
Siamo abituati a vederla sempre sorridente ma stavolta Aurora Ramazzotti è davvero preoccupata per il suo gatto: lo fa sempre. Non ne può più del ... Leggi tutto
L’articolo Aurora Ramazzotti chiede aiuto per il suo gatto: “Lo fa ogni giorno, sono esausta” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Siamo abituati a vederla sempre sorridente ma stavolta Aurora Ramazzotti è davvero preoccupata per il suo gatto: lo fa sempre.

Non ne può più del suo comportamento e non sa come altro fare: stavolta la sorridente figlia d’arte, Aurora Ramazzotti, è davvero preoccupata (e disperata) per il suo gatto. Pare che il suo micio non la smetta di fare qualcosa che le dà profondamente fastidio: continua a fare la pipì davanti alla porta. Dopo vari e vani tentativi ha chiesto aiuto a una psicologa per gatti, che tratta appunto questi stati di malessere che inducono gli animali a comportarsi così: ecco la sua risposta.
Quando il problema col suo quattro zampe è diventato ‘virale’ in seguito a uno sfogo sui suoi canali social, la figlia di Michelle Hunziker e Eros Ramazzotti, si è resa conto di non essere affatto ‘sola’ ma di condividere la stessa problematica con tantissimi altri padroni. Pare che da qualche tempo ormai il suo micio non riesca a trattenere la pipì e a farla sempre nello stesso posto.

Dove? Davanti alla porta di casa. Non riusciva proprio a capire quale potesse essere la causa alla base di questo suo comportamento e dopo vari tentativi, Aurora Ramazzotti ha deciso di rivolgersi ad uno specialista del settore, una psicologa per gatti che ha effettuato la sua valutazione dell’animale, che porta il nome di Saba.
Pare proprio che nessuno in famiglia riuscisse a capire perché questo magnifico esemplare di persiano tabby, che la padrona spesso definisce ‘la regina di Persia’ appunto, non riesca a trattenere la sua pipì e la faccia sempre davanti alla porta. Il membro a quattro zampe della famiglia fa compagnia anche ad altri animali, come la gatta Kida, una exotic shorthair, in casa ma nessuno di loro sta creando i ‘problemi’ che tanto fanno preoccupare i padroni.
Ma come mai si comporta così? Sebbene in famiglia tutti la trattino come una vera regina, compreso il piccolo Cesare, figlio di Aurora, la gatta Saba è stressata e fa pipì perché, così facendo, rilascia feromoni e si rilassa: questa è stata la diagnosi che ha ricevuto dalla psicologa felina. Avrebbe potuto ‘scegliere’ altri modi per rilassarsi, ad esempio facendo le fusa oppure facendosi le unghie.

L’esperta inoltre ha detto un’altra cosa molto interessante e cioè che l’episodio che risulta stressante per il felino non è necessariamente relativo al periodo attuale che sta vivendo, ma anche a qualcosa avvenuta in tempi passati, come ad esempio i recenti e numerosi cambiamenti, dal cambio casa (si sa che affrontare un trasloco con il tuo gatto non è sempre un’impresa facile) all’arrivo di un nuovo gatto in casa (infatti se vuoi adottare un altro gatto, meglio tenere bene a mente queste 5 cose e poi decidere) o del figlio della coppia.
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Purtroppo ad oggi soluzioni alternative, come riempire la casa di tira-graffi e spruzzare feromoni spray, non hanno dato (ancora) i risultati sperati e la gatta continua a lasciare i suoi bisogni all’ingresso di casa, con ovvie conseguenze per coloro che, entrando, vanno a finirci coi piedi dentro. Si spera sia solo questione di tempo, anche perché la bella Aurora Ramazzotti è apparsa sinceramente avvilita.
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Ci sono storie che raccontano un uomo oltre la sua carriera, momenti che rivelano passioni e battaglie che hanno accompagnato tutta la vita. Appena si ... Leggi tutto
L’articolo Robert Redford: in pochi sanno quello che ha fatto per gli animali e oggi dobbiamo ricordarlo più che mai è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Ci sono storie che raccontano un uomo oltre la sua carriera, momenti che rivelano passioni e battaglie che hanno accompagnato tutta la vita.
Appena si nomina Robert Redford, la mente corre subito al mito del cinema, all’attore e regista che ha lasciato il segno a Hollywood.

Eppure, lontano dalle luci e dai tappeti rossi, c’era un uomo che cercava la sua serenità in mezzo ai cavalli. Con la sua scomparsa, il 16 settembre 2025 a 89 anni, è riemerso con forza quel lato più intimo della sua vita: l’amore sincero per gli animali e l’impegno costante nel difenderli.
Non era nato in un ranch e non veniva da una famiglia abituata ai cavalli. Eppure, da bambino, Robert aveva provato un’attrazione irresistibile. Raccontava che il primo contatto fu quasi banale: un giro su un pony, accompagnato da un addetto.

Nulla di speciale agli occhi degli altri, ma per lui fu come aprire una porta che non si sarebbe mai più chiusa. Crescendo, quella curiosità divenne voglia di avvicinarsi davvero al mondo equestre. A quindici anni, durante un’estate in Colorado, iniziò a lavorare in una stalla: non per soldi, ma per imparare. Puliva, strigliava, osservava. Non cercava soltanto l’ebrezza della cavalcata, ma la relazione silenziosa fatta di fiducia e rispetto.
La svolta arrivò anni dopo, sul set del film “The Electric Horseman”. Accanto a lui c’era un cavallo, Rising Star, che colpì profondamente l’attore. Finite le riprese, non riuscì a separarsi da lui e decise di portarlo a casa. Restarono insieme per quasi vent’anni, un legame che andava oltre il semplice ricordo di un film.
Poco tempo dopo, Redford acquistò un ranch nello Utah, circa trenta acri di terra ribattezzati Horse Whisper Ranch. Lì i suoi cavalli potevano riposare durante l’inverno e lì lui trovava la sua fuga dai rumori di Hollywood.
Non è un caso che uno dei suoi film più celebri, “L’uomo che sussurrava ai cavalli”, fosse proprio dedicato a questa relazione speciale. Redford lo interpretò e lo diresse nel 1998, mostrando al mondo come il rapporto tra uomo e cavallo non fosse solo sport o spettacolo, ma comunicazione profonda. Più che un film, era una dichiarazione d’amore a uno stile di vita semplice, fatto di ascolto e natura.
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Accanto alla carriera artistica, Redford ha sempre alzato la voce per difendere i cavalli destinati al macello. Parlava di loro come di simboli di libertà, parte integrante della storia americana. Riteneva inaccettabile che venissero abbattuti per il consumo umano e per anni ha sostenuto leggi e campagne per fermare questa pratica crudele. Per lui non era solo una battaglia animalista, ma una questione di dignità: “Non possiamo tradire chi ci ha accompagnati per secoli”, ripeteva.
Oggi il suo ricordo non appartiene solo agli appassionati di cinema. Vive anche in ogni cavallo che ha amato, nei ranch in cui ha lasciato il cuore e nelle battaglie che ha combattuto.
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La Scozia blocca le corse dei cani Levrieri: la decisione è una scelta storica per il Paese e un punto di riferimento per altre nazioni. ... Leggi tutto
L’articolo Stop alle corse dei Levrieri: la storica decisione della Scozia è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
La Scozia blocca le corse dei cani Levrieri: la decisione è una scelta storica per il Paese e un punto di riferimento per altre nazioni.

Lo stop alle corse dei levrieri per salvare gli animali dalle brutalità degli esseri umani. Si tratta di una decisione storica che è stata presa per tutelare il benessere dei cani, in favore dei diritti degli animali. Le corse tra cani hanno registrato negli ultimi anni un declino nel Regno Unito, ma nella Scozia verranno definitivamente vietate. Il governo scozzese ha infatti annunciato proprio recentemente il proprio sostegno a un disegno di legge che punta a vietare le corse dei cani di razza Levriero.
In una lettera ufficiale, il ministro dell’Agricoltura Jim Fairlie ha poi confermato che l’esecutivo condivide i principi generali del testo, superando così la precedente ipotesi di un semplice sistema di licenze e controlli più rigidi valutato nei mesi scorsi. L’unica pista attiva, il Thornton Stadium, ha sospeso tutte le le gare. Il Greyhound Board of Great Britain, l’ente che regola le corse, ha infatti replicato al disegno di legge definendo il divieto inutile, visto che in Scozia non esistono più da tempo eventi autorizzati. Lo scorso aprile, il governo del Galles ha annunciato un analogo divieto, mentre anche la Nuova Zelanda sta procedendo verso la stessa direzione.

Sono sempre meno i paesi nel mondo che consentono corse tra cani. Il governo scozzese sostiene il disegno di legge per vietare definitivamente le corse dei levrieri. Questa decisione storica è stata presa per tutelare il benessere dei cani e segue quella già presa di recente da Galles e Nuova Zelanda. Si tratta di una decisione storica considerando che la corsa dei cani è uno sport storicamente molto radicato nel Regno Unito, ma trasformato in un’industria legata sempre più al gioco d’azzardo e allo sfruttamento e al maltrattamento dei cani. La proposta è stata presentata dal deputato dei Verdi Mark Ruskell e ha ottenuto l’appoggio trasversale da tutte le forze politiche.

Le corse di cani hanno del resto radici molto profonde nella cultura britannica. Nate come passatempo rurale già nel XIX secolo, sono diventate nel tempo uno degli sport più popolari. Il momento di massima diffusione dello sport è arrivato nel dopoguerra, un periodo in cui negli stadi arrivavano migliaia di spettatori per seguire le corse. Per decenni i levrieri come i Greyhound sono stati allevati e selezionati proprio per correre. Oggi solo nove Paesi in tutto il mondo consentono ancora le corse sportive dei levrieri: al Regno Unito si aggiungono Irlanda, Stati Uniti, Messico e Australia. Estremamente all’avanguardia l’Italia, considerando che l’ultimo cinodromo attivo a Roma ha chiuso definitivamente nel 2002.

Il governo scozzese ha annunciato il proprio sostegno a un disegno di legge che punta a salvare gli animali dai maltrattamenti. La maggior parte dei cani ha infatti carriere brevissime, spesso dolorose e che finiscono quasi sempre con abbandoni e uccisioni. Secondo la coalizione Unbound the Greyhound, composta da nove associazioni animaliste, dal 2017 nel Regno Unito sono morti quasi 4.000 levrieri legati a questa pratica. Per Ruskell e per chi sostiene la sua proposta, la chiusura definitiva degli allevamenti è volta a escludere ogni possibilità che questa tradizione venga rilanciata, garantendo così che nessun altro cane subisca sofferenze e maltrattamenti in nome del profitto. (di Elisabetta Guglielmi)
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La triste storia del gatto Patrick, scambiato per un randagio ma in realtà un felino domestico con una famiglia. Scambiato per un randagio e ucciso. ... Leggi tutto
L’articolo Patrick non era un randagio, ma un gatto di famiglia: la sua tragedia fa rabbrividire è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
La triste storia del gatto Patrick, scambiato per un randagio ma in realtà un felino domestico con una famiglia.

Scambiato per un randagio e ucciso. In modo così tragico si è conclusa la storia del gatto di nome Patrick, appartenuto a una famiglia residente nella zona di Port Broughton nell’Australia Meridionale. Per un errore rivelatosi fatale, una famiglia è stata distrutta da un dolore che non avrebbe dovuto mai provare.
Un errore impossibile da riparare, commesso da un Consiglio che ha agito senza rendersi contro della gravità della situazione. La morte di Patrick ha sconvolto l’intera comunità sconvolta. Catturato e soppresso dopo essere stato scambiato per un felino selvatico nella zona di Port Broughton, Australia Meridionale, Patrick non tornerà più dai suoi umani. Il Consiglio della Barunga West ha chiesto scusa pubblicamente, riconoscendo che quanto accaduto “non sarebbe mai dovuto succedere”.

All’inizio di luglio Patrick è finito in una trappola nell’ambito di un’operazione di contenimento dei gatti randagi nella regione dello Spencer Gulf. Portato in una clinica veterinaria, è stato sottoposto a scansione per individuare un microchip, ma secondo quanto dichiarato dal Consiglio “non è stata rilevata alcuna identificazione”. L’episodio si è aggravato quando, solo dopo le segnalazioni dei proprietari, il personale ha deciso di tornare a verificare sugli animali già soppressi.

La mancata individuazione del chip ha portato il Consiglio a prendere una decisione irreversibile: la soppressione del quattro zampe. Patrick è stato così soppresso, una decisione brutale e irreversibile. Solo in un secondo momento è stato scoperto che il felino ucciso era in realtà un micio di famiglia. L’animale era in realtà sia registrato che microchippato, ma per un errore non era stato possibile individuare queste informazioni prima dell’uccisione. Patrick era l’amatissimo animale domestico del poliziotto locale. Un micio “dall’aspetto bellissimo e molto amichevole” dice chi l’ha incontrato.
La presidente del Barunga West Council, Maree Wauchope, ha espresso rammarico per la vicenda e ha spiegato che i proprietari non avevano nessuna colpa per l’accaduto. La presidente ha infatti spiegato: ”Hanno fatto tutto nel modo giusto. Patrick è scomparso la sera prima di essere catturato e la mattina successiva il proprietario ha bussato a tutte le porte dei vicini, ha pubblicato un annuncio sui social per avvisare la comunità che Patrick era scomparso e ha contattato immediatamente l’ufficio del Consiglio”. Maree Wauchope ha spiegato che “Il veterinario ha confermato la presenza del microchip. Non sono sicura di come sia avvenuto l’errore, ma è accaduto e non posso annullarlo. Tutto ciò che posso fare è chiedere scusa a nome del Consiglio e assicurarmi che non accada mai più”.

Il Consiglio ha stabilito un risarcimento di 2300 euro (corrispondenti a circa 4.000 dollari australiani) che sarebbero quelli del valore dell’animale. Ma, come saprà ogni pet mate, nessuna cifra potrà mai colmare il dolore per la morte di un animale. La famiglia di Patrick ha deciso di donare la somma ricevuta a un ente di beneficenza che si occupa di animali in difficoltà, così che il sacrificio del loro adorato micetto possa almeno aiutare gli altri quattro zampe. La morte di Patrick ha portato il Consiglio a prendere una decisione quasi storica: rivedere le politiche della gestione dei gatti con la decisione di “reintrodurre la precedente pratica di cercare di ricollocare i gatti ove possibile e sospendere l’esternalizzazione dei servizi di gestione e controllo dei gatti”. (di Elisabetta Guglielmi)
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Non ha potuto portarlo con sé ma ha trovato la più crudele delle soluzioni: ha messo il suo cane in un taxi e lo ha ... Leggi tutto
L’articolo Abbandonato nel modo più crudele: lo ha spedito al rifugio come un pacco è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Non ha potuto portarlo con sé ma ha trovato la più crudele delle soluzioni: ha messo il suo cane in un taxi e lo ha mandato al rifugio.

Non si è fatta alcun problema a ‘spedirlo’ in un luogo sconosciuto come un pacco postale. Quando le hanno impedito di salire a bordo di un aereo col suo Fido, la padrona non ha perso tempo: ha messo il suo cane in un taxi e lo ha mandato al rifugio, così come si spedisce un pacco postale. Una storia crudele di abbandono senza scrupoli: la storia del cane Pako è davvero incredibile.
Sarebbe dovuto partire con la sua padrona per un lungo viaggio e avrebbe dovuto prendere l’aereo ma, a quanto pare, la compagnia ha creato problemi all’imbarco. Ma la padrona non si è persa d’animo e ha pensato di ‘eliminare’ il problema, il suo cane, in modo tanto fantasioso quanto crudele: lo ha messo su un taxi, alla pari di un pacco postale, pagando la corsa e assicurandosi che arrivasse al rifugio.

Un gesto che presuppone anche una scarsa conoscenza delle regole della compagnia aerea: in realtà quando si vuole portare il cane in aereo bisogna informarsi con quali compagnie può viaggiare. Probabilmente il motivo del diniego da parte della stessa è legato alla natura stessa dell’animale e alla sua razza American Bully: essendo di razze brachicefala, quindi col muso schiacciato, Pako soffre di problemi respiratori: per questo non può salire spesso su alcuni aerei, per la tutela della sua stessa salute.
Quindi Pako si è ritrovato dall’aeroporto all’abitacolo del taxi che lo avrebbe portato al rifugio, in attesa di essere ‘recuperato’ dalla sua padrona al ritorno dal viaggio. Anche il tassista ignaro dell’inaspettato cliente a bordo non poteva credere ai suoi occhi e ha reso nota la storia di cui si è trovato, inconsapevolmente e senza alcuna colpa, complice.
Quando hanno aperto lo sportello del taxi e si sono ritrovati il povero cane abbandonato, ancora nel suo trasportino da viaggio, i membri del rifugio SRPA Veeweyde a Bruxelles non riuscivano a credere che la padrona potesse aver fatto questo al suo cane. Non si sono persi d’animo e hanno cercato di far ambientare subito Pako, ancora spiazzato e sconvolto per l’accaduto e hanno reso noto l’accaduto attraverso i loro canali social.

Non è escluso che il povero Fido abbia vissuto il gesto della padrona come un vero e proprio trauma dell’abbandono e stress post traumatico; i membri del rifugio belga hanno dichiarato di non sapere assolutamente nulla circa le condizioni fisiche o la storia del cane in questione e che la padrona non aveva dato loro alcuna indicazione. Pare che intanto la donna fosse partita per le vacanze e non avesse intenzione di tornare in breve tempo.
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In molti, venuti a conoscenza della sua triste storia dai social, si sono chiesti quale sarebbe stato il destino di questo cane abbandonato e trattato come un pacco spedito express: ebbene da fonti recenti pare che non sarà restituito alla padrona che lo ha lasciato in quel taxi e che intanto è rimasta all’estero ma è stato affidato ad alcuni parenti della donna.
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Asia non era solo un cane, ma la guardia del corpo fedele di Emanuela. La sua vita è stata spezzata da una polpetta avvelenata. Era ... Leggi tutto
L’articolo Asia non ce l’ha fatta: qualcuno l’ha avvelenata e ora serve giustizia è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Asia non era solo un cane, ma la guardia del corpo fedele di Emanuela. La sua vita è stata spezzata da una polpetta avvelenata.
Era più di un cane, era la sua ombra. Asia, un Pastore di 65 chili, aveva dedicato la sua vita a proteggere Emanuela, l’insegnante di Revine in provincia di Treviso.

Sempre al suo fianco, pronta a difenderla da un pericolo che negli anni aveva assunto un volto preciso: quello di uno stalker che non aveva mai smesso di tormentarla. Asia c’era sempre stata, fino al giorno in cui una polpetta avvelenata le ha strappato la vita.
La loro storia era iniziata lontano, a Pescara, tra i box di un canile. È lì che Emanuela aveva incontrato Asia per la prima volta, e da subito aveva capito che non si trattava di un’adozione come le altre. Tra loro era scattata una sintonia speciale, un legame fatto di fiducia e di quella complicità che solo chi ha vissuto con un cane può comprendere. Non si lasciavano mai, Asia seguiva la padrona ovunque, con quell’istinto protettivo che sarebbe diventato la sua missione.

Un vicino di casa trentenne, originario di Fregona, aveva trasformato la vita di Emanuela in un incubo di molestie e minacce.
Asia era la sua forza, il suo scudo. Il 30 giugno 2022, durante un tentativo di aggressione, si era lanciata per fermare l’uomo, dimostrando di essere una guardia del corpo a tutti gli effetti. Non era solo coraggio: era amore puro. Asia era riuscita persino a segnalare la manomissione ai tubi del gas e a scoraggiare intrusioni notturne, salvando la vita della sua padrona più di una volta.
Ma la minaccia di quello stalker non è scomparsa, anche quando Emanuela si è trasferita lontano. Nonostante le denunce e una condanna con risarcimento, le molestie non erano mai finite. Poi, quella sera d’autunno, la trappola avvelenata ha messo la parola fine a una vita fatta di dedizione.
Asia ha ingerito quella polpetta e nel giro di poche ore i sintomi non le hanno lasciato scampo. È stata la fine crudele di un cane che aveva fatto dell’amore e della protezione la sua ragione d’essere.
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Oggi Emanuela vive con un dolore enorme. Perdere Asia non ha significato soltanto dire addio a un animale amato, ma perdere la propria guardiana, colei che aveva più volte impedito che la violenza di quell’uomo avesse la meglio. Ora resta la rabbia e la richiesta che si faccia chiarezza. Asia merita giustizia, perché ha sacrificato se stessa per proteggere la sua padrona.
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Duccio non è un cane qualunque: nel suo cuore c’era qualcosa che nessuno si aspettava. Dopo un intervento delicatissimo ora lotta per la vita. Quando ... Leggi tutto
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Duccio non è un cane qualunque: nel suo cuore c’era qualcosa che nessuno si aspettava. Dopo un intervento delicatissimo ora lotta per la vita.
Quando senti certe storie ti chiedi davvero come facciano certi animali a resistere a tanto dolore. Duccio, un cane di otto anni, è uno di quelli che non mollano.

È un ex cane da caccia trovato abbandonato in Toscana, lasciato a sé stesso come se non valesse nulla. In realtà dentro di lui c’era una battaglia enorme.
Quando i volontari del Parco Canile “La Valle Incantata” di Lajatico lo hanno preso con sé, si sono accorti subito che qualcosa non andava.

Duccio era stanco, affaticato, senza forze. I controlli hanno rivelato la presenza della leishmaniosi, ma soprattutto una filariosi cardiopolmonare gravissima. Questa malattia si trasmette con la puntura delle zanzare infette e nei casi peggiori i parassiti arrivano al cuore e ai polmoni, dove crescono fino a impedire il normale flusso sanguigno. Per un cane significa fatica a respirare, tosse continua, perdita di peso e, se non curato, anche la morte.
Il 12 settembre è stato il giorno decisivo. Duccio è stato sottoposto a un intervento lungo e rischioso: i veterinari sono riusciti a rimuovere ben venticinque vermi dal suo cuore.

Alcuni erano talmente lunghi da lasciare senza parole chi era presente. Ma cinque parassiti erano troppo in profondità per essere estratti chirurgicamente, così ora dovranno essere eliminati con una terapia farmacologica. Le prossime ore sono cruciali, perché il suo corpo deve reggere lo sforzo dell’operazione e iniziare a reagire alle cure.
Pensare che tutto questo sia iniziato perché qualcuno ha usato Duccio solo come strumento da caccia fa rabbia. Quando non è stato più “utile”, lo hanno scaricato in campagna, senza cure né profilassi. Così ha contratto la filaria e ha rischiato di morire in silenzio. Ma la sua fortuna è stata incontrare le persone giuste: i volontari che non si sono voltati dall’altra parte e che hanno lanciato una raccolta fondi per poterlo operare.
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La filariosi non è una malattia rara. Ogni cane esposto alle punture di zanzare può rischiare il contagio. Per questo la prevenzione è fondamentale: esistono farmaci specifici che proteggono l’animale e controlli che permettono di diagnosticare la malattia in tempo. Quando invece i parassiti raggiungono il cuore, come nel caso di Duccio, diventa tutto molto più complicato e pericoloso.
Duccio ora lotta tra la vita e la morte. È un cane che ha già sopportato troppo e che merita una seconda possibilità. Se riuscirà a superare queste ore difficili, potrà finalmente iniziare una nuova vita, lontano da chi lo ha sfruttato e vicino a chi ha scelto di amarlo davvero.
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Non era affatto in ottima salute perché il suo peso superava del doppio quello ideale: cane ridotto a 17 chili per l’incuria dei padroni. Avere ... Leggi tutto
L’articolo La crudeltà dell’uomo lo ha ridotto a 17 chili: questa è pura malvagità è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Non era affatto in ottima salute perché il suo peso superava del doppio quello ideale: cane ridotto a 17 chili per l’incuria dei padroni.

Avere qualche chilo in più è segno di salute? Non quando si tratta del doppio dei chili per un cane che dovrebbe pesarne la metà: questa è la storia del cane ridotto a 17 chili per l’incuria del suo padrone, che non si preoccupava affatto di fornirgli una dieta adeguata e bilanciata. Quando è stato trovato dai suoi soccorritori, il Bassotto era ridotto praticamente all’immobilità: era diventato disabile per il suo peso eccessivo.
Frank, questo il nome del protagonista a quattro zampe di questa storia: per fortuna quello che sembrava un finale già scritto e tragico ha subito una svolta positiva grazie a coloro che (finalmente) si sono presi cura di lui. Perché la causa del suo peso eccessivo è stata proprio la mancanza di attenzione e la superficialità del suo padrone, che probabilmente gli dava scarti di cibo in grandi quantità e una serie di cibi assolutamente vietati al cane.

Trattandosi di un esemplare di razza Bassotto, il cui peso ideale si aggira normalmente intorno ai 3-4 kg per un massimo di 9 per la taglia standard, i suoi 17 kg raggiunti erano davvero eccessivi, tanto che il suo fisico ormai non reggeva più ed era costretto all’immobilità. Ciò che più di tutto gli impediva di avanzare correttamente era la pancia, che si trascinava sul pavimento ferendosi e danneggiandosi.
Per non parlare anche delle complicazioni ‘interne’ al corpo legate ad un fisico che aveva raggiunto il doppio del suo peso ideale: insomma la morte, in queste condizioni, non avrebbe certo tardato ad arrivare.
I volontari del rifugio Contented Critters di Ely, in Minnesota, hanno capito fin da subito che le condizioni di Frank non gli avrebbero concesso di vivere troppo a lungo: il suo peso avrebbe portato il cane a delle complicazioni interne legate al peso che avrebbero costretto tutti gli organi interni ad uno sforzo eccessivo.

I suoi ‘salvatori’ non potevano permettere che questo dolcissimo esemplare di Bassotto di 10 anni morisse tra atroci sofferenze legate al peso (se cani e gatti sono in sovrappeso questi sono i rischi da conoscere). L’obiettivo era chiaro: riportarlo al suo peso forma che si aggirava intorno agli 8 kg. Per farlo avevano bisogno di una dieta equilibrata e bilanciata, che eliminasse del tutto cibi dannosi, grassi e scarti della nostra cucina umana.
Non solo un’alimentazione specifica per un cane che deve dimagrire ma anche esercizi fisici mirati per fargli perdere peso, che comprendevano passeggiate via via sempre più lunghe e addirittura qualche nuotata. E i risultati non hanno tardato ad arrivare: in un solo mese Frank ha perso ben 3 kg e il peso inferiore gli ha consentito di tornare a deambulare, seppur con difficoltà.
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Anche il suo umore è decisamente migliorato, perché ha ritrovato la vitalità di un tempo: oggi si sente amato e ‘considerato’ non solo dai soccorritori che lavorano al rifugio e che lo hanno accolto come un figlio, ma anche da parte degli utenti del Web. La sua storia infatti è diventata in breve tempo virale e in molti hanno scritto messaggi di incoraggiamento e felicità per il miglioramento delle sue condizioni fisiche.
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Sembra un colpo di scena di quelli da film, invece è tutto vero: la cagnolina Dallas incinta salvata dall’eutanasia all’ultimo momento. Sembrava non vi fossero ... Leggi tutto
L’articolo Sembra la trama di un film, ma è tutto vero: la storia di Dallas, una cagnolina incinta che stava per morire è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Sembra un colpo di scena di quelli da film, invece è tutto vero: la cagnolina Dallas incinta salvata dall’eutanasia all’ultimo momento.

Sembrava non vi fossero più speranze: era quella l’unica strada da percorrere, la più dolorosa per i familiari che le stavano attorno ma forse quella che avrebbe posto fine alle sue sofferenze. E invece la vita per la protagonista a quattro zampe di questa storia aveva ancora in serbo una bella novità per lei: la cagnolina Dallas, incinta, è stata salvata dall’eutanasia quando ormai era tutto pronto per procedere. Ma cosa è successo e come mai c’è stato un cambiamento improvviso in quella che sembrava ormai una fine inevitabile? Ecco la sua storia.
”Dalla morte alla vita in un attimo”: queste sono le parole di Gail Montgomery che ha accolto la cagnolina Dallas nel rifugio dove lavora, l’Almost Home Rescue in Texas. Come per molti altri rifugi, anche quello dove è arrivato questo meticcio, incrocio tra un Terrier e uno Shi Tzu, era molto affollato, troppo per ospitare un altro esemplare a quattro zampe.

E così questa cagnolina di soli 5 anni e in pieno stato di gravidanza sembrava destinata a una morte certa per eutanasia, e con lei naturalmente anche i cuccioli che avrebbe potuto dare alla luce. Il suo nome era già nella lista dei quattro zampe che sarebbero stati sottoposti a iniezione totale, per fortuna qualcosa di inaspettato ha cambiato completamente la sua sorte: una brillante idea del team del rifugio Almost Home.
Un viaggio lungo 26 ore per arrivare dal Texas in Michigan, dove avrebbero potuto accoglierla. Eppure a rendere ancora più tesa l’atmosfera di quella che già ora sembra la trama di un film, è lo stato interessante della cagnolina: avrebbe potuto partorire proprio nel tragitto tanto lungo. Invece l’ennesimo colpo di scena ha dato una svolta (l’ennesima) alla vicenda.

Dallas ha resistito e non è entrata in travaglio ed è arrivata sana e salva nella sua nuova casa: è qui che finalmente i suoi cuccioli hanno visto la luce. I loro nomi, scelti dai nuovi membri dello staff che hanno preso a cuore la cagnolina, sono stati: Rodeo, Little Tex, Bandanna, Cowgirl e Cowboy. Non è stato solo un viaggio verso la speranza ma un vero e proprio ‘miracolo di resilienza’ da parte della coraggiosa quattro zampe, che si è anche rivelata una mamma amorevole e attenta ai suoi cuccioli.
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E non è finita qui: non solo Dallas è stata assistita con amore e devozione durante il parto ma ha anche trovato una nuova coppia di genitori amorevoli, disposti a prendersi cura di lei così come i suoi cuccioli che sono stati tutti adottati da varie famiglie. Insomma pare che le sorprese per la piccola le abbiano aperto una magnifica ‘nuova vita’.
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Erano inseparabili e ora la showgirl è disperata: è morta la cagnolina di Cecilia Rodriguez dopo 12 anni insieme. Il più grande rimpianto forse sarà ... Leggi tutto
L’articolo Lutto in casa Rodriguez-Moser: è morta e ha lasciato un vuoto incolmabile è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Erano inseparabili e ora la showgirl è disperata: è morta la cagnolina di Cecilia Rodriguez dopo 12 anni insieme.

Il più grande rimpianto forse sarà quello di non farle conoscere la bambina che a breve verrà al mondo: mentre la famiglia Moser si prepara ad attendere festosa la nascita della prima figlia, un lutto inaspettato ha segnato le loro vite. Si tratta di Aspi, ora non c’è più: è morta la cagnolina di Cecilia Rodriguez, che le è stata accanto per ben 12 anni con amore e discrezione. Il cordoglio sui social è stato immediato.
E’ stato Ignazio Moser, marito di Cecilia Rodriguez e padre della loro prima figlia, a dare il tristissimo annuncio: la piccola Aspi non ce l’ha fatta e ha lasciato i suoi genitori umani e il piccolo Ercole nella disperazione. Anche il fratellino a quattro zampe, un Jack Russell, a pelo corto ora piange la sua morte.

Era una presenza dolce e silenziosa, questo dolcissimo esemplare di meticcio, ma molto ‘presente’ nella vita della famiglia Moser-Rodriguez e in particolare accanto a Cecilia da ben 12 anni. Negli ultimi anni però Aspi non era stata affatto bene e necessitava di speciali cure, che i suoi cari le hanno amabilmente dato fino alla fine.
Ma perché il suo nome era proprio Aspi? Era il diminutivo di ‘Aspirina’, il noto medicinale. Mai nome fu più adatto perché il meticcio era nato in una farmacia in Argentina, terra d’origine della padrona di casa. Ed era ormai abituata anche ai voli intercontinentali, sempre accanto a Cecilia. Infatti solo in un secondo momento le due ‘amiche’ hanno accolto nella loro vita Ignazio Moser, che si è detto inizialmente quasi ‘geloso’ del loro rapporto simbiotico.
Non aveva bisogno di parole, Aspi, e con la sua padrona si capivano anche solo guardandosi negli occhi: in questo modo riuscivano a parlare (sebbene in molti ancora non ci credano, comunicare con fido a parole ha vantaggi inaspettati). E a rendere ancora più triste la notizia, il padrone di casa ha pubblicato una serie di immagini che ritraevano la piccola Aspi nei momenti più felici della sua famiglia.
Nomi noti e fan della coppia hanno espresso tutto il loro cordoglio per questa perdita che ha lasciato davvero inconsolabili i suoi padroni, in modo particolare la Rodriguez, che non ha avuto neppure ancora la forza di commentare il triste evento sui social. Tutti i Vip padroni di quattro zampe, da Filippo Magnini a Giulia Salemi, da Paola Turati a Valentina Persia hanno espresso il loro cordoglio: sono stati tantissimi i messaggi per salutare la piccola Aspi e augurarle un buon ponte.

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E ora non resta che fare i conti con la perdita di un membro importante della famiglia, anche per il piccolo Ercolino, che ora nn saprà più con chi giocare a palla e a chi nascondere l’osso.
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L’orsa F36 è stata uccisa: il suo corpo senza vita trovato nei boschi trentini, ora due cacciatori dovranno affrontare il processo. La storia dell’orsa F36 ... Leggi tutto
L’articolo Orsa F36 ha perso la vita: “hanno agito con crudeltà e senza motivo” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
L’orsa F36 è stata uccisa: il suo corpo senza vita trovato nei boschi trentini, ora due cacciatori dovranno affrontare il processo.
La storia dell’orsa F36 continua a far discutere. Due uomini, entrambi settantenni e appassionati di caccia, finiranno a processo con l’accusa di averla uccisa senza alcuna necessità.

Il rinvio a giudizio è stato fissato dal Tribunale di Trento per il 9 febbraio e arriva dopo mesi di indagini, polemiche e battaglie legali da parte delle associazioni animaliste.
Tutto parte dall’estate del 2023, quando F36, una femmina che aveva anche un cucciolo, venne avvistata più volte nella zona di Roncone e delle Giudicarie. Il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, firmò un’ordinanza di abbattimento, sostenendo che l’orsa fosse pericolosa. Ma quell’ordinanza venne subito bloccata dai ricorsi delle associazioni, fino a quando il Consiglio di Stato la dichiarò illegittima.

Sembrava che F36 fosse salva, e invece no. Il 27 settembre 2023 il suo corpo senza vita venne trovato nei boschi di Sella Giudicarie. Era stata colpita da un’arma da fuoco. La necroscopia parlò chiaro: un proiettile aveva attraversato il torace provocando uno shock fatale. Attorno al punto d’impatto, la pelliccia era stata rasata, probabilmente per cancellare le tracce di polvere da sparo.
Gli investigatori si concentrarono su quattro cacciatori che quel giorno si trovavano in zona, grazie alle denunce di uscita di caccia e ai cellulari agganciati alle celle. All’inizio la Procura pensò di archiviare per mancanza di prove, ma le associazioni animaliste non ci stettero: presentarono opposizioni, perizie, consulenze tecniche. Alla fine, due di quegli uomini sono stati formalmente accusati di aver ucciso l’orsa per crudeltà e senza alcun pericolo reale.
Il dettaglio che pesa di più è proprio questo: F36 non stava minacciando nessuno. Non era aggressiva né “confidente”, cioè troppo abituata alla presenza dell’uomo. Eppure è stata abbattuta con un colpo secco.
Altre notizie in prima pagina:
La decisione di portare i due cacciatori in tribunale è stata accolta con soddisfazione da tante sigle animaliste. La Leal ha parlato di un “atto di crudeltà inaudito” e promette di costituirsi parte civile per chiedere giustizia. Anche l’Oipa sottolinea come questo processo sia un passo avanti non solo per F36, ma per la tutela di tutta la fauna selvatica. La Leidaa, guidata da Michela Vittoria Brambilla, ricorda di aver presentato denuncia già subito dopo il ritrovamento del corpo, e oggi vede nel rinvio a giudizio uno spiraglio di giustizia.
La storia di F36 è diventata il simbolo di un conflitto che in Trentino va avanti da anni: quello tra la convivenza con gli orsi e la gestione degli abbattimenti. Per molti, la sua uccisione non è stata solo la perdita di un animale, ma un atto che ha messo in discussione il rispetto verso una specie protetta e preziosa. Ora si attende il processo, con la speranza che finalmente qualcuno sia chiamato a rispondere di ciò che è successo.
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Non riesce a darsi pace e ad accettare un doloroso addio: la cagnolina Moo piange la morte della sorella e guarda la sua foto. E’ ... Leggi tutto
L’articolo E’ in lutto: la cagnolina Moo piange la morte della sorella guardando una sua foto è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Non riesce a darsi pace e ad accettare un doloroso addio: la cagnolina Moo piange la morte della sorella e guarda la sua foto.

E’ difficile dire addio a un animale domestico non solo per i padroni ma anche per gli altri membri a quattro zampe della famiglia. La cagnolina Moo piange la morte della sorella e, mentre guarda una sua foto, non riesce ad accettare di non vederla più. uno spettacolo straziante che i padroni hanno condiviso sui social, suscitando un’ondata di commozione e di messaggi di conforto: siamo certi che Moo non la dimenticherà mai.
Una fotografia che la ritrae felice e sorridente come era un tempo: questo è tutto ciò che è rimasto a Moo, la cagnolina che piange la morte della sorella e che non riesce ad accettarla. Si chiamava Trulee e le due erano inseparabili ma ora resta solo la sua immagine, che la stessa Moo cerca di toccare pur di avere ancora un contatto con lei.

la morte di Trulee è stata improvvisa, inaspettata e forse per questo ancora più difficile da accettare per tutti, in modo particolare per la sua sorellina a quattro zampe che con lei condivideva ogni cosa, anche l’amore dei suoi padroni. Gli stessi che, straziati dal lutto e dalla non rassegnazione di Moo, hanno deciso di divulgare un video sul loro canale TikTok (@Kara ferguson85).
Nelle immagini si vede Moo passare davanti alla foto della cagnolina defunta, fermarsi e toccarla. La stessa poi si accascia sul pavimento e piange per la perdita: difficile non pensare che anche i cani possano provare il lutto.
Quando Trulee ha attraversato il ponte dell’arcobaleno nessuno era pronto a dirle addio, tanto meno la sorellina Moo: le due vivevano praticamente in simbiosi e non riuscivano a stare lontane. E ora che invece sono state divise dalla morte, pare che il legame in qualche modo continui: anche per questo Moo non passa davanti alla foto di Trulee senza dedicarle un saluto.

La fissa a lungo, forse per ricordare bene tutti i tratti e tutte le caratteristiche ma si vede chiaramente che soffre. Quando il cane muore, oltre il dolore, c’è l’aspetto pratico e di questo se ne occupano gli umani di casa, ma come si fa a spiegare la fine di una vita a un altro quattro zampe? il loro modo di esprimere il dolore intenso come quello del distacco è fatto di pianti e guaiti (se il cane non smette di piangere il non poter fare nulla per consolarlo ci fa sentire impotenti).
Forse le parole possono servire a consolare gli animi: ed era probabilmente questo l’intento dei signori Ferguson, i padroni delle due cagnoline, quando hanno condiviso il video sui social. Le immagini di Moo davanti alla foto di Trulee hanno commosso tutti e hanno evidenziato come i cani riescano a vivere le emozioni e in particolare il lutto esattamente come noi umani.
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Dalle ultime notizie pare che Moo stia riuscendo pian piano a superare la perdita, ma non smette di guardare la foto della sua sorellina: ora le passa davanti, la guarda ma non piange. Si ricorderà sempre di lei e dei loro bei momenti vissuti insieme ma cerca di andare avanti, anche con il sostegno e l’amore della sua famiglia.
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La denuncia a un allevamento di cani di razza Beagle usati per la ricerca: “Non vedranno mai il cielo, devono essere salvati”. l ll l ... Leggi tutto
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La denuncia a un allevamento di cani di razza Beagle usati per la ricerca: “Non vedranno mai il cielo, devono essere salvati”.

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(di Elisabetta Guglielmi)
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Non l’avrebbe lasciata sola ad affrontare il lungo addio: Robbie ha tenuto la zampa di Buffy che se ne stava andando perché sa cosa vuol ... Leggi tutto
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Non l’avrebbe lasciata sola ad affrontare il lungo addio: Robbie ha tenuto la zampa di Buffy che se ne stava andando perché sa cosa vuol dire l’abbandono.

Nessuno era pronto a dirle addio, perché in fondo avrebbe dovuto essere solo una visita di controllo. Eppure quel momento di routine si è trasformato all’improvviso in un tragico distacco, reso meno terribile solo dal dolcissimo gesto di un bambino verso la sua cagnolina sofferente. Robbie ha tenuto la zampa di Buffy fino alla fine, e i suoi genitori glielo hanno concesso. Una storia straziante di un bambino che ben conosce l’abbandono e la sua tenera amica a quattro zampe.
Robbie era a scuola mentre i suoi genitori adottivi avrebbero portato ad un normale controllo di routine la cagnolina di casa, l’anziana Buffy che, come i due adulti di casa, aveva accolto festosamente l’arrivo del bambino anni addietro. Ma purtroppo durante la visita il veterinario si è accorto di un gravissimo problema di salute che rendeva la piccola Buffy sofferente e l’avrebbe presto ridotta in fin di vita, un grave cedimento renale.

E così hanno preso una tristissima decisione, quella di porre fine dolcemente alle sue sofferenze perché a volte bisogna lasciarlo andare e praticare l’eutanasia al cane. Ma non lo avrebbero mai fatto senza prima aver avvertito Robbie e consentirgli di vederla un’ultima volta. Ma ciò che il bambino ha chiesto ai genitori li ha lasciati commossi e senza parole: ha chiesto loro di salutarla e di poterle tenere la zampa fino alla fine, per accompagnarla al ponte dell’arcobaleno fino agli ultimi istanti di vita.
Una decisione durissima presa ed affrontata con orgoglio dal piccolo Robbie, che ha messo da parte il suo dolore per accompagnare la cagnolina che gli ha tenuto compagnia fin dal suo arrivo nella nuova famiglia. E’ lecito chiedersi cosa pensano gli animali in fin di vita e in che modo possiamo rendere più dolce il loro addio su questa terra, ricambiandoli di tutto l’amore che ci hanno donato in vita.
Questo piccolo grande uomo sa bene cosa significa sentirsi soli e abbandonati, e non avrebbe permesso che Buffy affrontasse gli ultimi istanti della sua vita in una fredda stanza del centro veterinario dove era stata portata a visita. Lo ha fatto soprattutto perché lui ben conosce quelle sensazioni terribili, in quanto le ha subite anni fa sulla sua stessa pelle.

Robbie infatti è stato abbandonato dai suoi genitori biologici e ha vissuto la solitudine fino a quando i suoi meravigliosi genitori adottivi gli hanno aperto le porte della loro casa, nella quale abitava anche la piccola Buffy. E sono stati inseparabili, fino alla fine, quando Robbie ha chiesto ai suoi genitori di: ‘tenerle la mano per accompagnarla in Paradiso’.
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E anche quando è arrivato il momento di salutarla definitivamente, Robbie ha dato una grandissima prova di umanità e amore nei confronti del suo cane. Nonostante il suo dolore si è detto ‘sollevato’ dal fatto che per Buffy quella era la fine delle sue sofferenze e che era dunque un momento felice per lei. Una grande lezione per l’umanità.
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Appena senti nominare Giorgio Armani ti vengono in mente passerelle, abiti ed eleganza senza tempo, ma nella sua vita c’era anche molto altro. Da pochi ... Leggi tutto
L’articolo Giorgio Armani: in pochi sanno quello che faceva con gli animali è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Appena senti nominare Giorgio Armani ti vengono in mente passerelle, abiti ed eleganza senza tempo, ma nella sua vita c’era anche molto altro.
Da pochi giorni si è spento Giorgio Armani, l’indiscusso re della moda.

Ma c’è una cosa che in pochi sanno, c’è sempre stata un’altra grande passione: gli animali. Cani, gatti e non solo hanno fatto parte della sua vita, al punto da diventare protagonisti di molte foto private e di iniziative pubbliche che raccontano un lato più intimo e umano del re dello stile.
Armani aveva un debole per i cani e per i gatti, e non lo ha mai nascosto. Negli ultimi anni viveva circondato da sei cani, tra cui anche un meticcio chiamato Pepe, a dimostrazione che per lui non contava la razza ma l’affetto.

Spesso è stato immortalato in compagnia dei suoi amici a quattro zampe: c’è chi lo ricorda disteso sul letto con i cani accanto, chi invece con la gatta Angel, una Scottish Fold nera, che ha avuto un ruolo speciale nella sua vita. Angel è stata infatti al suo fianco anche in una campagna contro l’abbandono degli animali, con lo slogan “Abbandonare gli animali non è di moda”.
Armani non è stato solo un uomo di moda, ma anche un innovatore nelle scelte etiche. Nel 2016 annunciò di aver eliminato completamente le pellicce dalle sue collezioni.
Una scelta forte, che arrivava dopo anni di pressioni da parte delle associazioni animaliste. Spiegò che la tecnologia aveva ormai permesso di creare materiali alternativi senza ricorrere alla sofferenza animale. Da lì in poi altri grandi marchi seguirono il suo esempio: Gucci, Prada, Chanel e molti altri.
Nel 2021 fece un altro passo, eliminando la lana d’angora, ottenuta con pratiche molto cruente sui conigli. Certo, gli animalisti gli hanno sempre rimproverato di non aver fatto lo stesso con le pelli esotiche, ma i passi avanti restano comunque importanti.
Un capitolo particolare della vita di Armani riguarda la sua villa nell’Oltrepò Pavese, Villa Rosa. Lì, tra giardini e laghetti, vivevano circa ottanta animali: cigni, cervi, alpaca, pappagalli sudamericani, ma anche zebre e guanachi.

Una scelta che ha fatto discutere, perché se da un lato erano tenuti bene e con ampi spazi, dall’altro si trattava pur sempre di animali esotici lontani dal loro ambiente naturale. Un contrasto che riflette un po’ la complessità del suo rapporto con il mondo animale: amore autentico, ma anche decisioni difficili da conciliare.
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In una delle sue frasi più celebri disse: “Lavorate, tenete duro, ma non dimenticate che quando tornate a casa avete un cane, un gatto, una mamma, una nonna o un amante”. Era il suo modo di ricordare che, per quanto importante sia il lavoro, la vita vera sta negli affetti. E tra questi, per lui, gli animali hanno avuto sempre un posto speciale.
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Non si dà pace Daniele Lungarini e sui social lascia il suo sfogo e chiede aiuto con un appello per il suo cane rapito: “Riportiamo ... Leggi tutto
L’articolo Un appello disperato: “Aiutatemi a riportare a casa il mio Bobo, è stato rapito” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Non si dà pace Daniele Lungarini e sui social lascia il suo sfogo e chiede aiuto con un appello per il suo cane rapito: “Riportiamo Bobo a casa”.

Nessuno pare aver visto nulla e nessuno sa dove può essere finito Bobo: per lui il padrone sta lanciando un appello disperato. Il suo cane è stato rapito nella notte e non si è trattata di un’aggressione da parte di cinghiali, bensì di un gesto volontario che intendeva allontanarlo dalla sua casa e dalla sua famiglia. Da qual giorno Daniele Lungarini non ha pace e chiede aiuto a chiunque per ritrovare il suo amato Border Collie.
Un silenzio assordante quello che ha lasciato Bobo e di quello stesso silenzio dei malfattori hanno approfittato per portarlo via al suo amato padrone, Daniele Lungarini, che lo sta cercando disperatamente senza sosta. Si sta servendo dei social per promuovere appelli e richiedere aiuto a chi avesse potuto vedere qualcosa.

Lo racconta in un video postato sul suo profilo: la domenica sera del 27 luglio, verso le 19.30, è sparito il suo Bobo tra le auto e nessuno lo ha più visto. Lo stesso Lungarini non crede sia possibile che un cane della sua stazza, un magnifico e imponente esemplare di Border Collie, di 8 anni e sterilizzato, possa sparire nel traffico di qualche auto in transito.
Se si fosse trattato di un incidente, si sarebbe sicuramente sentito qualche rumore sospetto, soprattutto perché la famiglia Lungarini abita nella stessa zona in cui è sparito Bobo, a Cesena. Se invece fosse scappato, il padrone ne è certo, sarebbe sicuramente tornato perché ben conosce la strada di casa (perché i cani ritrovano facilmente la strada di casa grazie al loro orientamento). Purtroppo l’ipotesi che sia stato rapito è ormai quasi una certezza.
Il luogo è comunque sorvegliato dalle telecamere di sicurezza, quindi la Polizia potrebbe avere materiale a sufficienza per fare le indagini. Si è infatti denunciata la sparizione di Bobo e si sono utilizzati perfino i cani molecolari per recuperare le sue tracce. Sono stati proprio questi ultimi ad individuare le ultime tracce del cane e a localizzare la zona del rapimento.
Un grande aiuto potrebbe venire anche dai social, dagli utenti che, allertati e informati sulle caratteristiche di Bobo, possono dare una mano a rintracciarlo. Pur essendo in possesso di microchip canino di lui non c’è traccia. Sono stati affissi anche dei volantini con la sua immagine per tenere sempre alta l’attenzione verso questo meraviglioso Border Collie, che speriamo tutti stia bene, benché di sicuro starà soffrendo la mancanza del suo padrone.
Sono in tanti coloro che mandano appelli e speranzosi credono nel ritorno di Bobo a casa: messaggi di grande conforto e sostegno per i suoi padroni, e in particolare per Daniele Lungarini, che lo cerca senza sosta. Ha messo anche a disposizione un numero di telefono al quale chiamare o inviare foto e messaggi se si è in possesso di qualche informazione utile.

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Il numero è: 335 819 0019; in più è stata creata una pagina apposita: ‘aiutaciatrovarebobo.it”. Oltre a postare video e foto che lo ritraggono nei momenti di svago, come la partita a pallavolo in spiaggia tra Bobo e il suo padrone e perfino nel giorno del suo matrimonio, queste immagini servono anche a non ‘spegnere’ l’interesse sull’obiettivo, che è quello di ritrovarlo sano e salvo, per riportarlo alla sua famiglia.
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Una donna ha registrato come elettore il proprio cane e a suo nome ha votato due volte (la seconda quando il pet era defunto): l’assurda ... Leggi tutto
L’articolo Riesce a far votare il suo cane due volte dopo averlo registrato come elettore: l’assurda vicenda è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Una donna ha registrato come elettore il proprio cane e a suo nome ha votato due volte (la seconda quando il pet era defunto): l’assurda vicenda ha sorpreso migliaia di persone.

Dagli Stati Uniti d’America arriva una vicenda alquanto particolare che ruota attorno a un cane, una donna e al seggio elettorale. Stando a quanto riferito dai media, una cittadina della California avrebbe registrato al seggio elettorale il proprio cane, facendolo votare per due volte, la seconda delle quali quando addirittura il quattro zampe era ormai defunto. A comunicarlo è stato l’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Orange.
Laura Lee Yourex, 62 anni, residente a Costa Mesa, è stata accusata di aver registrato illegalmente la propria cagnolina, Maya Jean Yourex, e di averla fatta votare. Scoperta dalle autorità, ora rischia fino a sei anni di carcere.

Il sistema elettorale statunitense prevede che ogni cittadino si registri prima di poter votare. Non si tratta di un’iscrizione automatica: occorre compilare un modulo con i propri dati personali, le preferenze di partito e una dichiarazione sotto giuramento della cittadinanza americana. Questo sistema, almeno per quanto riguarda la California, è relativamente veloce e semplice, tanto da non richiedere neanche un documento di identità.
Proprio questa possibilità di non allegare il documento di identità ha permesso a una donna americana di registrare al seggio elettorale il proprio cane. Il meccanismo escogitato da Yourex è venuto a galla grazie alle verifiche svolte dopo il voto. La donna aveva fatto arrivare per posta una scheda elettorale intestata al cane in occasione delle elezioni per la revoca del governatore nel 2021, e un’altra durante le primarie del 2022. Nel primo caso, la scheda è stata inserita nel conteggio ufficiale, mentre la seconda è stata respinta dai funzionari.

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(di Elisabetta Guglielmi)
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Blondie, giovane leone, incantava turisti e studiosi nello Zimbabwe: simbolo di forza e bellezza, era seguito dall’Università di Oxford. Aveva appena cinque anni, eppure era ... Leggi tutto
L’articolo Addio a Blondie: il maestoso leone è stato ucciso dai bracconieri è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Blondie, giovane leone, incantava turisti e studiosi nello Zimbabwe: simbolo di forza e bellezza, era seguito dall’Università di Oxford.
Aveva appena cinque anni, eppure era già diventato una leggenda. La sua criniera chiara lo rendeva inconfondibile, tanto che tutti lo chiamavano Blondie.

Viveva nei pressi del parco nazionale di Hwange, in Zimbabwe, dove incantava turisti da ogni parte del mondo e allo stesso tempo era parte di un importante studio dell’Università di Oxford, che lo seguiva passo dopo passo per capire meglio la vita dei leoni. A fine giugno, però, la sua vita è stata spezzata da un colpo di fucile: Blondie è stato ucciso durante una battuta di caccia ai trofei.
Blondie non era un leone qualsiasi. Portava un collare GPS che permetteva ai ricercatori del Wildlife Conservation Research Unit di Oxford di studiarne i movimenti e il comportamento.
A lui era affidata la guida di un branco composto da tre femmine adulte e dieci cuccioli. Era un maschio riproduttivo nel pieno delle sue forze, un esemplare essenziale per l’equilibrio del gruppo e per la continuità della specie nella zona.

Nonostante il collare fosse ben visibile, questo non ha impedito che venisse offerto come preda a un cliente della caccia ai trofei. Da Africa Geographic è arrivato un commento duro: l’episodio è stato definito “profondamente non etico”, con l’accusa che Blondie sia stato attirato fuori dalla sua area protetta con delle esche.
Le autorità locali però difendono l’accaduto. Il portavoce dell’ente parchi dello Zimbabwe ha spiegato che i ranger erano presenti, i documenti erano in regola e che la caccia,per quanto crudele possa sembrare, è avvenuta in modo legale.
Gli organizzatori, la società Victoria Falls Safari Services, hanno ribadito lo stesso: permessi in ordine e procedura “etica”. Una versione che non convince associazioni e attivisti, che vedono nella morte di Blondie l’ennesima dimostrazione delle contraddizioni di questo sistema.
La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo, evocando un ricordo doloroso: quello di Cecil, il leone ucciso nel 2015 in circostanze simili, sempre nello stesso parco e sempre sotto monitoraggio dell’Università di Oxford. Allora l’indignazione fu tale da sollevare un dibattito globale sulla caccia ai trofei. Eppure, dieci anni dopo, poco sembra essere cambiato.
Associazioni come Born Free e World Animal Protection hanno espresso rabbia e amarezza. C’è chi propone soluzioni concrete, come una tassa per i turisti destinata alla protezione dei leoni, per dare un valore diverso a questi animali: quello della vita, non della morte.
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La perdita di Blondie non è solo una tragedia. Il suo branco ora è esposto al rischio di scontri con maschi rivali, con la possibile uccisione dei cuccioli. Blondie era l’ultimo discendente del celebre Somadada pride, e con lui scompare un pezzo di storia naturale dello Zimbabwe.
Negli ultimi dieci anni, solo in quell’area, sono stati abbattuti ventiquattro leoni per la caccia ai trofei. Una cifra che lascia l’amaro in bocca e apre una domanda: quanto tempo resta prima che immagini come quella di Blondie diventino solo un ricordo nei libri di biologia?
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Arrivano due agevolazioni tanto attese per chi ha animali, come ottenere il bonus veterinario facilmente. Conquistare due benefici con un unico strumento, è un’occasione da ... Leggi tutto
L’articolo Bonus Veterinario, la norma comprende due agevolazioni importantissime: come richiederle e chi può usufruirne è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
Arrivano due agevolazioni tanto attese per chi ha animali, come ottenere il bonus veterinario facilmente.
Conquistare due benefici con un unico strumento, è un’occasione da non perdere: il Bonus veterinario è stato confermato! Si tratta di un’iniziativa che permette ai padroni di gestire meglio le proprie risorse economiche. Soprattutto ciò incarna la possibilità di prendersi cura dei propri amici a quattro zampe, senza avere difficoltà ad arrivare a fine mese.

Per comprendere l’importanza della misura di Welfare, bisogna fare una considerazione. In Italia si vivono tempi di inflazione e crisi economica, per cui avere un sostegno finanziario nelle scelte di acquisto di beni e servizi, è fondamentale oggigiorno. Inutile negare poi che non succede che molti padroni danno la priorità a interessi personali, piuttosto che alla cura dei propri animali.
Non tutti lo fanno, ma molti trovandosi anche in grosse difficoltà, devono nolente o dolente, fare delle decisioni. C’è chi si leverebbe il pane di bocca per figli e animali domestici, ma non tutti seguono questo esempio. Così, lo strumento di sostegno al reddito per le spese veterinarie, incarna un’occasione importantissima in questo senso.
Spetta a chi ha almeno 65 anni d’età, un ISEE non maggiore a 16.215 euro l’anno, e l’animale deve essere registrato all’Anagrafe. Ma di quali esemplari si tratta?
Il bonus è valido per cani, gatti, conigli, furetti, e anche i roditori più piccini. Sono inclusi ovviamente i cani guida e quelli usati per la pet-therapy. A quanto ammonta? Non c’è una somma fissa totale, ma la cifra varia in relazione alle risorse regionali e alle spese sostenute. Cosa fare per ottenerlo?

Le domande per il bonus si presentano nella Regione di Residenza, la quale pubblicherà i bandi specifici. Queste saranno valutate in ordine cronologico, e saranno erogate fino all’esaurimento dei fondi. Entro quanti tempi? Si prevede una dotazione già avvenuta, di 250 mila euro per il 2024, e 237.500 euro per il 2025 e il 2026.
Cosa si consiglia di fare? Inviare la domanda il prima possibile, poiché si rischierebbe di non ottenerlo. Ma non c’è solo questo bonus, perché come atteso si parla pure di detrazioni, quella IRPEF rientra appieno. Essa ammonta al 19% delle spese sostenute, fino a un massimo di 550 euro. Si applica sulla parte eccedente di 129,11 euro.
Per quali spese si possono spendere i soldi percepiti? Per visite, interventi chirurgici, e analisi, ma anche per i farmaci che sono stati prescritti. Si escludono gli alimenti, pure quelli “terapeutici”. Infine, oltre al fatto che l’animale deve essere registrato all’anagrafe, è importante che le spese siano tracciabili con mezzi diversi dal contante.
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La stagione della caccia riapre anche quest’anno e arriva la denuncia del Wwf: ” Senza la sospensione del Tar non possiamo fare nulla”. Anche quest’anno ... Leggi tutto
L’articolo Riapre la stagione della caccia, il Wwf denuncia: “Serve la sospensione del Tar” è stato pubblicato nella sua versione originale su www.amoreaquattrozampe.it.
La stagione della caccia riapre anche quest’anno e arriva la denuncia del Wwf: ” Senza la sospensione del Tar non possiamo fare nulla”.

Anche quest’anno riapre la stagione della caccia e anche quest’anno le associazioni animaliste si battono per la sicurezza e la tutela non solo degli animali uccisi dai cacciatori ma anche per le persone che sono solite passeggiare nei boschi. E così tra polemiche e discussioni prende il via il periodo in cui è ammesso dalla legge sparare ad alcune specie viventi. Il Wwf, in particolare, ha puntato l’attenzione sul problema legato alla mancata sospensione da parte del Tar, senza la quale non è possibile agire contro questo fenomeno.
Secondo la nuova legge, le associazioni ambientaliste non possono più ottenere la sospensione immediata della caccia, neanche in caso di chiara illegittimità, vanificando il senso stesso del ricorso al Tar.

A evidenziare tutte le criticità connesse alla questione è Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della Natura del WWF Italia, che ha spiegato come si sia di fronte a una vera e propria violazione della Costituzione e delle indicazioni dell’Europa.

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(di Elisabetta Guglielmi)
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