A volte non è l’incidente in sé a colpire, ma quel momento in cui trovi un animale a terra e capisci che nessuno si è ... Leggi tutto
L’articolo Capriolo investito lasciato a terra per ore, la dichiarazione scioccante: “I soccorsi si sono rifiutati di intervenire” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
A volte non è l’incidente in sé a colpire, ma quel momento in cui trovi un animale a terra e capisci che nessuno si è fermato.
Certe volte non è il rumore di un incidente a colpirti, ma il silenzio che arriva dopo. Quello che trovi quando ti avvicini e capisci che c’è un animale a terra che respira ancora, ma è completamente solo.

Succede in pochi secondi, ma ti resta nella mente per sempre. È quello che è capitato a Giada, mentre percorreva una strada della cintura torinese: un capriolo nel fosso, immobile, la testa reclinata, e nessuno che si fosse fermato a controllare.
L’auto che lo aveva colpito era già lontana. Lui invece era per terra, la sera era fredda con appena 2°C, in una posizione innaturale di chi sta soffrendo ma che non può urlare.
Davanti a una scena così, chiunque si sentirebbe perso ma non indifferente. Giada ha preso il telefono e ha chiamato il centro competente, convinta che qualcuno sarebbe arrivato subito. Invece si è trovata davanti a una montagna di procedure, numeri da richiamare, spiegazioni che sembravano quasi scollegate da ciò che stava accadendo proprio lì, nel fosso sotto i suoi occhi.

Le hanno detto che forse era meglio non toccarlo, che se si trattava di un trauma cranico avrebbe dovuto “riprendersi da solo”. Intanto il tempo scorreva. Lei insisteva, spiegava che l’animale non reagiva, chiedeva aiuto. E il capriolo continuava a respirare a scatti, senza nessuno che verificasse da vicino le sue condizioni reali. Per riuscire ad avere qualcuno sul posto sono servite più di quattro ore.
Quando un operatore è finalmente arrivato, Giada si aspettava un salvataggio come si deve, ma non è esattamente ciò che ha visto. Il capriolo è stato sollevato in modo brusco, infilato in una cassa troppo stretta, piegato su se stesso perché lo spazio non bastava. E tutta la scena era illuminata solo dai fari del camioncino, senza nemmeno una torcia.
A quel punto qualunque cittadino si chiederebbe: è davvero questo il modo corretto di soccorrere un selvatico ferito? Possibile che ogni centro applichi criteri così diversi? E soprattutto: perché nessuno è tenuto a venire subito a vedere cosa sta succedendo? Domande che non nascono dalla rabbia, ma da un senso di impotenza che chi ama gli animali conosce fin troppo bene.
Il centro coinvolto sostiene di avere seguito i propri protocolli, spiegando che in assenza di ferite evidenti è meglio lasciare l’animale tranquillizzarsi prima di intervenire. Altri esperti però dicono l’esatto contrario: nella stragrande maggioranza dei casi un capriolo investito ha traumi interni, fratture, lesioni che non puoi valutare al telefono. E per questo bisognerebbe andare sul posto subito. Due visioni completamente opposte, e in mezzo un essere vivente che soffre.
Forse ti sei perso queste notizie:
Dopo qualche giorno di ricovero, il capriolo si è ripreso ed è stato liberato. Una buona notizia, certo. Ma non basta a cancellare quelle ore d’attesa, né la sensazione che qualcosa, in questo sistema di soccorso, continui a non funzionare. Perché nessun animale dovrebbe rimanere agonizzante sull’asfalto mentre si decide se “vale la pena intervenire”. E finché ci saranno storie così, sarà impossibile restare in silenzio.
L’articolo Capriolo investito lasciato a terra per ore, la dichiarazione scioccante: “I soccorsi si sono rifiutati di intervenire” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Ondina resterà in famiglia: Matteo Ardenzi, il nipote di Ornella Vanoni, si prenderà cura della sua amata cagnolina. Alla morte della sua amata padrona era ... Leggi tutto
L’articolo Ornella Vanoni: il nipote Matteo Ardenzi si prenderà cura di Ondina è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ondina resterà in famiglia: Matteo Ardenzi, il nipote di Ornella Vanoni, si prenderà cura della sua amata cagnolina.

Alla morte della sua amata padrona era incerto il destino che sarebbe toccato all’amata quattro zampe, ma ora pare che i dubbi si siano dissolti: Matteo Ardenzi, figlio dell’unico figlio della cantante Cristiano e nipote di Ornella Vanoni si prenderà cura dell’amata cagnolina della cantante. Un desiderio, quello della nonna, che vuole rispettare, così come sono state rispettate tutte le disposizioni che aveva dato per il suo stesso funerale. E chissà che questa nuova sistemazione non faccia sentire la piccola barboncina meno sola.
Dalle immagini del funerale è apparso a tutti molto chiaro il profondo legame che univa Matteo Ardenzi a nonna Ornella. Lui, figlio di Cristiano, unico figlio della cantante nato dalla relazione col suo primo e unico marito Lucio Ardenzi, ha preso una decisione che di certo la nonna dall’alto apprezzerà tantissimo: si prenderà cura della cagnolina Ondina.

La quattro zampe, divenuta famosa insieme alla defunta ‘sorellina’ Why, che anni fa ha lasciato la nota cantante, ora resterà in famiglia e starà col nipote adorato della diva. Una decisione che scioglie ogni dubbio sul suo destino: infatti alla morte della Vanoni ci si chiedeva ”Chi si prenderà cura di Ondina, il cane di Ornella Vanoni?”.
Si era pensato inizialmente alla collaboratrice della cantante, ma a quanto pare si è optato per chi intratteneva con lei un legame ancora più intenso e profondo, appunto suo nipote Matteo.
Anche Veronica De Andreis, storica collaboratrice della diva sarebbe stata ben felice di occuparsi della cagnolina di razza Barboncino che, grazie alla ‘mamma umana’, era diventata una vera e propria star non solo del web ma anche in Tv. La Vanoni infatti era solita portarla con sé in tutte le occasioni (celebre la sua ospitata al programma di Silvia Toffanin, ‘Verissimo’, dove appunto la cagnolina è stata sulle sue gambe per tutto il tempo dell’intervista).

Con Matteo Ondina si troverà bene, poiché il nipote conosce bene il legame profondo che univa la nonna alla sua amata quattro zampe e farà di tutto per renderle onore anche prendendosi cura della sua cagnolina. In occasione della camera ardente, allestita a Milano al Piccolo Teatro Grassi, il nipote aveva dichiarato le sue intenzioni. E di certo anche la nonna ne è stata molto felice.
Scopri le altre notizie della nostra redazione:
In occasione del funerale lo stesso Matteo aveva condiviso dei ricordi molto personali sul rapporto di grande amore e complicità che lo univa alla nonna, che spesso gli ‘ricordava’ che prima o poi avrebbe lasciato questa terra. E forse in quelle stesse parole, il nipote Matteo ha capito che la Vanoni sarebbe stata felice se lui stesso si fosse occupato della ‘eredità più importante’ (come lei stessa amava definire Ondina).
L’articolo Ornella Vanoni: il nipote Matteo Ardenzi si prenderà cura di Ondina è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

E’ andato via e ora la sua amica si sente davvero molto sola: è morto il panda rosso Suri, che scendeva dall’albero solo con la ... Leggi tutto
L’articolo Addio al panda rosso Suri: scendeva dall’albero solo se c’era lei è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
E’ andato via e ora la sua amica si sente davvero molto sola: è morto il panda rosso Suri, che scendeva dall’albero solo con la sua amata compagna.

Era diventato famoso non solo per il suo pelo rosso ma anche per la sua bizzarra abitudine, quella di scendere dagli alberi solo se era accompagnato dalla sua fedele compagna. Oggi la sua amica è rimasta sola perché è morto il panda rosso Suri, un esemplare molto timido che solo con lei era riuscito a instaurare un profondo legame.
Non era solo noto per il colore insolito del suo pelo rosso (non sono affatto numerosi gli esemplari che presentano questa colorazione del manto), che lo rende appartenente a una razza in via di estinzione, ma soprattutto per le sue strane abitudini. Poiché Suri era un esemplare davvero molto timido, aveva avuto difficoltà a stringere rapporti con i suoi simili all’interno del Paradise Park, in Inghilterra, dove era arrivata nel 2016.

Timido con tutti ma non con colei che sarebbe diventata ben presto la sua migliore amica: la panda rossa femmina Jai-Li: un legame profondo, di grande intesa, tanto che solo insieme a lei il defunto panda scendeva dagli alberi. Ma ora che Suri non c’è più, venuta a mancare per cause naturali dovute all’età avanzata (aveva circa 10 anni) tutto il parco faunistico inglese piange la sua scomparsa e in particolare la sua più cara amica.
Il saluto più commovente della responsabile del parco, Becky Waite che scrive sui social:
”Aveva più di dieci anni, una buona età per un panda rosso. Era molto popolare, soprattutto per chi aveva partecipato alle nostre esperienze Red Panda”.
Solo quando era accompagnato da Jai-Li, il panda Suri riusciva a scendere dagli alberi per partecipare alle attività con i visitatori organizzate dal parco: infatti prima non permetteva a nessuno di dargli da mangiare, a causa della sua forte timidezza. Da quando era arrivato al parco nel 2016 nella riserva naturale di Port Lympne, oasi faunistica del Kent in Inghilterra, Suri aveva imparato a ‘sciogliersi’ piano piano.

Supportato dalla sua amica panda, Suri aveva iniziato non solo a farsi nutrire dai visitatori ma anche a sedersi addirittura sulle loro ginocchia. E ora tutti i responsabili del parco piangono la sua scomparsa: lì dove si tutela la razza dei panda rossi, oggi è un giorno di lutto. Questa specie, appartenente alla famiglia Ailuridae, unisce tratti di mustelidi e procioni.
Scopri le altre notizie selezionate per te:
Altro grande nemico per la sopravvivenza del panda rosso, oltre alla deforestazione (consideriamo che questi esemplari passano gran parte della loro vita sugli alberi) è il fenomeno del bracconaggio: infatti vi è un commercio illegale molto esteso di animali esotici rari, mercato in forte espansione soprattutto in Asia.
L’articolo Addio al panda rosso Suri: scendeva dall’albero solo se c’era lei è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ci sono storie che sembrano uscite da un film, quando la realtà supera la fantasia, e questa è proprio una di quelle. Ci sono piccole ... Leggi tutto
L’articolo La storia di Giorgio, il cane che ogni mattina torna nel bar dove andava con il umano è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ci sono storie che sembrano uscite da un film, quando la realtà supera la fantasia, e questa è proprio una di quelle.
Ci sono piccole abitudini che diamo quasi per scontate, e che poi, se le guardi bene, raccontano qualcosa, come un amore che non sa arrendersi.

È quello che accade ogni mattina, alle 7.30 spaccate, quando un cane bianco dal passo lento attraversa la strada e si infila nel bar del paese, proprio come faceva con il suo proprietario. Lui non c’è più, ma Giorgio sì e continua a tornare lì dove sono stati felici.
Prima che il paese si svegli del tutto, Giorgio entra, si infila sotto “quel” tavolo e resta lì. Non abbaia, non chiede nulla, non disturba. Si mette in silenzio, immobile, come se aspettasse un segnale che soltanto lui sarebbe capace di riconoscere.

Una ventina di minuti, non uno di più, e poi si alza e se ne va da solo, sempre nella stessa direzione. Nessuno lo accompagna, nessuno lo ferma. È un momento suo.
I clienti lo conoscono bene. Molti ricordano le sue mattine allegre, quando stava attaccato alla sedia del suo umano mentre lui sorseggiava il caffè e scambiava due parole con gli amici. Ora, quando Giorgio arriva, tutti si ammutoliscono per un attimo.
Lo guardano accomodarsi nello stesso punto, come se il tempo non fosse passato. Fa male e intenerisce allo stesso tempo.
La comunità si è accorta di questo rituale già dal giorno successivo alla scomparsa del suo proprietario. All’inizio pensavano fosse un caso poi è diventata una routine. Nessun giorno saltato, Giorgio segue quel percorso con una precisione che spiazza. Forse perché è l’unico modo che ha per sentire che non lo ha perso del tutto.
C’è chi lo accompagna per qualche metro, chi gli lascia una carezza sulla testa, chi lo osserva da lontano per assicurarsi che nulla gli succeda sulla strada. Nessuno osa interrompere quel gesto, perché tutti hanno capito che quei venti minuti sono il suo modo di tenere vivo un legame che non sa spezzare.
Altre storie da non perdere:
Giorgio era arrivato anni fa dal canile, adottato da un uomo che lo aveva portato con sé ovunque: al mare, in montagna, in vacanza. Un cane affettuoso, socievole, uno di quelli che si ti conquistano subito il cuore. E quando perdi l’unica persona che per te ha significato tutto, l’istinto ti riporta dove l’hai sentita l’ultima volta.
Questa è una cosa che capita spesso: alcuni animali si chiudono, altri cercano disperatamente i luoghi condivisi con chi hanno amato. Giorgio appartiene a questi ultimi e il paese lo ha capito.
Nessuno sa per quanto tempo continuerà così. Forse finché non sentirà che è pronto a lasciar andare, o forse mai. Ma ogni mattina, quando si infila sotto quel tavolo vuoto, ricorda a tutti noi che l’amore degli animali non finisce. Rimane lì, fedele, ostinato, capace di superare tutto.
L’articolo La storia di Giorgio, il cane che ogni mattina torna nel bar dove andava con il umano è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La vita spesso è ingiusta e dolorosa, e questa storia è proprio una di quelle che ti lasciano con l’amaro in bocca e anche qualche ... Leggi tutto
L’articolo Ragazzo perde la vita improvvisamente: quello che fa dopo il cane lascia tutti nello sconforto più totale è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La vita spesso è ingiusta e dolorosa, e questa storia è proprio una di quelle che ti lasciano con l’amaro in bocca e anche qualche lacrima.
A volte la vita sembra accanirsi senza motivo. Ti ritrovi davanti a un dolore, e subito dopo ne arriva un altro, ancora più incomprensibile. È quello che è successo a una famiglia scozzese, quando Stuart, un ragazzo di appena venticinque anni, ha perso la sua lunga battaglia contro un tumore al cervello. Un percorso iniziato otto anni prima e affrontato con interventi, terapie e una forza che pochi avrebbero avuto.

Accanto a lui sempre c’erano i suoi tre Bulldog Francesi: Nero, Nala e la loro cucciola Amelia. Ma il rapporto più profondo era quello con Nero, un legame talmente stretto che chiunque lo vedeva capiva che tra loro due c’era qualcosa di diverso, un’intesa che va oltre la compagnia.
Stuart aveva sposato Danielle, e insieme stavano costruendosi una vita. Quando la malattia è arrivata all’ultimo tratto, il ragazzo aveva scelto di tornare nella casa della madre, quella dove era cresciuto, per trascorrere lì i suoi ultimi giorni. Voleva chiudere il cerchio esattamente dove era iniziato.

La mattina della tragedia, mentre Danielle era accanto al marito, un piccolo incidente domestico aveva fatto rompere i suoi occhiali. Suo padre era andato a casa dei due ragazzi per prenderne un altro paio, così da permetterle di restare ancora qualche minuto con Stuart. Ed è lì, entrando in quella casa, che ha trovato Nero in condizioni pessime e inspiegabili.
Il cane non aveva mai avuto problemi, mai un segno di malessere. Eppure, quella mattina si era accasciato e non riusciva più a muoversi bene. Portato d’urgenza dal veterinario, la diagnosi parlava di un problema alla spina dorsale. Un fulmine a ciel sereno, arrivato proprio nelle ore in cui Stuart stava per dire addio a questo mondo.
Altre storie da non perdere:
La madre del ragazzo ha raccontato che Stuart si è spento poco dopo le 13, in una stanza piena d’amore e di silenzio. Quindici minuti dopo, anche Nero è morto, solo quindici minuti.
È difficile credere sia una semplice coincidenza. A volte gli animali sembrano sentire cose che noi non riusciamo nemmeno a immaginare. Forse Nero ha capito che il suo umano non c’era più. Forse non voleva restare senza di lui. O forse l’amore, quello vero, quello che non ha bisogno di parole, l’ha semplicemente portato dalla stessa parte.
Una storia che lascia un nodo alla gola, che parla di un amore vero, di un legame profondo ogni immaginazione, di quando un cane ti ama, ti ama davvero.
L’articolo Ragazzo perde la vita improvvisamente: quello che fa dopo il cane lascia tutti nello sconforto più totale è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

A vederla sembra cucciola ma in realtà ha la sua ‘bella’ età: la storia della gatta che non crescerà mai e resterà eternamente piccola. Dalla ... Leggi tutto
L’articolo La gatta che non crescerà mai: resterà per sempre piccola e tenera come un cucciolo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
A vederla sembra cucciola ma in realtà ha la sua ‘bella’ età: la storia della gatta che non crescerà mai e resterà eternamente piccola.

Dalla sua energia e dall’aspetto fisico non si potrebbe mai dire che questa gatta abbia in realtà una certa età, poiché agli occhi di tutti appare sempre una cucciola: questa è la storia di Masi, la gatta che non crescerà mai e che resterà sempre di piccole dimensioni. Ma come mai questa piccola micina è diventata tanto famosa sul web? Probabilmente per la sua grande vitalità che ha conquistato tutti.
Il suo nome è diventati molto famoso sul web grazie al canale TikTok curato dalla sua orgogliosa padrona Yuliia: pare che Masi si sia distinta non solo per le sue piccolissime dimensioni ma anche per il suo carattere allegro e vitale. Pare infatti che la dolce gattina abbia l’aspetto di una cucciola ma che abbia in realtà una ‘certa età’.

Agli occhi degli altri però appare più piccola non solo per il suo corpo minuto ma soprattutto per l’energia che sprigiona: ha sempre voglia di correre, saltare e giocare in compagnia. Eppure questo suo temperamento così dinamico e gioviale non ha radici molto felici: infatti tutta la sua famiglia felina composta da mamma e fratelli l’ha rifiutata.
Ora però l’amore della sua padrona Yuliia le consente di vivere bene in Germania, dopo alcuni trasferimenti dalla Polonia: è stata proprio la donna a notare, col passare dei mesi, che la piccola gatta restava sempre delle medesime dimensioni. Questo l’ha insospettita e ha pensato di rivolgersi ad un veterinario per capire come mai Masi, l’unica della sua cucciolata, non cresceva e non sarebbe mai cresciuta.
La diagnosi che la stessa padrona Yuliia sospettava le è stata confermata da un esperto: la sua piccola Masi crescerà solo anagraficamente poiché le sue dimensioni resteranno ridotte. Si tratta infatti di un caso di nanismo del gatto, che solitamente comporta anche un sistema immunitario più fragile.

Eppure la vitalità di Masi sembra smentire questa teoria, poiché riesce a correre e saltare ben più a lungo degli altri suoi simili. Pare non stancarsi mai, rispetto ai suoi due fratelli acquisiti Matroskin e Felix. Tuttavia i due fratelli maggiori non solo le fanno compagnia ma fungono anche da ‘guardie del corpo’.
Scopri le altre curiosità della nostra redazione:
Pare che il suo sia un caso di nanismo recessivo, poiché Masi era l’unica della sua cucciolata dei Munchkin fuori misura rispetto agli altri. Purtroppo è vero che, nonostante la sua voglia di vivere, la gatta si ammala molto facilmente ma la sua vitalità riesce sempre a conquistare i cuori di tutti.
L’articolo La gatta che non crescerà mai: resterà per sempre piccola e tenera come un cucciolo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

“Se lo lasci non l’hai mai amato”: le parole di Elisabetta Canalis in occasione della pubblicazione del libro dedicato al suo cane adottato dal canile. ... Leggi tutto
L’articolo “Se lo lasci non l’hai mai amato”: le parole di Elisabetta Canalis stupiscono i fan è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
“Se lo lasci non l’hai mai amato”: le parole di Elisabetta Canalis in occasione della pubblicazione del libro dedicato al suo cane adottato dal canile.

Nel turbinio di una vita sotto i riflettori, Elisabetta Canalis ha trovato il suo centro emotivo più profondo in un amore che non richiede interviste né copertine: quello incondizionato dei suoi cani, specialmente i trovatelli. Questo legame viscerale è l’anima di “Una zampa sul cuore” (Rizzoli), un libro che va oltre il semplice racconto di aneddoti per trasformarsi in un manifesto sulla sensibilità, la rinascita e il valore inestimabile delle seconde possibilità.
L’intervista che ha accompagnato l’uscita del volume rivela una Canalis appassionata e intransigente, per la quale il rapporto con gli animali non è un hobby, ma una bussola morale. “Chi abbandona un cane non lo ha mai amato,” è la sua affermazione perentoria, che sintetizza la frustrazione di vivere in una società che tratta gli animali “poco più che degli oggetti”. Questa disconnessione tra la sua profonda empatia e l’apatia diffusa è una ferita costante, una linea d’onda su cui non tutti riescono a sintonizzarsi.

Per la showgirl, il dono di “capire” gli animali è una sensibilità non comune. E sebbene la sua empatia sia universale, è nello sguardo dei cani di canile che si cela la rivelazione più potente. La Canalis, citando l’etologa Jane Goodall, li definisce gli animali “più empatici”, non giudicanti e incapaci della malvagità umana. Ma l’aspetto più toccante del suo branco multicolore (Nello, Josie, Megan e il compianto Charlie) è il loro passato.
L’aver scelto e accolto cani segnati dall’abbandono o dal trauma ha aperto una nuova dimensione nell’amore che ricevono. Lei stessa confessa che, dopo aver avuto anche cuccioli acquistati, i cani salvati mostrano una “riconoscenza” e una “gioia in più” per essere stati strappati alla disperazione. Nello, la voce narrante del libro, incarna questo spirito: un’anima ferita che si ricorda esattamente chi è andato a prenderlo, chi gli ha “fatto cambiare vita”. “I quattrozampe è come se fossero stati progettati per trasmetterci la loro tenerezza, quella loro enorme empatia che loro manifestano nei tanti modi che sanno fare.”

L’esperienza di un cane come Nello, che dopo l’abbandono si fece mordace per paura, per poi sviluppare una dipendenza ossessiva verso la sua salvatrice, è la prova tangibile di quanto questi animali comprendano e processino il trauma e il salvataggio. Non si tratta solo di affetto, ma di una gratitudine profonda che si traduce in una lealtà indissolubile. La missione più grande del libro, e dell’impegno di Elisabetta Canalis, è quella di demistificare il canile. Non lo vede come un “luogo di dolore”, ma come un crocevia di “speranza” e una vera e propria vetrina di potenziali compagni di vita. L’invito a visitarlo è diretto: si tratta di andare lì per trovare il cane giusto per la propria quotidianità, per la propria famiglia, non solo per “opera di bene”. L’incredulità delle persone che la fermano per strada per complimentarsi con i suoi cani e rimangono stupite nello scoprire che sono trovatelli, è per lei l’ennesima riprova di un pregiudizio ancora duro a morire in Italia, fortunatamente meno diffuso in luoghi come la California dove la sensibilizzazione è maggiore.
La Canalis, inoltre, mostra una predilezione per l’adozione di cani anziani, quelli spesso trascurati perché considerati meno “facili” o perché si teme la brevità del tempo insieme. Per lei, invece, l’anziano porta con sé una storia, e il pensiero che qualcuno se ne sia disfatto in tarda età è la cartina tornasole di un amore che non è mai stato totale. “Chi si disfa di un cane a una certa età non è stato un cane amato. Se ti liberi così di un cane, come l’avevi trattato prima? Quanto tempo gli hai dedicato?”. Affrontando tematiche universali, l’attrice riflette sulla differenza tra le relazioni umane e quelle con i cani. Sebbene ammetta di temere di più le prime per l’imprevedibilità e la crudeltà di cui l’uomo è capace, sottolinea di non amare gli animali per “delusione degli esseri umani”, ma “a prescindere, comunque e sempre”.

Il libro, inizialmente pensato per la figlia Skyler e rivolto a un pubblico dai 6 ai 99 anni, affronta anche il tema del lutto, spiegando che i bambini riescono a elaborarlo con una velocità che gli adulti spesso non hanno. L’unica cosa che frena anche una grande amante dei cani come lei è il pensiero della perdita, del “momento in cui mi lascerà”. Un dolore profondo che non ha impedito, né a lei né a sua madre, di continuare ad accogliere un amore così essenziale e potente.
Il suo approccio genitoriale è altrettanto schietto: i cani non sono stati messi “da parte” con l’arrivo della figlia, ma sono diventati parte integrante della sua crescita, un “branco” che la rende, a suo dire, più empatica e sensibile. L’uscita del libro, non a caso, coincide con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un’associazione che sottolinea il ruolo del cane come potenziale sostegno emotivo e base di un “cuore buono” necessario per una società più giusta. (di Elisabetta Guglielmi)
L’articolo “Se lo lasci non l’hai mai amato”: le parole di Elisabetta Canalis stupiscono i fan è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Si chiama Billy’s Bus e sarà una rivoluzione nel mondo dei trasporti per i quattro zampe: arriva il bus per cani che trasporterà solo loro. ... Leggi tutto
L’articolo Finalmente un sogno divenuto realtà: il bus per animali su cui tutti vogliono salire è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Si chiama Billy’s Bus e sarà una rivoluzione nel mondo dei trasporti per i quattro zampe: arriva il bus per cani che trasporterà solo loro.

I viaggi per i quattro zampe non saranno solo un’utopia: dall’Inghilterra sta arrivando il bus per cani, un servizio di trasporto dedicato interamente ai quattro zampe. Si chiamerà Billy’s Bus, il cui nome prende spunto da uno dei nomi più utilizzati dai padroni per i loro fedeli beniamini. L’idea è di Laura Mohan, che è una dog walker molto famosa, soprattutto grazie ai suoi canali web.
Sarà una intraprendente dog walker, cioè una persona che si occupa di portare a passeggio i cani per conto dei proprietari che la assumono per svolgere questo compito. Ed è questo lavoro che ha dato a Laura Mohan una grande idea, che ben presto non sarà più un’utopia: un bus per i cani che li porterà a spasso per diverse zone dell’Inghilterra, da Bradford a Leeds.

Con l’aiuto dell’autista Ray Welderend, la Mohan accompagnerà i cani su un bus pensato interamente alle loro esigenze; non ci saranno trasportini né gabbie, poiché ogni cane avrà il suo posto col suo seggiolino. Il servizio effettuerà fermate per prelevare i quattro zampe direttamente alle loro abitazioni per poi condurli a fare gite divertenti e appassionanti ma brevi viaggi. Lo stare insieme nello stesso abitacolo consentirà anche agli animali di socializzare tra loro per intere giornate!
L’idea nata per soddisfare le esigenze dei quattro zampe si propone di ‘ampliare’ il tempo della passeggiata a tutto il giorno: infatti pare che un’ora sola di ‘passeggiata’ non sia mai sufficiente per far ‘sfogare’ al cane tutte le sue energie. E Laura Mohan lo ha capito osservando il suo stesso cane, Billy, che ha dato il nome al bus che trasporterà lui e tutti i suoi simili che vorranno usufruire del servizio.

Le stesse famiglie saranno sollevate e felici del fatto che i loro beniamini staranno passando una giornata all’aria aperta, invece di essere chiusi in casa e approfittare del limitato tempo della perfetta passeggiata per godersi la giornata. Billy è un Barboncino dal carattere vispo e allegro: per lui non era affatto sufficiente un’ora sola all’aperto e inoltre non è riuscito ad integrarsi bene nell’ambiente dell’asilo per cani che frequentava.
Scopri le altre curiosità della nostra redazione:
E per chi non poteva concedersi tanto tempo libero per portare i cani come Billy al parco o in gita? Ecco che nasce il Billy’s Bus, un servizio unico per tre ore di puro divertimento per i quattro zampe. E’ un’occasione per stare insieme e per socializzare in un ambiente controllato e in piena sicurezza.
L’articolo Finalmente un sogno divenuto realtà: il bus per animali su cui tutti vogliono salire è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Aurora Ramazzotti parla del suo gatto Saba e quasi trattiene le lacrime, lo fa con un post su Instagram che ha spiazzato tutti. A volte ... Leggi tutto
L’articolo Aurora Ramazzotti: “Sto vivendo un lutto”, si tratta del suo gatto Saba è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Aurora Ramazzotti parla del suo gatto Saba e quasi trattiene le lacrime, lo fa con un post su Instagram che ha spiazzato tutti.
A volte gli animali prendono decisioni che non ci aspettiamo, e quando succede lascia quel nodo in gola difficile da sciogliere.

È un po’ quello che sta vivendo Aurora Ramazzotti, che nelle sue storie Instagram ha raccontato con una sincerità disarmante che Saba, la sua gatta, non vive più con lei. Non perché stia male, anzi: sta benissimo. Semplicemente… ha scelto un’altra casa.
Aurora lo dice con quel tono che capisci subito quanto ci soffra: Saba da mesi non sembrava più serena. Faceva pipì davanti alla porta, anche sette o otto volte al giorno, e spesso pure la cacca. Era un messaggio chiaro: voleva uscire, voleva un cambiamento.

Una comportamentalista le aveva parlato di stress, ma Aurora aveva provato davvero di tutto pur di farla stare meglio: tiragraffi nuovi, cucce, giochi, le ciotole spostate mille volte. E comunque quella sensazione che la gatta non stesse bene, non stesse nel posto giusto per lei.
Poi, piano piano, la situazione è cambiata. Saba ha iniziato a frequentare sempre di più una coppia di vicini. Una donna che lavora da casa, spesso sola, che con lei ha trovato una compagnia dolcissima. E tra loro è scattato qualcosa di forte, di naturale, come quelle amicizie che nascono senza forzature. Basta una finestra aperta, un profumo familiare, un posto dove ti senti subito a tuo agio.
Così oggi Aurora si trova davanti a una scelta dolorosa: capire se Saba sia più felice lì, e se sia arrivato il momento di lasciarla andare. Lo dice senza filtri: per lei è un lutto. Ce l’ha tatuata sulla pelle, è il suo primo animale, una parte di vita che le ha fatto compagnia in momenti belli e in momenti tosti. E fa impressione sentirla dire frasi da addio mentre, in realtà, la gatta si è trasferita dai vicini di casa.
Altri articoli per te:
La cosa più tenera è che Saba torna da Aurora solo quando i vicini salgono a salutarla. Poi, appena possono, la gatta chiede di rientrare da loro. Come se avesse trovato un nuovo equilibrio, una nuova routine che la fa stare bene. E alla fine, quando ami un animale, questa è la cosa che conta di più.
Aurora lo ha capito: questa casa non è più il posto giusto per Saba. Accettarlo fa male, ma è un gesto di amore enorme. Perché lasciar andare qualcuno che ami, quando capisci che lì fuori è davvero felice, è una delle cose più difficili che ci siano.
L’articolo Aurora Ramazzotti: “Sto vivendo un lutto”, si tratta del suo gatto Saba è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Da luglio è entrata in vigore una legge che cambia davvero le cose: pene più dure e tutele concrete per chi maltratta o avvelena un ... Leggi tutto
L’articolo Nuova legge in tutela degli animali: l’urgenza di proteggere senza se e senza ma è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Da luglio è entrata in vigore una legge che cambia davvero le cose: pene più dure e tutele concrete per chi maltratta o avvelena un animale.
Quando vedi immagini come questa qui sotto, ti torna subito in mente quanto sia urgente proteggere gli animali con leggi vere, forti, che non lascino più spazio a scuse o mezze misure. E questa volta qualcosa si muove davvero.

Dal 1° luglio è entrata in vigore una riforma importante, quella che aggiorna le norme penali sui reati contro gli animali e che, per la prima volta, li riconosce come esseri senzienti a tutti gli effetti. Non più “oggetti”, ma vite da tutelare con la massima serietà.
Questa nuova legge, la n. 82 del 6 giugno 2025, cambia molto del nostro codice penale e mette fine a quel sistema di sanzioni troppo leggere che negli anni ha lasciato a piedi tanti animali e troppe famiglie.

Ora chi uccide o maltratta un animale rischia il carcere da 6 mesi a 2 anni, e non si potrà più evitare la detenzione pagando solo una multa. Le due pene convivono, e questo rende finalmente più incisiva l’azione dei magistrati.
Aumentano anche le sanzioni per chi organizza combattimenti o spettacoli crudeli, con aggravanti specifiche nei casi in cui sono coinvolti più animali, minori o la diffusione online dei video delle violenze. In pratica: se usi la sofferenza animale come intrattenimento, la risposta dello Stato diventa molto più dura.
Un altro passaggio importante è il divieto quasi totale della detenzione alla catena. Sarà possibile solo per motivi sanitari davvero validi, niente più scuse. Viene bloccato anche l’uso commerciale di pelli e pellicce di gatti domestici e si irrigidisce la normativa sul traffico illecito di animali da compagnia: basta la mancanza di uno dei documenti obbligatori perché scatti il reato.
Per gli animali sequestrati arriva finalmente una tutela chiara: non potranno più essere abbattuti durante il procedimento penale e resteranno protetti fino alla sentenza definitiva. Una garanzia che mancava e che fa la differenza per molti cani e gatti sottratti a maltrattamenti pesanti.
La riforma allarga lo sguardo e include nella tutela anche la fauna selvatica protetta. Chi uccide, cattura o detiene illegalmente questi animali, o danneggia habitat protetti, rischia nuove sanzioni precise e più severe.
Per la prima volta, i reati contro gli animali entrano anche tra quelli che possono portare alla responsabilità degli enti, come previsto dal decreto 231. Significa che anche aziende e organizzazioni potranno essere chiamate a rispondere.
Ti potrebbe interessare anche:
Le pene per l’abbandono cambiano in modo drastico: arresto fino a un anno e multe da 5.000 a 10.000 euro. Stesse conseguenze per chi tiene un animale in condizioni che gli causano sofferenza, con aggravanti se l’abbandono avviene in strada o in situazioni pericolose.
Questa riforma segna davvero un prima e un dopo. È un segnale forte, finalmente chiaro, che mette nero su bianco che gli animali non sono oggetti sacrificabili, ma vite che meritano rispetto e protezione.
L’articolo Nuova legge in tutela degli animali: l’urgenza di proteggere senza se e senza ma è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

La grande cantante, scomparsa a 91 anni, ha lasciato grande dolore e sconforto anche per il destino della sua quattro zampe: chi si prenderà cura ... Leggi tutto
L’articolo Chi si prenderà cura di Ondina, il cane di Ornella Vanoni? La risposta spiazza tutti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La grande cantante, scomparsa a 91 anni, ha lasciato grande dolore e sconforto anche per il destino della sua quattro zampe: chi si prenderà cura del cane di Ornella Vanoni, Ondina?

Sebbene avesse un’età avanzata, il suo spirito sembrava quello di una giovanissima donna che si affaccia alla vita: così se n’è andata Ornella Vanoni, la celebre cantante che si è spenta improvvisamente nella sua casa di Milano. A starle accanto fino agli ultimi istanti la sua fedele collaboratrice (che ha dato per prima la notizia e chiamato i soccorsi) e il suo dolcissimo quattro zampe. Ma ora che la padrona non c’è più, chi si prenderà cura del cane di Ornella Vanoni?
Era diventata una star come la sua padrona, grazie alle numerose ospitate in Tv durante le quali si mostrava dolce e allegra alle telecamere, sulle gambe della sua adorata umana. Ribattezzata simpaticamente ‘Ondina’ per via del suo pelo riccio, tipico della razza Barboncino cui appartiene, ora è rimasta sola.

Tra le due vi era una complicità che andava ben oltre il semplice rapporto di compagnia, come ci si aspetterebbe con un animale domestico: Ondina era la famiglia di Ornella Vanoni, una presenza costante e discreta, che tuttavia rasserenava la padrona anche nei momenti più concitati della sua carriera. Insieme da 8 anni, la cagnolina dal pelo nero ha accompagnato la diva in numerose ospitate in Tv e l’ha accompagnata anche nei numerosi impegni di lavoro, che la Vanoni ha onorato fino all’ultimo.
Si definiva la sua ‘mamma umana’ e le dedicava attenzioni, foto e feste (anche noi l’avevamo già presentata: Ornella Vanoni: chi è il suo cane Ondina e tutte le curiosità su di lui). L’ultima a febbraio per l’ottavo compleanno della sua beniamina: per l’occasione, con la sua solita ironia, la cantante aveva sottolineato che la cagnolina ormai avesse della barbetta bianca che spicca sul suo pelo nero e le aveva regalato una piccola bistecca da consumare come pasto per la sua festa.
Durante una puntata di ‘Verissimo’ che la vedeva ospite, la Vanoni aveva raccontato della passione di Ondina per i tappi di bottiglia e della sua ‘indole’ da cane da difesa, nonostante la sua piccola stazza, poiché era sempre a fissare la porta per difendere il territorio e la sua amata padrona. Ma ora che è giunto il momento di capire come cambia il comportamento del cane quando il proprietario muore, ci sono anche questioni ‘burocratiche’ da risolvere come l’affidamento del quattro zampe.
Per la Vanoni Ondina rappresentava l’eredità più importante da lasciare a chi era certa potesse prendersi cura di lei in modo adeguato: ne avevano parlato a lungo lei e la sua fedele collaboratrice, accanto alla diva da diversi anni, Veronica De Andreis. Oltre a sottolineare il legame che c’era tra le due, la collaboratrice ha anche parlato del destino del cagnolino.

Scopri le altre storie della nostra redazione:
Pare che fosse proprio volontà della cantante scomparsa che la sua fedele assistente si prendesse cura di Ondina, proseguendo lungo la via che le tre avevano ‘tracciato’ insieme: le due donne pare adottassero un linguaggio speciale per comunicare con la piccola di casa, segno della loro grande intesa e complicità. Dunque appare chiaro che questo rapporto non dovrà mai interrompersi, come per volere della defunta diva.
L’articolo Chi si prenderà cura di Ondina, il cane di Ornella Vanoni? La risposta spiazza tutti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Un triste fatto di cronaca è avvenuto in Ohio dove una donna è stata uccisa dal cervo che stava cercando di addomesticare. Una vicenda straziante ... Leggi tutto
L’articolo Salva un cervo ma lui l’attacca e la uccide: la donna stava cercando di addomesticarlo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un triste fatto di cronaca è avvenuto in Ohio dove una donna è stata uccisa dal cervo che stava cercando di addomesticare.

Una vicenda straziante e al tempo stesso un monito sulla natura indomita degli animali selvatici. Negli Stati Uniti, in Ohio, una donna di 64 anni ha perso la vita in seguito all’aggressione da parte del cervo che aveva amorevolmente salvato e che stava tentando di rendere domestico. La tragedia si è consumata il 15 settembre 2025, coinvolgendo Jodi Proger e l’animale che era diventato un membro della sua famiglia.
Il drammatico evento è avvenuto nella proprietà della signora Proger, nella località di Stewartsville, dove il cervo, un maschio adulto, era tenuto in un recinto. Le forze dell’ordine, precisamente gli agenti dell’ufficio dello sceriffo della contea di Belmont, sono intervenute il 15 novembre, in seguito a una richiesta di soccorso per un attacco animale. La segnalazione indicava che la 64enne era rimasta intrappolata all’interno del recinto con il cervo.

I familiari, accortisi della situazione di pericolo, avevano tentato disperatamente di salvare la donna prima dell’arrivo delle autorità, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. La situazione si è risolta nel modo più tragico: per interrompere l’aggressione e porre fine al pericolo, gli agenti sono stati costretti ad abbattere l’animale. Secondo le ricostruzioni fornite dallo sceriffo James Zusack e confermate dai contenuti pubblicati sui profili social della vittima, il cervo non era un ospite occasionale.
La donna lo aveva accolto in casa mesi prima, dopo averlo salvato da quella che ha definito “morte certa”. Lo aveva chiamato Wheezer e lo accudiva con affetto materno, trattandolo “come se fosse un figlio”. Le foto e i post sui social media mostravano l’insolita convivenza, inclusa una recente immagine del 31 ottobre dove il cervo era addirittura travestito per Halloween all’interno del salotto di casa.

L’episodio getta una luce cruciale sulla delicata e rischiosa interazione tra umani e fauna selvatica. Il cervo dalla coda bianca (Odocoileus virginianus) è una specie molto diffusa negli Stati Uniti. I maschi adulti possono raggiungere un peso considerevole, anche 150 chili, rendendo il rischio di lesioni gravissime in caso di scontro estremamente elevato.
Il caso di Jodi Proger e Wheezer dimostra in modo lampante che la vicinanza e le cure umane non riescono a cancellare la natura profonda di una specie selvatica. A differenza degli animali domestici, che hanno attraversato secoli di selezione evolutiva per la convivenza con l’uomo, gli animali selvatici conservano intatti i loro istinti, comportamenti e necessità originari.

Gli animali selvatici non possiedono un codice di comunicazione con l’uomo paragonabile a quello delle specie domestiche. L’essere umano non è in grado di comprendere appieno o di rispondere adeguatamente ai loro segnali e bisogni. L’addomesticamento di un singolo individuo selvatico (a differenza della domesticazione di un’intera specie) agisce solo superficialmente sulle abitudini.
Anche un animale apparentemente mansueto o collaborativo, come probabilmente era Wheezer, mantiene una reattività istintiva che può manifestarsi in modo improvviso e letale, specialmente quando è esposto a stimoli ambientali non naturali o stressanti. Tentare di addomesticare un animale selvatico, pur mosso dalle migliori intenzioni, è un atto intrinsecamente pericoloso che espone a esiti potenzialmente fatali sia l’uomo che l’animale coinvolto. (di Elisabetta Guglielmi)
L’articolo Salva un cervo ma lui l’attacca e la uccide: la donna stava cercando di addomesticarlo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Nessuno credeva ce l’avrebbe fatta ma Josie aveva una forza segreta: leonessa cieca è sopravvissuta grazie alle sue figlie. Alle volte la forza di volontà ... Leggi tutto
L’articolo L’incredibile storia della leonessa cieca che ha vissuto solo grazie alle figlie è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Nessuno credeva ce l’avrebbe fatta ma Josie aveva una forza segreta: leonessa cieca è sopravvissuta grazie alle sue figlie.

Alle volte la forza di volontà consente di superare ogni ostacolo che la vita ci pone davanti ma spesso essa dipende anche da coloro che ci stanno intorno: è proprio quello che è capitato a Josie, una leonessa cieca sopravvissuta solo grazie alle sue figlie. Le due dirette discendenti si sono prese cura della madre per anni, consentendole di guarire e scampare spesso alla morte: ecco qual è la loro meravigliosa storia.
Tutti la conoscevano all’Addo Elephant Park, in Sudafrica, non solo per la sua disabilità fisica ma soprattutto per la sua resilienza e la voglia di affrontare il destino con ottimismo e forza: Josie, questo era il nome della leonessa cieca che abitava lì con le sue due figlie, Dawn e Duffy.Ed è proprio grazie a loro due, che si sono sempre dimostrate figlie amorevoli e premurose nei confronti della loro mamma, che è riuscita a sopravvivere ben più anni di quanti ci si aspettava.

Infatti nessuno immaginava che sarebbe riuscita ad arrivare a 17 età, una veneranda età se consideriamo tutti i suoi acciacchi fisici. Eppure le sue due figlie femmine non l’hanno mai abbandonata e si sono prese cura di lei fino a quando non ha chiuso gli occhi per sempre, nell’ottobre di questo anno. Cieca da diversi anni, Josie era diventata il simbolo della fragilità e della potenza dell’amore familiare.
Più che un branco era una famiglia, quella formata da Josie, Dawn e Duffy. Tra di loro un legame unico, speciale, che è stato il punto di forza della povera Josie, divenuta cieca due anni fa ma in grado di fare cose incredibili come il leone Jacob. In quelle condizioni non è affatto facile sopravvivere, invece Josie è riuscita a farcela e a raggiungere quella che per molti leoni è un’età media difficile da guadagnare in natura.
Ma la sua vera forza sono state le due figlie, che non l’hanno mai lasciata sola: eppure, nonostante l’amore e le cure non si è potuto evitare il tragico epilogo. La leonessa madre era infatti stata trovata sul ciglio di una strada del parco dove viveva in pessime condizioni, tanto da costringere i suoi dottori veterinari a optare per l’eutanasia.
Il fotografo naturalista sudafricano Steven Lang ha seguito per anni le avventure della famiglia di Josie all’interno dell’Addo Elephant Park e ha raccontato i momenti commoventi che hanno vissuto insieme fin dai primi problemi alla vista che hanno iniziato ad affliggere Josie nel 2017. Per questa sua ‘particolarità’ era diventata una sorta di mascotte per tutto il parco, per i visitatori e le guide locali.

Prima l’occhio destro, divenuto ben presto opaco, poi quello sinistro avevano iniziato gradualmente ma inesorabilmente a peggiorare. Chi la osservava camminare notava i numerosi problemi nella deambulazione, soprattutto quando inciampava tra rami e arbusti. In questo episodi spesso intervenivano le figlie, proprio per ‘guidare’ la madre e non farla sbattere contro automobili e alberi.
La strana caratteristica di questa famiglia è che solitamente tra i leoni non si annoverano tanti comportamenti ‘altruistici’, tanto meno tra i componenti della stessa famiglia: ma questo è un caso che fa eccezione. Infatti con delle vocalizzazioni le due figlie ‘richiamavano’ la madre e la avvertivano di un pericolo imminente o di un pasto servito da consumare.
Scopri le altre storie della nostra redazione:
E ora che Josie non c’è più resta solo il grande amore di due figlie per la loro mamma.
L’articolo L’incredibile storia della leonessa cieca che ha vissuto solo grazie alle figlie è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Problemi tra fratelli reali e ora di mezzo ci sono i cani della defunta Regina Elisabetta: i Corgi rimarranno affidati ad Andrea? I problemi tra ... Leggi tutto
L’articolo Re Carlo e i cani della regina Elisabetta affidati al fratello Andrea: arriva una decisione sconvolgente è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Problemi tra fratelli reali e ora di mezzo ci sono i cani della defunta Regina Elisabetta: i Corgi rimarranno affidati ad Andrea?

I problemi tra Re Carlo d’Inghilterra e il fratello Andrea Mountbatten Windsor, già coinvolto nello scandalo insieme al molestatore sessuale Jeffrey Epstein, sono tornati alla ribalta. Stavolta però sono coinvolti due cani della defunta Regina Elisabetta che, al decesso della sovrana, erano stati affidati proprio ad Andrea Windsor (che ha rinunciato al suo titolo nobiliare) e alla moglie Sarah Ferguson. Ma a due anni dalla scomparsa della longeva regina, Re Carlo potrebbe decidere di confiscare gli amati quattro zampe al fratello.
L’amore per i quattro zampe sembra essere una ‘prerogativa’ per tutti i componenti della famiglia reale, a partire dalla defunta sovrana, di cui è nota la grande passione che Elisabetta II per la razza Corgi. Dopo la sua morte, i figli sembrano aver ereditato dalla madre anche la cura e la devozione verso i cani, sebbene Re Carlo e la Regina Camilla paiono preferire esemplari di razza Jack Russell.

I rapporti tra il Re e suo fratello Adrea in seguito allo ‘scandalo Epstein’, nel quale risulta coinvolto, sembrano essere molto cambiati e ora anche i cani della defunta Regina, Sandy e Muick, potrebbero cambiare casa e lasciare la Royal Lodge. In quella casa l’aria che si respira probabilmente è piuttosto tesa, quindi Re Carlo potrebbe trovare una soluzione alternativa per la loro sistemazione, confiscandoli di fatto al fratello minore.
Infatti i due Corgi sono stati definiti come ‘parte dell’eredità vivente della Corona’, dunque potrebbero essere ‘trattati’ come possedimenti reali. Inoltre pare che l’ipotetica (ma alcune fonti la danno per certa) sistemazione dei due (ex) coniugi Windsor (Andrea in un cottage a Sandringham e la Ferguson in Portogallo) sia un motivo in più per acquisire i due quattro zampe, evitando che si dividano ciascuno con un coniuge.
Il destino dei due cani della Regina Elisabetta appare tuttora incerto ma, conoscendo l’affezione della madre per quei quattro zampe, Re Carlo si impegnerà di certo a garantire loro la migliore sistemazione possibile. Inoltre pare che fosse precisa volontà della regina quella di non lasciare i Corgi solo alla nuora Ferguson (detta Fergi).

Scopri le altre novità dalla nostra redazione:
Ma cosa ne pensa il fratello Andrea del fatto che i suoi cani, coi quali convive dal 2022, potrebbero essergli sottratti da un momento all’altro? Pare non sia affatto d’accordo e probabilmente non tacerà di fronte ad una decisione simile del sovrano. E sebbene pare che tra la defunta Regina Elisabetta e la nuora Fergi non corresse buon sangue, oggi la Ferguson parla dei due Corgi come una sorta di ‘messaggeri della regina’, come se lei attraverso i suoi quattro zampe fosse sempre presente in famiglia.
L’articolo Re Carlo e i cani della regina Elisabetta affidati al fratello Andrea: arriva una decisione sconvolgente è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Attendeva piangendo vicino al corpo del suo umano deceduto, dalla tristezza alla rinascita: alla cagnolina Martha un vigile del fuoco ha regalato una nuova vita. ... Leggi tutto
L’articolo La trovano vicino al proprietario senza vita: Martha ha vissuto un incubo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Attendeva piangendo vicino al corpo del suo umano deceduto, dalla tristezza alla rinascita: alla cagnolina Martha un vigile del fuoco ha regalato una nuova vita.

L’inizio della nuova vita di Martha, una piccola cagnolina la cui fedeltà è stata messa alla prova dalla tragedia, è una storia che tocca le corde più profonde dell’animo umano. È il racconto di un legame inossidabile, interrotto brutalmente dalla morte, ma subito ricucito da un inatteso atto di compassione. Una cagnolina tremante accanto al corpo del suo umano, un pompiere che sceglie di intervenire in modo significativo per cambiarle il destino: così, nel cuore della Cornovaglia, nasce la nuova, luminosa esistenza di Martha.
La scena si svolge a Breage, un piccolo e pittoresco villaggio della Cornovaglia, nel Regno Unito, dove la quiete della comunità è stata spezzata da un evento luttuoso. È qui che, per Martha, una deliziosa Terrier di otto anni, la sua storia prende una piega drammatica. La cagnolina è stata trovata in una casa ormai silente, seduta, immobile e stoica, accanto al corpo senza vita del suo amato proprietario, un uomo la cui professione, ironicamente, era spesso quella di soccorritore.

Quando la squadra dei vigili del fuoco, allertata dai vicini o da una chiamata di controllo, è entrata nell’abitazione, è stata accolta da un silenzio innaturale e da un’immagine di straziante fedeltà. Martha non abbaiava, non si muoveva freneticamente; era semplicemente lì, piccola e vulnerabile, con il corpo che tradiva lo shock e la confusione attraverso un tremore incessante. Era come se si fosse pietrificata in una veglia silenziosa, rifiutando ostinatamente di allontanarsi da quel luogo e, soprattutto, da quella presenza. Restare accanto al suo umano, pur sapendolo inerte, sembrava essere per lei l’unico modo per non sancire la sua perdita definitiva.
La profondità di questa devozione ha colpito duramente gli uomini della squadra di soccorso, professionisti abituati a gestire situazioni estreme, ma raramente preparati a fronteggiare un dolore così puro e animale. Inizialmente, il protocollo prevedeva una sola destinazione per Martha. Dopo aver verificato che non ci fossero familiari prossimi o amici immediatamente disponibili a prenderla in custodia, è stata comunicata la necessità di trasferire la cagnolina in un canile o in un rifugio locale, una prospettiva che per una Terrier di quell’età e con quel carico emotivo, poteva significare una transizione difficile e potenzialmente lunga. Ma in quel momento, la scena aveva già innescato una reazione diversa nel cuore di uno dei pompieri intervenuti.

Tra i soccorritori c’era James Trounson, un vigile del fuoco che, come i suoi colleghi, era lì per un dovere professionale, ma che si è trovato di fronte a una chiamata di natura profondamente personale. Trounson ha osservato attentamente quella piccola Terrier, così incapace di accettare l’idea di lasciare la stanza in cui il suo mondo era appena crollato. Non era solo un cane; era una creatura che aveva appena subito la più grande perdita immaginabile e che non meritava di essere ulteriormente punita finendo dietro le fredde sbarre di un box, un luogo che avrebbe solo amplificato la sua solitudine.
Per James, l’incontro con Martha è stato un segno inequivocabile. La sua famiglia stava già accarezzando l’idea di dare una compagna al loro amato Collie, Merlin, per arricchire la vita domestica. Quell’incontro, sebbene nato da una tragedia, sembrava essere l’occasione perfetta per trasformare un grande dolore in una nuova, concreta possibilità di felicità. Senza esitazione, e agendo con un impulso dettato dall’empatia, Trounson ha preso la decisione che avrebbe radicalmente cambiato il destino della cagnolina: l’avrebbe adottata.

L’atto di Trounson non è stato solo un gesto di salvataggio, ma un vero e proprio atto d’amore e di riscatto. Ha portato Martha via da quel luogo di tristezza e lutto e l’ha introdotta nel calore e nella sicurezza della sua casa. La prima cosa è stata un bagno caldo, un momento di pura cura e pulizia che è stato molto più di un semplice lavaggio. Mentre Trounson la accarezzava e le parlava con voce dolce, Martha, finalmente al sicuro, ha potuto abbassare le sue difese. Per la prima volta dopo ore di angoscia, shock e un tremore persistente, la cagnolina si è lasciata andare, rilassando i muscoli e permettendo a un po’ della sua angoscia di dissiparsi.
Da quel momento, tra il pompiere e la piccola Terrier è nato un legame immediato e straordinariamente profondo, fondato sulla gratitudine e sul rispetto reciproco.Oggi, la vita di Martha è l’antitesi del dolore che ha segnato il suo inizio. Vive nella casa di James Trounson, dove ha trovato non solo un padrone amorevole, ma anche un nuovo amico a quattro zampe con cui condividere le giornate: il Collie Merlin. La cagnolina ha finalmente ritrovato una serenità che sembrava irrecuperabile e una sicurezza che solo la stabilità di una vera famiglia può offrire. Ogni giorno, Martha corre, gioca in giardino e si riposa in un sonno tranquillo e meritato, sempre vicina a chi le ha aperto le porte della sua casa e, soprattutto, del suo cuore. È diventata la prova vivente che anche dalla più grande delle perdite può nascere una gioia inaspettata.
Trounson, riflettendo sulla sua decisione, ha espresso un sentimento profondo che riassume l’intera esperienza: “Adesso ha una vita completamente nuova. Dalla tragedia, a volte, nasce la felicità”. E guardando Martha oggi, non si può che concordare. La piccola Terrier, che un tempo tremava per lo shock, ora ha il corpo rilassato e lo sguardo luminoso, simbolo della forza che un semplice gesto d’amore può infondere in una creatura vulnerabile. La sua storia è un potente monito sulla capacità di compassione di trasformare il destino e sulla resilienza del legame indissolubile tra l’uomo e il cane. (di Elisabetta Guglielmi)
L’articolo La trovano vicino al proprietario senza vita: Martha ha vissuto un incubo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Non ha commesso reato secondo la Legge ma il povero quattro zampe è morto: multato il padrone del cane chiuso sul balcone e precipitato. La ... Leggi tutto
L’articolo Abbandonato sul balcone, il cane cade e muore: la giustizia non punisce il proprietario è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non ha commesso reato secondo la Legge ma il povero quattro zampe è morto: multato il padrone del cane chiuso sul balcone e precipitato.

La sentenza non è affatto piaciuta a chi ama gli animali e non accetta una fine tanto ingiusta per uno di loro, ma la Legge ha previsto solo un’ammenda per lui. Il padrone del cane chiuso sul balcone e precipitato di sotto, non è stato condannato per l’uccisione dell’animale bensì solo a pagare una ingente multa. Ecco come si può spiegare la storia di questo quattro zampe che è precipitato dal balcone della sua casa.
E’ vero che ormai il cane lasciato chiuso fuori al balcone della sua abitazione non c’è più, perché precipitato da un’altezza tale da non lasciargli scampo, ma per la Legge il proprietario non deve essere punito per la sua morte. Siamo a Lecce, e nella cittadina pugliese un cane è stato lasciato chiuso fuori sul piccolo spazio esterno dell’abitazione dove abitava.

Prima di proseguire è bene fare una precisazione: non è di per sé reato lasciare il cane sul balcone ma bisogna farlo in tutta sicurezza, garantendo all’animale acqua e cibo a sufficienza per il tempo (non troppo) in cui dovrà rimanere fuori, avere un riparo in caso di pioggia e sole e abbastanza spazio per potersi muovere. Quindi il padrone del cane morto precipitando dal balcone non ha commesso reato ‘chiudendolo’ fuori allo spazio esterno.
Tuttavia però il cane non aveva spazio a sufficienza per muoversi, era legato a una corda ed era riuscito a salire su una panca e da lì ha raggiunto la ringhiera, da dove poi è caduto rovinosamente al suolo. Sebbene l’esito della vicenda sia tragico, il padrone del quattro zampe non ha provocato, secondo la Legge, la morte diretta del suo animale domestico ma si è reso sicuramente protagonista di una condotta omissiva.
Secondo la sentenza pronunciata lo scorso 28 ottobre, il padrone del cane morto caduto dal balcone non è affatto colpevole dell’uccisione diretta dell’animale ma gli è stato riconosciuta la colpevolezza per il reato di abbandonare un cane. Il cane è morto perché, raggiunta una panca vicina alla ringhiera, è salito su di essa precipitando poi nel vuoto.

Dal reato di abbandono è dunque scaturita la morte dell’animale, ma la colpa del padrone è ‘solo’ quella di aver abbandonato il cane incustodito in una condizione inadeguata. L’uomo è stato costretto a pagare una multa di 5mila euro, ma alcune associazioni animaliste hanno chiesto un inasprimento della pena.
Scopri le altre storie selezionate per te:
Tuttavia per essere condannato alla detenzione o a sanzioni ben più onerose, il padrone avrebbe dovuto provocare morte diretta dell’animale con crudeltà e senza necessità (come dall’ art. 544 bis del codice penale per l’uccisione di animali. Secondo l’avvocata Giada Bernardi, lasciare un cane solo su un balcone può essere considerata una forma di maltrattamento e come tale punito.
L’articolo Abbandonato sul balcone, il cane cade e muore: la giustizia non punisce il proprietario è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Non riuscivano a credere ai loro occhi: sono stati trovati decine di cani rinchiusi con ossa e escrementi in condizioni terribili. Una scoperta sconvolgente è ... Leggi tutto
L’articolo Non riuscivano a credere ai loro occhi: decine di cani rinchiusi con ossa e escrementi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non riuscivano a credere ai loro occhi: sono stati trovati decine di cani rinchiusi con ossa e escrementi in condizioni terribili.

Una scoperta sconvolgente è emersa nelle zone rurali intorno a Saluzzo, in provincia di Cuneo, dove operatori per la tutela degli animali hanno portato alla luce una situazione di grave negligenza e sofferenza per un gruppo di quindici esemplari canini. I membri delle squadre di vigilanza zoofila dell’organizzazione “Stop Animal Crimes” hanno effettuato ispezioni mirate in cascinali isolati della Val Padana, scoprendo in due diverse proprietà delle condizioni di detenzione inaccettabili.
Gli ausiliari hanno trovato gli sventurati quadrupedi reclusi in angusti recinti metallici, immersi in un ambiente di estremo squallore. La scena era desolante: gli spazi erano ingombri di carcasse, immondizia accumulata e escrementi, un contesto ambientale assolutamente incompatibile con il benessere di qualsiasi creatura vivente. In particolare, in una delle strutture, quattro dei soccorsi versavano in uno stato critico, costretti a condividere una sola cuccia e a giacere su una mistura di detriti, vestiti logori e resti organici.

Questo spettacolo di degrado, definito dagli intervenuti come scioccante, ha richiesto un intervento immediato per sottrarre gli esseri viventi a un pericolo imminente. L’indagine ha inoltre rivelato un’altra grave irregolarità: la maggior parte dei cani era sprovvista del dispositivo di identificazione sottocutaneo (microchip). In Italia, l’impianto di questo chip è un obbligo di legge per chiunque si prenda cura di un cane, rappresentando un elemento cruciale per la rintracciabilità del nucleo familiare in caso di smarrimento.

L’assenza di tale strumento non solo costituisce una violazione normativa, ma accresce anche il rischio che gli animali possano essere abbandonati senza lasciare traccia, un’eventualità che in questo contesto sembrava plausibile data la totale mancanza di cura. Gli attivisti hanno sottolineato come la triste realtà riscontrata a Saluzzo non sia un caso isolato. Essi denunciano che, specialmente nelle aree rurali, è prassi comune rinchiudere i cani in gabbie sporche, legarli con catene per la guardiania del possedimento, oppure confinarli in stalle abbandonate senza un riparo adeguato.

L’associazione ha quindi preso in carico la cura e la riabilitazione di tutti i quindici cagnolini, il cui obiettivo finale è quello di trovare per loro un nuovo inizio in contesti domestici affettuosi. I volontari hanno lanciato un monito energico, ribadendo che è vietato tenere un cane permanentemente legato. Gli animali devono risiedere in ambienti sanificati, con disponibilità costante di acqua potabile e giacigli isolanti.
I cani non sono da considerare meri sistemi di allarme da relegare in spazi ristretti, ma esseri che necessitano di contatto sociale e interazione con la famiglia umana. L’organizzazione si impegna a proseguire la sorveglianza sul territorio per contrastare queste forme di maltrattamento. Nel frattempo, rivolgono un accorato invito alla cittadinanza ad accogliere questi animali, offrendo loro l’affetto che finora è stato negato. (di Elisabetta Guglielmi)
L’articolo Non riuscivano a credere ai loro occhi: decine di cani rinchiusi con ossa e escrementi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Non si potrà più farlo liberamente: l’ENPA propone l’alcol test per chi va a caccia e per regolamentare l’attività venatoria. Chi vuole dilettarsi in quello ... Leggi tutto
L’articolo Nuova legge in Italia: arriva la proposta dell’ENPA per l’alcol test per chi va a caccia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non si potrà più farlo liberamente: l’ENPA propone l’alcol test per chi va a caccia e per regolamentare l’attività venatoria.

Chi vuole dilettarsi in quello che per alcuni è una gratuita crudeltà e per altri è invece un passatempo alla pari di un qualsiasi altro sport, ci sono nuove regole in arrivo probabilmente: l’ENPA ha infatti intenzione di proporre l’alcol test per chi va a caccia. Esattamente come per chi decide di mettersi alla guida di un’auto, anche chi imbraccia un fucile dovrà essere completamente sobrio per non incorrere in sanzioni.
Si tratta di una proposta di emendamento alla Legge di bilancio quella fatta dall’ENPA, l’ente nazionale per la protezione animali, che ‘colpisce’ gli appassionati di attività venatoria. Non è la prima volta che in un’aula di giustizia si prova a mettere sullo stesso piano chi conduce una macchina e chi invece imbraccia un fucile. Ma fino ad ora non ci sono stati i risultati sperati.

L’ENPA vorrebbe incrementare il livello di vigilanza della caccia con questo strumento, che è l’alcol test, un esame che misura la quantità di alcol etilico nel sangue di chi ha in possesso un’arma per colpire animali. Se non si riuscirà ad ottenere il ritiro della licenza come diretta conseguenza di un test alcolico positivo, si richiederà almeno delle sanzioni analoghe.
Ma a quanto pare in Italia non è sufficiente risultare positivo all’alcol per ritirare un porto d’armi: ne è la prova una recente sentenza del Tar del Lazio che ha accolto un ricorso da parte di un uomo per il quale la Prefettura di Viterbo aveva chiesto il ritiro delle armi, come accade nei casi di possesso per sostanze stupefacenti. La sentenza è stata motivata differenziando i due casi: se per l’uso di sostanze stupefacenti basta quello occasionale, per quanto riguarda l’alcol c’è bisogno di constatare un abuso.
Costituisce comunque un pericolo chi, dopo aver consumato sostanze alcoliche, imbraccia un fucile e inizia a sparare? Di sicuro ci sono stati casi diversi di incidenti, spesso anche gravi, che hanno coinvolto altri cacciatori o anche persone che non erano affatto impegnate nell’attività venatoria. Secondo Annamaria Procacci, ex parlamentare dei Verdi, l’uso di alcol e di armi dovrebbe essere assolutamente incompatibile.

Scopri le altre novità della nostra redazione:
Per ora i controlli sono solo occasionali, effettuati dai Carabinieri forestali, il cui numero di componenti è sempre al di sotto della media. In questo dovrebbe intervenire la forza politica, che dovrebbe appunto garantire la sicurezza dei cacciatori e di terzi (soprattutto nelle aree faunistiche dove sono presenti ristoranti, con clientela non interessata magari all’attività venatoria che ivi si svolge).
L’articolo Nuova legge in Italia: arriva la proposta dell’ENPA per l’alcol test per chi va a caccia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

La sua disabilità non sembra affatto un limite: il leone Jacob ha tre zampe ma riesce a cacciare come un leopardo. Chi ha detto che ... Leggi tutto
L’articolo Ha solo tre zampe, ma il leone Jacob è in grado di fare cose impensabili è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La sua disabilità non sembra affatto un limite: il leone Jacob ha tre zampe ma riesce a cacciare come un leopardo.

Chi ha detto che un animale disabile non possa avere le stesse abilità di un normodotato? La storia di Jacob, il leone a tre zampe che riesce a cacciare come i suoi simili felini predatori sembra appunto smentire ogni idea sulla sua possibile incapacità. La sua forza di volontà e tenacia sono sicuramente gli ingredienti vincenti per una vita da cacciatore quasi del tutto ‘normale’: ecco per quali imprese è diventato tanto celebre.
La sua storia era già saltata all’occhio quando, nel luglio dello scorso anno, il leone Jacob e suo fratello Tibu del Queen Elizabeth National Park in Uganda erano riusciti ad attraversare a nuoto il fiume Kazinga (tra i laghi Edward e George), coprendo una distanza di circa un km e mezzo. Al di là delle abilità nel nuoto, Jacob aveva anche una difficoltà in più: quella di possedere solo tre zampe.

La sua nuotata è stata registrata come la più lunga della sua specie, e l’obiettivo che si era prefissato era appunto quello di trovare delle femmine ‘disponibili’ (infatti già da anni si indaga su leoni, iene e antilope vittime del bracconaggio). Basti pensare che negli ultimi 5 anni il numero di esemplari femminili nei grandi felini si è ridotto del 50%.
La traversata, oltre ad essere lunga e per nulla facile, era anche minacciata dalla presenza di ippopotami e coccodrilli nel fiume. Ma questo leone tripode non è affatto nato così: è rimasto vittima dei colpi di alcuni bracconieri nel 2020 e da allora ha ‘imparato’ a vivere senza una zampa. Il povero grande felino era rimasto vittima di un bracconiere che gli aveva sparato alla zampa posteriore sinistra.
Tuttavia questa apparente disabilità, unita alla sua grandissima forza di volontà e al coraggio di reagire, ha fatto sì che riuscisse a sviluppare ben altre capacità, adattandosi a vivere perfettamente nella sua nuova condizione.
Non si è mai arreso, non ha mai smesso di cercare femmine con le quali accoppiarsi e soprattutto ha modificato il suo stile di vita, assumendo quello più simile a un giaguaro che a un altro leone, suo simile: lo conferma il biologo Alex Braczkowski sul New Scientist. Dalle parole dell’esperto, che da anni si occupa di studiare il comportamento dei leoni all’interno del Queen Elizabeth National Park è chiaro che Jacob abbia affinato uno stile personalissimo di caccia, molto simile a quello di un giaguaro.

Ciò vuol dire che il felino tripode non ha basato l’abilità venatoria sulla corsa e l’attacco, come tutti gli altri suoi simili normodotati, ma ha iniziato ad acciuffare le prede appostandosi dietro a cespugli, nascondendosi, e aspettando il momento giusto in cui la vittima fosse abbastanza vicina da essere azzannata.
Scopri le altre storie della nostra redazione:
E in realtà anche la sua alimentazione di base è cambiata, ma non si è adattata anche al nuovo tipo di prede più ‘alla sua portata’, anzi: ha infatti scelto di cacciare l’ilochero, una specie di suino di grosse dimensioni, il cui peso può aggirarsi anche intorno ai 200 kg.
L’articolo Ha solo tre zampe, ma il leone Jacob è in grado di fare cose impensabili è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

La denuncia degli animalisti per porre fine agli esperimenti sugli animali che vedono coinvolti conigli, topi, scimpanzé e moltissime altre specie viventi. Un recente rapporto ... Leggi tutto
L’articolo Non solo conigli, topi e scimpanzé: gli esperimenti sugli animali vanno ancora oltre, la denuncia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La denuncia degli animalisti per porre fine agli esperimenti sugli animali che vedono coinvolti conigli, topi, scimpanzé e moltissime altre specie viventi.

Un recente rapporto di Humane World for Animals ha rivelato una pratica allarmante: ogni anno, l’Unione Europea utilizza quasi 400.000 pesci in test tossicologici. Questi esperimenti sono richiesti dal sistema REACH (Registrazione, Valutazione, Autorizzazione e Restrizione delle Sostanze Chimiche), il regolamento chiave per monitorare e valutare le sostanze chimiche immesse sul mercato del Vecchio Continente.
Questo studio è il primo a quantificare in modo preciso l’impatto di REACH sulla salute degli animali acquatici, evidenziando il numero massiccio di esemplari utilizzati per verificare la sicurezza chimica prima della distribuzione. La preoccupazione è che questo numero possa addirittura crescere, con proiezioni che indicano un aumento fino a 530.000 – 690.000 animali acquatici coinvolti.

I pesci sono considerati un “gruppo chiave” nella sperimentazione, poiché i test sono ritenuti essenziali per valutare la capacità di una sostanza di danneggiare gli ecosistemi acquatici in caso di contaminazione. Essi sono sottoposti a diverse tipologie di test, inclusa la mortalità acuta e l’esposizione prolungata a sostanze, con un monitoraggio post-esposizione.
“La portata dei test rivelata dalla nostra analisi solleva interrogativi fondamentali sul fatto che REACH stia garantendo la protezione nel modo più efficace e proporzionato – afferma Antigoni Effraimidou, direttore senior del programma per le politiche istituzionali di Humane World for Animals Europe – La sicurezza chimica deve rimanere fondamentale, ma possiamo e dobbiamo raggiungerla attraverso metodi moderni che non implichino l’uso di animali”.

L’associazione sottolinea come i pesci, a differenza dei mammiferi, siano spesso trascurati nel dibattito sulla sofferenza animale legata alla sperimentazione. Questo nonostante studi recenti abbiano dimostrato che il dolore provato da un pesce lasciato morire fuori dall’acqua è quantificabile, con un impatto etico significativo.
Humane World for Animals chiede che l’UE adotti urgentemente i metodi alternativi già esistenti, come l’uso di colture cellulari di tessuti branchiali, che possono ridurre drasticamente la necessità di animali vivi. Sebbene i costi siano ancora elevati e manchi un chiaro sostegno normativo, l’esempio del Regno Unito – che ha presentato una road map per bandire la sperimentazione su altri esseri viventi a partire dal 2026 – mostra che un cambiamento è possibile.

Il rapporto si conclude con la richiesta di procedere finalmente alla revisione del regolamento REACH, un’azione prevista fin dal 2012 ma mai realizzata.
“Questi risultati dimostrano che il sistema europeo di sicurezza chimica rimane ancorato a modelli animali obsoleti, nonostante siano disponibili strumenti scientifici migliori – conclude Jay Ingram, amministratore delegato per le sostanze chimiche dell’associazione internazionale – Modernizzare REACH non significa abbassare gli standard, ma innalzarli”.
L’articolo Non solo conigli, topi e scimpanzé: gli esperimenti sugli animali vanno ancora oltre, la denuncia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
DOG-STYLE.it
Edizioni HP srl - GLOBElife (Publishing House)
via I Maggio, 11 San Vittore Olona (Milano), Italia
Tel: +39 0331 1706328
Email: info@globelife.com
P.IVA: 09161130969