
Un legame indissolubile, tanto da non farla mai sentire sola: per la figlia di Elisabetta Canalis i cani sono come fratelli. Quando si cresce insieme ... Leggi tutto
L’articolo Elisabetta Canalis confessa: “Per mia figlia i cani sono i suoi fratellini” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un legame indissolubile, tanto da non farla mai sentire sola: per la figlia di Elisabetta Canalis i cani sono come fratelli.

Quando si cresce insieme ad un animale domestico si vengono a creare legami indissolubili, che spesso ‘sostituiscono’ quelli umani che possono crearsi tra fratelli. Ed è proprio così per la figlia di Elisabella Canalis, per la quale i cani sono come fratelli con i quali giocare, ridere e trascorrere piacevoli giornate. E con questa dichiarazione invita anche ad adottare tutti quei quattro zampe meno fortunati che vivono nei canili e che aspettano solo una famiglia amorevole che si prenda cura di loro.
L’amore della showgirl Elisabetta Canalis peri quattro zampe è noto: sulla sua pagina social si mostra spesso in loro compagnia e per il suo amore per gli animali dice di essere ‘una foster mom’. In casa sua non sono mai mancati i cani, che hanno ovviamente creato rapporti anche con la figlia e il suo ex marito, spesso accolti da canili.

Non sono mancati momenti di grande dolore come un recente lutto per Elisabetta Canalis e qualche anno fa la perdita inaspettata di Mia. Ma la convivenza con i cani ha portato da sempre grande gioia tra le mura di casa, anche per sua figlia Skyler Eva, che li considera alla pari di fratelli. L’impegno della ex velina tuttavia non si ferma alla sola adozione, poiché è in uscita un suo libro, dal titolo ”Una zampa sul cuore”, i cui proventi andranno al canile sardo di Olbia ‘Fratelli minori’ e all’associazione ‘Save the dogs’.
Il prossimo 25 novembre nelle librerie sarà disponibile il suo libro, ‘Una zampa sul cuore’, che racconta il mondo dei canili con la delicatezza e la sensibilità che solo chi ama i cani possiede. Elisabetta Canalis parla della sua vita da sempre condivisa con dei quattro zampe in casa, che danno tanta gioia ma richiedono anche responsabilità e qualche sacrificio.
Da sempre è esistito il legame tra cane e uomo ed è proprio questo l’oggetto della sua pubblicazione: in un mondo ipertecnologico come quello odierno è bello che ancora ci si fermi a leggere storie si bambini, soprattutto se parlano di amici sinceri come i cani. Nel suo libro racconta anche di storie tristi, come quelle dei cani che vengono riportati in canile dopo un periodo in adozione.
La sua esperienza diretta come volontaria nei rifugi ha sicuramente contribuito alla stesura del libro e ogni ‘visita’ era per lei straziante, poiché avrebbe voluto portarli via tutti con sé. Tutti i quattro zampe rinchiusi, per quanto in condizioni assolutamente decenti, vorrebbero andare via e sono in attesa che qualcuno lo faccia.
La soubrette invita apertamente chiunque ad andare nei canili e lasciarsi travolgere dalle emozioni, perché andare in un rifugio è come essere alla ricerca di un amico che sicuramente troverai. E quando gli occhi del padrone e del cane si incroceranno sarà una magia indescrivibile a parole, quegli incontri che cambiano la vita.

Le mille avventure di Elisabetta Canalis con Nello, il nuovo cucciolo di casa hanno riempito la sua pagina social anni fa, anche se alla fine il quattro zampe si è rivelato meno ‘tranquillo’ di come si aspettava: è uno spirito libero, abituato a stare in casa, per questo ha avuto alcune difficoltà iniziali nella convivenza. Tuttavia l’invito è soprattutto ad essere consapevoli di voler adottare un cane, poiché si tratta di un compito che richiede responsabilità, soprattutto se si tratta di cani Molossi o appartenenti a razze considerate pericolose.
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Come lei, anche sua figlia Skyler ha sempre vissuto con quattro zampe in casa e insieme hanno creato una bellissima famiglia, tanto che quando la Canalis e l’ex marito Brian Perry si sono separati, la piccola ha bonariamente ‘costretto’ il papà a prenderne un altro col quale potrà vivere quando starà con lui.
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L’ultimo desiderio delle gemelle Kessler per il loro pet domestico: “Vogliamo essere sepolte insieme a Yello”. Le iconiche gemelle Alice ed Ellen Kessler sono decedute ... Leggi tutto
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L’ultimo desiderio delle gemelle Kessler per il loro pet domestico: “Vogliamo essere sepolte insieme a Yello”.

Le iconiche gemelle Alice ed Ellen Kessler sono decedute insieme all’età di 89 anni. Secondo quanto riferito dalla testata Bild, la loro scomparsa sarebbe avvenuta tramite “suicidio assistito”, una pratica consentita in Germania sotto specifiche condizioni. Le due ballerine di fama mondiale avevano espresso una profonda e toccante volontà post-mortem: unire le loro ceneri in una singola urna, mescolandole a quelle della loro madre, Elsa, e del loro amato cane Yello.
Già nell’aprile del 2024, le sorelle avevano condiviso il loro desiderio con Bild: “Un giorno vorremmo essere sepolte nella stessa urna,” avevano dichiarato. Questo desiderio andava oltre l’unione fraterna, includendo anche le ceneri della madre e del barboncino biondo Yello. “È ciò che abbiamo disposto nel nostro testamento,” aveva precisato Ellen Kessler.

L’idea di un’urna comune non era solo un gesto d’affetto, ma anche una scelta pratica. “L’urna comune fa risparmiare spazio. Oggigiorno si dovrebbe risparmiare spazio ovunque. Anche al cimitero,” aveva argomentato Ellen con lucidità.
Parte fondamentale di questa disposizione era il cane Yello, un Barboncino biondo ereditato dopo la morte della madre, che le gemelle consideravano a tutti gli effetti un membro della famiglia. Ellen aveva spiegato a Bild la profondità del loro legame affettivo: “Abbiamo amato molto nostra madre e Yello.” Le sorelle ricordavano il cane con affettuosa nostalgia: “Il nostro cane Yello era per noi come un bambino,” aveva aggiunto Ellen.

Yello, purtroppo, aveva sofferto di problemi cardiaci, vivendo 14 anni. “Avrebbe potuto vivere molto più a lungo, ma purtroppo aveva l’angina pectoris. Il suo cuore ingrandito premeva sui polmoni, non riceveva più ossigeno,” aveva raccontato Ellen. Quando fu il momento di accompagnarlo dal veterinario per l’eutanasia, la scena fu inaspettatamente commovente: “Quando arrivammo, Yello si sedette sulle scale, cadde sulle mie ginocchia ed era morto. Ci fece il favore di andarsene prima che arrivasse la siringa per l’eutanasia,” rammentò Ellen.
Così, l’unione che le ha caratterizzate in vita doveva estendersi anche alla morte: “Un giorno, quando l’ultima di noi chiuderà per sempre gli occhi, la sua cenere sarà riunita con quella di nostra madre e di Yello. Speriamo molto che questo desiderio possa essere realizzato,” aveva concluso Ellen a Bild.

Tuttavia, la realizzazione di questo piano per l’urna comune incontra ostacoli legali. L’impresario di pompe funebri Karl Albert Denk, interpellato da Bild, ha sollevato un problema di principio: “In linea di principio non è possibile: in Baviera non è permesso seppellire due persone nella stessa urna, né un cane in un cimitero umano.”
Nonostante le restrizioni, Denk ha riconosciuto l’umanità del desiderio delle sorelle e ha ammesso che “le ceneri sono ceneri.” L’imprenditore ha concluso con una nota critica e propositiva: “La politica dovrebbe più ascoltare i desideri delle persone. Personalmente, farei di tutto per aiutarle a realizzare questo loro ultimo desiderio”. (di Elisabetta Guglielmi)
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Credeva di non essere visto mentre commetteva l’atroce gesto, ma qualcuno ha le prove: uomo che uccisa lupo in Salento fotografato da un testimone. Chi ... Leggi tutto
L’articolo Uccise un lupo in Salento: un testimone fotografò il suo volto, sarà processato è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Credeva di non essere visto mentre commetteva l’atroce gesto, ma qualcuno ha le prove: uomo che uccisa lupo in Salento fotografato da un testimone.

Chi ha commesso quel gesto di crudeltà inaudita non resterà per molto ancora impunito: infatti l’uomo che uccise un lupo in Salento è stato fotografato e sarà per questo processato. Pare che un testimone alla scena non solo sia disposto a raccontare come si sono svolti i fatti ma abbia anche delle prove fotografiche di quell’atto atroce, sulle quali è ben visibile il volto del colpevole.
Chissà cosa dirà in sua difesa durante il processo che gli sarà mosso a carico: l’uomo di 67 anni che ha ucciso un lupo nel Salento, nella zona di Castiglione d’Otranto, in provincia di Lecce, è stato visto, identificato e fotografato. E le prove fotografiche sono state fornite da un testimone e ora sono nelle mani delle autorità. I fatti atroci che hanno visto la fine straziante del predatore risalgono al 7 ottobre 2024.

Chi assistette, suo malgrado, alla terribile scena già all’epoca dei fatti decise di diffondere il fatto con un post social, sulla sua pagina Facebook, sulla quale lo descrisse come una vera e propria esecuzione ai danni del povero mammifero, lasciato a terra agonizzante. Sebbene non sia ancora del tutto stata ‘accettata’ la presenza di questi animali nella zona pugliese, di certo non è questo il modo per affrontarli (come già ribadito nel corso del servizio de Le Iene sui lupi in Italia).
Dal post sui social è partita una denuncia ai Carabinieri Forestali di Tricase, che ora sono anche in possesso del materiale fotografico, nel quale si vede chiaramente il volto dell’uomo che, dopo l’esecuzione con un fucile, si gira di spalle e prosegue il suo cammino lasciandosi alle spalle il lupo morente. Per lui è pronta l’accusa di uccisione di animali e abbattimento di specie protette.
Siamo a Castiglione d’Otranto (LE) il 7 ottobre 2024, quando un uomo armato di fucile si avvicina a un lupo che vagava nella zona in pieno giorno e gli spara a sangue freddo. Probabilmente il ‘cacciatore’ non credeva di essere stato visto e, dopo l’esecuzione, si lasciò il lupo e il fatto alle spalle. Successivamente alla denuncia ai Carabinieri forestali di Tricase, si andò alla ricerca del corpo dell’animale, che però non fu trovato.

Pareva che il cadavere fosse stato trafugato, poiché sul posto erano rimaste solo tracce di sangue e peli appartenenti all’animale: i resti del lupo erano stati prelevati dagli studiosi dell’Hic Sunt Lupi, un progetto di ricerca e monitoraggio scientifico che ha come obiettivo principale quello di studiare la presenza del lupo in Salento.
Dall’analisi dei resti è emerso che la vittima appartenesse a una specie protetta. Purtroppo però il fenomeno del bracconaggio in quelle zone può dirsi tutt’altro che limitato al singolo caso: molte uccisioni illegali avvengono ad opera di cacciatori senza scrupoli, ai quali manca in realtà una cultura di convivenza con gli esemplari della specie.
Stefano Martella, responsabile del progetto Hic Sunt Lupi, ha denunciato la grave disinformazione su questi animali, spesso fomentato da un vero e proprio odio dell’uomo nei loro confronti. Ma la violenza e l’illegalità non possono e non devono essere più gli strumenti per affrontare la convivenza con essi.
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Il Salento tutto non è ancora culturalmente preparato ad accogliere il ritorno di questo mammifero predatore, in via di estinzione, e che mancava sul territorio da circa 100 anni. Ma a differenza di altri animali (come ad esempio l’orso) in 18 anni (dal 2002 al 2020) non si sono registrate aggressione da parte del lupo nei confronti dell’essere umano, quindi la paura nei suoi confronti resta immotivata.
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Era riuscito a sopravvivere ad una enorme catastrofe naturale, ma ora Wilson cerca casa: la storia del cane attaccato alle bombole di gas. A vedere ... Leggi tutto
L’articolo Lo hanno trovato attaccato a delle bombole di gas, nessuno riusciva a crederci è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Era riuscito a sopravvivere ad una enorme catastrofe naturale, ma ora Wilson cerca casa: la storia del cane attaccato alle bombole di gas.

A vedere le sue immagini chiunque potrebbe pensare che un padrone senza scrupoli lo abbia lasciato in quelle condizioni; ma stavolta non siamo davanti all’ennesimo atroce caso di abbandono poiché il cane è stato trovato attaccato alle bombole di gas per sfuggire alla morte. Infatti una intensa calamità naturale si è abbattuta sul Brasile e ha costretto umani e quattro zampe a cercare luoghi di riparo di fortuna, e così Wilson è riuscito a rimanere vivo grazie al fatto di essersi aggrappato alle bombole: ecco qual è la sua storia.
Alle volte ci si ritrova a ‘combattere’ anche contro la natura stessa, ovvero contro delle calamità naturali che mettono in serio pericolo la vita di esseri umani e animali. Ed è questo ciò che è successo in Brasile, nel maggio dello scorso anno, quando la zona del Rio Grande do Sul è stato colpito da violente piogge e alluvioni.
Il disastro ambientale ha causato centinaia tra morti e dispersi, milioni di sfollati e danni permanenti alle strutture; e tra le vittime figurano anche i quattro zampe come Wilson, che hanno cercato in tutti i modi di mettersi in salvo dai fiumi di pioggia che trascinavano ogni cosa per le strade. Ha resistito giorni interi senza mangiare e in condizioni estreme, nella speranza che qualcuno si accorgesse di lui e riuscisse a metterlo in salvo: e il lieto fine, per fortuna, è arrivato.
Il protagonista di questa storia a lieto fine è Wilson, un meticcio color caramello, che per sua fortuna ha incontrato la gentilezza e la generosità della mano dell’uomo che lo ha tratto in salvo. Ma la sua avventura non è ancora finita: sta cercando ancora una famiglia amorevole che si occupi di lui a tempo indeterminato.
Non sarebbe sopravvissuto a lungo Wilson, aggrappato ad un cumulo di bombole di gas mentre sotto le sue zampe un fiume di fango e detriti scorreva implacabile. Ma proprio dopo ore interminabili di attesa, che sembrava ormai senza speranza, è passata di lì una nave e uno dei suoi marinai, Marcelo Gonzales Otoya, di passaggio per Porto Alegre, non ha esitato a tuffarsi per andare a salvarlo.

Le acque erano gelide, ma il marinaio aveva un obiettivo: salvare quel cane color caramello che aspettava solo di essere sottratto alla morte, aggrappato alla recinzione delle bombole che era la sua ‘ancora’ di salvezza.. Una volta arrivato a bordo, tutti i marinai iniziarono a prendersi cura di lui, eleggendolo a vera e propria mascotte della ciurma.
Una volta arrivati sulla terra ferma è stato affidato alle cure della ONG SOS Animais da Ilha, dove ha ricevuto le cure veterinarie del caso. Ma le sue avventure non erano ancora terminate, poiché nessuno dei marinai che si erano presi cura di lui avrebbe potuto adottarlo, e dunque fu messo in adozione ed è ancora in attesa di una famiglia amorevole.
Nessuno credeva che ci sarebbe voluto tanto tempo prima di trovare una casa a Wilson, eppure dopo più di un anno, il quattro zampe è ancora in attesa di una situazione stabile. In molti hanno pensato la causa di questo ‘ritardo’ nelle risposte di adozione sia dovuto al fatto che si tratta di un cane meticcio.

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Eppure è perfettamente sano, vaccinato, sottoposto a sverminazione canina, ma non è di razza specifica: purtroppo il pregiudizio sugli animali (sia cani che gatti) di origine indefinita c’è e perdura ancora oggi. Da una stima si è valutato che i cani meticci hanno ben il 90% di possibilità in meno di essere adottati rispetto ad esemplari di razza (il più richiesto è lo Shih Tzu), pur non avendo nulla da invidiare a nessuno.
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Alla brutalità dell’uomo talvolta non sembra esserci fine: una cagnolina è stata trovata in un sacco della spazzatura in punto di morte. Non riuscivano a ... Leggi tutto
L’articolo Hanno lasciata morire in un sacco della spazzatura una cagnolina anziana: una crudeltà inaudita è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Alla brutalità dell’uomo talvolta non sembra esserci fine: una cagnolina è stata trovata in un sacco della spazzatura in punto di morte.

Non riuscivano a credere ai propri occhi quando hanno ritrovato quel sacco tra i rifiuti: una cagnolina è stata trovata in un sacco della spazzatura in punto di morte, anziana e sofferente per alcuni problemi di salute. Non si sa molto sull’autore di questo atroce gesto ma di certo l’atto mostruoso non potrà restare impunito.
Una tranquilla mattinata nella periferia di Roma, a Torre Angela, è stata squarciata da una notizia incredibile e mostruosa allo stesso tempo: una cagnolina di razza Beagle, anziana, è stata ritrovata tra i rifiuti in un sacco della spazzatura. Chi l’ha abbandonata e perché? Nulla si sa al momento sulla storia di questa povera quattro zampe ma qualche ipotesi è stata già fatta.

I poliziotti municipali che si sono accorti delle strane dimensioni di questo sacco, non riuscivano a credere ai loro occhi quando lo hanno aperto: si sono trovati davanti un esemplare di Beagle di 13 anni, dunque in età avanzata, che era molto sofferente, quasi in fin di vita. Una volta portata d’urgenza al canile sanitario della Muratella, il più vicino, dove è stata constatata l’assenza di microchip canino.
Successivamente, dato l’aggravarsi delle sue condizioni, la cagnolina è stata trasferita in una clinica convenzionata con la ASL Rm3, dove le hanno diagnosticato un’insufficienza renale . Questa patologia comporta tra gli altri sintomi anche una minzione eccessiva.
Probabilmente è stata questa la causa che ha spinto il suo ‘ex’ padrone a sbarazzarsi di lei in un modo atroce, come se fosse stato un rifiuto. Dell’uomo non si sa molto, tranne che non ha avuto alcuno scrupolo non solo di abbandonare ma anche di chiudere il suo animale in un sacchetto di plastica, riducendolo in fin di vita.
Purtroppo l’intervento della Polizia municipale non è bastato per tenere in vita la cagnolina, che era già in fin di vita quando è stata ritrovata dai suoi soccorritori. Poco dopo averla portata nelle mani del veterinario, il cuore della quattro zampe ha smesso di battere per sempre, sfinita e stanca dopo che la sua vita era stata completamente stravolta.
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La rivolta sui social non ha tardato ad accendersi: una esponente della Lega in difesa degli animali ha tuonato che occorre tolleranza zero verso chi si macchia di crimini come questo. E’ la cultura stessa a dover cambiare, bisogna promuovere un’educazione al rispetto verso gli animali, anche nelle segnalazioni. Un intervento tempestivo può spesso salvare la vita a questi animali abbandonati, anche se purtroppo non è stato questo il caso.
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E’ stato sparato e ora le sue condizioni sono gravissime: un gatto è stato colpito al cuore da una cerbottana e non si sa se ... Leggi tutto
L’articolo Colpita al cuore con una cerbottana di 13 cm: sta lottando per sopravvivere è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
E’ stato sparato e ora le sue condizioni sono gravissime: un gatto è stato colpito al cuore da una cerbottana e non si sa se riuscirà a sopravvivere.

Era lunga ben 13 cm l’arma che ha colpito il micio che ora sta lottando per la sua sopravvivenza: un gatto è stato colpito al cuore da una cerbottana e poi sparato da una pistola: sulle sue condizioni vi è il massimo riserbo. Non si sa se la situazione migliorerà o potrebbe peggiorare da un momento all’altro: la tragedia è avvenuta nel Wyoming in strada, dove viveva il randagio vittima del colpo.
Non è affatto fuori pericolo il micio che è stato colpito in strada nel Wyoming, più precisamente nella contea di Platte, da una pallottola sparata da una cerbottana: solo grazie ai volontari che lo hanno soccorso, il gatto non è morto per le ferite riportate. Tuttavia ancora non si può dire che sia fuori pericolo perché le sue condizioni restano molto critiche, soprattutto a causa del colpo di pistola che ha seguito la mira della cerbottana.

Pare proprio che chi lo ha colpito avesse intenzione di finirlo, come a punirlo della colpa di vivere da randagio per strada, all’addiaccio che già di per sé sembra una punizione sufficiente. Eppure quando i volontari lo hanno recuperato in strada, tramortito e gravemente ferito dai colpi inferti, gli hanno trovato un proiettile nella spalla.
La cerbottana invece gli aveva provocato gravi lesioni al cuore, molto vicino ai polmoni. A trovarlo è stata Linda Fabian, una giovane volontaria che seguiva la colonia felina dove era Lucky, il piccolo felino che è stato sparato e che ora lotta tra la vita e la morte. Ma le speranze che possa riprendersi, giorno dopo giorno, aumentano: merito anche del fatto che si tratta di un gatto arancione e dunque con un carattere particolare?
Linda Fabia, che ha poi soccorso il gattino, non aveva assistito alla scena dei colpi quindi si è avvicinata al randagio solo perché le sembrava che quest’ultimo mostrasse i segnali di un gatto che sta male. Lo aveva visto solitario, rannicchiato su se stesso, quasi come a volersi addormentare: in realtà stava soffrendo per il dolore del colpi che gli erano stati inferti.

E’ stata la spalla ad essere attenzionata per prima, poiché presentava una ferita leggermente sanguinante (dove era infatti entrato il colpo di pistola). Ma Micio non voleva essere disturbato, tanto che cercava di sfuggire alle attenzioni della donna che voleva solo aiutarlo. Nonostante il suo essere sfuggente la Fabian, aiutata da un’altra volontaria della tutela animale di Critters Inc, è riuscita ad acciuffarlo per portarlo immediatamente a visita dal veterinario.
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A controllo il veterinario ha non solo individuato il proiettile che gli aveva traforato la spalla ma anche il colpo della cerbottana, una sorta di arma che lancia dei dardi come delle frecce scagliate senza arco; e per finire il quadro tragico della situazione l’esperto gli ha anche rilevato delle fratture alle costole. Ora il felino sta lottando per la vita ma la voglia di reagire fa sperare in un futuro migliore per lui.
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Non riusciva a capire il perché dopo tanti anni fosse finita proprio lì: la storia del cane Daisy abbandonato dopo 15 anni in casa. Ritrovarsi ... Leggi tutto
L’articolo Abbandonato a se stesso dopo 15 anni: lo sguardo di questo cane dice tutto è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non riusciva a capire il perché dopo tanti anni fosse finita proprio lì: la storia del cane Daisy abbandonato dopo 15 anni in casa.

Ritrovarsi tra mura estranee con persone che non conosci affatto è stato il suo più grande trauma, anche perché soprattutto non ne capiva il motivo: il cane Daisy è stato abbandonato dopo 15 anni nella stessa casa, quando ormai aveva raggiunto un’età da anziano. Il suo sguardo stanco e sofferente spiegava più di tante parole quali potevano essere le sue sofferenze in quel momento: lo smarrimento e la frustrazione di non sapere perché il rifugio sarebbe diventata la sua nuova casa.
Nessuno sa il perché e la prima a ignorare le ragioni che l’hanno condotta all’interno di un rifugio per animali è proprio Daisy, il cane protagonista di questa storia. Viveva con la sua famiglia, la stessa che l’ha ospitata in casa per ben 15 anni e che un giorno ha deciso di lasciarla lì, da sola, come un pacco dimenticato durante un trasloco.

E’ lì che è stata trovata Daisy da un agente della Rspca (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) di Brighton, allertato dalla chiamata di un vicino di casa che aveva segnalato la situazione: la famiglia di Daisy se n’era andata via e l’aveva lasciata lì da sola in quella casa. Naturalmente non potevano lasciarla lì, sarebbe morta per gli stenti e dunque l’hanno presa con sé e portata la rifugio di appartenenza. Ma per quanto l’intenzione fosse quella di salvarla, la cagnolina non è ancora riuscita a superare lo shock.
Le porte del rifugio di Brighton si sono spalancate per Daisy ma lei ancora non riusciva a crederci: il suo sguardo perso, impaurito e confuso esprimeva tutto il suo disagio. Non riusciva a parlare e la sola cosa che voleva fare era guardare alla finestra, per capire quando tutto quello in cui si trovava sarebbe finito.
La sua vita era stata completamente stravolta, era stata non solo abbandonata ma tradita dalle stesse persone che si erano prese cura di lei per 15 anni. Ora la sua nuova casa è una gabbia fredda e ben poco accogliente, la sua famiglia sono gli altri cani che hanno storie tristi simili alla sua e che si sono ritrovati da soli a combattere contro il mondo.
Quando qualcuno prova ad avvicinarsi alla sua gabbia, Daisy gli corre incontro, quasi a voler conquistare quel cuore per essere portata via da lì. Si tratta non solo di un cane che ha subito trauma dell’abbandono nel cane ma che si è anche sentito tradito, e la sua età non ‘gioca’ certo a suo favore: è anziano e ha diversi problemi di salute legati agli anni.
E’ proprio l’età il grande limite per eventuali proposte di adozioni: un cane anziano ha sicuramente bisogno di maggiori cure e ha un’aspettativa di vita ovviamente limitata. Daisy inoltre soffre di glaucoma oculare e non ha più la forza di correre e giocare a lungo; le basterebbe stare accanto al suo padrone, magari seduti insieme sul divano davanti alla Tv.

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Ma la speranza è l’ultima a morire: tutti gli operatori del centro si augurano che Daisy possa trovare una famiglia amorevole pronta ad accoglierla, per trascorrere serenamente gli ultimi anni di vita che le restano, godendo del calore di una casa vera.
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Non ha retto al dolore della perdita: un cane muore dopo il funerale del suo padrone lasciando i familiari nella disperazione. il suo umano se ... Leggi tutto
L’articolo Il padrone muore e al funerale succede qualcosa al suo cane che lascia tutti senza parole, solo tante lacrime è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non ha retto al dolore della perdita: un cane muore dopo il funerale del suo padrone lasciando i familiari nella disperazione.

il suo umano se n’era andato poche ore prima ma per lui quella perdita è stata insopportabile e ha voluto seguirlo, come sempre aveva fatto nella loro vita insieme: un cane muore dopo il funerale del suo padrone. Per i familiari, attoniti per l’ennesimo dolore, è stato un duro colpo; la sola consolazione è stata quella di saperli di nuovo riuniti, a farsi compagnia oltre l’arcobaleno.
Quando in casa muore qualcuno, è dura dover affrontare la sua perdita sia per coloro che costituivano la sua famiglia umana (pensiamo ad esempio quando ci troviamo ad aiutare i bambini a gestire il dolore per la morte del cane) ma anche da parte degli animali che erano al suo fianco. Purtroppo il cane, così come altri animali domestici, ha perfetta percezione della perdita e del dolore che comporta.

Lo legge negli occhi degli altri familiari ma soprattutto sente la mancanza, quella assenza di colui che si prendeva cura di lui. E così è stato anche per Oyo, il cui padrone si è spento dopo una lunga malattia, lasciandolo solo nella sua disperazione. Oyo era sempre stato accanto al suo umano, soprattutto quando quest’ultimo si è ammalato e, quando è stato costretto a separarsene per dei lunghi periodi di ricovero, attendeva impaziente il suo ritorno alla finestra.
Il giorno dopo la sua dipartita, ai funerali, probabilmente il dolore di Oyo unito a quello degli altri familiari è stato davvero troppo da sopportare per il quattro zampe. Il suo cuore non ha retto e si è fermato, per rincorrere il suo padrone nell’aldilà.
Quando il corpo del defunto era stato portato in Chiesa per la veglia funebre, il suo cane Oyo si è messo accanto alla bara e, guardandola, sembrava piangere. Qualcuno ha pensato che il cane stesse ansimando (quando il cane ansima le cause possono essere diverse) e che in realtà stesse reagendo alla perdita dimostrando tutto il suo dolore.

Eppure dopo essersi rifiutato di mangiare pur di non muoversi accanto alla bara del suo defunto padrone, anche il povero Oyo se n’è andato. A raccontarlo è stata la nipote dell’uomo morto, dal suo profilo TikTok princeandprincess_13. Ha confermato non solo il forte legame che li univa ma anche la sua commozione nel vedere il quattro zampe affranto esattamente (o forse più) di alcuni presenti.
Il giorno dopo un altro lutto ha colpito la famiglia già addolorata per la perdita dell’uomo: la dipartita del cane. Alcuni dunque hanno ipotizzato che quel respiro lungo e affranto altro non era che la ‘sindrome del cuore infranto’ (come era accaduto allo yorkshire che muore tra le braccia del padrone). Nemmeno la morte era riuscito a separarli, e il pensiero di saperli riuniti ad attraversare insieme il ponte dell’arcobaleno è la loro unica consolazione.
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Ora la famiglia piange entrambi, poiché nessuno poteva immaginare che quell’amore, sebbene puro e autentico, non potesse essere spezzato neppure dalla morte di uno dei due. Oyo l’ha seguito e probabilmente, guardando la bara del suo padrone, era quello che avrebbe desiderato di più.
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Un dolore non solo umano: la gatta Sis dice addio alla sua amica felina di sempre Mama e il momento è stato davvero straziante. Il ... Leggi tutto
L’articolo “È morta tra le mie braccia”: il racconto che commuove chi sa cosa significa perdere qualcuno è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un dolore non solo umano: la gatta Sis dice addio alla sua amica felina di sempre Mama e il momento è stato davvero straziante.

Il momento del distacco è quello che ogni padrone amorevole teme riguardo il suo animale domestico, ma lo stesso vale anche per i compagni a quattro zampe che con esso condividevano casa e destino. La storia di Sis e Mama era iniziata anni prima, quando entrambe vivevano da randagi per strada: insieme erano riuscite a conquistare il cuore di una famiglia affettuosa e ora la gatta dice addio alla sua amica felina di sempre con estrema difficoltà. Ecco la loro storia.
Erano insieme quando vivevano per strada ed erano sempre insieme quando la loro amorevole padrona Alyssa ha deciso di aprire loro le porte della sua casa. Da quel momento hanno creato una bellissima famiglia unita, che si è ‘allargata’ con l’arrivo dei cuccioli di Mama. Quest’ultima era infatti incinta quando è stata adottata dalla donna.

E al contrario di ciò che si può dire e pensare sui gatti, questi due felini femmina erano inseparabili: dormivano insieme, giocavano insieme e si leccavano a vicenda l’una con l’altra (quando il gatto adora leccarsi non è mai solo per igiene ma anche un momento di intimità, che ama condividere con un altro felino come in questo caso).
Infatti anche gli esperti non si meravigliano del fatto che due gatti riescano a raggiungere un’intesa tale da leccarsi a vicenda, e che addirittura non siano gelosi l’uno dell’altro nella condivisione di oggetti, spazi e amore della padrona. Grazie alla lunga convivenza le due gatte erano dunque diventate inseparabili: per questo quando è sopraggiunta la morte, dividersi è stato molto doloroso.
Nessuno in casa si aspettava che quella mattina sarebbe stata l’ultima insieme per Sis e Mama, poiché nulla faceva presagire la tragedia che si sarebbe consumata di lì a breve: Mama stava bene, aveva mangiato e aveva ricevuto con piacere la sua ‘dose’ di coccole quotidiane dalla sua padrona. Ma d’improvviso tutto si è capovolto.
La padrona ha visto Mama accasciarsi in seguito a un malore, come colta da un collasso; così l’ha presa tra le braccia e le ha fatto sentire tutto il suo amore. Non immaginava che quelli sarebbero stati gli ultimi istanti della loro vita felice insieme e quando Sis si è accorta che la sua amica era finita tra le braccia della loro amata Alyssa non riusciva a capacitarsene.
D’istinto si è accertata che la situazione fosse realmente quella che (ahimè) era: ha avvicinato la testa a quella della sua amica felina e con la zampa l’ha toccata, quasi a volerla svegliare dal torpore che l’aveva colta. Ma quando ha capito che nulla avrebbe riportato indietro la sua Mama ha fatto un passo indietro e si è fermata ad osservare la triste scena che si consumava davanti ai suoi occhi.
Ma com’è il lutto nel gatto e come reagisce il felino di fronte alla morte della sua compagna di vita a quattro zampe? Non è affatto vero che non ne soffrano o che non ne abbiano coscienza: Micio prova dolore per la perdita e ha il suo modo per dimostrarlo. Solitamente mangiano meno e cercano la solitudine, posti nei quali possano restare tranquilli.

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Nei giorni successivi Sis cercava la sua Mama, la cercava nei posti che frequentavano insieme in casa e dove condividevano le loro giornate. poi è stata costretta ad andare avanti senza la sua compagna di vita e ha iniziato a vivere per entrambe, con la sua amica nel cuore.
L’articolo “È morta tra le mie braccia”: il racconto che commuove chi sa cosa significa perdere qualcuno è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Lanciati, come sacchetti di rifiuti da gettare: un automobilista butta due cani in un fiume da un ponte di 22 metri, salvati. Nelle acque ... Leggi tutto
L’articolo “Li ha gettati da un ponte di 20 metri”: la scena scioccante davanti a tutti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Lanciati, come sacchetti di rifiuti da gettare: un automobilista butta due cani in un fiume da un ponte di 22 metri, salvati.

Nelle acque gelide di un fiume in piena: qui erano finiti due quattro zampe dopo un volo di circa 22 metri. Da un’auto, qualcuno butta due cani in un fiume da un ponte di 22 metri di altezza, per sbarazzarsene, come se fossero stati dei rifiuti da gettare. Il gesto che avrebbe potuto avere atrici conseguenze, per fortuna si è concluso col salvataggio dei due animali da parte di due veri e propri eroi.
Una condanna a morte, è questo quello cui ha destinato i due animali quando li ha buttati. L’automobilista che ha buttato due cani in un fiume dall’altezza di un ponte di 22 metri non è stato ancora identificato. Si sa solo che il luogo dove è avvenuto il fatto è il Dog River Bridge in Alabama e che l’auto da cui sono stati gettati i quattro zampe era un Suv nero.

E’ stato un gesto improvviso, inaspettato, da parte di qualcuno che, aprendo lo sportello laterale dell’auto, ha lanciato i due animali come se fossero stati due sacchi di spazzatura di cui sbarazzarsi,. Un gesto sconsiderato, un vero e proprio tentato omicidio e il più crudele degli abbandoni, con una previsione di morte quasi certa.
I cani si sono ritrovati immersi nelle gelide acque del fiume e, per il terrore e probabilmente anche per il freddo, non riuscivano neppure a nuotare per tentare di mettersi in salvo. Se non fossero intervenuti due ‘angeli’ del fiume, che si sono gettati a recuperarli, avremmo raccontato un finale decisamente diverso.
Due uomini non hanno perso tempo: appena hanno notato la presenza dei due cagnolini che arrancavano in acqua per tenersi a galla, si sono gettati nel fiume gelido per salvarli. Ma il salvataggio non è stato per nulla agevole: oltre alle basse temperature dell’acqua, dovevano anche nuotare con i due animali in braccio che, terrorizzati per l’accaduto, non riuscivano a muoversi.

Una volta arrivati a riva, tremolanti e sconvolti, i due quattro zampe sono stati avvolti in calde coperte e portati da alcuni volontari della Daphne Search and Rescue in una casa affidataria, dove hanno ricevuto tutte le cure e i controlli del caso. Probabilmente un intervento meno tempestivo da parte dei due uomini sarebbe stato fatale per i cagnolini.
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Ma ora che i due animali sono stati messi in salvo e stanno via via riprendendosi, si dovrà indagare sull’increscioso accaduto. E’ stata una delle forme di abbandono di un cane più crudeli, perché l’autore voleva non solo sbarazzarsene ma ucciderli senza alcuna pietà.
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Smarrito durante un trasloco nel 2014, il cagnolino Snuggles è tornato tra le braccia della sua proprietaria grazie al microchip dopo 11 anni. Smarrimento e ... Leggi tutto
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Smarrito durante un trasloco nel 2014, il cagnolino Snuggles è tornato tra le braccia della sua proprietaria grazie al microchip dopo 11 anni.

Smarrimento e ricongiungimento dopo undici anni: la storia di Snuggles, un cane perduto durante un trasloco nel 2014, ha commosso gli Stati Uniti. Il piccolo è tornato tra le braccia della sua proprietaria, Melanie Epperson, grazie all’infallibile identificazione del microchip. Tutto ebbe inizio nel 2014 a New York. Snuggles, allora un cucciolo pieno di vita e affetto, sparì improvvisamente. Melanie Epperson, la sua proprietaria, lo perse di vista per pochi istanti mentre si occupava del trasloco del nipote nella nuova abitazione. Da quel momento in poi, ogni traccia del cagnolino sembrò svanire nel nulla.
Seguirono mesi, che si trasformarono in anni, di estenuanti ricerche. Manifesti affissi, appelli lanciati e ogni tipo di segnalazione furono tentati invano. Con il passare del tempo, Melanie si trovò costretta a rassegnarsi all’amara idea di non poterlo rivedere, pur conservando un piccolo barlume di speranza nel profondo del suo cuore.
Poi, inaspettatamente, undici anni dopo, è arrivata la telefonata che ha cambiato tutto: un cane abbandonato, preso in custodia dal Buffalo City Animal Shelter, era stato identificato positivamente grazie al microchip. Era proprio lui, Snuggles. “Inizialmente pensavo che fosse uno scherzo”, ha confessato la donna, ancora scossa dall’incredulità. “Solo quando mi hanno mostrato la documentazione, ho realizzato che era davvero lui. Non riuscivo a trattenere le lacrime”.
Come documentato da wkbw.com, Snuggles era stato portato al rifugio da un cittadino che lo aveva recuperato mentre vagava per le vie della città. Gli operatori, seguendo la procedura standard, hanno subito cercato il microchip, risalendo in pochi minuti ai dati di contatto di Melanie Epperson. Dopo un decennio di silenzio, il nome della donna è riapparso sullo schermo.
Nel momento del ricongiungimento, il cane ha manifestato un riconoscimento immediato: è corso verso la sua padrona, scodinzolando festosamente e cercando subito il contatto fisico. “Ho fatto una ricerca su Google e ho scoperto che possono vivere fino a 18 anni”, ha commentato Melanie. “Quindi ho ancora quattro o cinque anni per riempirlo di coccole”.
Nonostante il lungo periodo trascorso, le condizioni di Snuggles sono rassicuranti: non presenta segni di maltrattamenti né patologie significative, a parte qualche inevitabile acciacco legato all’età. Ora potrà godersi la vecchiaia avvolto dall’amore della sua famiglia, che non lo ha mai dimenticato.
La commovente vicenda di Snuggles rappresenta un forte messaggio di speranza per chiunque abbia perso un amico a quattro zampe. Dopo oltre dieci anni, il piccolo è tornato a casa grazie a un semplice microchip, sottolineando l’assoluta importanza di registrare e mantenere aggiornate le informazioni dei propri animali. “Sento che è tornato un pezzo della mia vita”, ha concluso Melanie, con la voce rotta dall’emozione. “Non so dove sia stato in tutti questi anni, ma ora non lo lascerò mai più scappare”.
(di Elisabetta Guglielmi)
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Erano disperati perché Derek si era perso: hanno ritrovato il cane scomparso grazie a una bolletta della luce. Alle volte la risoluzione di quelli che ... Leggi tutto
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Erano disperati perché Derek si era perso: hanno ritrovato il cane scomparso grazie a una bolletta della luce.

Alle volte la risoluzione di quelli che sembrano dei veri e propri casi di scomparsa sono risolti grazie ad un particolare che potrebbe sembrare irrilevante, e la storia del cane scomparso e ritrovato grazie a una bolletta della luce, sembra uno di quelli. E non si trattava di un cane qualunque ma di una star, il cui musetto era stato scelto come testimonial della campagna di adozione promossa dalla società di energia elettrica che emetteva le bollette: ecco cosa è successo.
Una famiglia ordinaria quella dei padroni di Derek, che viveva in Argentina con il loro affezionato quattro zampe. Un giorno però tutta questa serenità andrà in frantumi a causa della scomparsa del cagnolino: i suoi umani non riuscivano a darsi pace e lo stesso animale sembrava essere scomparso nel nulla. Eppure la sua storia avrebbe avuto dei risvolti davvero inaspettati.

Non avevano idea di dove fosse finito e, dopo circa un anno dalla sua scomparsa, i padroni erano stati costretti ad andare avanti, trasferendosi in un’altra città per problemi di salute, pur conservando nel cuore i bei ricordi legati a Derek. Fino a un giorno, che sembrava uno dei tanti, nel quale ricevettero una bolletta della luce da pagare. Eppure quella che per tanti è una spiacevole busta da aprire, ha completamente cambiato la loro vita.
La società che forniva energia elettrica Edesur, molto nota in tutta l’Argentina, aveva deciso di indire una campagna di adozione per randagi in collaborazione con un rifugio locale, El Campito. E accompagnandolo a uno slogan che recitava: ”Cambia la tua energia, adotta un cane”, aveva scelto il volto di un quattro zampe che ispirasse i contribuenti ad adottare un povero animale in difficoltà. E quel musetto era proprio quello di Derek.
In Argentina il volto di Derek, ribattezzato Rosamel, era diventato molto noto poiché tutti coloro che ricevevano puntualmente le bollette della luce da pagare da parte di quella società elettrica potevano ammirare il suo musetto. La scelta fortunata del cane mostrare sulle bollette era caduta proprio su Rosamel, del rifugio El Campito.

Era finito lì il povero Derek, scomparso da una piazza mentre giocava con il suo padrone Franco (che avrebbe raccontato la sua storia in un noto programma televisivo, Arriba Argentinos) e ritrovato in cattive condizioni, legato a un palo della luce. I suoi soccorritori si sono presi cura di lui e lo hanno condotto al rifugio, che avrebbe collaborato con la società di energia elettrica.
E quando la moglie di Franco aveva aperto la busta contenente la bolletta, l’ha immediatamente mostrata al marito: i due hanno riconosciuto il volto del loro Derek nell’immagine stampata sul foglio. Da lì la scelta di recarsi immediatamente al rifugio per capire come poterlo riportare a casa. Una volta arrivati lo hanno avvicinato e lo hanno chiamato col suo nome.
Si potrebbe pensare semplicemente ad un colpo di fortuna che ha fatto rincontrare Derek e la sua famiglia, ma non si tratta solo di un caso fortuito: la scelta della compagnia di energia elettrica di collaborare con un rifugio locale per una giusta causa ha aperto gli orizzonti di padroni disperati e ormai rassegnati e ha sottolineato l’importanza di iniziative simili.
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Franco, il padrone di Derek-Rosamel, conserva ancora la bolletta grazie alla quale è riuscito a ritrovare il suo amato cane e ora che ha ‘imparato la lezione’ avrà di certo provveduto a fornirlo di targhetta identificativa. Per fortuna (e non solo per quella) questa storia d’amore tra un quattro zampe e la sua famiglia ha avuto il lieto fine che meritava.
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Tra le montagne della Maiella, un’orsa con tre cuccioli è scesa fino al paese, sorprendendo i residenti e riaccendendo un tema importante. A Palena, un ... Leggi tutto
L’articolo “Orsa con cuccioli entra in città”: sta succedendo in Italia, ecco cosa fare è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Tra le montagne della Maiella, un’orsa con tre cuccioli è scesa fino al paese, sorprendendo i residenti e riaccendendo un tema importante.
A Palena, un piccolo paese nel cuore del Parco Nazionale della Maiella, negli ultimi giorni l’attenzione di tutti si è spostata su un’ospite speciale: un’orsa con i suoi tre cuccioli, avvistata più volte nei pressi del centro abitato.

La notizia è arrivata direttamente dal Comune, che ha invitato i cittadini alla calma e alla prudenza: gli orsi non sono animali aggressivi, ma se spaventati o disturbati, soprattutto quando hanno piccoli al seguito, possono reagire in modo imprevedibile.
Dopo gli avvistamenti, il sindaco di Palena ha riunito le autorità locali, il Parco della Maiella e i rappresentanti dell’Ispra per decidere come gestire la situazione. Da quell’incontro è nata un’ordinanza con sei semplici regole pensate per tutelare sia gli orsi che i residenti.

Si chiede ai cittadini di non avvicinarsi agli animali, di non illuminarli con torce o smartphone, di non lasciare cibo o rifiuti accessibili e di tenere gli animali domestici sotto controllo. Tutto serve a evitare che gli orsi si abituino alla presenza dell’uomo e perdano il loro naturale timore, una condizione che può diventare pericolosa per entrambi.
Secondo gli esperti del Parco, il comportamento dell’orsa è legato a una fase precisa del suo ciclo naturale: il pre-letargo. In questo periodo, che precede i mesi invernali, gli orsi si muovono di più per cercare cibo e accumulare grasso, fondamentale per affrontare il lungo sonno nella tana. La presenza dei cuccioli rende tutto più impegnativo: la madre deve mangiare di più e al tempo stesso restare vigile per proteggerli.
Ma c’è anche un’altra spiegazione, meno immediata ma molto interessante. Le femmine con i cuccioli e i giovani maschi tendono ad avvicinarsi ai centri abitati per una ragione di sicurezza.
Gli orsi adulti maschi, infatti, possono uccidere i piccoli che non sono loro – un comportamento istintivo, chiamato “selezione per infanticidio”, che serve a rendere la femmina nuovamente fertile. Per questo le madri scelgono zone più tranquille, anche se più vicine all’uomo, dove i maschi non si spingono facilmente.
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Quella di Palena è una piccola lezione di convivenza. L’orso marsicano, che vive in questa parte d’Abruzzo, è una specie rarissima e preziosa.
Imparare a rispettare le sue abitudini, anche quando attraversano i nostri spazi, è il modo migliore per proteggerlo. L’orsa tornerà presto nei boschi, ma il suo passaggio ci ricorda quanto sottile sia il confine tra natura e vita quotidiana, e quanto siamo parte dello stesso equilibrio.
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Una donna ha ucciso una scimmia da laboratorio, coinvolta nell’incidente in Mississippi, per proteggere i figli: ha fatto fuoco. L’allarme era stato dato in seguito ... Leggi tutto
L’articolo “Gli ho sparato per proteggere i miei figli”: donna toglie la vita a una scimmia da laboratorio che era fuggita è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una donna ha ucciso una scimmia da laboratorio, coinvolta nell’incidente in Mississippi, per proteggere i figli: ha fatto fuoco.

L’allarme era stato dato in seguito all’incidente in Mississippi che ha coinvolto e ribaltato il camion nel quale viaggiavano degli esemplari di macaco rhesus, che hanno approfittato delle gabbie aperte per scappare. Otto in tutto le scimmie fuggite, alcune di esse erano state catturate e abbattute mentre tre di esse erano ancora in giro: ma la fuga di una di loro è terminata quando una donna ha sparato e ucciso la scimmia da laboratorio fuggita al fine di proteggere i suoi figli da un animale considerato ‘pericoloso’. Ecco come si sono svolti i fatti.
Fa sempre male leggere di abbattimenti di animali da parte dell’uomo, anche quando essi sono considerati aggressivi e dunque potenzialmente nocivi per l’incolumità dell’uomo, come dichiarato in questo caso. Dopo la notizia della fuga di otto esemplari e della mancata cattura di alcuni di essi (due infatti sono tuttora disperse) che ancora si aggiravano per le strade della città, una donna ne ha uccisa una quando se l’è trovata davanti.

Si tratta della 35enne Jessica Bond Ferguson, che si trovava nella sua proprietà quando quest’ultima è stata invasa dalla scimmia fuggita dall’incidente, un esemplare di macaco rhesus considerato potenzialmente pericoloso non per i virus già iniettati nel suo corpo nel corso delle sperimentazioni (dunque portatrice di zoonosi) cui già era stata sottoposta ma soprattutto per la sua aggressività nei confronti dell’uomo.
E proprio al fine di proteggere la sua famiglia, la donna ha agito dapprima chiamando le forze dell’ordine locali ma poi ha afferrato la pistola e ha fatto fuoco prima che la scimmia potesse realmente aggredire lei e i suoi tre figli.
Non sono bastate, a quanto pare, le dichiarazioni della Tulane University sul caos per delle scimmie da laboratorio che sono riuscite a fuggire e sulla loro ‘non pericolosità’ dopo la fuga in Mississippi per evitare l’uccisione dei macachi coinvolti. E l’ultima vittima è stata proprio la scimmia da laboratorio uccisa dalla donna che ha protetto la sua famiglia da un ipotetico attacco.

All’uccisione è seguita una discussione sulla reale pericolosità di questi animali, sottratti al loro habitat naturali, costretti ad essere vittime di sperimentazioni animali nei laboratori (infatti la specie macaco rhesus è una della più utilizzate negli esperimenti) e scampate al trauma di un incidente stradale. Si può davvero pensare che tutte queste vicissitudini non abbiano reso gli animali coinvolti dei soggetti quanto meno ‘diffidenti’ nei confronti dell’uomo?
Lo stress a cui erano state sottoposte queste scimmie da laboratorio le ha sicuramente rese aggressive, perché aveva innescato in loro la paura e la reazione a questa condizione di disagio. Eppure la modalità di attacco che spesso adottavano non le rendeva automaticamente pericolose per l’incolumità dell’uomo.
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Tuttavia la donna ha ammesso di aver agito d’impulso per proteggere la sua famiglia, dopo che il figlio 16enne aveva avvistato la scimmia all’interno della sua proprietà, in giardino. Allertata dalle urla del figlio, la donna ha preso un’arma e il cellulare per contattare la Polizia, che le ha consigliato di monitorare la situazione. Ma la paura e la volontà di proteggere i suoi figli e i suoi vicini di casa hanno preso il sopravvento e ha fatto fuoco contro l’animale, che si trovava a una distanza di circa 18 metri da lei.
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In Trentino indagato il cacciatore che ha ucciso l’orso Mj5: la situazione è ormai fuori controllo e la Lav lotta per la non archiviazione del ... Leggi tutto
L’articolo “È diventato come il far west”: in Italia una situazione sconvolgente è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
In Trentino indagato il cacciatore che ha ucciso l’orso Mj5: la situazione è ormai fuori controllo e la Lav lotta per la non archiviazione del caso.

Ucciso da colpi di fucile ma il suo omicida è ancora solo indagato: ancora nessuna svolta nella vicenda del cacciatore che ha ucciso l’Orso Mj5 indagato. Lì in Trentino e precisamente nella Val di Non il povero animale è stato trovato senza vita nell’autunno del 2023, scatenando la reazione delle associazioni animaliste e scuotendo l’opinione pubblica. Oggi, a distanza di due anni dall’accaduto, la Lav ancora si impegna affinché il caso non venga archiviato e sia fatta giustizia.
Più e più volte sono state raccontate storie tragiche di uccisioni violente da parte dei cacciatori nei confronti di plantigradi, come l’Orsa Amarena o appunto l’orso Mj5. Proprio sulla morte di quest’ultimo si sta concentrando l’impegno della Lav, che sta lottando affinché il colpevole paghi e il suo caso non venga archiviato.

La vicenda è iniziata nell’aprile 2023, quando venne firmata un’ordinanza (provvedimento poi sospeso) da Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma di Trento, per la cattura e l’uccisione dell’orso Mj5 che aveva aggredito un escursionista in Val di Rabbi, non lontano dal luogo dove sarebbe stato trovato morto qualche mese dopo.
Lui e altri orsi considerati ‘problematici’ (come Jj4 che non può essere più catturata e M62) erano finiti nel mirino dei cacciatori, consapevoli che la loro uccisione sarebbe stata in qualche modo autorizzata dall’autorità. La tensione non solo in Trentino ma anche in Abruzzo stava diventando tesa per le continue lotte tra cacciatori e plantigradi che vivevano nelle zone boscose di luoghi spesso visitati da escursionisti anche esperti, ma se in Abruzzo ci si convive con gli orsi, in Trentino essi continuano ad essere brutalmente abbattuti.
La LAV (la Lega Anti Vivisezione) ha definito la situazione italiana come quella del Far West, dove ci si sparava senza troppi controlli e col beneplacito della Legge. Ma proprio la Lega sta cercando di far ascoltare la sua voce per evitare che all’udienza fissata al 2 dicembre prossimo, il caso del cacciatore che ha ucciso Mj5 venga archiviato.

Allo stesso modo si lotta nel processo per dare giustizia all’orsa Amarena. Qualora il processo si concludesse con l’archiviazione e dunque con l’assoluzione dell’imputato, sarebbe un vero fallimento per la giustizia animale e si manderebbe un messaggio del tutto sbagliato alla popolazione, autorizzando di fatto le uccisioni dei plantigradi da parte dell’uomo. Inoltre pare siano emersi altri particolari che negli anni sono andati ad aggravare la posizione dell’uomo responsabile della morte di Mj5.
Alla LAV fa eco la LEAL (altra Lega Antivivisezionista) nella persona di Gian Marco Prampolini, che definisce l’episodio dell’uccisione di Mj5 un evento di criminalità venatoria, che mette a rischio non solo l’equilibrio ambientale del luogo ma l’intera fauna selvatica che lo abita. Non basta che la Provincia Autonoma si dica ‘contraria’ alle uccisioni degli animali ma che si agisca concretamente nel dichiararle veri e propri reati contro la natura.
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Bisognerebbe prendere esempio dalle leggi nazionali ed europee che invece di metterle alla gogna, proteggono le specie selvatiche, soprattutto quelle più a rischio.
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La nota attrice tuona: ‘Nessun animale deve essere trattato così”. Matilda de Angelis contro i combattimenti clandestini canini. Uno spot ma soprattutto un modo di ... Leggi tutto
L’articolo L’attrice Matilda De Angelis in prima linea: “Nessun animale dovrebbe soffrire così” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La nota attrice tuona: ‘Nessun animale deve essere trattato così”. Matilda de Angelis contro i combattimenti clandestini canini.

Uno spot ma soprattutto un modo di sfruttare la propria visibilità e la sua immagine a favore di una nobilissima causa. In qualità di ambasciatrice di Cave Canem, la nota attrice Matilda de Angelis ha registrato uno spot in cui si dichiara apertamente contro i combattimenti clandestini canini. E per realizzare la pubblicità si è fatta riprendere mentre giocava con una cagna di Pitbull, salvata proprio da un contesto di lotta illecita a quattro zampe e i suoi cuccioli.
Quando è stata contattata dalla Fondazione Cave Canem la nota attrice non ha esitato a dare il suo supporto a una causa che le sta particolarmente a cuore: vietare i combattimenti clandestini canini e recuperare gli esemplari costretti a vivere quella tremenda vita pur di sopravvivere. E’ una vera e propria piaga quella dei combattimenti tra cani ma gli spot, come quello registrato dall’attrice, aiutano a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Non si è girata dall’altra parte, come fanno tante persone, ma ha pensato di sfruttare la sua ormai estesa popolarità per lanciare un messaggio: non è giusto che cani, soprattutto quelli appartenenti alle razze considerate più ‘pericolose’, debbano essere istruiti a combattere, a ferirsi e a ferire, rischiando spesso la morte. Inoltre dichiara che ognuno di questi esemplari meriti una seconda possibilità, una nuova vita.
Per registrare questo importante messaggio, la De Angelis è stata in compagnia di una femmina di Pitbull, Alba, e i suoi cuccioli: la razza non è stata scelta a caso poiché è considerata una tra le più ferocie e ‘adatte’ ai combattimenti clandestini, ma anche perché la stessa cagna era stata protagonista di lotte illecite con altri simili.
La dolce Alba era costretta dal suo dog fighter non solo a combattere ma anche a partorire cuccioli ‘utili’ ai combattimenti clandestini. Solo l’intervento delle Forze dell’Ordine ha fatto sì che gli animali fossero tutti salvati e affidati alla Fondazione Cave Canem. La scelta di questa razza canina nello spot ha riaperto il dibattito sul fatto che il Pitbull sia davvero un cane aggressivo: non è affatto vero ma siamo ancora lontani dallo sfatare questo ingiusto mito.
Il Pitbull, così come esemplari appartenenti ad altre razze, meritano di ricevere un’educazione adeguata, che non li istighi alla violenza e non li induca al combattimento a fini di lucro, come invece spesso accade. Per fortuna le operazioni di Polizia e Carabinieri hanno spesso un esito felice nel salvare quattro zampe altrimenti destinati a questa vita massacrante e a un maltrattamento costante dai loro padroni.
Alba e tutti gli altri cani ‘salvati’ da quell’insano contesto sono disponibili all’adozione da parte di persone che hanno voglia di prendersi cura di animali traumatizzati e che finora hanno vissuto una vita davvero dura e difficile.
Da sempre l’attrice ha dichiarato di aver vissuto con cani e gatti e di avere grande sensibilità nei confronti di argomenti complessi quali il fenomeno dei combattimenti canini: ciò l’ha resa la testimonial perfetta per combatterlo e per lanciare un messaggio che educhi la popolazione. Qualora infatti si avessero le prove o sospetti su eventuali combattimenti tra cani è importante segnalarlo alle forze preposte.

Ci si deve comportare in modo responsabile e coscienzioso, affinché tali eventi non abbiano più luogo, a tutela della salvaguardia della salute degli animali e nel rispetto della Legge. Molto spesso infatti questi avvenimenti coinvolgono anche giovanissimi, invitati ad assistere anche solo come spettatori alle lotte.
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Il circuito malato che si innesca coinvolge dunque minorenni e non, che finiscono nella spirale di violenza esattamente come gli animali sfruttati nei combattimenti: bisogna agire e farlo in fretta, per il bene di tutti.
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La storia strappalacrime di Sunny e Norm commuove gli utenti del web: il racconto di un legame unico ed emozionate. La storia di Norm Feigenbaum, ... Leggi tutto
L’articolo “Ho pensato di non rivederla mai più”: la storia di Sunny e Norm spezza il cuore è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La storia strappalacrime di Sunny e Norm commuove gli utenti del web: il racconto di un legame unico ed emozionate.

La storia di Norm Feigenbaum, un uomo di 93 anni con un cuore d’oro e un inseparabile Labrador, ha toccato le corde dell’emozione in tutto il mondo, dimostrando che l’amore e la determinazione possono tracciare sentieri inaspettati, persino con l’aiuto di un mucchio di calzini sporchi. Il protagonista a quattro zampe di questa vicenda è Sunny, una Labrador dorata di sette anni, la cui scomparsa ha gettato il suo anziano proprietario nello sconforto più totale.
La routine quotidiana di Norm è stata spezzata il fatidico 4 ottobre. L’uomo era uscito per una commissione, probabilmente per la spesa, e al suo ritorno ha trovato la casa in un silenzio assordante e innaturale. Sunny, la sua compagna fedele e adorata, non c’era più. L’allarme è scattato immediatamente. Secondo quanto ricostruito, in parte da un’indagine congiunta di Abc News e del gruppo di volontari Dog Days Search and Rescue, la vivace Sunny, nel disperato tentativo di seguire il suo amato proprietario, era riuscita a scavalcare il muro del giardino.

“Dopo alcuni giorni, ho davvero pensato che fosse sparita per sempre,” ha confessato Norm ad Abc con una voce rotta dall’emozione. “La casa era desolata senza di lei. È difficile descrivere il vuoto che si prova quando il proprio migliore amico scompare.”
Nonostante l’età avanzata, Norm non si è arreso. Con la determinazione che solo l’amore incondizionato può dare, ha subito allertato la squadra di ricerca locale Dog Days Search and Rescue, specializzata nel ritrovamento di animali smarriti. I volontari si sono mobilitati con una rapidità encomiabile, tappezzando la zona di manifesti toccanti e facili da notare. I messaggi non lasciavano spazio a dubbi sull’urgenza e l’importanza del ritrovamento: “Proprietario di 93 anni ha perso il suo migliore amico!” e l’importante avvertimento per non spaventarla: “Non inseguire!”.

Mentre la squadra affiggeva i cartelli, Feigenbaum, con la sua inconfondibile energia, si è messo in movimento con il suo scooter, distribuendo volantini e intercettando chiunque potesse aver visto Sunny. L’anziano non si è risparmiato, setacciando le strade del quartiere con la speranza che la sua tenacia venisse ripagata. Per diversi giorni, la ricerca è rimasta un vicolo cieco. Poi, finalmente, una segnalazione cruciale: una donna aveva avvistato un Labrador chiaro, compatibile con Sunny, all’interno della riserva naturale di Chatsworth, un’area di circa 1300 acri situata a meno di due chilometri dalla casa di Norm. La notizia, sebbene incoraggiante, portava con sé nuove preoccupazioni: la riserva era un luogo pericoloso, con una forte presenza di coyote e una scarsità di acqua potabile, rendendo la sopravvivenza di un cane domestico particolarmente a rischio.
I volontari del Dog Days sono riusciti a ottenere un breve accesso temporaneo alla riserva grazie alla presenza di una squadra di manutenzione, ma le loro ricerche iniziali non hanno dato risultati. Poco dopo, i cancelli sono stati richiusi, e l’ansia di Norm e dei volontari è cresciuta. Ogni ora trascorsa in quel territorio selvaggio diminuiva le probabilità di un lieto fine. Il tempo passava inesorabile, ma la svolta era in agguato, proveniente da una fonte inaspettata e decisamente umile. La chiave per ricondurre Sunny a casa si è rivelata un’idea tanto semplice quanto geniale, basata sulla potenza dell’olfatto canino e sul legame intimo tra cane e padrone.

“Probabilmente è tutto merito dei miei calzini puzzolenti, in realtà,” ha raccontato Feigenbaum ad Abc, ridendo finalmente dopo giorni di tensione. I volontari del Dog Days, agendo d’astuzia, hanno sfruttato l’odore inconfondibile e rassicurante del suo proprietario. Hanno disposto una scia di calzini non lavati di Norm, uno dopo l’altro, creando un vero e proprio “sentiero olfattivo” che conduceva direttamente a una trappola di sicurezza installata strategicamente. L’odore di casa, l’odore del suo umano, è stato un richiamo irresistibile. L’attesa è stata brevissima, quasi miracolosa: solo mezz’ora dopo, Sunny è apparsa. Era affamata, con qualche piccolo graffio a testimoniare la sua avventura selvaggia, ma era viva e, soprattutto, scodinzolante. La cagnolina è stata messa in sicurezza e portata immediatamente dal veterinario per i dovuti controlli e le cure leggere.
Il momento del ricongiungimento tra Norm e Sunny è stato un’esplosione di gioia ed emozione. La Labrador, finalmente al sicuro, si è lasciata andare alle coccole, i suoi occhi brillavano di sollievo e il suo “sorriso” canino era visibile. Per Norm, la commozione era incontenibile. Questa straordinaria avventura, guidata dall’amore e da un geniale stratagemma olfattivo, avrà un posto d’onore nella memoria di Norm Feigenbaum. E l’anziano ha già deciso come celebrare l’eroico ruolo dei suoi indumenti. “Non laverò quei calzini,” ha dichiarato ad Abc con il suo inconfondibile umorismo. “Li metterò in una cornice e li appenderò al muro.”
La storia di Norm e Sunny è molto più di un semplice ritrovamento di un animale smarrito. È la celebrazione di un legame indissolubile che non conosce limiti di età, una testimonianza della forza della perseveranza e della creatività di un anziano proprietario che non ha mai smesso di credere nel ritorno del suo migliore amico. Quel sentiero di calzini, simbolo dell’intimità del loro rapporto, non è stato solo un percorso olfattivo, ma il sentiero dell’amore incondizionato. (di Elisabetta Guglielmi)
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Un tragico episodio ha riguardato un povero felino domestico: un gatto è stato investito e ucciso da un taxi a guida autonoma. Un’ondata di dolore ... Leggi tutto
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Un tragico episodio ha riguardato un povero felino domestico: un gatto è stato investito e ucciso da un taxi a guida autonoma.

Un’ondata di dolore e indignazione ha colpito il Mission District di San Francisco dopo la tragica morte di KitKat, un gatto di 9 anni, amato mascotte del Randa’s Market. Il felino, conosciuto come un “bodega cat”, è stato investito e ucciso da un taxi a guida autonoma, riaccendendo feroci polemiche sulla sicurezza dei veicoli senza conducente in città. L’incidente è avvenuto nella tarda serata di lunedì 27 ottobre, attorno alle 23:30. Stando a quanto riportato da Cbs Bay Area, il proprietario del negozio, Mike Zeidan, è stato allertato da un testimone e si è precipitato sul posto con la moglie. KitKat è stato immediatamente portato in una clinica veterinaria, ma i soccorsi sono stati vani.
Una denuncia al 911, citata dai media locali, fornisce dettagli inquietanti: il gatto si trovava sul bordo del marciapiede vicino al mercato quando il taxi autonomo, appartenente alla flotta di Waymo (la società di veicoli a guida autonoma di Google), avrebbe improvvisamente accelerato, travolgendolo. Il rapporto è netto: “Non ha nemmeno provato a frenare”. Il commento successivo, “Se non riescono a individuare un piccolo animale al buio, non dovrebbero essere in strada”, riassume il sentire comune del quartiere.

Waymo, in una dichiarazione ufficiale, ha tuttavia negato una responsabilità diretta. Un portavoce ha spiegato che, a seguito di un’analisi, il veicolo si era fermato per far salire dei passeggeri. “Un gatto si trovava vicino e si è infilato sotto l’auto proprio mentre questa riprendeva il movimento”, ha sostenuto l’azienda, esprimendo il proprio “profondo rammarico” e impegnandosi in una donazione a un’organizzazione locale per la tutela degli animali in memoria di KitKat.
Questa versione è però contrastata dai testimoni. Jeff Klein, intervistato dal New York Post, ha raccontato un’altra dinamica: “Eravamo vicino al teatro Roxie quando un veicolo Waymo ha sbandato davanti a noi. Le persone sulla strada hanno iniziato a gridare e qualcuno ha tirato fuori il gatto da sotto l’auto. È stato orribile”. La perdita va oltre il fatto di cronaca. KitKat, adottato sei anni fa da Zeidan per il controllo dei roditori, era diventato un’icona del Mission District. “Era perfetto per un negozio come questo: amichevole, curioso, e senza paura dei cani o del trambusto della città”, ha detto il proprietario a The Standard, aggiungendo: “Ha portato gioia a così tante persone”.

In sua memoria, i residenti hanno allestito un memoriale improvvisato davanti al Randa’s Market, con fiori, candele e messaggi affettuosi. Tra i cartelli, l’omaggio: “Riposa in pace, KitKat. Il miglior droghiere della città”. Non sono mancati i messaggi di protesta, con slogan come “Gatti sì, taxi assassini no”, che riflettono la crescente rabbia.
Il dibattito sulla sicurezza dei robotaxi è così riesploso. Il Dipartimento dei veicoli a motore della California (DMV) ha registrato oltre 880 incidenti con taxi a guida autonoma dall’inizio delle sperimentazioni. Molti di questi hanno coinvolto animali, come un caso simile avvenuto nel 2023. Mentre il DMV promette di monitorare la flotta Waymo, la comunità chiede a gran voce maggiore regolamentazione e trasparenza. “Se la tecnologia non può distinguere un gatto sul marciapiede, non è pronta per le nostre strade”, è stato il commento di un residente in un post virale su X.

La tristezza pervade il piccolo mercato. Rick Norris, direttore del vicino teatro Roxie, ha sottolineato l’unicità del legame: “Quei due erano una coppia perfetta. KitKat ha migliorato la qualità di vita di tutto il quartiere”. Quel piccolo altare davanti al Randa’s Market è un monito silenzioso: il ricordo di KitKat unisce una comunità e solleva un interrogativo cruciale sul fragile equilibrio tra progresso tecnologico e responsabilità civica. (di Elisabetta Guglielmi)
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Dire addio alla vita in maniera emozionante: così se n’è andato Manolo, il cane morto dopo un ultimo giorno indimenticabile. Non poteva essere un addio ... Leggi tutto
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Dire addio alla vita in maniera emozionante: così se n’è andato Manolo, il cane morto dopo un ultimo giorno indimenticabile.

Non poteva essere un addio ‘banale’ poiché mai scontata era stata la sua vita, ricca di sofferenze e prove difficili da superare ma anche piena d’amore, quello dei suoi padroni Sean e Coeli nei suoi confronti. Manolo è andato via ma il cane è morto dopo un ultimo giorno davvero indimenticabile. Dolore e sofferenza per la perdita hanno lasciato spazio al calore di tutti coloro che lo avevano conosciuto ma anche di persone che passavano al parco per caso e lo hanno incontrato per la prima (e ultima) volta: la sua storia.
Fin dall’inizio della loro ‘storia’ Manolo e i suoi padroni hanno scelto di condividere gioie e dolori: non si sono mai fermati di fronte alle tante difficoltà che la vita ha posto loro davanti. Quando Coeli Fortun aveva deciso di adottare questo dolcissimo esemplare di Shih Tzu era ben conscio dei suoi problemi di salute: Manolo infatti era già cieco a un occhio e nessuno lo riteneva ‘adottabile’. Nessuno tranne Coeli.

E’ stato come un colpo di fulmine tra i due e da allora sono diventati inseparabili, anche quando Coeli è andato a convivere con Sean in Canada e il loro gatto Snuffles. Ma la meravigliosa vita che avevano iniziato purtroppo cambia del tutto nel febbraio scorso, quando per la prima volta Manolo ha avuto quella che sarebbe stata la sua prima crisi.
Infatti nel cuore della notte la coppia ha sentito il povero cagnolino urlare come spaventato: il suo terrore si è placato solo quando il padrone lo ha accolto tra le sue braccia. Purtroppo però non si trattava di un caso isolato poiché quello era solo uno dei primi segnali di una diagnosi che non avrebbe lasciato scampo al quattro zampe: la fase iniziale della demenza canina.
Purtroppo la malattia è stata come una sentenza sulla sua vita e il resto dei giorni non sono stati affatto facili: infatti i primi problemi li ha avuti alle zampe, colpite da artrite canina. Coeli e Sean hanno cercato di dargli sollievo con la fisioterapia e lunghe passeggiate ma purtroppo le zampe iniziavano a cedere e a perdere di forza.

L’episodio di disorientamento notturno è diventato cronico e durava ormai tutto il giorno, che il povero Manolo trascorreva urlando e piangendo di dolore. Dopo la stanchezza muscolare e l’artrite è stata la volta della vista, che è peggiorata insieme all’udito fino a una nuova, ancor peggiore diagnosi di mielopatia degenerativa.
Per quanto dura, la coppia non ha potuto fare altro che guardare in faccia la realtà e provare a fargli vivere gli ultimi giorni nel miglior modo possibile, cioè consentendogli di fare ciò che più gli piaceva: andare al parco. Dopo aver salutato amici, familiari ed esperti che negli anni avevano aiutato Manolo a rendere il suo stato meno sofferente, hanno pensato di ‘conoscere’ gente nuova e di presentare Manolo raccontando la sua storia.
In quella che (con dolore) hanno deciso essere l’ultima settimana di Manolo, che sarebbe stato sottoposto ad eutanasia per evitare il protrarsi di ulteriori sofferenze, Coeli e Sean hanno deciso di andare al parco e munirsi di un cartello che recitava:
”E’ l’ultimo giorno del nostro cane. Dateci un consiglio e a lui una ricompensa”.
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Gran parte di coloro che hanno incrociato la tenera famiglia di Manolo si sono commossi e hanno dedicato loro del tempo, accompagnando tutti e tre nel loro ultimo giorno insieme prima che il dolce quattro zampe calcasse la via verso il ”ponte dell’arcobaleno”.
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Dopo la fine straziante, l’ennesima ingiustizia: assolto l’uomo che aveva legato e trascinato il pony a un’auto in corsa a Ragusa. Una storia tragica che ... Leggi tutto
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Dopo la fine straziante, l’ennesima ingiustizia: assolto l’uomo che aveva legato e trascinato il pony a un’auto in corsa a Ragusa.

Una storia tragica che ha visto le conseguenze della follia e della crudeltà umana su una vittima animale: il caso di Ragusa, risalente al 2022, ha creato un forte shock in tutta la comunità. E dopo anni di processi, un ennesimo colpo mortale è stato inferto alla povera vittima a quattro zampe da parte del giudice che ha assolto l’uomo che aveva legato e trascinato il pony ad un’auto in corsa. In molti si sono ribellati alla sentenza, quando l’uomo di Legge ha chiuso il caso perché ”il fatto non sussiste”.
Ricordate l’atroce storia di un pony morto per le ferite riportate dopo essere stato trascinato da un’auto in corsa? Il caso risale al 2022, siamo a Ragusa: qui un uomo di Acate (nella provincia ragusana) aveva legato un pony femmina di dieci anni e di 250 kg alla sua auto, trascinandolo durante la corsa, per poi abbandonarlo agonizzante sul ciglio della strada.

Quando i veterinari dell’Asp lo hanno preso in cura era già troppo tardi e sono stati costretti a sopprimerlo per evitargli ulteriori sofferenze. Sulla strada dove si è consumato il massacro erano rimaste tracce del suo sangue. L’Associazione LEIDAA e i suoi militanti, guidati da Carmela Corallo, hanno da sempre chiesto giustizia.
Quando fu diffusa la notizia dell’orrore a Ragusa del pony legato ad un’;auto e trascinato per 3 km, anche l’On. Brambilla aveva chiesto giustizia, ma di certo non l’ha ottenuta con la sentenza finale del giudice che ha decretato che ”il fatto non sussiste”.
L’uomo responsabile di questa atrocità, un 32enne del luogo 8anche se alcune fonti riportano 41 anni attualmente), era stato accusato di furto aggravato nonché di maltrattamento animali. La denuncia era stata presentata e supportata dalle immagini agghiaccianti del pony trascinato e ripreso dalle videocamere di sorveglianza della strada. La sentenza che ha di fatto assolto l’uomo ha deluso le aspettative di tutti gli animalisti e in particolare dei militanti del Progetto Vegan.

Sono proprio questi ultimi a chiedere non solo che venga davvero fatta giustizia ma che si applichi la Legge nei confronti del responsabile del crimine. Pare infatti che sia la Legge 189 del 2004 sia la nuova legge sul maltrattamento degli animali preveda pene più dure non siano state applicate. Con la norma vigente ora il colpevole sarebbe potuto finire anche in carcere, secondo l’On. Brambilla.
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Chissà perché le immagini di quella femmina di pony, dal pelo originariamente marrone reso poi rosso per il sangue, dal corpo lesionato e lacerato per le ferite riportate, non siano ‘bastate’ a supportare la denuncia di colpevolezza. Questa assoluzione non è solo un duro colpo per tutti gli attivisti ma funge anche da ‘cattivo insegnamento’ per l’intera comunità: il messaggio che traspare infatti pare indicare che chi si rende responsabile di simili atrocità nei confronti degli animali non verrà in realtà mai punito.
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