che la sua umana si rialzasse.

Una scena di straordinaria fedeltà che in poche ore è diventata virale in Brasile.

Il salvataggio e una nuova vita

Terminati gli accertamenti, i volontari dell’Unione Protettrice degli Animali di Portão (UPAP) hanno recuperato Grandão e lo hanno trasferito nel canile municipale, una struttura che ospita oltre 220 cani salvati da situazioni di abbandono e maltrattamento.

Per lui, però, la permanenza è durata pochissimo.

La sua storia ha infatti commosso una donna residente nel quartiere Floresta, nel vicino comune di Estância Velha, che dopo aver letto la notizia ha deciso di adottarlo. Secondo quanto comunicato dalla coordinatrice della struttura, Grandão è stato affidato ufficialmente alla sua nuova famiglia già il giorno successivo al recupero.

Dopo aver perso la persona che ogni giorno gli offriva cibo e affetto, il cane potrà così iniziare una nuova vita circondato dall’amore di chi ha deciso di aprirgli le porte di casa.

Una storia che ricorda quella di Scooby

La vicenda di Grandão ha riportato alla memoria un altro episodio che aveva emozionato il Brasile.

Nel 2025 un cane era rimasto accanto al corpo del suo proprietario, un uomo senza fissa dimora morto annegato sulla spiaggia di Balneário Camboriú. Anche in quel caso l’animale non aveva abbandonato il suo umano fino all’arrivo delle autorità.

Quella storia si concluse con un lieto fine: il cane venne adottato da una coppia che decise di chiamarlo Scooby.

Oggi anche Grandão può guardare al futuro. La sua fedeltà ha commosso un intero Paese e, proprio grazie a quella dimostrazione d’amore silenzioso, gli ha regalato la possibilità di ricominciare accanto a una famiglia pronta a non lasciarlo più solo.

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2026-07-05 Autore: Aurora De Santis

N 4635

Maltratta il suo cane lanciandolo in aria: condannato, non potrà avere animali per i prossimi 10 anni

Dopo le terribili violenze sul suo cane, un tribunale britannico gli vieta di detenere animali per dieci anni consecutivi. Chi maltratta un animale dovrebbe poter ... Leggi tutto

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Dopo le terribili violenze sul suo cane, un tribunale britannico gli vieta di detenere animali per dieci anni consecutivi.

Chi maltratta un animale dovrebbe poter adottarne un altro? È la domanda alla base della sentenza pronunciata da un tribunale di Bristol, nel Regno Unito, che ha imposto a un uomo condannato per aver abusato del proprio cane il divieto di detenere qualsiasi animale per i prossimi dieci anni.

Maltratta il suo cane lanciandolo in aria: condannato, non potrà avere animali per i prossimi 10 anni – amoreaquattrozampe.it

Una misura sempre più diffusa nei Paesi anglosassoni, dove viene considerata uno strumento concreto per prevenire nuovi episodi di violenza.

Il cane lanciato in aria e le immagini che hanno portato alla condanna

I fatti risalgono al settembre 2025, quando James Marchant, 42 anni, è stato ripreso dai vicini mentre maltrattava il suo Terrier, Boomer. Nel filmato, poi acquisito agli atti del processo, l’uomo avrebbe anche lanciato il cane in aria durante l’aggressione.

Le immagini sono state fondamentali per l’inchiesta avviata dalla RSPCA, la storica associazione britannica per la tutela degli animali, che si è costituita parte civile nel procedimento. Durante il processo, il veterinario incaricato di analizzare il video ha spiegato che Boomer aveva subito dolore fisico e mostrava evidenti segni di forte sofferenza emotiva. Il cane, inoltre, risultava sottopeso e malnutrito.

Il tribunale ha riconosciuto responsabili sia Marchant sia la sua compagna. Oltre al pagamento di una sanzione, l’uomo non potrà detenere animali per dieci anni, mentre alla donna è stato imposto un divieto di cinque anni.

Il “daspo cinofilo”: una misura sempre più diffusa

Il provvedimento richiama quello che viene comunemente definito “daspo cinofilo”, cioè il divieto per chi è stato condannato per maltrattamento animale di acquistare o adottare altri animali in futuro.

L’obiettivo è semplice: evitare che persone già riconosciute colpevoli di violenze possano tornare a entrare in possesso di altri esseri senzienti, riducendo il rischio di nuovi maltrattamenti.

E in Italia? Il Piemonte ha introdotto una blacklist

Anche in Italia il tema è sempre più attuale. La Regione Piemonte, dal maggio 2025, ha istituito una blacklist regionale dei maltrattatori di animali, consultabile dagli operatori autorizzati attraverso il sistema SINAC.

L’iniziativa nasce dalla proposta avanzata dal Comune di Nichelino e punta a impedire che chi ha riportato condanne per reati contro gli animali possa adottarne o acquistarne altri. Sebbene venga chiamato “daspo cinofilo”, il provvedimento non riguarda solo i cani, ma può essere esteso a tutte le specie animali.

La sentenza di Bristol riporta così al centro un tema sempre più discusso anche in Europa: se chi ha già dimostrato di essere un pericolo per gli animali debba essere definitivamente escluso dalla possibilità di detenerne altri.

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2026-07-04 Autore: Aurora De Santis

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