
Una donna viene aggredita sul bus: durante la discesa dal mezzo il cane interviene per allontanare il suo aggressore. In questa prima settimana di ottobre ... Leggi tutto
L’articolo Aggredita sul bus: “Se non fosse stato per il mio cane, chissà cosa sarebbe successo” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Una donna viene aggredita sul bus: durante la discesa dal mezzo il cane interviene per allontanare il suo aggressore.

In questa prima settimana di ottobre una donna è riuscita a sfuggire al suo aggressore grazie all’intervento del suo cane. L’episodio si è verificato a Genova, dapprima a bordo di un autobus e successivamente alla discesa dei passeggeri dal mezzo di trasporto pubblico all’altezza di via Napoli.
La passeggera del bus avrebbe provato a difendersi da un uomo di 50 anni dopo che quest’ultimo avrebbe ripetutamente tentato di infastidirla.

L’iniziale discussione tra i due avrebbe avuto inizio intorno all’1 di notte. Entrambi si trovavano a bordo di un autobus che attraversava il quartiere Origina. Lo scontro tra i due sarebbe poi continuato anche al termine della corsa, andando sempre più ad intensificarsi in strada.
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Stavolta però nessun cane sarebbe stato tratto in salvo da un passante, ma sarebbe stata una donna invece a sfuggire – grazie al suo cane – al suo aggressore. La passeggera viaggiava su un autobus di linea n. 635 e per fortuna in quel momento non era sola. Stando infatti alle prime testimonianze sull’accaduto sembra che il cane della donna sia intervenuto, mordendo il 50enne alla caviglia, non appena quest’ultimo abbia provato ad aggredirla fuori dal bus.
A poca distanza dalla condivisione di una bella notizia, quella sul sorprendente ritrovamento del mariano e del suo cane scomparsi entrambi per due mesi nell’Oceano, questa più recente della donna tratta in salvo dal suo cane durante un tentativo di un’aggressione sembrerebbe infine confermare ancora una volta quanto sia fondamentale avere accanto a sé un fedele compagno di viaggio che possa aiutarci in un momento di difficoltà.

Sul posto dell’accaduto – a Genova – sono intervenute le forze dell’ordine. Il 50enne è stato trasportato al pronto soccorso più vicino. Lì è stato medicato dal personale dell’ospedale, ricevendo dei punti di sutura sulla ferita. Nel frattempo, mentre si resta in attesa di poter meglio comprendere le dinamiche della questione, il cane della donna – dopo il morso impartito all’uomo – sarebbe stato posto sotto osservazione.
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Lasciato in strada in condizioni terribili: una storia di orrore del cane senza nome abbandonato con le zampe legate. Le storie di abbandono sono tutte ... Leggi tutto
L’articolo Lo hanno lasciato per strada legato: il ritrovamento che fa orrore è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Lasciato in strada in condizioni terribili: una storia di orrore del cane senza nome abbandonato con le zampe legate.

Le storie di abbandono sono tutte strazianti ma ce ne sono alcune che toccano il cuore in modo particolare per il loro essere cruente: è proprio questo il caso del cane senza nome abbandonato con le zampe legate, quasi a volergli togliere qualsiasi speranza di sopravvivenza. Per fortuna il suo destino aveva in serbo (almeno) una bella sorpresa per lui che gli avrebbe cambiato completamente la vita (finalmente in meglio).
Non riuscivano a credere ai loro occhi e probabilmente non avevano nemmeno capito cosa fosse. Quando si sono resi conto che si trattava di un essere vivente, un cane, riverso sull’asfalto e con le zampe anteriori bloccate da una corda che gli impediva qualsiasi movimento, hanno chiamato immediatamente i soccorsi.

La storia di questo cane senza nome è iniziata così, almeno per i passanti che lo hanno incrociato: dalle sue condizioni è chiaro che prima di quel ritrovamento abbia subito abusi e maltrattamenti, per ultimo quello di legarlo per le zampe, quasi a privarlo di qualsiasi speranza di sopravvivenza. E’ quello che è successo in Florida, precisamente a Ruskin.
L’esemplare, tuttora senza nome poiché privo di targhetta o altri segnali di riconoscimento, è di razza Chihuahua e ora per fortuna è in ottime mani. Infatti quando dei passanti hanno capito che si trattava di un cane hanno immediatamente allertato il team del Controllo Animali della Contea di Hillsborough.
Da solo e senza potersi muovere, il cane senza nome abbandonato era completamente terrorizzato, non si fidava di nessuno: una reazione del tutto logica, considerando ciò che avrà subito in passato. Probabilmente si trovava riverso sull’asfalto perché scaricato da un’auto in corsa, da qualcuno senza scrupoli che lo ha di fatto condannato a morte.
Non solo è rimasto esposto alle intemperie, senza cibo e senza acqua, tra le macchine che correvano a tutta velocità, ma anche nell’impossibilità di scappare e trovare un rifugio per salvarsi dato che aveva le zampe anteriori legate. Eppure il destino gli ha fatto un regalo: una volta trovato, è stato immediatamente sottoposto a visita dai veterinari e curato.
Presentava vistose ferite alle zampe, dovute alla fune che le legava, e tutto sommato le sue condizioni erano nella media: ciò fa ipotizzare che fosse stato abbandonato da poco (anche perché in quelle condizioni avrebbe potuto sopravvivere davvero poco tempo). Le indagini per rintracciare i padroni colpevoli del reato di abbandono di animali e anche di maltrattamento animali.
Le sue condizioni di salute stanno progressivamente migliorando ma la strada da fare è ancora lunga; tuttavia l’obiettivo è quello di rimettere il cane senza nome perfettamente in forze per essere adottato da una famiglia che sia in grado finalmente di dargli un po’ di affetto, quello che gli è sempre mancato.

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Chi ha avuto la possibilità di conoscerlo non ha potuto non sottolineare la sua dolcezza, la simpatia e la voglia di una famiglia, magari anche con qualche altro fratellino o sorellina a quattro zampe.
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Se n’è andata una donna che non ha solo fatto la storia del cinema, ma ha insegnato cosa significa amare gli animali: addio a Diane ... Leggi tutto
L’articolo Addio a Diane Keaton, il suo ultimo ricordo: “Gli animali erano la mia famiglia” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Se n’è andata una donna che non ha solo fatto la storia del cinema, ma ha insegnato cosa significa amare gli animali: addio a Diane Keaton.
È una di quelle notizie che fanno venire un groppo in gola. Diane Keaton non c’è più. E anche se il mondo la ricorderà per i suoi ruoli leggendari, chi l’ha seguita davvero sa che dietro la diva c’era una donna dal cuore enorme, che ha speso buona parte della sua vita a difendere chi non poteva farlo da solo: gli animali.

Sul grande schermo è stata mille cose — ironica, intensa, elegantemente imperfetta — ma nella vita di tutti i giorni era una persona concreta, capace di un amore silenzioso, di gesti semplici ma potenti. Diane non parlava tanto per apparire: agiva. Sosteneva rifugi, campagne, leggi, e non smetteva mai di ricordare che la vera grandezza non sta nei premi, ma nel rispetto.
Molti la conoscono per “Io e Annie” o “Il Padrino”, ma pochi sanno che Diane Keaton è stata una delle voci più sincere e costanti nella lotta contro il maltrattamento animale. Ha sostenuto leggi come il Big Cat Public Safety Act, che limita la detenzione privata di tigri e leoni.

Una battaglia portata avanti con la sua solita eleganza, ma anche con fermezza: non tollerava che la spettacolarizzazione mettesse a rischio la dignità di una creatura viva.
Era vegetariana convinta, ma non per moda. Diceva che era il suo modo quotidiano di dire “no” alla sofferenza. E aveva ragione: per lei la coerenza era una forma di amore. Collaborava con centri come l’Helen Woodward Animal Center, spingendo le persone ad adottare invece di comprare. E quando parlava dei suoi cani, lo faceva come di vecchi amici: ognuno con il suo carattere, i suoi difetti, le sue paure.
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Nella sua casa vivevano animali salvati da situazioni difficili. Li accoglieva senza clamore, senza bisogno di farne una storia da copertina. Diceva che le piaceva avere attorno “presenze oneste”. E forse è proprio questo che la rendeva diversa da tanti altri: l’autenticità.
Dopo la sua scomparsa, diverse associazioni — tra cui PETA — l’hanno ricordata come “una vera amica degli animali”. Un titolo che vale più di qualsiasi Oscar. Diane Keaton ha lasciato un’eredità fatta di rispetto, di piccoli gesti quotidiani e di una verità semplice: il modo in cui trattiamo gli animali racconta chi siamo davvero.
E ora che se n’è andata, non dobbiamo dimenticare mai la sua voce, discreta ma potente, a ricordarci che la compassione non passa mai di moda.
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Una fine straziante: un pony è stato legato a un’auto e trascinato per 3 km. L’autore di questa atroce crudeltà dovrà essere punito. Chi ha ... Leggi tutto
L’articolo Orrore a Ragusa: pony legato ad un’auto, trascinato per 3 km e lasciato morire per strada è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Una fine straziante: un pony è stato legato a un’auto e trascinato per 3 km. L’autore di questa atroce crudeltà dovrà essere punito.

Chi ha assistito a quello che è stato un vero e proprio massacro difficilmente riuscirà a togliersi dalla mente e dal cuore certe immagini: un pony è stato legato a un’auto e trascinato per km sull’asfalto. Ora è caccia all’uomo a Ragusa: dovrà essere punito. L’ENPA si è già costituita parte civile e difenderà nelle aule di giustizia il povero animale massacrato, per il quale non c’è stata alcuna via di scampo.
Un film dell’orrore quello che si è svolto davanti agli occhi increduli delle persone che hanno assistito alla scena. Siamo in provincia di Ragusa, e precisamente ad Acate: qui un pony è stato rapito dal legittimo proprietario, il nonno dell’uomo accusato di questo atroce crimine, ed è stato legato a un’auto.

La stessa vettura guidata dall’accusato 32enne è avanzata per km trascinando con sé il povero animale, che non aveva alcuna possibilità di liberarsi dalla morsa della fune che lo legava. Dopo diversi km percorsi, lo stesso pony è stato slegato dall’uomo e condotto, ormai in fin di vita, agonizzante in aperta campagna. Solo il ritrovamento fortuito da parte di alcuni passanti ha consentito di liberarlo dalle atroci sofferenze in cui versava e dargli una degna sepoltura (si è infatti reso necessario praticare l’eutanasia al cane).
Non si sa molto sui fatti che hanno preceduto il terribile gesto, ma si sa che l’imputato e il legittimo proprietario della vittima sono legati da un vincolo di parentela: il 32enne accusato è infatti il nipote di colui che si occupava della gestione e della cura del pony. L’imputato avrebbe scardinato il cancello dello spazio in cui viveva l’animale e lo avrebbe sottratto per poi legarlo all’auto e ridurlo in fin di vita.
Una sentenza che lascia l’amaro in bocca quella pronunciata dal giudice il 7 ottobre scorso alla fine del processo contro l’imputato accusato dell’atroce crimine. Pare infatti che quest’ultimo sia stato assolto perché il fatto non sussiste, un verdetto inaspettato che ha suscitato non poche polemiche.
I fatti che risalgono a 3 anni fa, avvenuti dunque nel 2022, vedono l’uomo accusato (di cui alcuni giornali riportano l’attuale età a 41 anni) di aver legato e trascinato all’auto per km il pony femmina di 10 anni, di 250 kg di peso e di dolcezza. Dopo averlo trovato agonizzante lungo una strada di campagna, era stato posto ad eutanasia dai veterinari che lo avevano in cura ed è morto.
Il PM aveva chiesto per l’uomo due anni di reclusione, ma la sentenza definitiva lo ha assolto completamente: a questo punto ci si chiede dove sia la giustizia e perché un essere umano che si è macchiato di un delitto tanto atroce non sarà mai punito per ciò che ha fatto. Sono sempre più coloro che sono convinti del fatto che gli animali non abbiano voce, soprattutto quelli che muoiono per mano dell’uomo, ma non per questo smetteranno di difenderli.
Dopo la morte del povero animale, l’ENPA (l’ente nazionale di protezione animali) si era subito fatta avanti per difendere la memoria del povero pony e avere giustizia dopo la sua atroce fine. Nella persona dell’avvocata Claudia Ricci, l’Ente e altre associazioni animaliste si erano costituite parte civile.

Un atto del genere non poteva e non doveva passare inosservato, quindi il costituirsi parte civile è stato visto come un atto assolutamente necessario non solo per onorare la memoria dell’animale defunto ma anche e soprattutto per scoraggiare eventuali comportamenti simili in futuro. Inoltre non solo le persone che hanno assistito alle terribili scene ad Acate ma anche quelle che sono venute a conoscenza del fatto tramite i social sono rimaste giustamente scandalizzate e sconvolte dalla sua ferocia e dalla conseguente sentenza assolutiva.
L’intenzione era (e rimane) quella di chiedere una condanna esemplare per l’imputato che sia anche da monito. Non si sa infatti se il 32 enne si fosse macchiato di questo orrore per puro sadismo o per incomprensioni con il legittimo proprietario nonché suo nonno: fatto sta che non ha avuto cuore nel trascinare un povero animale indifeso per km, legato alla sua auto in corsa.
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Anche la LIDAA (Lega italiana difesa animali e ambiente), aveva messo in atto una manifestazione (voluta anche dall’On. Michela Brambilla) in piazza contro questi atroci crimini che sempre più spesso vedono come vittime animali.
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Avevano provato a eliminarlo ma lui è tornato a vivere: il giaguaro salvato nel Rio Negro è tornato libero. Si è conclusa nel modo migliore ... Leggi tutto
L’articolo Il giaguaro che ha scosso il mondo torna libero: un evento straordinario è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Avevano provato a eliminarlo ma lui è tornato a vivere: il giaguaro salvato nel Rio Negro è tornato libero.

Si è conclusa nel modo migliore una storia che sembrava senza speranza: quando infatti il felino era stato trovato, nessuno avrebbe potuto scommettere sulla sua vita. Ma ora le cose sono cambiate e in meglio: il giaguaro salvato nel Rio Negro è tornato libero e può ricongiungersi al suo habitat naturale. Una notizia che in tanti attendevano perché preoccupati sulla sua sorte, il lieto fine che tutti si auguravano.
Quando hanno scoperto che era stato colpito da decine e decine di proiettili (36 per la precisione) non pensavano ce l’avrebbe mai fatta a sopravvivere, ma la sua voglia di vivere era ben chiara a tutti. Nonostante fosse stato colpito, questo eroico felino aveva nuotato per ore ma era riuscito ad avvistare ed avvicinarsi a una barca di salvataggio.

L’ultimo sforzo era stato quello di ‘aggrapparsi’ letteralmente, con le zampe, ad una sorta di cuscino che gli avevano fornito i suoi soccorritori: era salvo finalmente, era riuscito a sfuggire ai bracconieri ma per lui non era ancora finita. Era ormai alla deriva sulla riva del Rio Negro, stanco ed esausto non solo per la lunga nuotata ma anche per i colpi ricevuti.
Una volta soccorso, era stato portato a Manaus, allo Zoologico do Tropical Hotel, per essere curato e gli avevano fatto indossare un collare per monitorarlo. sarà il primo caso di giaguaro, animale-simbolo della foresta amazzonica, monitorato con un simile strumento.
I poliziotti in servizio hanno visto questo esemplare di giaguaro di circa 3-4 anni per 54 kg e, per far sì che potesse attaccarsi alla barca, gli hanno lanciato una sorta di cuscino piatto che gli ha fatto da ancora. E proprio quel cuscino rappresentava la sua salvezza dopo ore a nuotare per sfuggire all’attacco dei bracconieri, che gli avevano sparato contro e che erano riusciti a colpirlo con ben 36 proiettili di piombo.
Dopo il salvataggio avvenuto il 1 ottobre, si è ripreso non solo fisicamente ma anche i suoi istinti selvaggi e violenti sembrano essere scampati al trauma subito: la forza di questo animale ha strabiliato anche il biologo Nonato Amaral che lo ha in cura. Dal 4 ottobre ha iniziato ad alimentarsi da solo ed è stato quello il primo, grande traguardo; l’occhio lesionato, il dente spezzato e le ferite riportate sono state curate con successo.
Quando si sarà completamente rimesso in sesto potrà finalmente tornare nel suo mondo, quello selvaggio, pieno di pericoli e insidie, ma non sarà solo: infatti il collare che gli è stato fatto indossare, donato dall’Istituto Onça Pintada e del valore di circa 3500 euro, consentirà ai supervisori di non perderlo mai di vista e di intervenire qualora ce ne fosse bisogno.

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Il ritorno al suo habitat sarà dunque in sicurezza per un esemplare già troppo colpito dalla crudele mano umana: come si sta tentando di salvare i rinoceronti con la radioattività nell’anti bracconaggio, così si cercherà di far fronte a questo immane problema che affligge anche l’Amazzonia.
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Jane Goodall se n’è andata a 91 anni: una vita intera dedicata agli animali, alla foresta e al rispetto per ogni forma di vita. Jane ... Leggi tutto
L’articolo Addio a Jane Goodall: la sua vita dedicata agli animali e alla scienza è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Jane Goodall se n’è andata a 91 anni: una vita intera dedicata agli animali, alla foresta e al rispetto per ogni forma di vita.
Jane Goodall non c’è più. Novantuno anni e una vita intera passata ad ascoltare il respiro della foresta, a parlare con gli occhi di animali che nessuno prima aveva davvero guardato.

Non servivano parole, bastava la pazienza di chi sa aspettare. Perché Jane era fatta così: silenziosa, curiosa, capace di restare immobile per ore solo per capire un po’ di più il mondo che la circondava.
Fin da piccola, a Londra, diceva che un giorno sarebbe andata in Africa a vivere con gli animali. Tutti le sorridevano, pensando fosse solo un sogno da bambina. Ma lei non ha mai smesso di crederci. Dopo la scuola lavorò come segretaria, ma dentro sentiva che non era quella la sua strada. Quando un’amica la invitò in Kenya, prese il primo aereo e partì. Da lì, la sua vita cambiò direzione.

In Africa incontrò Louis Leakey, un paleoantropologo che intuì subito quanto fosse speciale. Aveva qualcosa che molti studiosi non avevano: la capacità di osservare senza giudicare.
Fu lui a mandarla nella foresta di Gombe, in Tanzania, per studiare gli scimpanzé. Era il 1960, Jane aveva solo 26 anni e nessuna esperienza in quel campo. Eppure restò lì, sola in mezzo alla giungla, con una tenda, un binocolo e una curiosità senza confini.
Un giorno notò uno scimpanzé spezzare un ramo. L’animale lo pulì e lo utilizzò per tirare fuori le termiti da un tronco. Era la prova che anche loro sapevano costruire strumenti. Fino ad allora, si pensava fosse una prerogativa solo umana. Quel momento cambiò tutto. Non solo la scienza, ma il modo in cui il mondo guardava agli animali.
Da quel giorno Jane non smise più di condividere ciò che aveva imparato. Raccontava che gli scimpanzé non erano così diversi da noi: sanno amare, soffrono, si aiutano, litigano, fanno pace. Avevano un mondo interiore che lei riusciva a vedere, con una sensibilità che pochi hanno avuto.
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Negli anni Settanta creò il Jane Goodall Institute e da allora non si è più fermata. Viaggiava ovunque, parlava nelle scuole, nei villaggi, davanti ai governi. Difendeva la natura come si difende un amico, con passione e rispetto. Tutti la chiamavano “scienziata”, ma chi l’ha incontrata sapeva che era molto di più: una donna capace di unire gli uomini agli animali, ricordando a ciascuno che facciamo tutti parte della stessa casa.
Negli ultimi anni si definiva “un’eterna ottimista”, convinta che ogni piccolo gesto potesse cambiare qualcosa.
Oggi la sua voce si è spenta, ma la sua eredità no. Jane ci ha insegnato che osservare con rispetto è il primo passo per amare davvero, e che gli animali, se li ascolti, hanno molto da dirci.
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La sua storia non sarà mai dimenticata: è morto Bambi, il cervo più amato d’Italia che ha vissuto nella comunità di Valmalenco. Non solo la ... Leggi tutto
L’articolo È morto il cervo più amato d’Italia: “Addio Bambi, grazie per tutto quello che ci hai dato” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
La sua storia non sarà mai dimenticata: è morto Bambi, il cervo più amato d’Italia che ha vissuto nella comunità di Valmalenco.

Non solo la famiglia che lo ha ospitato come un animale domestico qualunque ma l’intera comunità di Valmalenco, valla alpina lombarda, oggi piange la sua scomparsa: è morto Bambi, il cervo più amato d’Italia e allevato da una famiglia. La sua storia è stata sempre protagonista di contese e discussioni tra la Legge (anche quella della natura) e l’amore: nessuno potrà mai dimenticarsi di lui.
Bambi era diventato così famoso da rubare la scena al cervo Disney di cui portava il nome, perché la sua storia è stata quella di un’intera comunità (quella di Valmalenco in Lombardia) e di tutta l’Italia, che aveva seguito tutte le vicende che lo vedevano protagonista fin dal suo ritrovamento nel 2020.

Alla fine di giugno di quell’anno infausto per la pandemia da Covid-19, un allevatore locale, Giovanni Del Zoppo, si era imbattuto coi suoi cani in questo cervo, abbandonato dalla sua famiglia di cervi, probabilmente messi in allerta proprio dalla presenza dei quattro zampe nella zona di Val Rosera. Dopo aver atteso invano il ritorno della madre del cucciolo e non avendo alcuna intenzione di lasciarlo lì da solo, l’allevatore ha pensato di portarlo a casa con sé e prendersene cura come un qualsiasi altro animale domestico.
Era solo un cucciolo quando era stato trovato, ma Bambi si è fatto amare dalla famiglia Del Zoppo, formata dalla moglie Barbara, dalla figlia Sara e dalle piccole nipotine Caterina e Carlotta, e da tutta la comunità lombarda in breve tempo. Ma i problemi non hanno tardato ad arrivare, quando la Polizia provinciale di Sondrio ha fatto irruzione in casa per portarlo via.
Nonostante la sua permanenza in casa non avesse avuto alcun intoppo perché Bambi si trovava bene sia con gli umani sia con gli altri animali domestici, la Polizia di Sondrio e i veterinari dell’Ats avevano valutato fosse troppo rischioso tenerlo lì. La motivazione era proteggere la sicurezza degli altri animali che vivevano nella stalla insieme al cervo.
La paura era che durante la stagione dell’amore, durante la quale i cervi ‘si sfidano’ a colpi di corna’, Bambi potesse inavvertitamente ferire gli altri per affermare la sua predominanza sul territorio. Per questo motivo il cervo era stato allontanato dalla famiglia che lo stava allevando con tanto amore e portato in una riserva per animali selvatici a Morbegno.
Ma Giovanni Del Zoppo e i suoi cari non si sono mai arresi a questo finale: non potevano lasciare che Bambi, divenuto a pieno titolo un membro della famiglia, vivesse e crescesse in uno spazio sicuro ma tanto lontano. E così, col sostegno dell’intera comunità di Valmalenco, dopo sette mesi sono riusciti a realizzare il posto perfetto per poter far crescere il loro Bambi, un’area protetta di ben 7mila metri quadrati.

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Oggi quello spazio è diventato Oasi faunistica che dal 2023 ospita anche altri due cuccioli di cervo, Valma e Lenca, che sono state sempre accanto a Bambi fin dal loro arrivo dal Parco nazionale dello Stelvio nel Bresciano. Oggi le due compagne di giochi del cervo e la sua famiglia piangono la sua scomparsa dopo una vita travagliata ma ricca d’amore, grazie alla famiglia Del Zoppo e all’intera comunità che lo ha accolto e amato da sempre.
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La sua vita era un esempio per tutti ma purtroppo ora non c’è più: la morte del volontario Fredi ha lasciato soli i suoi 200 ... Leggi tutto
L’articolo Fredi è morto a soli 31 anni: “Una tragedia che non doveva accadere, era un eroe” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
La sua vita era un esempio per tutti ma purtroppo ora non c’è più: la morte del volontario Fredi ha lasciato soli i suoi 200 animali.

Vite come quella di Fredi, volontario albanese che si prendeva cura da solo di ben 200 animali, dovrebbero essere eterne: ma purtroppo se n’è andato prestissimo e tutti quelli che lo conoscevano, compresi i suoi adorati quattro zampe, sono ancora sotto shock. La morte di Fredi getta nello sconforto quanti avevano ammirato la sua tenacia e la sua forza nell’assistere i suoi cani, insieme alla storica volontaria Vera, impegnata nella stessa missione.
Solo 31 anni, ricchi di amore e di operosità per i suoi quattro zampe. E’ stato con loro fino alla fine, fino a quando il suo immenso cuore, colmo d’amore, non gli ha giocato un brutto tiro. Se n’è andato sotto la pioggia Fredi, il volontario albanese 31enne, che si prendeva cura di ben 200 cani presso il rifugio di Elbasan in Albania.

Accanto a lui c’è sempre stata Vera, storica volontaria, che ora si ritroverà sola ad affrontare la missione che condivideva con Fredi. Nessuno poteva immaginare che durante quel brutto temporale, la capanna nella quale si stava rifugiando con alcuni dei suoi cuccioli si sarebbe allagata. Infatti tutti i piccoli quattro zampe sono annegati e anche per Fredi non c’è stato nulla da fare: è stato colto da infarto, probabilmente per la paura o lo shock improvviso.
Da sempre la sua vita, seppur in ristrettezze economiche, era stata dedicata agli animali, in particolare ai cani randagi: solo pochi mesi fa infatti pare che le autorità locali stessero organizzando degli avvelenamenti di massa per i quattro zampe che vivevano in strada. Questa la ‘soluzione’ che avrebbe trovato il potere locale per risolvere il problema del sovrannumero per le strade comunali.
Proprio in occasione di quegli avvelenamenti si chiedeva di adottare i cani rimasti in strada, per evitare che venissero eliminati.
Nessuno sa quale potrebbe essere lo scenario che si aprirà con la morte di Fredi: si sa solo che Vera, l’altra storica volontaria impegnata nella missione di salvare la vita ai 200 cani di cui si occupava il 31enne, è rimasta sola. O meglio, c’è per fortuna qualcuno che la aiuterà: si tratta di Enrico Rizzi, attivista animalista siciliano di Erice, che più volte è partito alla volta dell’Albania per aiutare i due.

Anche stavolta, in seguito all’immane tragedia che si è verificata con la morte di Fredi, il giovane leader ha annunciato la sua partenza ormai prossima: il sacrificio dell’albanese, che ha donato la sua stessa vita agli animali fino all’ultimo istante, non può e non deve restare vano. Infatti lo stesso Rizzi ha annunciato in un post sui social che avrebbe disdetto i suoi impegni a Roma per volare accanto a Vera.
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Col primo aereo disponibile, il leader animalista ha raggiunto la storica volontaria per capire il da farsi e portare avanti, in ogni modo possibile, il progetto soprattutto per sopperire alla grave mancanza di Fredi. Insieme alla notizia lo stesso attivista ha chiesto anche un aiuto concreto di cibo, ma anche stalli e adozioni per garantire cura e protezione ai quattro zampe ormai orfani.
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Siamo abituati a vederlo sfrecciare in pista ma ora si è fermato per stare accanto al suo Roscoe: il cane di Lewis Hamilton sta morendo. ... Leggi tutto
L’articolo “È in fin di vita”: l’annuncio di Lewis Hamilton commuove tutto il mondo è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Siamo abituati a vederlo sfrecciare in pista ma ora si è fermato per stare accanto al suo Roscoe: il cane di Lewis Hamilton sta morendo.

Se in pista gareggia da solo con la sua moto, ora il grande campione di Formula 1 ha chiesto l’aiuto di tutti i suoi fan: quello di pregare per il suo quattro zampe che è in fin di vita. Già da qualche giorno aveva dato la triste notizia: il povero Roscoe, il cane di Lewis Hamilton, sta morendo. Per lui il pilota ha abbandonato i test al Mugello e si è diretto a casa, dove può stargli accanto in questo difficile momento: tute le ultime novità sul suo stato di salute.
Non lo avrebbe mai lasciato da solo ad affrontare gli ultimi istanti della vita e così ha fatto: il campione di Formula 1, Lewis Hamilton, pilota di punta della nostrana Ferrari ha scelto di abbandonare i test delle gomme Pirelli 2026 previsti al Mugello, per tenere compagnia al suo Bulldog, Roscoe. E non solo: proprio perché le condizioni di salute del suo quattro zampe, ormai mascotte di tutta la scuderia, destano grande preoccupazione ha anche annullato la sua presenza alla Milano Fashion Week prevista per sabato scorso.

Dopo aver invitato i suoi fan a pregare per Roscoe infatti il sette volte campione del mondo di Formula 1 ha deciso di rinunciare a un’altra delle sue grandi passioni dopo la Ferrari, ovvero la moda: tuttavia non ha dimenticato di lanciare un messaggio a Rocco Iannone, direttore creativo del brand automobilistico, e a tutta la squadra del Ferrari Style.
Ma come sta Roscoe? Purtroppo è stato vittima di una brutta polmonite canina, e le immagini mostrate dal campione su Instagram parlano chiaro (purtroppo): il magnifico esemplare di Bulldog appare stanco e sofferente. Il quattro zampe, arrivato alla veneranda età di dodici anni (se volessimo calcolare l’età dei cani capiremmo che non è più un giovincello), è da sempre accanto a Hamilton che ha contribuito a farlo diventare una vera e propria star del web.
Roscoe infatti è famoso ai fan del campione e non solo per essere un cane vegano, amante del frisbee e della palla, sia quella da tennis sia quella da calcio. Inoltre ama gli spostamenti: a quanto pare, nel suo caso, viaggiare con il cane non è affatto un problema.
Purtroppo l’invito di Lewis Hamilton a pregare per il suo cane non è stato ben accolto, almeno non da tutti i fan della Scuderia Ferrari: pare infatti che molti sostenitori dell’iconica casa automobilistica italiana abbiano polemizzato sul post Instagram del campione, tanto da costringerlo a rimuoverlo. Un gesto forte quello del campione, che è rimasto sicuramente (e giustamente) deluso da coloro che lo accusavano di non prendere a cuore le sorti della Ferrari.

In un momento così delicato e in cui le condizioni di Roscoe destano grande ansia e preoccupazione, forse Hamilton si aspettava una maggiore comprensione, che purtroppo non è arrivata. Infatti insieme alla cancellazione del post direttamente sulla pagina Instagram del cane, @roscoelovescoco, è calato il silenzio anche sulle sue attuali condizioni di salute.
Le ultime notizie sul profilo del campione risalgono a due giorni fa in cui presentava la critica situazione con queste parole:
‘Roscoe si è preso di nuovo la polmonite e sta lottando per respirare. E’ stato ricoverato in ospedale e sedato per calmarlomentre lo controllavano e, durante il procedimento, il suo cuore si è fermato‘.
Purtroppo in seguito a questo arresto cardiaco, il povero quattro zampe è entrato in coma e nessuno può sapere se mai si risveglierà dalla sua attuale condizione.
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Quindi dopo le immagini che lo vedevano steso e intubato, per favorirgli la respirazione, non si sapeva più nulla di Roscoe: purtroppo nella giornata di lunedì è arrivata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto leggere. Il povero Roscoe non ce l’ha fatta e si è spento nella serata del 28 settembre, tra le braccia del suo amato padrone.
In tanti però speravano che il cane si riprendesse il prima possibile e che il campione potesse tornare in pista con un animo sereno ma purtroppo così non è stato: Lewis Hamilton ha dovuto dirgli addio e ora sta vivendo il suo lutto. A lui il nostro conforto per questa enorme perdita.
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Claudia Cardinale non era solo un’icona del cinema, ma una donna ribelle che amava gli animali e sognava avventure lontane dai riflettori. Se n’è andata ... Leggi tutto
L’articolo Addio alla grande Claudia Cardinale: in pochi sanno cosa faceva con gli animali è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Claudia Cardinale non era solo un’icona del cinema, ma una donna ribelle che amava gli animali e sognava avventure lontane dai riflettori.
Se n’è andata Claudia Cardinale, e con lei un pezzo enorme di cinema e di vita vissuta senza compromessi. Non era la classica diva che amava riflettori e passerelle: anzi, più la volevano incastrare in quel ruolo, più lei si ribellava.

Sullo schermo era magnetica, intensa, ma dietro la bellezza mediterranea si nascondeva una donna che sognava tutt’altro: non salotti patinati, ma spazi aperti, foreste, viaggi e animali da proteggere.
Chi l’ha conosciuta lontano dai set racconta che Claudia non passava indifferente davanti a un randagio. Se trovava un cucciolo, un gatto abbandonato o un uccellino ferito, non ci pensava due volte: lo portava a casa, improvvisava rifugi, si prendeva cura di lui.

Mai in cerca di applausi, mai per farsi vedere: era un amore autentico, discreto, fatto di gesti concreti. Nel 2011 diede voce al documentario Disney African Cats, quasi un modo per mostrare pubblicamente quella passione per la natura che fino ad allora aveva custodito con riservatezza.
Da ragazza aveva un sogno insolito per una futura attrice: diventare esploratrice. Non a caso, quando il lavoro la portava su set in luoghi selvaggi, lei si lasciava affascinare più dagli animali e dalle piante che dalle luci delle cineprese. Amava curiosare dietro le quinte, osservare un uccello raro o accarezzare un felino incontrato sul posto.

Era come se quel legame con la natura fosse una parte profonda della sua identità, qualcosa che non ha mai perso, neppure nei periodi di massima notorietà.
Claudia Cardinale non è stata solo un’attrice di successo, ma una donna che ha conosciuto anche il dolore. Dietro la carriera scintillante si nascondeva la ferita di una violenza subita da giovanissima, una verità taciuta per anni. Il figlio nato da quella vicenda, Patrick, fu a lungo presentato come “fratello” per motivi di immagine.
Una scelta che oggi può sembrare impensabile, ma che allora era quasi obbligata. Claudia però, ha trovato la forza di trasformare quel silenzio in testimonianza. Quando decise di parlarne, non lo fece solo per sé, ma per dare voce a tante donne rimaste nell’ombra.
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Ha scelto la libertà, sempre, anche quando costava cara. E così, mentre oggi la salutiamo, nel nostro cuore c’è l’immagine di una donna che non ha vissuto da diva, ma da ribelle gentile, capace di custodire animali randagi e allo stesso tempo affrontare le sue battaglie più intime con coraggio.
Addio, Claudia e grazie per tutto quello che sei stata e che hai fatto per gli animali.
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Stavolta il divo è davvero in una brutta situazione: il cane di Johnny Depp ha sbranato due pecore di un contadino, che ora vuole essere ... Leggi tutto
L’articolo Johnny Depp nei guai (di nuovo): quello che ha fatto il suo cane è raccapricciante è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Stavolta il divo è davvero in una brutta situazione: il cane di Johnny Depp ha sbranato due pecore di un contadino, che ora vuole essere risarcito.

Non è affatto la prima volta che le pagine di cronaca lo vedono protagonista ma stavolta non si tratta del suo prossimo film in uscita o del divorzio clamoroso con la sua ex moglie: oggi è il cane di Johnny Depp sotto la luce (oscura) dei riflettori. Infatti pare che il suo quattro zampe abbia sbranato due pecore di un contadino e ora toccherà al divo pagarne le conseguenze (e non solo in termini economici).
Non è in casa del divo da tanto tempo ma si è subito fatto notare e purtroppo non per episodi piacevoli: il cane di Johnny Depp, un magnifico esemplare di Bullmastiff di nome Bourbon, che è stato appunto adottato da poco dall’attore, si è reso protagonista di un fatto tragico e increscioso. Si trovava nell’East Sussex in Inghilterra quando si è sfortunatamente scontrato con due pecore, che pascolavano tranquillamente col loro contadino in un pascolo verde.

Il cane, in Italia già segnalato nella classifica delle razze pericolose e letali (in Lombardia ad esempio), è stato infatti pronto ad attaccare e uccidere i due sfortunati ovini in cui si era imbattuto. Le due pecore sono state infatti sbranate dal quattro zampe che ha scatenato su di loro tutta la sua furia. Sebbene non fosse presente il divo al momento dell’attacco, poiché il cane era sorvegliato da un membro del suo staff, sarà proprio lui a doverne pagare le conseguenze.
E non è la prima volta che anche i cani di Johnny Depp finiscono sui giornali: qualche anno fa, mentre si trovavano in Australia, hanno rischiato addirittura di essere soppressi perché privi della documentazione necessaria per far viaggiare un cane all’estero. Pare infatti che i due esemplari di Yorkshire Terrier dell’attore, Pistol e Boo, fossero stati introdotti nel Nuovo Continente grazie a un jet privato, eludendo i controlli sanitari. Entro le 72 ore che le autorità australiane gli avevano dato per evitare la soppressione degli animali, Depp li ha rispediti in California.
Le dichiarazioni di Johnny Depp dopo il tragico evento dell’uccisione delle due pecore sono state chiare: non solo provvederà a risarcire il contadino della perdita dei due ovini ma prenderà anche provvedimenti che riguardano il suo cane Bourbon, per evitare che in futuro accadano fatti simili. Infatti il cane sarà affidato a un educatore cinofilo, per prevenire appunto incidenti simili.

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Infatti è necessario che il Bullmastiff migliori il suo comportamento, obbedisca agli ordini del padrone e in primis dell’educatore, per frenare la sua voglia di avventarsi contro terzi. Probabilmente il fatto stesso di essere rimasto in un centro di recupero, prima di essere adottato dal divo hollywoodiano, ha lasciato traumi nella sua mente.
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Un tragico incidente vede coinvolta un’atleta e un cane durante la gara: il fido viene investito dalla ciclista mentre è in pista. Durante il ... Leggi tutto
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Un tragico incidente vede coinvolta un’atleta e un cane durante la gara: il fido viene investito dalla ciclista mentre è in pista.

Durante il “Giro del Mediterraneo in Rosa” – lo scorso 20 settembre, un’atleta olandese ha investito un cane di piccola taglia mentre si trovava in pista. L’incidente si è verificato a Visciano, in Provincia di Napoli, durante gli ultimi minuti della gara ciclistica.
Il cane di piccola taglia sarebbe sfuggito inavvertitamente al controllo del suo umano di riferimento mentre quest’ultimo assisteva alla gara. Gli atleti in gara, nel frattempo, erano impegnati a raggiungere la tappa conclusiva del Giro. Nessuno di loro poteva prevedere una simile interruzione.

Purtroppo anche il tentativo di seguire il cane in pista dopo il suo accidentale ingresso si è rivelato vano. La velocità degli atleti in quel momento era sostenuta e probabilmente nessuno di loro avrebbe potuto accorgersi in tempo della presenza di un terzo in pista per riuscire a evitarlo.
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L’atleta olandese non è riuscita a evitare il cane. Dopo lo sconfinamento in pista del fido quest’ultimo ha cambiato improvvisamente direzione posizionandosi esattamente sulla traiettoria dell’atleta. La bici si è scontrata con il cane ad alta velocità sotto gli occhi impotenti di tutti coloro che stavano assistendo alla gara.
Nonostante le buone intenzioni della ciclista e il repentino intervento del personale addetto ai soccorsi sul luogo dell’incidente, il tragico impatto tra l’atleta e il cane è costato la vita al fido. L’atleta olandese è stata invece costretta a interrompere bruscamente la sua partecipazione al “Giro del Mediterraneo in Rosa” e ad affrontare successivamente le conseguenze della brutta caduta sull’asfalto.

Come mostra un filmato dell’incidente pubblicato su “YouTube” in queste ore, la ciclista ha perso il controllo della bici che ha dapprima inchiodato per poi abbandonarla e scivolare in solitaria lungo la pista. Il restante degli atleti che stavano partecipando insieme a lei alla gara in quel momento, probabilmente anche avendo assistito parzialmente alla scena, sono riusciti a rallentare in tempo e ad evitare ulteriori incidenti.
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Un detective d’esperienza? Sì, ma a quattro zampe: il talento del cane Bayla che risolve casi di omicidio difficilissimi. I nostri amici a quattro zampe ... Leggi tutto
L’articolo Risolve casi difficilissimi: l’incredibile talento di Bayla per gli omicidi è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Un detective d’esperienza? Sì, ma a quattro zampe: il talento del cane Bayla che risolve casi di omicidio difficilissimi.

I nostri amici a quattro zampe non sono solo fedeli compagni di giochi e avventure ma anche dei provetti detective! E ne è una prova il talento di Bayla, il cane che risolve casi difficilissimi di omicidio meglio di un agente investigativo. I carabinieri, suoi colleghi, spesso si avvalgono delle sue abilità ed è proprio grazie a quelle che spesso fornisce utili risposte alla risoluzione di casi che, altrimenti, resterebbero irrisolti: ecco qualche storia che la vede protagonista.
Non si tratta solo di fiuto inteso come abilità fisica ma anche di intuito: questi sono i segreti di Bayla, il cane che riesce a fornire risposte utili alle autorità che si ritrovano a dover risolvere casi di morte sospetta. La sede del quattro zampe detective è a Bologna ma è disposto a muoversi ‘per lavoro’ e a raggiungere qualsiasi posto dove occorra il suo aiuto.

Si tratta di un magnifico esemplare femmina di razza Pastore tedesco di sette anni e mezzo, nata in Germania, e attiva come cane molecolare fin dal 2020: da allora collabora con il Nucleo Carabinieri cinofili di Bologna. La sua specializzazione è in ricerca di tracce di sangue e cadaveri, ed è proprio grazie alle sue doti infallibili che è stata impiegata in diverse indagini, saltate alla cronaca negli ultimi anni.
Uno dei casi che ha messo alla prova le abilità di Bayla è quello relativo al 2022, che riguardava la morte di Giuseppe Pedrazzini, un uomo di 77 anni scomparso a Toano, in provincia di Reggio Emilia, scomparso mesi prima e ritrovato cadavere. Poiché prove dimostravano che non si fosse trattato di un allontanamento volontario da parte della vittima, si è ritenuto opportuno ricorrere all’aiuto di Bayla.
Il cane, arrivato sul posto, ha subito fiutato una traccia che ha condotto le autorità nei pressi di un pozzo e la stessa azione è stata ripetuta più volte da parte sua, a rimarcare che quella fosse la pista più giusta da seguire: e in effetti così è stato perché proprio al suo interno, coperto da una botola, era stato nascosto il corpo di Pedrazzini.
Ed era stato richiesto il suo contributo anche nella ricerca dei corpi di Agnese Milanese e Giuseppe Guadagnino, madre e figlio rispettivamente di 74 e 41 anni, coinvolti nella frana a San Felice a Cancello nel 2024. Il primo ritrovamento tuttavia risale al 2021, con l’individuazione di tre dei quattro corpi dispersi sul Monte Velino, poi il caso di Momcilo Bakal a Torino e del senza tetto Cristian Muntianu in Abruzzo.
Il talento di Bayla è stato tuttavia sottoposto ad una complessa formazione ad opera del brigadiere Marco Muglia, attuale conduttore del cane ed esperto cinofilo. Quest’ultimo ha sottolineato la differenza che ha riscontrato tra cani molecolari maschi e femmine: le seconde sembrano avere un fiuto più ‘accentuato’ nell’imparare nuove regole.

Oltretutto tra cane e conduttore è importante che si venga a creare un rapporto di grande intesa sul campo di lavoro così come nella vita privata: una volta riconosciute le doti del suo quattro zampe, Muglia l’ha ‘regalata’ all’Arma dei carabinieri che si sono occupati della sua formazione, fatta di tanti esercizi che prevedono prima il riconoscimento di una traccia target e poi l’esprimere la segnalazione.
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E’ dalla traccia di sangue sul luogo di un delitto che Bayla parte per individuare il percorso compiuto dalla vittima o dall’aggressore; il percorso dura circa 3 giorni, al termine dei quali poi è importante che il cane si riposi, anche perché le condizioni di lavoro sono spesso davvero opprimenti. E per il suo lavoro percepisce uno stipendio? No, solo tante coccole. Il suo conduttore in Germania però percepisce una integrazione per il suo cibo e, una volta in pensione, avrà un mantenimento a vita per il suo quattro zampe.
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Da quando ho trovato un animale ferito per strada e ne ho pagato le conseguenze, faccio più attenzione a questi dettagli. A quanti sarà capitato ... Leggi tutto
L’articolo Ho trovato un animale ferito per strada: pensavo di fare del bene, ma ho sbagliato e l’ho pagata cara è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Da quando ho trovato un animale ferito per strada e ne ho pagato le conseguenze, faccio più attenzione a questi dettagli.
A quanti sarà capitato di passeggiare e sentire un flebile “miao” dietro un cespuglio? O ancora c’è chi si è imbattuto in un cucciolo dentro un cassonetto con il musetto intriso di sangue. Insomma, scenari nudi e crudi che fanno disperare gli amanti degli animali e chi ha un briciolo di buon senso. Il punto è che non sempre anche chi ha nobili intenzioni, cioè salvare l’animale ferito, si comporta in maniera corretta, pure se non lo sa. Ecco cosa dice la legge.

Il punto è che c’è un iter da seguire quando si tratta di soccorrere un animale ferito. Innanzitutto, il primo gesto da fare è contattare gli esperti, il CRAS cioè il Centro Recupero Animali Selvatici, o anche il Servizio Veterinario della ASL, o ancora il 118 come ultima spiaggia. Da qui, bisogna seguire delle regole semplici, ma estremamente pratiche.
Non si possono somministrare né cibi né farmaci, ci si deve proteggere, e non portare a prescindere l’animale a casa, ma seguire le indicazioni dei professionisti interpellati. Specie se si tratta di un esemplare ferito, non bisogna prelevarlo da dove lo si ha trovato. È necessario osservarlo e mantenere una distanza di sicurezza adatta.
Molti per istinto, il primo gesto che compiono è quello di portare l’amico ferito a casa, ma la legge parla di “patrimonio indisponibile dello Stato”, cosa significa.
Con “Patrimonio indisponibile dello Stato” si fa cenno alla Legge n. 157 del 1992 sulle “norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, per cui è illegale appropriarsi di un animale selvatico, anche se lo si fa in buona fede. Ma quale numero chiamare?

Non esiste un numero unico nazionale che gestisca uniformemente la situazione. Per questo c’è molto caos nelle opere di salvataggio. Inoltre, ogni Regione ha le sue regole. Quindi, in alternativa ai canali sopra indicati si possono chiamare: polizia locale, Vigili del fuoco, carabinieri o altre forze dell’ordine.
Il soccorso è un obbligo stabilito dall’art. n. 189 comma 9-bis del Codice della Strada, modificato nel 2012, il quale impone l’obbligo di fermarsi e chiamare i soccorsi in caso di incidente che coinvolga qualsiasi tipo di animale. Se non si soccorre, si ricade nell’illecito amministrativo, e diventa reato se legato ad un comportamento grave come la fuga ad esempio.
Se si investe un animale bisogna agire in primis per buon senso, e poi seguire l’iter indicato. Le spese veterinarie e di soccorso sono a carico di chi le sostiene, poi con gli accertamenti successivi si valutano responsabilità e rimborsi.
Infine, tra i documenti immancabili, c’è l’autocertificazione di chi soccorre che attesta che si tratti di un randagio. L’animale curato non può essere restituito a chi lo ha portato, al fine di prevenire l’abuso di chi non registra il proprio animale.
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Quali sono le ultime notizie su Natalia Estrada: ecco che fine ha fatto e perché non compare spesso nei programmi televisivi. A volte le luci ... Leggi tutto
L’articolo Natalia Estrada, notizia scioccante: vi spieghiamo noi che fine ha fatto e perché non è più in TV è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Quali sono le ultime notizie su Natalia Estrada: ecco che fine ha fatto e perché non compare spesso nei programmi televisivi.

A volte le luci della ribalta non sono per tutti. Sono frequenti i casi di persone del mondo dello spettacolo che si ritirano a vita privata, dicendo addio per sempre a un mondo fatto di notorietà e popolarità. E questo è proprio il caso di Natalia Estrada. L’attrice e conduttrice televisiva spagnola naturalizzata italiana si è allontanata da anni dall’universo della televisione per dedicarsi alla sua vera passione: gli animali. Ecco qualche curiosità sulla nuova vita del volto televisivo che negli anni Novanta ha conquistato il pubblico di italiani.
Classe 1972, Natalia Estrada ha esordito nei primi anni novanta nel mondo dello spettacolo, in televisione, conducendo Il gioco delle coppie insieme all’allora marito Giorgio Mastrota. Il successo è arrivato con il film Il ciclone di Leonardo Pieraccioni (1996), che le ha garantito una grande popolarità. Tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila Estrada è diventata un volto noto di Mediaset, conducendo numerosi varietà di Canale 5, come Il Quizzone e La sai l’ultima?, al fianco di diversi colleghi, tra cui Gerry Scotti e Gigi Sabani. Recentemente, però, la conduttrice ha scelto di dedicarsi a una vita completamente diversa, in cui gli animali e la natura sono i veri protagonisti. Estrada racconta che per due volte le è stata offerta l’opportunità di condurre Sanremo, ma in entrambe le circostanze ha rifiutato. «Confesso che ero tentata, avrei accettato di fare il Festival se non ci fosse stato tutto quel frullatore collaterale che ti porta a essere sovraesposta e impegnata su mille fronti, tipo abiti, tacchi…».
Innamorata dei cavalli dal 2001 grazie al consiglio dell’amico Claudio Lippi di provare l’esperienza della cavalcata, Natalia Estrada ha scoperto il suo vero amore. «Alla tv ho preferito i cavalli. Mastrota? Lo sento per il bene di nostra figlia». Così racconta felice dal suo ranch in Piemonte Natalia Estrada. L’ex showgirl e ballerina televisiva ha trovato la sua dimensione lontano dalle telecamere. «Con Lippi ho voluto provare l’ebbrezza di essere in sella. Lì è come se si fosse stabilito un che di magnetico tra me e l’animale. Un colpo di fulmine. Così ha avuto inizio la mia “famiglia equina” che è in continua crescita!». Con il compagno Drew Mischianti ha in seguito fondato un centro di equitazione. Riguardo al legame con Drew, Natalia ha raccontato: «Stiamo insieme 24 ore su 24. Matrimonio? Non lo sentiamo necessario».
Ex attrice, ballerina e showgirl televisiva, la spagnola Natalia Estrada ha trovato la sua oasi di pace in Piemonte, dove vive in un ranch, tra cavalli e natura. Al suo fianco il compagno Drew Mischianti: i due, accomunati da un grande amore per l’equitazione, hanno fondato un centro ippico e sono inseparabili da ormai 17 anni. Proprio nel corso di una manifestazione equestre a Roma Natalia e Drew si erano conosciuti e tra loro era subito sbocciato l’amore.
Intervistata dal settimanale Gente, Estrada ha raccontato di non avere alcun ripensamento riguardo alla sua carriera nel mondo dello spettacolo. «Sto sempre in stivali e camicia western, coi tacchi oggi cammino traballante». Durante l’intervista, l’ex conduttrice ha raccontato della sua vita nel ranch e dello scorrere quotidiano delle giornate. Ogni mattina Natalia si sveglia molto presto, verso le ore 5.30, «Ma sono felice», racconta l’ex showgirl. «La mia quotidianità è frutto di una scelta mirata. Ogni giorno sono nella dimensione e con le persone che voglio avere accanto, e sono felice, senza distrazioni. La tv mi ha dato tantissimo, ho sempre amato ballare, condurre, ho ricordi splendidi, ma lo stile di vita che gravita attorno a ogni show, a un certo punto, mi stava stretto». All’inizio i problemi non sono mancati. A sei mesi dalla decisione di affacciarsi al mondo dell’equitazione, Natalia ha avuto un incidente cadendo da cavallo. «Continuo con i cavalli e lascio il resto o proseguo la carriera in tv?» si era chiesta Estrada e il cuore le ha suggerito di restare con gli amati cavalli. (di Elisabetta Guglielmi)
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Ci sono momenti in cui la vita sorprende proprio quando pensavi che il mondo ti fosse crollato addosso: è quello che è successo a Lori ... Leggi tutto
L’articolo Scout è morto: “Non riesco a credere a quello che ha fatto il fratello” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Ci sono momenti in cui la vita sorprende proprio quando pensavi che il mondo ti fosse crollato addosso: è quello che è successo a Lori Watson.
A volte il tempo sembra fermarsi quando perdi qualcuno che ami, anche se si tratta di un cane. Chi ci è passato lo sa bene: entri in casa e ti aspetti di vederlo correre verso di te, ma il silenzio ti ricorda che non ci sarà più.

Per Lori Watson, questo dolore ha avuto il nome di Scout, un cane bellissimo, a pelo corto che per anni era stato il suo compagno di vita inseparabile.
Scout non era “solo un cane”: era il sorriso quotidiano, la presenza che trasformava ogni gesto semplice in un ricordo speciale. Sempre allegro, sempre pronto a proteggerla, era parte della sua famiglia. Quando se n’è andato all’improvviso, Lori ha raccontato che i giorni erano diventati pesanti: tornare a casa e non trovarlo lì la faceva crollare. Per due anni quel vuoto è rimasto intatto, quasi impossibile da colmare.
Poi, un giorno, quasi per caso, Lori ha scoperto che da qualche parte c’era Ringo, il fratello di Scout. Anche lui aveva bisogno urgente di una famiglia. All’inizio lei e il marito avevano escluso l’idea: temevano che un cane della stessa razza fosse un continuo confronto con chi non c’era più.
Ma il destino è strano, e sapere che fosse proprio il fratello di Scout ha cambiato tutto. Hanno deciso di aprirgli la porta di casa e il cuore, senza immaginare che già dal primo viaggio Ringo avrebbe fatto qualcosa di incredibile.
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Seduto in macchina, Ringo si è spostato piano piano e ha appoggiato la testa sulla spalla di Lori. Un gesto semplice, ma identico a quello che faceva Scout ogni volta che viaggiavano insieme.
Lori è rimasta senza parole, mentre il marito l’ha guardata incredulo: sembrava di avere Scout lì con loro, almeno per un attimo. Le lacrime sono scese da sole, e in quel momento ha capito che Ringo aveva già trovato il suo posto nella famiglia.

Ringo non è Scout, e Lori lo sa bene. Il primo era pieno di energia, sempre pronto a correre e giocare, mentre il secondo ama schiacciare lunghi pisolini e vivere con calma. Sono diversi, e proprio per questo non si tratta di sostituzione, ma di un nuovo capitolo.
Lori oggi dice che quel gesto non ha riportato indietro Scout, ma le ha ricordato quanto fosse speciale quel legame. E forse, in un modo misterioso, la vita le ha regalato la possibilità di continuare ad amare, senza cancellare il passato.
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Terrorizzato Naruto rischiava di morire di freddo: accolto in una famiglia il gatto diventa uno dei Carabineros più famosi del Cile. Naruto è stato avvistato ... Leggi tutto
L’articolo Naruto, il gatto che guida i Carabineros è sempre più famoso in Cile è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Terrorizzato Naruto rischiava di morire di freddo: accolto in una famiglia il gatto diventa uno dei Carabineros più famosi del Cile.

Naruto è stato avvistato per la prima volta da un agente mentre stava cercando con tutte le sue forze di sfuggire all’agguato dei cani randagi. Messo alla prova anche da insostenibili ondate di freddo, il gatto terrorizzato è stato avvicinato da uno degli agenti che ha ben pensato di offrirgli riparo all’interno della sua stessa caserma in Cile. Da quel momento in poi la vita di Naruto e dei suoi nuovi compagni di stanza ha iniziato a migliorare oltre ogni possibile aspettativa.
Stando al racconto degli agenti, sembra che Naruto, il gatto tratto in salvo dalle forze dell’ordine in Cile, sarebbe entrato direttamente a far parte della loro “famiglia” a 360°, iniziando ben presto a mostrare segni positivi di guarigione dopo i traumi subiti fino a quel momento durante il suo trascorso in strada.

Il gatto dei Carabineros si è stabilito in caserma dove ha iniziato ad attraversare i corridoi in divisa, venendo infine riconosciuto con il nome di “Generale Michi”.
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La sua seria apparenza da detective in uniforme e la sua dolcezza nei comportamenti avrebbero infine creato un mix irresistibile anche per gli abitanti del distretto e per tutti coloro che avrebbero iniziato a riconoscerlo oltre i confini dello Stato grazie al suo crescente numero di ammiratori in rete.
Naruto sarebbe divenuto a tutti gli effetti un gatto in servizio all’interno della caserma dei Carabineros, svolgendo però dei compiti atipici rispetto a quelli dei suoi colleghi, ma – come spiegano loro stessi – essenziali per continuare a garantire il loro benessere.

Sin dal suo arrivo in caserma, il micio dal pelo arancione e bianco non avrebbe fatto altro che trasmettere una buona dose di serenità a ciascuno dei suoi abituali frequentatori, riuscendo a diminuire considerevolmente i livelli di stress dei Carabineros in servizio.
@todonoticias🐈 El gatito Naruto, ahora bautizado “General Michi”, empezó a frecuentar una comisaría en Magallanes, Chile. Los oficiales rápidamente lo adoptaron y ahora es parte del equipo: “Acá tratamos delitos graves de connotación social, y él sirve de contención a las víctimas”.♬ sonido original – TN – Todo Noticias
Il primo scatto di Naruto è apparso su Instagram lo scorso 16 giugno 2025. L’immagine è stata pubblicata sui social network con l’obiettivo di inaugurare la pagina dedicata alla mascotte più amata dai Carabineros in Cile (@catbinero).
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Non l’avrebbe mai lasciato solo anche se non c’erano ormai più speranze: cane soccorre il suo amico morto sull’asfalto. Certi legami non finiscono neppure davanti ... Leggi tutto
L’articolo Terribile incidente: l’amico soccorre il compagno disteso sull’asfalto è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Non l’avrebbe mai lasciato solo anche se non c’erano ormai più speranze: cane soccorre il suo amico morto sull’asfalto.

Certi legami non finiscono neppure davanti a eventi terribili e la storia di questi due compagni a quattro zampe ce ne dà una dimostrazione: un cane soccorre l’amico morto sull’asfalto e gli resta accanto fino all’ultimo momento. Non c’erano più speranze di salvezza per il quattro zampe ma il suo compagno avrebbe atteso insieme al suo corpo dopo il terribile incidente di cui era rimasto vittima. Una storia di amicizia e lealtà dalla quale molti di noi dovrebbero trarre esempio di vita.
Le macchine continuano a sfrecciare ma qualcuno si accorge che a terra, accasciato sull’asfalto, vi è il corpo ormai senza vita di un cane e accanto a lui una presenza silenziosa e leale del suo eterno amico a quattro zampe: è questa la scena che si sono ritrovati davanti gli automobilisti che percorrevano la SC-283 di Fragoso, a Concordia in Brasile la sera dell’11 settembre.

Questa già infausta data per il mondo si è arricchita dell’ennesimo episodio tragico sulle strade: un cane era rimasto vittima di un incidente dopo essere stato investito da un’automobile in transito a tutta velocità. Il suo unico conforto è stata la compagnia dell’altro amico a quattro zampe che, pur avendo sicuramente compreso la gravità della situazione, ha deciso di restargli accanto fino al suo ultimo respiro.
I vigili del fuoco sono stati immediatamente allertati dai residenti della zona, che avevano visto la scena, ma giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso di uno dei due quattro zampe. Ma si sono commossi nel vedere che il suo amico non lo aveva abbandonato e gli era rimasto vicino ad attenderli. Stava cercando di proteggerlo dalle altre auto e attendeva i soccorsi, benché inutili, che avrebbero portato via il corpo del suo amico.
Siamo abituati alle storie di fedeltà del cane verso l’essere umano (poiché si sa chi è il miglior amico dell’uomo), ma anche tra animali della stessa specie possono nascere tenere storie di lealtà e amicizia che danno un grande esempio all’umanità intera. Chi ha assistito alla scena parla di una sorta di ‘istinto di protezione’ che ha spinto il cane salvo a rimanere accanto al corpo inerme dell’altro.

Sono stati gli stessi soccorritori a mettere in salvo entrambi i cani, poiché restare lì sarebbe stato rischioso anche per l’amico ancora in vita. In molti si chiedono come reagisce un cane in lutto per la morte di un altro cane e in che modo andrà avanti senza il suo fedele compagno di vita. Purtroppo non si ha alcuna notizia circa i proprietari di questi animali, che sono tuttora senza un nome e senza una storia.
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Intanto la loro storia, divenuta virale attraverso i social ha fornito un grandissimo esempio di lealtà e amicizia, sentimenti che non finiscono neppure davanti all’ineluttabile sentenza della morte.
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Quando Enzo Iacchetti disse addio al cagnolino Willy, una storia indimenticabile, ecco cosa successe. La storia del cagnolino Willy è destinata a far lacrimare i ... Leggi tutto
L’articolo Enzo Iacchetti, quando in lacrime annunciò l’addio all’amato cagnolino Willy è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Quando Enzo Iacchetti disse addio al cagnolino Willy, una storia indimenticabile, ecco cosa successe.
La storia del cagnolino Willy è destinata a far lacrimare i deboli di cuore e non solo. Una lezione che impartisce il vero significato dell’amore per gli animali. Enzo Iacchetti noto come “Enzino” è uno dei personaggi più in voga della televisione, non solo per l’ironia, ma anche per l’acuta sensibilità sui temi del momento e nel rapporto con gli animali. Ecco come ha detto addio al suo fedele amico.

Al momento si sta molto chiacchierando attorno alla figura di Enzo Iacchetti, noto personaggio della Tv. Conduttore per eccellenza di Striscia la Notizia in coppia con l’iconico, Ezio Greggio, ha deciso di dedicarsi ad altro. Dopo qualche ritorno nella scrivania più ironica di Canale 5, ha recitato in diversi format, ma è nelle sue comparsate televisive che dà il massimo.
L’ultimo intervento a È sempre Cartabianca, ha avuto un’accesa discussione con Eyal Mizrahi, Presidente dell’Associazione Amici di Israele. Enzo parlava di cessate il fuoco su Gaza, denunciandone il genocidio, il secondo ha dato del fascista al conduttore. Inutile negare che la trasmissione stava andando alla deriva.
Ma è qui che si intravede l’animo di Enzo Iacchetti, sempre pronto a difendere i più deboli. Una persona così accorta, non può non amare gli animali, e il ricordo del cagnolino Willy che calpestava il banco di Striscia, riaffiora.
Solo chi ha la memoria più ferrea ricorderà il cagnolino Willy, lui è stato un fedelissimo amico di Enzo Iacchetti proprio a Striscia la Notizia. Il format è solito per avere con sé degli animali che di volta in volta vengono adottati, ma in questo caso la verità sull’assenza di Willy, la conferma il diretto interessato.

In questo scatto si vede Enzino che porta a passeggio Willy, il quale dopo 8 stagioni di Striscia La Notizia è venuto a mancare. Una mascotte che è rimasta nel cuore del conduttore, ma anche dei telespettatori, poiché il feeling era fortissimo. La loro amicizia era nata nel 2002, molto tempo fa, in un canile a Varese, erano subito diventati inseparabili.
Nel momento in cui si sono visti, Willy gli è saltato in braccio, e prima di portarlo sul bancone di Striscia… lo ha portato a casa! Lo ha definito un “cane da guarda” perché quando vedeva un ladro lo… guardava! Ironia, affetto e amicizia indimenticabili per il conduttore.
Da trovatello a star del tg satirico, l’amore a quattro zampe di Striscia era proprio lui. Soprattutto è stato Willy a cambiare la vita in meglio a Enzo Iacchetti. Ecco quanto può essere doloroso e triste dire addio ad un essere vivente così speciale.
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Un’operazione anti-droga si è rivelata un massacro: un poliziotto spara e uccide un cane ma le versioni sua e della padrona non coincidono affatto. Non ... Leggi tutto
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Un’operazione anti-droga si è rivelata un massacro: un poliziotto spara e uccide un cane ma le versioni sua e della padrona non coincidono affatto.

Non si sa ancora come si siano svolti i fatti, poiché ci sono due versioni completamente contrastanti nella triste storia che vede coinvolta una vittima a quattro zampe di nome Narcos. Stando ai fatti un poliziotto, impegnato in un’operazione anti-droga, spara e uccide il cane di una ragazza, che fornisce alle autorità una dinamica ben diversa sulle motivazioni che avrebbero spinto l’agente a premere il grilletto e freddare il suo amato Fido. Intanto si indaga.
I fatti hanno portato a una vittima, Narcos, un esemplare di due anni di razza Pitbull, che si trovava nel parco cittadino di via Osimo, ad Ancona: a freddarlo un poliziotto nello svolgimento del suo lavoro, un’operazione anti-droga. La padrona di Narcos era infatti accompagnato da un altro ragazzo che, alla vista della Polizia, ha pensato di disfarsi delle dosi di hashish di cui era in possesso.

Da qui lo scatto del cane, così come raccontato dagli agenti, verso i due poliziotti e il suo avventarsi contro di loro in maniera aggressiva e improvvisa. Nonostante gli inviti di un terzo poliziotto ai due di richiamare il loro cane, ciò non è avvenuto, quindi ha ritenuto opportuno preservare l’incolumità dei suoi colleghi con un colp0o di pistola rivolto proprio al quattro zampe.
Narcos è morto sul colpo per le ferite riportate, mentre la sua padrona è stata denunciata per illecito amministrativo (in quanto il cane non era in possesso di microchip) mentre l’altro ragazzo è stato arrestato per possesso di sostanze stupefacenti. Ma sulla dinamica che ha portato alla morte del povero Narcos, la cui razza è spesso soggetta ad accuse e pregiudizi (ma non è vero che il Pitbull è un cane aggressivo e come sfatare questo mito), sono ancora aperte le indagini.
Ma la padrona del povero Narcos non accetta la versione fornita dall’agente: dice infatti di aver richiamato e bloccato il suo cane, al quale non sono comunque stati negati ben due colpi di pistola. Difende anzi l’atteggiamento del quattro zampe che probabilmente si è sentito ‘aggredito’ dall’intervento dei due agenti e ha pensato di difendere la sua padrona, per puro istinto di difesa.

La donna sostiene dunque non solo di aver fermato il Pitbull ma di essere riuscita perfino ad immobilizzarlo afferrandolo per il collare, eliminando del tutto il rischio che potesse nuocere ai poliziotti. Ma anche la sua versione non è stata confermata dalle autorità, che hanno accertato che un solo colpo è stato esploso e non due come riferito dalla padrona.
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Non si sa ancora quale sarà la decisione finale del giudice che si troverà a risolvere il caso, ma non sarebbe il primo: già anni fa il cane Rocky era stato freddato a Napoli da un agente nel pieno svolgimento delle sue funzioni, che era stato aggredito nell’operazione che avrebbe portato all’arresto del padrone del cane. Infatti il poliziotto è stato successivamente assolto per aver sparato per difesa personale.
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