Una storia che scalda davvero il cuore: questo cagnolone di nome Fred ha deciso di adottare degli anatroccoli senza mamma. A Mountfitchet, in Inghilterra, un ... Leggi tutto
L’articolo Fred: il labrador che ha deciso di diventare la mamma di 15 anatroccoli è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia che scalda davvero il cuore: questo cagnolone di nome Fred ha deciso di adottare degli anatroccoli senza mamma.
A Mountfitchet, in Inghilterra, un vecchietto dal cuore enorme ha deciso di prendersi una responsabilità che molti umani non avrebbero il coraggio di assumersi. Fred, un Labrador di quindici anni, si è trovato davanti quindici anatroccoli rimasti completamente soli.

Nessuna mamma, nessun riferimento, solo un gruppetto impaurito che all’alba cercava disperatamente qualcuno da seguire.
Fred non ci ha pensato due volte, li ha semplicemente accolti. Si è messo accanto a loro come farebbe un genitore, con quella calma che solo i cani anziani hanno. E gli anatroccoli gli sono andati incontro senza esitazione, come se nel suo sguardo avessero riconosciuto la casa che avevano perso.

Da quel momento è nato qualcosa che non si riesce a spiegare con le parole: ovunque va Fred, loro vanno. Sempre in fila, sempre dietro di lui, come una piccola scia di vita che gli danza attorno. Un cane grande e quindici batuffoli minuscoli che lo seguono convinti, come se fosse davvero il loro papà.
Chi lavora al castello racconta che per Fred non è nemmeno una sorpresa. Ha passato una vita tra animali salvati, e questa dolcezza ce l’ha nel sangue. Non è neppure la prima volta: qualche anno fa aveva già adottato nove anatroccoli orfani. È come se in lui ci fosse un istinto speciale, un modo tutto suo di capire chi ha bisogno.
Quando la mamma di questi quindici piccoli è scomparsa durante la notte, Fred era lì. Ha visto quei corpicini tremare e ha fatto quello che fanno i cani con un cuore gigante: li ha presi sotto la sua protezione. Li accompagna all’acqua, si sdraia per tenerli al caldo, li lascia infilarsi nella sua pelliccia come fossero cuccioli nati da lui.
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E la cosa più bella è che non li perde di vista un secondo. Pare quasi fiero, come se questa piccola famiglia improvvisata gli desse un nuovo motivo per restare ancora un po’ in questo mondo.
Vivrà con loro finché non saranno pronti a cavarsela da soli. Fino a quando, un giorno, spiccheranno il volo. E lui, probabilmente, li guarderà andare via con la stessa tenerezza con cui li ha accolti.
Gli animali non smettono mai di insegnarci cosa significa prendersi cura anche di chi non è della propria specie, sempre, anche quando non è compito loro.
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Sopravvissuto a un incendio, Taka oggi porta conforto a chi soffre, il cane coraggioso che ha una storia incredibile. Anni fa la sua vita è ... Leggi tutto
L’articolo La storia di Taka: il cane che ha attraversato il fuoco e ora accende la speranza negli altri è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Sopravvissuto a un incendio, Taka oggi porta conforto a chi soffre, il cane coraggioso che ha una storia incredibile.
Anni fa la sua vita è cambiata in una notte. Un incendio improvviso, il fumo, le fiamme… e lui, intrappolato in casa senza poter scappare. Quando i soccorritori l’hanno trovato era gravemente ustionato, ma vivo. Un miracolo vero.

Lo hanno portato al Care More Animal Hospital, in Georgia, dove un team di veterinari ha fatto di tutto per salvarlo e ci è riuscito. Ma la strada dopo è stata lunga, fatta di medicazioni, dolore, tentativi, piccoli progressi conquistati giorno per giorno.
Oggi Taka vede pochissimo, e muoversi non è semplice perché non percepisce bene le distanze. Le zone bruciate non hanno più peli e portano i segni di ciò che ha attraversato. Eppure la cosa più incredibile è che il suo carattere non si è spento nemmeno per un attimo.
Chi lo conosce lo descrive sempre allo stesso modo: un combattente. Un cane che non si lascia tirare giù da niente, che ama la vita con una forza che contagia chiunque gli stia vicino.

È stata proprio questa energia a far pensare a Crystal, una delle persone che si è presa cura di lui fin dall’inizio, che Taka potesse diventare molto più di un sopravvissuto. Così è iniziato un percorso di addestramento per trasformarlo in un cane da pet therapy.
E quando è arrivato per la prima volta nel centro ustionati locale, è successo qualcosa che nessuno dimentica: i pazienti hanno visto in lui una speranza concreta, qualcuno che aveva attraversato ciò che loro stavano vivendo, e ne era uscito con una luce negli occhi ancora più forte.
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Lo accarezzano, gli parlano, vogliono sapere la sua storia. Taka entra nelle stanze e le giornate diventano meno pesanti. Porta conforto, ma soprattutto un esempio: “Guarda cosa puoi superare”.
Di recente è diventato anche l’eroe di un libro da colorare creato proprio dal centro ustionati per i bambini. Lui li incontra, distribuisce i libricini, e sembra capire esattamente perché è lì: per regalare un po’ di coraggio, quello che lui non ha mai smesso di avere. Taka non è solo un cane sopravvissuto, è la prova vivente che la vita, anche quando tutto crolla, può ricominciare.
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Era rimasto intrappolato e non riusciva a tirarsi fuori da quel fosso: ci sono volute 72 ore di lavoro per salvare il cane ricoperto di ... Leggi tutto
L’articolo L’hanno trovato pieno di catrame: il salvataggio di questo cane è un miracolo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Era rimasto intrappolato e non riusciva a tirarsi fuori da quel fosso: ci sono volute 72 ore di lavoro per salvare il cane ricoperto di catrame.

Non si sapeva nulla di lui e della sua storia al momento del ritrovamento, ma dei volontari sconosciuti lo hanno salvato da quello che sembrava un destino ormai segnato e gli hanno anche dato un nuovo nome e una nuova famiglia. Questa è la storia di Luciano, il cane ricoperto di catrame, che è stato salvato con un’operazione durata ben 72 ore in seguito a una preziosa segnalazione: ecco cosa è successo.
Chissà quali erano i pensieri di Luciano in quel momento: si ritrovava da solo, in un fossato dal quale non riusciva ad uscire anche perché ricoperto e intrappolato da una fitta coltre di catrame che gli impediva di aprire gli occhi e qualsiasi altro movimento degli arti. Una chiamata urgente ha allertato i preziosi soccorsi che si sono precipitati sul posto, un cantiere aperto senza alcun segnale di pericolo.

Ma che cos’è il catrame e perché è tanto pericoloso? Si tratta di una sostanza liquida, viscosa e nera e viene molto utilizzato come materiale di lavoro nei cantieri come impermeabilizzante. Oltre ad essere tossico è anche cancerogeno, così come sottolineato dall’Istituto Nazionale del Cancro e rappresenta un pericolo sia per gli animali che per gli esseri umani.
Quindi per Luciano il catrame era diventato una trappola mortale, poiché la sostanza gli impediva di vedere e di respirare in quanto gli ricopriva interamente il muso e le zampe. I volontari della Paw (Protect Animals Worldwide) sono intervenuti immediatamente in seguito a una segnalazione e hanno impiegato ben 72 ore per tirare Luciano fuori da quel fosso e poterlo ripulire da tutto il catrame che lo ricopriva.
Oggi sembra incredibile poter raccontare il finale che nessuno si aspettava ma che tutti speravano: dopo un’operazione di salvataggio durata per 72 ore, i membri volontari della Paw si sono presi cura di Luciano e lo hanno lavato e ripulito di tutto il catrame. Anche il lavaggio è stato lungo e complesso: lo hanno posto in una vasca e con acqua tiepida e sapone (ma si potrebbe utilizzare anche l’olio vegetale o minerale) il catrame si è via via sciolto.

Ma purtroppo non bastava questo a salvargli la vita: infatti la ripresa fisica e morale di Luciano è stata lunga e sofferta. Dopo essersi liberato dal catrame, il quattro zampe ci ha messo del tempo per imparare a fidarsi di coloro che lo avevano salvato e anche le sue forze non sono tornate subito. Ci sono voluti circa 4 settimane per vederlo di nuovo carico di energia per correre e giocare, ma il destino aveva in serbo ancora qualche sorpresa per lui.
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Dopo la sua ripresa sono iniziate ad arrivare richieste di adozione e Luciano ha finalmente trovato una famiglia che lo ama e vuole prendersi cura di lui. Non è stato un salvataggio semplice, ma ogni sforzo dei volontari è stato ripagato dalla gioia di Luciano con la sua nuova famiglia.
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Il gravissimo accaduto ci spinge a chiederci cosa c’è che non va nella nostra società: un gatto preso a sassate da alcuni ragazzi è morto. ... Leggi tutto
L’articolo Gatto preso a sassate da alcuni ragazzi e purtroppo perde la vita: cosa sta succedendo? è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Il gravissimo accaduto ci spinge a chiederci cosa c’è che non va nella nostra società: un gatto preso a sassate da alcuni ragazzi è morto.

Un gioco, uno scherzo, un passatempo: ogni definizione che tende a ‘sminuire’ l’atrocità del gesto è come infliggere un ulteriore colpo mortale alla povera vittima a quattro zampe. L’episodio di cui si sono resi indegni protagonisti dei ragazzi nel viterbese ha del demoniaco: un gatto è morto perché preso a sassate da alcuni minorenni all’uscita di una scuola. Il fatto gravissimo ci spinge ad interrogarci sul senso della vita, sulla sua dignità e sulla sua conservazione ma soprattutto sul rispetto che si ha degli animali fin da una tenera età.
Siamo a Vignanello, nella provincia di Viterbo: un gruppo di ragazzi si è reso protagonista dell’atroce e barbara uccisione di un gatto, ennesima vittima della brutalità giovanile. Non è giusto definirla una ‘bravata’, poiché in gioco c’era la vita di un quattro zampe ed è doveroso interrogarsi sull’atteggiamento dei più giovani, futuro della società.

Insomma la dinamica agli agenti è apparsa piuttosto chiara fin dall’inizio: accanto al corpo esanime dell’animale, ricoperto di sangue e privo di vita, sono stati trovati dei sassi sporchi, coi quali era stato presumibilmente colpito. Teatro della tragedia l’esterno di una scuola nella provincia di Viterbo. Qui la violenza sui felini di strada sta diventando, ahinoi, una brutale consuetudine.
Sono infatti ben 4 i procedimenti pendenti davanti ai Tribunali per minorenni dall’inizio dell’anno in tutto il territorio italiano, segno di una carenza di educazione al rispetto della vita e della dignità degli animali. Quindi non definiamola ‘bravata’, poiché il continuo registrarsi di episodi di violenza simili dovrebbe solo spingerci ad interrogarci sulla futura classe sociale della popolazione.
La sezione Enpa di Viterbo è stata la prima a gridare giustizia per l’ennesimo gatto morto ma soprattutto a far scattare l’allarme per una situazione divenuta insostenibile: il fatto deve essere trattato con la massima serietà, sottolineando la pericolosità sociale dei soggetti che si sono macchiati di un tale crimine.

Ma da soli non è possibile combattere la devianza giovanile odierna: c’è bisogno della collaborazione di tutti i cittadini, che sono chiamati a gran voce a collaborare denunciando episodi di maltrattamento (se vuoi sapere come e a chi denunciare un reato verso i quattro zampe per episodi di maltrattamento).
Gli animali hanno tutto il diritto di essere rispettati, quindi episodi così gravi di violenza vanno puniti con la massima pena, anche perché tale violenza manifesta potrebbe colpire anche altri esseri umani indifesi. Per questo atti del genere non vanno minimizzati: occorrono risposte educative chiare e segnali di punizione precisi per scoraggiarne altri simili in futuro.
L’avvocato Enpa Claudia Ricci si sta battendo per riconoscere la pericolosità dei protagonisti della vicenda, che non possono e non devono restare impuniti. Bisogna, secondo lei, capire ed interrogarsi sul perché accadano simili episodi e adottare misure cautelative di prevenzione in materia di disagio giovanile.
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Per fortuna la Legge pare essere dalla parte degli animali: la nuova legge sul maltrattamento degli animali prevede pene più dure con la reclusione fino a cinque anni per chi si macchia di simili reati.
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Grandi novità in arrivo che miglioreranno al qualità di vita dei nostri amici animali: è stato raggiunto un nuovo accordo dell’Unione Europa sulla tutela degli ... Leggi tutto
L’articolo Cani e gatti: raggiunto l’accordo dell’Unione Europea per la tutela degli animali è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Grandi novità in arrivo che miglioreranno al qualità di vita dei nostri amici animali: è stato raggiunto un nuovo accordo dell’Unione Europa sulla tutela degli animali.

Finalmente ciò che sembrava un’utopia sta per diventare una realtà concreta: è stato raggiunto un nuovo accordo dell’Unione Europa sulla tutela degli animali volto a tutelare e migliorare le condizioni di vita e mantenimento dei nostri amici a quattro zampe. Le novità a riguardo prevedono una serie di normative a cui dovranno adeguarsi tutti gli Stati membri dell’Unione Europea, soprattutto in materia di microchip e registrazioni nonché di utilizzo di strumenti pericolosi per la salute degli animali (come i collari a strozzo).
Non era mai accaduto prima che si riuscisse a raggiungere un accordo generale per tutti gli Stati membri dell’Unione Europea ma stavolta le cose sono cambiate: da Bruxelles arrivano grandi novità sulla regolarizzazione della normativa che riguarda gli animali domestici. Finalmente le voci di associazioni per la tutela dei diritti dei quattro zampe, dei veterinari e degli europarlamentari sono state ascoltate.

Si richiedevano a gran voce interventi massicci ed efficaci non solo per arginare ma per frenare del tutto i traffici che coinvolgevano i quattro zampe e pratiche di maltrattamento animale che prevedevano anche la pratica di sevizie e vere e proprie torture (come ad esempio l’uso di tagliare le orecchie al cane).
Il progetto di Legge è stato concordato il 25 novembre scorso e la riunione è stata presieduta dal Presidente di turno del Consiglio dell’UE nonché Ministro dell’Agricoltura danese, Jacob Jensen. La discussione ha trattato vari argomenti, tutti di primaria importanza: dall’allevamento alla tracciabilità e gestione dell’importazione di animali, a pratiche commerciali crudeli.
Ecco in paragrafi brevi in cosa consistono le novità stilate nel nuovo accordo raggiunto sulla tutela del benessere e della salvaguardia degli animali.
Per contrastare traffici e commercio illegale, tutti gli animali (cani e gatti sia di allevamento sia di proprietà privata), dovranno essere microchippati e registrati in una banca dati. Inoltre le banche dati degli Stati Europei saranno ‘collegate’ le une alle altre per fare in modo che le informazioni dell’una siano sempre disponibili anche alla banca che si trova in uno stato diverso.

In questo modo sarà più facile il riconoscimento degli animali e si impediranno pratiche di commercio illegale degli stessi. I privati saranno tenuti a iscrivere i loro animali domestici entro 10 anni per i cani e 15 anni per quanto riguarda i gatti: gli allevatori invece dovranno farlo entro quattro anni. Quindi a differenziare la pratica sono solo i tempi di attuazione della stessa, ma la regola della microchippatura vale per tutti. In questo modo sarà molto difficile che animali arrivino da altri Paesi verso l’UE senza una adeguata tracciabilità e senza controlli, e dunque in maniera illegale.
Per eliminare la mostruosa pratica degli ‘incroci’, che spesso vengono chiesti su commissione dai potenziali acquirenti, che richiedono cuccioli con determinate caratteristiche fisiche è stato introdotto il suo assoluto divieto. Saranno dunque illegali incroci tra parenti stretti, selezioni genetiche per creare determinate peculiarità fisiche, che spesso comportano gravi problemi di salute all’animale solo per soddisfare dei ‘capricci’ estetici richiesti dai padroni (pensiamo alle razze brachicefale di cani).
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Pensiamo a quanti usano legare il loro cane alla catena, come anche alcuni addestratori che utilizzano strumenti simili a quelli di tortura per ‘educare’ i cani, come ad esempio il collare a strozzo per i cani o quello dotato di punte. Le nuove normative non solo tutelano la salute ma anche la dignità stessa degli animali, riconosciuti (finalmente) come esseri senzienti e dotati di una loro sensibilità.
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Hanno chiesto aiuto ma non è arrivato nessuno: un capriolo investito è rimasto agonizzante in strada perché i soccorsi non sono arrivati. In casi simili ... Leggi tutto
L’articolo “I soccorsi si sono rifiutati di intervenire”: capriolo investito e lasciato per strada agonizzante è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Hanno chiesto aiuto ma non è arrivato nessuno: un capriolo investito è rimasto agonizzante in strada perché i soccorsi non sono arrivati.

In casi simili si dice sempre di chiamare autorità competenti che dovrebbero intervenire tempestivamente, ma purtroppo in questo caso i soccorsi non si sono presentati ad aiutare un capriolo investito da un’auto e rimasto agonizzante per strada per lunghissime ore dopo l’incidente. Accusati di negligenza, gli operatori del centro recupero animali selvatici hanno fornito la loro risposta sull’accaduto; ma dall’altro lato c’è chi li accusa di non essere intervenuti.
Quando ha notato il capriolo agonizzante in strada, Giada ha tempestivamente allertato i soccorsi. Aveva assistito all’incidente che aveva coinvolto l’animale, avvenuto lungo una strada provinciale che collega Orbassano e Stupinigi, in provincia di Torino, e aveva anche notato che, dopo l’urto, l’auto che lo aveva colpito non si era affatto fermata. Ma la priorità, secondo la ragazza, era appunto quella di soccorrere il capriolo ferito.

Non sapendo come gestire la situazione, ha pensato di chiamare immediatamente il Canc (Centro Animali non Convenzionali), parte della struttura dell’Ospedale Veterinario Universitario di Torino: è infatti questa la sezione più indicata a cui rivolgersi in caso di animali ‘non comuni’ come cani e gatti. Ma la risposta che è stata data a Giada non era affatto quella che ci si sarebbe aspettata.
Le hanno detto infatti che la cosa migliore era quella di lasciare il capriolo esattamente dov’era, nonostante lo stato di semi-incoscienza che lasciava presuppore un trauma cranico e le basse temperature della notte. Poiché la notizia era diventata virale in breve tempo e numerose sono state le ondate di indignazione che hanno investito gli operatori del Canc, la responsabile Mitzy Mauthe von Degerfeld ha fornito la sua versione dei fatti.
Chiamatasi in causa per l’operato dei suoi collaboratori, la responsabile del Canc Mitzy Mauthe ha assolutamente difeso la loro posizione, spiegando che non si è trattato affatto di negligenza da parte loro. Infatti non si sarebbero rifiutati di intervenire, bensì avrebbero applicato il protocollo previsto in casi come questo.
Infatti in caso di incidente, un capriolo ferito ma senza evidenti tracce di sangue o arti evidentemente rotti non deve essere spostato dal luogo dell’incidente, poiché un ipotetico viaggio potrebbe solo causargli ulteriore stress. In pratica è più facile nonché consigliabile fare in modo che l’animale si riprenda da solo, senza essere portato in struttura, poiché appunto lo spostamento potrebbe causargli ulteriore affaticamento, che andrebbe a peggiorare un quadro clinico già compromesso.
Ma dopo 4 ore di chiamate insistenti, alcuni operatori si sono presentati sul luogo dell’incidente per prelevare l’animale agonizzante ma vivo. E pure sull’operazione di salvataggio pare che la giovane Giada abbia avuto da ridire poiché il povero capriolo sarebbe stato ‘stipato’ in uno spazio piccolissimo e angusto, dopo essere stato preso ‘per le corna’ dall’operatore.
La Mauthe ha dunque spiegato che le gabbie per il trasporto sono volutamente strette per fare in modo che l’animale, durante il viaggio, non rischi altri danni urtandone le pareti. Per quanto riguarda la presa per le corna, pare che sia questa la procedura da attuare poiché si tratta della parte che all’animale non provoca dolore quando preso in braccio.
Eppure sull’operato non tempestivo dei responsabili del Canc si sono alzate delle polemiche: infatti altri Centri di salvataggio di animali selvatici e non convenzionali hanno spiegato che un esperto dovrebbe sempre recarsi il prima possibile per constatare, armato di esperienza sul campo, se è il caso di lasciare che la vittima si riprenda da sola oppure trasportarla in un centro di soccorso adeguato.

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Pare che infatti il protocollo adottato da altri centri preveda innanzitutto che l’esperto constati con i suoi occhi lo stato di salute dell’animale e che il possibile prelievo del suo corpo avvenga sia fatto da due persone, una per la testa e uno per la coda, dopo aver legato le zampe con una corda, per impedire all’animale di scalciare e ferire i suoi soccorritori durante il trasporto.
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A volte il Natale sorprende nei luoghi più semplici, dove nessuno guarda e dove una piccola vita può cambiare tutto. A volte il Natale decide ... Leggi tutto
L’articolo Miracolo di Natale in anticipo: in un presepe trovata una cagnolina che ha lasciato tutti senza parole è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
A volte il Natale sorprende nei luoghi più semplici, dove nessuno guarda e dove una piccola vita può cambiare tutto.
A volte il Natale decide da solo dove mettere la sua magia. E a Palenque, in Messico, lo ha fatto scegliendo un luogo che più simbolico non si può: il presepe cittadino.

Proprio lì, tra il fieno e le luci delle feste, una cagnolina randagia ha portato al mondo la sua cucciolata. Non cercava attenzioni, solo un posto sicuro. E quel piccolo spazio, costruito per raccontare un’altra nascita, quella del bambin Gesù, è diventato il suo rifugio.
Chi passava di lì si è trovato davanti una scena che non lascia indifferenti: i cuccioli accoccolati sul fieno del Bambinello, la mamma che li protegge come può, e le statue del presepe a fare da cornice. In pochi minuti la notizia si è sparsa per il quartiere. Le persone hanno iniziato a portare acqua, cibo, coperte improvvisate. Un gesto spontaneo, quasi istintivo, come se tutti avessero sentito il bisogno di proteggere quella piccola famiglia arrivata dal nulla.

Poi sono arrivati anche i veterinari della zona, che si sono offerti volontariamente per controllare la mamma e i suoi piccoli. Le loro condizioni non erano critiche, ma servivano cure e attenzione. Le autorità locali, invece di spostarli altrove, hanno deciso di lasciarli lì, in quel luogo che la cagnolina aveva scelto per far nascere i suoi cuccioli.
Una scelta semplice, ma piena di rispetto. La gente del posto l’ha accolta con entusiasmo, continuando a presidiare il presepe per assicurarsi che nessuno disturbasse o facesse del male ai piccoli.
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A coordinare gli aiuti è arrivato anche il gruppo “Dejando huellitas SOS Palenque”, che ha raccontato la storia sui social con una foto che ha fatto il giro della città. L’immagine della cucciolata nel presepe ha commosso tutti, ma ha portato anche una riflessione amara: la strada è un luogo duro, e non tutti hanno buone intenzioni. Proprio per questo i volontari si sono mossi subito, trovando alla cagnolina e ai piccoli una sistemazione temporanea.
Adesso cercano per loro famiglie vere, case dove quel fieno diventi una coperta morbida, e dove il Natale non sia solo un caso fortunato, ma l’inizio di una vita diversa. Chi vive a Palenque può dare una mano con cibo, cure o, se il cuore lo permette, aprendo la porta di casa a uno di quei piccoli nati in mezzo alla magia.
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A volte basta uno sguardo in un luogo di passaggio per cambiare il destino di un animale. È quello che è accaduto a un cucciolo ... Leggi tutto
L’articolo Polaris, il cucciolo lasciato in aeroporto: quando un addio diventa un nuovo inizio è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
A volte basta uno sguardo in un luogo di passaggio per cambiare il destino di un animale. È quello che è accaduto a un cucciolo smarrito.
Negli aeroporti succedono storie che nessuno vede, mentre le persone scorrono veloci tra un gate e l’altro.

Ed è proprio lì, in quel movimento continuo, di persone che arrivano e vanno via, che un cucciolo ha visto la sua vita prendere una direzione che non aveva scelto.
Polaris arrivava dalla California, tutto nero e con quegli occhi che sembrano chiedere “e adesso che succede?”. Il suo proprietario, invece di imbarcarlo, ha deciso di partire senza di lui. Un volo internazionale, un addio che nessuno si aspettava. Era settembre, e tra valigie che rotolano, annunci di imbarco e passi frettolosi, Polaris è rimasto fermo, spaesato e solo. Il suo umano non c’era più, era sparito su un aereo per non tornare mai più.

A trovarlo sono stati alcuni dipendenti dell’aeroporto di San Francisco. Non hanno chiesto spiegazioni, non hanno perso tempo: lo hanno semplicemente preso tra le braccia e protetto. Giorno e notte, letteralmente. La United Airlines si è attivata per ottenere i permessi necessari affinché il cucciolo potesse restare al sicuro negli Stati Uniti. Nel frattempo, Polaris ha scoperto che anche in un aeroporto enorme ci sono mani che accarezzano, brave persone che si prendono cura di esserini smarriti come lui.
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Poi è successo qualcosa che nessuno poteva programmare. Il capitano della United, William Dale, si è presentato insieme alla sua famiglia per incontrarlo. Un attimo solo, e tutto è cambiato. Polaris ha scodinzolato come se lo conoscesse da sempre, lui ha sorriso come fanno le persone quando capiscono di essere nel posto giusto.
Da lì, la decisione è stata naturale: i Dale hanno adottato il cucciolo. Polaris, dopo un abbandono, ha finalmente una casa, un divano caldo e morbido, un giardino dove correre, e finalmente qualcuno che non lo avrebbe mai più lasciato indietro.
La compagnia ha voluto fare qualcosa in più: una donazione alla SPCA di San Francisco, per sostenere chi ogni giorno si occupa di animali fragili che meritano di avere una seconda possibilità. È un modo per trasformare una brutta storia in un messaggio più grande: da un gesto sbagliato può nascere un’ondata di bene, se le persone giuste si mettono in movimento.
E Polaris cosa fa adesso? Sta imparando che il mondo non è fatto solo di corridoi freddi e addii improvvisi. Ora viaggia con la sua famiglia, stavolta lo fa con qualcuno che gli tiene la zampa e che non lo lascerà mai più indietro. Non possiamo che augurare al piccolo Polaris una vita lunga, felice e piena di amore!
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Non credevano potesse esserci un essere vivente in quell’ambiente abbandonato invece hanno trovato un cane scheletrico che lottava per vivere. Non era solo a vivere ... Leggi tutto
L’articolo Il suo corpo scheletrico è stato ritrovato nella casa degli orrori: il cane ormai sembrava morto è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non credevano potesse esserci un essere vivente in quell’ambiente abbandonato invece hanno trovato un cane scheletrico che lottava per vivere.

Non era solo a vivere in quell’ambiente tossico ed abbandonato, ma era probabilmente nelle condizioni peggiori di tutti: un cane scheletrico è stato ritrovato in quella che è stata ribattezzata la ‘casa degli orrori’. Purtroppo anche gli altri 15 animali, ‘ospiti’ della stessa casa, erano in pessime condizioni poiché nessuno si prendeva più cura di loro da tempo. Per fortuna i soccorsi sono arrivati in tempo, prima che la situazione precipitasse in maniera drammatica e inesorabile. Ma ora si cerca di rispondere a troppe domande che ancora non hanno una risposta.
Nessuno si aspettava di ritrovare qualcosa che ancora riuscisse a respirare in un ambiente tanto insalubre e orribile: invece quando i volontari della Happy Tails Animal rescue di Terre Haute nell’Indiana sono entrati nella casa degli orrori hanno trovato ben 16 animali in gravissime condizioni di salute.

I membri dell’associazione non riuscivano a credere che il cane scheletrico, ribattezzato col nome di Ida, e ritrovato in gravi sofferenze fosse ancora vivo: per fortuna l’anemia da pulci non lo aveva ancora ucciso, ma lo aveva ridotto in fin di vita. Oltre al degrado e alla totale mancanza di igiene, la causa principale del suo stato erano i parassiti, che avevano attaccato il suo corpo e lo stavano letteralmente ‘divorando’ dall’interno.
Non mangiava da giorni ed era immersa nella sua stessa urina perché non aveva abbastanza forze per muoversi tanto era debilitato e disidratato: così se ne sarebbe presto andata se nessuno l’avesse salvata. Sottoposta ad un primo controllo superficiale, si è notato che Ida aveva anche le gengive bianche e mucose pallide, segno di una condizione fisica ormai ai limiti.
Ma Ida non ha mollato e con lei anche tutti i volontari che l’hanno aiutata a rialzarsi (letteralmente) in piedi: per i primi 9 giorni dall’inizio del ricovero non aveva neppure le forze per muoversi. Poi con le cure giuste, un’alimentazione adeguata e una corretta idratazione canina, Ida è riuscita lentamente a recuperare le sue forze.

Per i primi giorni però i volontari sono stati costretti a spostarla manualmente e con grande delicatezza, per evitare che potesse riportare altri danni e lesioni. Ma la cagnolina non è stata la sola ad essere salvata: con lei vivevano nella casa degli orrori anche altri tre cani, undici gatti e perfino tre bambini, immediatamente affidati ai servizi sociali.
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Ora Ida, insieme al suo cucciolo Arlo e a un altro cane, vive nella stessa casa di recupero, dopo un ricovero di circa due settimane. Ovviamente la vicenda non è passata inosservata e si cerca di capire chi avesse abbandonato bambini e animali in quelle orribili condizioni. Inoltre la segnalazione arrivata sulla casa e che ha permesso alle autorità di scoprire quell’orrore ha sottolineato quanto sia sempre importante denunciare, anche se si ha il minimo sospetto, poiché questo potrebbe salvare delle vite come in questo caso.
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A volte l’amore arriva quando meno te lo aspetti, e cambia il finale di chi sembrava destinato a rimanere in un rifugio per sempre. Ci ... Leggi tutto
L’articolo Dopo 19 anni in un rifugio, finalmente Annie ha un posto che può chiamare “casa” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
A volte l’amore arriva quando meno te lo aspetti, e cambia il finale di chi sembrava destinato a rimanere in un rifugio per sempre.
Ci sono storie che hanno un lieto fine, anche quando parlano di ultimi capitoli. Annie, una Labrador di 19 anni, è una di quelle storie che ti fermano il respiro e ti ricordano quanto possa essere grande la gentilezza e l’amore delle persone.

Quando Annie è arrivata al rifugio di Dallas era stanca, fragile, con quel modo lento di muoversi che hanno i cani molto anziani. Nessuno sapeva nulla del suo passato, ma una cosa era chiara: con la sua età e le condizioni in cui era stata trovata, le possibilità di adozione erano quasi nulle. Per molti cani così, il finale è quello di restare a morire dentro un box, ma non è quello che è successo ad Annie.
La sua foto è comparsa online, ed è arrivata sullo schermo di Lauren Siler e della sua coinquilina, Lisa Flores. Lauren aveva perso da poco il suo cane Bear, un dolore ancora molto profondo. E forse proprio per questo ha sentito che quel musetto bianco meritava un’ultima casa, un’ultima mano su cui appoggiare la testa.

Il rifugio era stato chiaro: forse ad Annie restava un mese di vita, ma loro non hanno esitato nemmeno un secondo. Così Lauren e Lisa hanno adottato Annie e l’hanno portata a casa con loro.
Da quando è arrivata nella sua nuova famiglia, Annie ha scoperto un mondo che non pensava esistesse. Una coperta calda tutta per lei, una ciotola piena di ottimo cibo, due persone che le parlano con amore.
Lauren e Lisa hanno voluto fare molto più di accoglierla: hanno creato una bucket list solo per lei. Piccole esperienze da vivere giorno per giorno, senza fretta, senza aspettative. Una passeggiata al sole, un biscotto speciale, un servizio fotografico per far vedere al mondo quanto sia bella, un gioco improvvisato, anche solo un pomeriggio di coccole, con Annie che si abbandona senza paura.
Sui social, ogni momento condiviso diventa un invito a guardare con occhi diversi i cani anziani, quelli che nei rifugi aspettano senza capire perché nessuno si fermi davanti al loro box.
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Quello che Lauren e Lisa stanno facendo è un messaggio profondo e importante. Significa scegliere l’amore anche quando sai che farà male. Significa decidere che la fine di un cane non merita il rumore dei cancelli che si chiudono, ma la dolcezza di un divano e di una carezza.
Le due ragazze lo dicono con parole semplici: l’idea che Annie potesse morire da sola in un rifugio era più dolorosa della paura di perderla. Ed è esattamente questo che stanno insegnando a tutti noi: che ogni cane, anche quello con il muso ormai bianco e le zampe che funziono male, merita dignità, presenza, calore.
Annie oggi vive i suoi giorni con chi ha deciso di esserci fino alla fine. Non è più sola e questo, per un cane, vale più del tempo che resta da vivere.
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Accadono storie che lasciano più domande che risposte, e che mostrano quanto possa essere fragile la vita umana. Ci sono notizie che arrivano all’improvviso e ... Leggi tutto
L’articolo Tragedia in uno zoo: leonessa attacca e toglie la vita ad un ragazzo di soli 19 anni è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Accadono storie che lasciano più domande che risposte, e che mostrano quanto possa essere fragile la vita umana.
Ci sono notizie che arrivano all’improvviso e lasciano tutti senza fiato. Succede quando un luogo pensato per essere sicuro diventa teatro di una tragedia difficile da comprendere.

È quello che è accaduto all’Arruda Camara Zoobotanical Park di João Pessoa, in Brasile, un posto dove famiglie e scuole vanno per vedere da vicino gli animali, non certo per vivere momenti di paura.
Secondo le prime ricostruzioni, un ragazzo di 19 anni sarebbe riuscito a superare un muro altissimo, circa sei metri, e poi le barriere di sicurezza. Pare abbia raggiunto l’area delle grandi felini passando attraverso un albero, ignorando completamente i cartelli che delimitano la zona riservata agli animali.
I visitatori presenti non hanno nemmeno avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo: alcuni video circolati online mostrano la leonessa, Leona, avvicinarsi al giovane e trascinarlo a terra. Immagini che hanno scioccato l’intero paese.

Le autorità municipali sono intervenute subito, confermando l’accaduto e ordinando la chiusura temporanea dello zoo per permettere gli accertamenti. Una delle prime preoccupazioni della comunità è stata la sorte dell’animale, ma la direzione della struttura è stata chiara: Leona non aveva mai mostrato comportamenti aggressivi o problematici. È un animale selvatico, e ha reagito come avrebbe fatto qualsiasi felino messo in quella condizione. Non è stata mai presa in considerazione alcuna misura contro di lei.
Man mano che le ore sono passate, è emerso un quadro più delicato rispetto a un semplice incidente. Fonti locali riportano che il ragazzo stava attraversando un periodo molto difficile, segnato da gravi problemi psicologici. Aveva una diagnosi di schizofrenia e un passato fatto di cure e ricoveri. Secondo gli investigatori, il gesto potrebbe essere stato volontario. Una conclusione che aggiunge tristezza a una vicenda già dolorosa.
Il parco zoologico, in una nota diffusa sui social, ha spiegato che tutte le protezioni sono sempre state mantenute e controllate. Le barriere seguono gli standard richiesti e non erano mai state ritenute insufficienti. Le autorità locali parlano di un episodio imprevedibile, scaturito purtroppo da una situazione personale drammatica che nessuno dei presenti avrebbe potuto fermare in tempo.
Nella nota si legge anche che Leona non sarà abbattuta, per lei nessuna eutanasia. Gli esperti e i veterinari la stanno monitorando, in quanto ha mostrato dei segnali di forte stress. La priorità dello zoo, vogliono precisare, è il benessere di Leona in questo momento difficile.
Una tragedia complessa, che non punta il dito sugli animali né sulle strutture, ma che ci fa anche capire quanto possa essere fragile la mente umana e quanto sia difficile cogliere il dolore che qualcuno porta dentro di sé.
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Casi come questo ci costringono a fermarci un attimo e chiederci cosa significhi davvero tenere un animale selvatico dentro uno zoo. Anche quando le strutture sono ben gestite, c’è sempre quella sensazione di contrasto: da una parte l’idea di proteggerli, dall’altra la consapevolezza che un leone, una tigre o qualunque creatura nata per correre libera non potrà mai vivere come dovrebbe.
E forse dovremmo ricordarcelo più spesso, prima di giudicare o cercare colpe dove non ce ne sono: gli animali seguono la loro natura, siamo noi a decidere in che contesto li mettiamo, e forse dovremmo finalmente farci da parte e non rinchiudere più animali, in nessun luogo.
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Era così piccolo e indifeso, infatti si era nascosto proprio lì: un cucciolo è stato trovato in una scarpa ed è stato salvato. Piccolo, ma ... Leggi tutto
L’articolo Trovato in una scarpa: il cucciolo era in condizioni indicibili è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Era così piccolo e indifeso, infatti si era nascosto proprio lì: un cucciolo è stato trovato in una scarpa ed è stato salvato.

Piccolo, ma tanto piccolo da entrare addirittura in una scarpa: quelli che lo hanno trovato in questo condizioni non riuscivano a crederci ma non si sono persi d’animo e hanno fatto di tutto per salvarlo. Il cucciolo di cane è stato trovato in una scarpa in condizioni davvero terribili: era esausto e sarebbe morto da lì a poco. Per fortuna sono arrivati i suoi angeli custodi e lo hanno salvato da un destino che sembrava ormai scritto.
In una fredda giornata autunnale in Serbia, è stata fatta una scoperta davvero sconvolgente: un cucciolo di cane piccolissimo è stato trovato all’interno di una scarpa da ginnastica nera, in un campo abbandonato. A prima vista poteva sembrare uno dei tanti rifiuti sparsi nell’erba, ed è forse proprio una scarpa l’unico rifugio di fortuna che aveva trovato per proteggersi dal freddo e dalla fame.

Per fortuna un uomo, Goran Marinkovic, passava di lì e ha notato qualcosa che sembrava muoversi all’interno della scarpa. Non era un topo ma una creatura piccola e indifesa, un cucciolo di cane appunto. La sua non era una semplice passeggiata, poiché ogni giorno Goran passa da lì per portare cibo e oggetti di fortuna per confortare i randagi che vivono in quel campo. Ma ciò che ha visto lo ha lasciato senza parole.
Le condizioni del piccolo quattro zampe sembravano disperate, anche perché era solo e non si sa se il motivo era che a volte la cagna rifiuta i cuccioli dopo il parto o perché le era stato sottratto il suo piccolo. Fatto sta che il cagnolino non aveva nulla con cui sfamarsi e le sue forze stavano davvero per cedere.
Smesten, questo il nome scelto per il cucciolo dal suo soccorritore, si sta lentamente riprendendo. Goran Marinkovic lo ha infatti avvolto in una coperta e portato al caldo. Da lì sono iniziate le prime cure e a vedersi anche i primi miglioramenti per la sua salute: da denutrito e disidratato che era, ora Smesten sta crescendo rapidamente.
Ma non è questa l’unica novità: infatti Goran ha deciso di adottarlo ufficialmente e aprirgli le porte della sua casa, insieme ad altri ‘fratellini’ che erano stati trovati abbandonati in strada e in condizioni simili. Oggi Smesten ha una casa dove stare e uno spazio sicuro all’aria aperta dove poter giocare, oltre ad aver trovato una famiglia che lo ama e si prende finalmente cura di lui.
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Non si sa quale sia stato il suo passato di certo non facile, ma è certo che il gesto di Goran Marinkovic ha cambiato la sua vita e quella di tutti i randagi che vengono ogni giorno salvati dal suo buon cuore.
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La storia di questo cane ha dell’incredibile e tocca le corde del cuore di chiunque la legga: ecco cosa fa Magnus ogni giorno. A volte ... Leggi tutto
L’articolo Il labrador che veglia sul suo umano ricoverato in ospedale: la fedeltà e l’amore di Magnus non ha limiti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La storia di questo cane ha dell’incredibile e tocca le corde del cuore di chiunque la legga: ecco cosa fa Magnus ogni giorno.
A volte ti imbatti in una storia che ti fa scendere una lacrima, perché dimostra in modo inequivocabile cosa vuol dire avere un cane vicino. Non c’è bisogno di niente di speciale: un gesto, una testa che si appoggia sul braccio, quella presenza che non si allontana anche quando tu sei nel panico.

È più o meno quello che è capitato a Brian Benson: un attimo stava bene, quello dopo si è ritrovato in ospedale con un dolore al petto che ti fa gelare il sangue. Quei momenti strani, in cui non capisci ancora cosa stia succedendo, ma intuisci che non è una sciocchezza. E mentre tutto diventava confuso, l’unico che non si è mosso di un passo è stato il suo cane.
Mentre veniva portato d’urgenza in reparto, c’era qualcuno che non lo ha perso di vista neanche per un secondo: Magnus, il suo Labrador chiaro, sei anni di dolcezza e dedizione assoluta. Non un cane qualsiasi, ma un cane guida addestrato, capace di leggere i cambiamenti del suo umano meglio di chiunque altro.
L’ospedale, quando ha visto il tipo di legame che li univa, ha autorizzato senza esitazioni la sua presenza continua. Ed è lì che la storia è diventata virale.

Chi ha visto i video pubblicati da Brian sa cosa intendo: Magnus non si limita a essere presente, ma veglia il suo amatissimo Brian. Si siede accanto al letto, poggia il muso sulla mano del suo umano come per dire “respira, sono qui”, segue ogni movimento dei medici senza interferire, senza agitarsi, solo controllando che tutto vada bene.
Perfino lo staff dell’ospedale è rimasto colpito dal modo in cui questo Labrador riesce a trasformare un reparto pieno di preoccupazioni in un posto un po’ più leggero. Bastano i suoi occhi attenti, la calma con cui si avvicina, mentre Brian cerca di guarire. È un conforto che nessuna terapia può sostituire.
Storie da leggere:
Le immagini che hanno fatto il giro dei social raccontano molto più di mille parole. Magnus che dorme sul pavimento, senza allontanarsi mai dal letto. Magnus che capisce quando Brian ha bisogno di una coccola e quando invece serve distrarlo un attimo, magari con un gioco o con quelle sue buffe espressioni che sembrano dire non mollare.
E poi c’è la parte più toccante: la consapevolezza di Brian che senza quel cane sarebbe tutto più difficile. Nei suoi messaggi traspare un affetto enorme, di quelli che ti formano un nodo alla gola. Magnus non è solo un supporto emotivo, è un’ancora, un traduttore silenzioso delle paure del suo umano, un compagno che sa stare nel dolore senza voltarsi.
In un mondo pieno di dolori e storie crudeli, c’è un Labrador che sceglie ogni giorno di amare il suo umano. Forse è proprio questo che colpisce tutti: la purezza di un animale che non si chiede nulla, ma che sa essere esattamente dove serve, quando serve.
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Incredibile ritrovamento: un bambino di soli quattro anni si era perso nel bosco, ma il suo cane non lo ha mai abbandonato e l’ha salvato. ... Leggi tutto
L’articolo Ritrovato un bimbo di 4 anni grazie al suo Labrador: non lo ha lasciato solo un secondo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Incredibile ritrovamento: un bambino di soli quattro anni si era perso nel bosco, ma il suo cane non lo ha mai abbandonato e l’ha salvato.
Questa storia viene da Buena Vista, un posto dove di solito non succede nulla. Ma in un pomeriggio qualunque, una mamma si è gelata quando ha capito che il suo bimbo di quattro anni non era più in giardino e si era addentrato nel bosco dietro casa.

E in quei momenti l’ansia cresce così tanto che quasi non la controlli. La donna ha chiamato subito i soccorsi, mentre agenti e volontari si sono sparsi nei sentieri, tra rami bassi e foglie che coprivano ogni traccia. Dalle bodycam si vede tutto: la corsa, il fiato corto, la paura. Perché un bimbo così piccolo, da solo in un bosco, è una delle immagini che nessun genitore vorrebbe mai immaginare.
La svolta è arrivata quando gli agenti, addentrandosi sempre di più, hanno notato un movimento tra gli alberi. Prima il cane, poi il bambino. Il piccolo non era affatto solo: accanto a lui c’era il suo Labrador nero, rimasto incollato a lui dal primo istante in cui si era allontanato da casa.
Quel cane non si era perso, lo aveva seguito passo passo, restando a pochi centimetri, come fanno i cani quando sentono che il loro umano è in difficoltà. Non si è distratto, non è corso via, non ha cercato altro: ha fatto quello che fanno i cani quando ti vogliono bene davvero, ti proteggono e ti restano sempre accanto.

Quando ha sentito arrivare gli agenti, il Labrador si è agitato come se avesse capito che finalmente l’incubo stava finendo. Ha iniziato a muoversi, a guardare avanti e indietro, come per dire “eccolo, è qui, aiutatelo!”.
Il bimbo, appena ha sentito una voce, è corso verso il poliziotto senza pensarci un secondo. E il cane? Sempre dietro, sempre vicino.
Il ritorno del bambino dalla mamma è stato uno di quei momenti che ti rimangono negli occhi: un’ora che sembrava eterna, cancellata in un attimo da un abbraccio che ha fatto tremare tutti, anche gli agenti. Il Labrador, che fino a quel momento aveva mantenuto la sua calma da guardiano, si è lasciato finalmente andare, avvicinandosi agli agenti come se volesse dire: “Ce l’abbiamo fatta!”.
Bambino e cane sono stati controllati dai medici e dal veterinario: spaventati, infreddoliti, ma senza ferite. Soltanto tanta stanchezza e un legame che, dopo quello che hanno passato insieme, diventerà ancora più forte.
Storie da non perdere:
Ora la famiglia lo dice senza mezzi termini: quel Labrador è un eroe. E sui social in tanti lo hanno capito subito, riempiendolo di messaggi, cuori e parole che parlano tutte la stessa lingua: quella del legame tra un bambino e il suo cane, che certe volte sa essere più forte di qualsiasi paura.
Qui sotto il video della bodycam di uno dei soccorritori che ha ripreso ogni momento del salvataggio.
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Lo ha scritto per loro, a testimonianza del grande amore che ha per gli animali: il nuovo libro di Elisabetta Canalis, ‘Una zampa sul cuore’. ... Leggi tutto
L’articolo Elisabetta Canalis parla del suo nuovo libro: in ogni frase trapela il suo grande amore per gli animali è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Lo ha scritto per loro, a testimonianza del grande amore che ha per gli animali: il nuovo libro di Elisabetta Canalis, ‘Una zampa sul cuore’.

Dal bancone di ‘Striscia la notizia’, che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, ne ha fatta di strada e ora che grazie ai social sappiamo di più del suo privato, arriva l’ennesima prova del suo immenso amore per gli animali. Elisabetta Canalis ha scritto un nuovo libro, ‘Una zampa sul cuore’, e lo ha presentato all’evento Vanity Fair Stories a Milano. E’ una diretta testimonianza del suo impegno diretto e sul campo con i quattro zampe di un canile di Olbia.
Il titolo completo è: ‘Una zampa sul cuore- storie di Nello e i suoi amici, tra dolcezza, coraggio e libertà’. Il nome del cane nel titolo non è scelto a caso: si tratta della vera star della pubblicazione, poiché è stato fonte di grande ispirazione per la showgirl che stavolta si è cimentata anche come autrice.

Non solo Nello ma tutti gli altri cani del canile di Olbia e della Fondazione Save the Dogs hanno convinto la Canalis ha raccontare le loro storie, a testimonianza dell’amore sempre fedele e spesso silenzioso dei quattro zampe. E’ uno dei cani che lei stessa ha adottato dai canili, animali che da sempre hanno fatto parte della sua vita e di quella della figlia Skyler Eva (”Per mia figlia i cani sono i suoi fratellini”).
Il libro non vuole solo essere un invito per le persone ad andare nei canili e a non acquistare cuccioli, ma si propone anche di raccontare quanto l’esperienza degli incontri in questi rifugi possa essere appagante e incredibilmente emozionante. Non è solo un cucciolo da aiutare ma una continua fonte di gioia che si porterebbe a casa, come lei stessa li definisce ‘un vero tesoro’.
Il libro presentato alla mostra Vanity Fair Stories di Milano e pubblicato da Rizzoli vuole anche fornire un aiuto concreto a rifugi e canili: i proventi delle vendite infatti andranno tutti interamente in beneficenza a Save the Dogs e Rifugio Fratelli minori di Olbia, in Sardegna, terra natia della showgirl.

Il suo esempio non è certo il primo poiché tanti Vip amano e i cani e si muovono concretamente per aiutare quelli meno fortunati, che stanno ancora nei canili in attesa di qualcuno che li adotti. In una intervista alla radio, Elisabetta Canalis parla ad esempio del grande impegno di Tiziano Ferro, da sempre portavoce dei diritti degli animali, che in silenzio e con molta discrezione, ha fatto e fa ancora tanto per i cani.
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Infine la Canalis parla dello sguardo di un cane salvato dai canili, che è assolutamente diverso dagli altri: è fatto di concretezza e spesso di silenzio, ma riesce ad arricchire sempre di più. Si tratta probabilmente di riconoscenza. Se hai deciso di adottare un cane, sceglierne uno adulto ha sicuramente i suoi vantaggi poiché già conosce delle ‘regole’ di base che invece a un cucciolo andrebbero insegnate.
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L’ultimo fine settimana in vacanza in una baita nei boschi del cagnolino Hugo: il triste e commovente addio dei suoi umani. La decisione di ... Leggi tutto
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L’ultimo fine settimana in vacanza in una baita nei boschi del cagnolino Hugo: il triste e commovente addio dei suoi umani.

La decisione di accompagnare un animale domestico alla fine della sua vita è tra le più strazianti che un proprietario possa affrontare. È un atto finale di amore incondizionato, spesso intrapreso per risparmiare ulteriori sofferenze a un compagno che si è donato totalmente. È con questo spirito di profondo affetto che una giovane coppia canadese della Nuova Scozia ha scelto di celebrare l’esistenza del loro amato cane, Hugo, regalandogli un indimenticabile e pacifico addio in una baita tra i boschi.
Hugo, un cagnolone ormai provato da una lunga e debilitante malattia, si avviava verso l’eutanasia dopo che un estenuante periodo di cure non era riuscito a migliorare le sue condizioni. I suoi proprietari, tra cui Halifax, la giovane donna che ha condiviso questa toccante esperienza, avevano seguito la battaglia del loro amico a quattro zampe con dedizione incrollabile.

Tuttavia, di fronte al peggioramento delle sue condizioni e alla prospettiva di un dolore insostenibile, hanno preso la difficile ma necessaria decisione di porre fine alla sua sofferenza. Per trasformare l’inevitabile addio in un tributo sereno e rispettoso, la coppia ha ideato una “fuga” speciale, un ultimo weekend interamente dedicato al loro fedele amico. La meta scelta è stata una remota e suggestiva baita immersa nella natura, situata a Tilly’s Head, un luogo che offriva una vista mozzafiato e l’abbraccio silenzioso della foresta.
Questo rifugio panoramico, isolato e tranquillo, è diventato il palcoscenico perfetto per le ore finali di Hugo. Lontani dal trambusto della quotidianità, i tre hanno potuto concentrarsi esclusivamente sull’affetto e sulla vicinanza. Come testimoniato dai brevi e commoventi filmati pubblicati da Halifax sulla piattaforma TikTok, l’atmosfera era intrisa di una dolce malinconia. Le immagini mostrano Hugo, benché affaticato, che assapora la quiete del bosco, riposando sereno sul balcone della baita, i suoi occhi che si perdono nel paesaggio.

Questo gesto intimo e profondamente personale ha superato rapidamente i confini della Nuova Scozia. Migliaia di persone da ogni parte del mondo si sono riversate sui social media, mosse dalla genuinità di questo amorevole sacrificio. L’esperienza di Halifax e del suo compagno è diventata un simbolo universale del legame speciale che unisce l’uomo e il cane.La storia di Hugo, come spesso accade per gli animali più amati, era iniziata con un atto di salvataggio. Secondo quanto riportato da fonti come il Daily Mail, il cagnolone era stato adottato dalla coppia quando era ancora un cucciolo, trovato in condizioni precarie nella Carolina del Nord. Offrendogli una casa piena d’amore e stabilità, i suoi nuovi proprietari non solo gli avevano salvato la vita, ma lo avevano anche accolto come un membro fondamentale della loro famiglia.
Nel corso degli anni, il carattere affettuoso e la lealtà di Hugo lo avevano reso un compagno insostituibile. Era quel tipo di cane che riempie ogni angolo della vita domestica, un punto fermo nella routine quotidiana. Per questo motivo, quando i problemi di salute avevano cominciato a farsi seri, la coppia aveva dedicato ogni risorsa ed energia per assisterlo e curarlo. La speranza di una guarigione, tuttavia, si era affievolita di fronte alla progressione inesorabile della malattia.

La decisione di optare per l’eutanasia non è mai una scelta semplice; è il culmine di un percorso di sofferenza condivisa. Riconoscendo che l’unica via per evitare a Hugo un tormento maggiore fosse la liberazione, è nata l’idea di questo ultimo viaggio. Un addio che fosse un’ode alla sua vita e al dono della sua compagnia.I video diffusi da Halifax sono semplici ma potentissimi. Catturano Hugo mentre, accanto al suo proprietario, scambia sguardi di tacita intesa e affetto. Un momento particolarmente toccante è quello in cui la giovane donna si mostra mentre tiene stretto il suo “dolce ragazzo” per l’ultima notte di coccole, leggendo i messaggi di sostegno che le giungevano dalla rete. Hugo, in queste immagini, appare in pace, quasi rassegnato ma circondato da un amore palpabile e incondizionato. Respira la brezza che arriva dal bosco, godendosi ogni istante di tranquillità.
Questo ultimo weekend si è trasformato in un commovente e dignitoso tributo alla sua esistenza. La reazione degli utenti di TikTok è stata immediata e profondamente empatica, con centinaia di messaggi di solidarietà e racconti di esperienze simili vissute con i propri animali. La storia di Hugo non ha semplicemente fatto il giro del mondo, ma ha toccato una corda emotiva universale, ricordandoci la fragilità della vita e l’intensità del legame che si crea tra gli esseri umani e i loro amici pelosi.L’eredità di questo viaggio finale non è la tristezza della perdita, ma la bellezza di un amore che sceglie il rispetto e la dignità come ultimo dono. Hugo ha lasciato questo mondo circondato da un affetto puro e assoluto, in un luogo di serenità che rimarrà per sempre legato al ricordo del suo spirito gentile. (di Elisabetta Guglielmi)
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La situazione dei lupi in Italia non è delle migliori, anzi: questi magnifici animali stanno scomparendo per colpa nostra. A volte basta guardare i numeri ... Leggi tutto
L’articolo I lupi in Italia stanno scomparendo e la colpa è la nostra: cosa sta accadendo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La situazione dei lupi in Italia non è delle migliori, anzi: questi magnifici animali stanno scomparendo per colpa nostra.
A volte basta guardare i numeri per capire che qualcosa non sta andando nella direzione giusta. Negli ultimi cinque anni, nel nostro Paese, la presenza del lupo si è fatta più fragile, più incerta, come se un intero pezzo di biodiversità stesse lentamente scivolando via senza che ce ne accorgiamo davvero.

Le segnalazioni raccolte raccontano un dato che fa stringere lo stomaco: oltre 1.600 lupi morti tra il 2019 e il 2023. È una media che supera ampiamente un animale al giorno. Ed è difficile considerarlo un semplice caso.
Quando si va a guardare con attenzione cosa c’è dietro questi numeri, emerge una verità scomoda: la maggior parte delle morti non avviene in modo “naturale”. Non si tratta di malattie, né di vecchiaia. Le cause più frequenti portano un nome che pesa: investimenti stradali, bracconaggio, interazioni con attività umane.

Strade troppo trafficate in zone sempre più selvatiche, armi puntate contro un animale che ha semplicemente il torto di esistere, territori che non riescono più a garantire rifugi sicuri. Ed è importante ricordare un dettaglio: per ogni lupo trovato, ce ne sono altri che non verranno mai individuati. Le carcasse scompaiono nei boschi, vengono trascinate da altri animali o restano in zone irraggiungibili. Quello che sappiamo quindi è solo la punta dell’iceberg.
Alcune regioni emergono più di altre semplicemente perché lì i lupi sono più numerosi o perché i sistemi di monitoraggio funzionano meglio. Piemonte, Abruzzo ed Emilia-Romagna registrano i numeri più alti di ritrovamenti, ma non significa necessariamente che lì si muoia di più: significa che si documenta di più. In altre zone, invece, i dati sono così scarsi da far pensare che ciò che manca non sia la mortalità… ma la raccolta delle informazioni.
Per capire davvero la situazione bisogna guardare anche alla qualità del lavoro fatto sul posto: ci sono regioni dove quasi tutte le carcasse vengono analizzate e altre dove le cause restano un punto interrogativo. Questo non aiuta né la ricerca né le politiche di protezione.
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Ora che a livello europeo si parla di ridurre la protezione del lupo, questi numeri assumono un peso ancora più grande. Perché se una specie già sotto pressione perde tutele, il risultato potrebbe essere devastante, soprattutto in territori dove i conflitti sono già presenti.
La differenza però non la faranno slogan o opinioni: la farà la capacità di leggere la realtà in modo serio, basandosi su dati solidi e su sistemi di prevenzione che funzionino davvero.
Ci si chiede spesso se sia possibile convivere con il lupo senza arrivare agli estremi. La risposta c’è, ma solo se smettiamo di muoverci alla cieca. Solo se iniziamo davvero a guardare ciò che sta succedendo e a proteggerlo prima che diventi troppo tardi.
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La famiglia lo abbandona ma lui fa di tutto per tornare da loro: la storia del cane Cooper merita di essere letta. La lealtà canina ... Leggi tutto
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La famiglia lo abbandona ma lui fa di tutto per tornare da loro: la storia del cane Cooper merita di essere letta.

La lealtà canina è un tema ricorrente nelle storie di animali, ma a volte, alcuni episodi superano l’immaginazione. È il caso di Cooper, un magnifico Golden Retriever la cui fuga in Irlanda del Nord non è stata un semplice smarrimento, ma un’autentica odissea di 27 giorni e oltre 64 chilometri, guidata da un istinto ancestrale: il desiderio di ritrovare la sua casa, o almeno, l’unico luogo che riconosceva come tale. Un percorso che lo ha portato attraverso boschi, sentieri e persino autostrade, in un tentativo disperato di riscrivere il suo recente passato.
Cooper era stato adottato da pochissimo tempo da Nigel Fleming, un fotografo residente a Dungannon, con l’intento di donargli una vita serena e offrirgli la compagnia dell’altro suo cane, Molly. L’animale era stato prelevato da un canile e sembrava destinato a un futuro luminoso. Ma il trauma dell’abbandono o un legame indissolubile con il suo luogo d’origine evidentemente covavano sotto la superficie.

Il momento della fuga è stato tanto rapido quanto inaspettato. Durante una tranquilla passeggiata, non appena il portellone del bagagliaio dell’auto di Nigel si è aperto, Cooper è scattato via con una velocità sorprendente. In un attimo, scavalcando Molly e sfuggendo alla presa del suo nuovo padrone, è svanito nel paesaggio, rendendo inutile ogni immediato tentativo di inseguimento e recupero. È stato il punto di partenza di un viaggio che ha tenuto col fiato sospeso decine di persone.
Da quel giorno, è iniziato il pellegrinaggio solitario del Golden. Per quasi un mese, Cooper si è mosso con una determinazione sorprendente, alimentata probabilmente da un mix di paura, disorientamento e, soprattutto, da un profondo richiamo interiore. Nonostante non conoscesse affatto il territorio circostante alla sua nuova abitazione, il cane ha affrontato un percorso accidentato, lungo arterie stradali trafficate, attraverso campi in cui pascolavano greggi e nel fitto di aree boschive sconosciute.

Le segnalazioni del suo passaggio, giunte sporadicamente nelle settimane successive, delineavano la mappa di un viaggio lungo e pericoloso. Ogni avvistamento lo collocava in movimento, sempre diretto in una direzione precisa, quasi stesse seguendo una bussola interna programmata su un unico punto di riferimento: il luogo dove aveva trascorso la sua cucciolata con il fratello George. Era evidente che la sua non fosse una fuga cieca, ma una ricerca mirata, un “ritorno al passato” che aveva la meglio sulla comodità di una nuova casa.
Il commovente viaggio ha trovato il suo epilogo a Tobermore, la cittadina dove Cooper aveva vissuto la sua prima infanzia. La sua presenza, notata dai residenti della zona, ha subito allertato i volontari di Lost Paws Northern Ireland, un’organizzazione dedicata al ritrovamento di animali smarriti.
Quando gli operatori sono riusciti finalmente ad avvicinarlo e recuperarlo, Cooper era comprensibilmente esausto, ma fortunatamente in buone condizioni fisiche, un fatto quasi miracoloso considerando l’entità dei chilometri percorsi e le insidie affrontate. Questa segnalazione si è rivelata cruciale. Nel frattempo, Nigel Fleming non aveva mai smesso di cercare il suo nuovo amico a quattro zampe. La notizia ha così permesso l’emozionante ricongiungimento tra Cooper e Nigel, chiudendo un’avventura che aveva mobilitato energie e attenzioni, diventando un simbolo di resilienza animale.

Una volta riportato a Dungannon e ristabilitosi nel calore e nella sicurezza della casa, Cooper ha finalmente potuto ritrovare la compagnia di Molly. Nigel Fleming, pur sollevato, ha dimostrato una profonda comprensione per il comportamento del suo cane. Riconoscendo il forte, seppur traumatico, legame che Cooper aveva con il suo luogo di crescita, il fotografo si è impegnato a superare l’accaduto.
Il suo obiettivo ora non è semplicemente dare rifugio, ma costruire un rapporto di fiducia solido e duraturo, un ponte emotivo in grado di far sentire Cooper, una volta per tutte, parte integrante della sua nuova famiglia. La speranza è che questa straordinaria dimostrazione di istinto e sopravvivenza possa finalmente segnare per Cooper l’inizio di una nuova, serena vita, lasciando alle spalle l’ombra dell’abbandono per abbracciare un futuro pieno di affetto e stabilità. La sua storia non è solo un racconto di fuga, ma una potente testimonianza della profondità della memoria e dell’istinto che guidano il cuore di un cane. (di Elisabetta Guglielmi)
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Li ha scaricati come spazzatura ma per fortuna qualcuno lo ha visto e lo ha denunciato: carabinieri salvano 18 cuccioli abbandonati grazie a una segnalazione. ... Leggi tutto
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Li ha scaricati come spazzatura ma per fortuna qualcuno lo ha visto e lo ha denunciato: carabinieri salvano 18 cuccioli abbandonati grazie a una segnalazione.

Un gesto atroce che sarebbe potuto finire in tragedia: per fortuna il responsabile è stato visto da un ragazzo che ha denunciato l’accaduto. Contattati, i carabinieri salvano 18 cuccioli abbandonati grazie alla segnalazione. Il ragazzo stesso si era avvicinato al colpevole, colto sul fatto, per impedirgli di scaricare ulteriormente scatoli di cartone contenenti i piccoli quattro zampe e ha preso il numero di targa dell’auto del responsabile prima che andasse via.
Lo aveva visto fermarsi proprio sulla strada dove stava transitando anche lui con la sua auto e lo ha visto fermarsi su un lato della carreggiata per scaricare degli strani pacchi. Questi grossi scatoloni di cartone non contenevano rifiuti, bensì ben 18 cuccioli di cane che sarebbero stati abbandonati all’addiaccio.

Siamo sulla strada provinciale del Nisseno, in provincia di Caltanissetta, dove appunto un uomo è stato visto e avvicinato da un ragazzo che, spinto dall’amore per gli animali ma soprattutto da umanità e senso civico, ha cercato di impedirglielo. Ma l’uomo ha perseguito nell’intento ed è fuggito via, abbandonando i cuccioli e lasciando il ragazzo da solo con loro.
Per fortuna, prima che l’auto del colpevole potesse allontanarsi troppo, il coraggioso ragazzo ha preso il numero di targa del responsabile e ha allertato immediatamente i Carabinieri e il noto attivista animalista Enrico Rizzi. L’intervento è stato immediato e solo questo ha fatto sì che i piccoli potessero salvarsi.
Come in un lieto fine delle fiabe, anche questa volta la vicenda si è conclusa bene grazie al coraggio di un uomo e all’intervento tempestivo dei Carabinieri. Questi ultimi non solo si sono limitati a mettere in salvo i 18 cuccioli abbandonati in strada ma sono anche riusciti a incastrare il colpevole dell’atroce gesto.
Infatti il ragazzo che ha segnalato l’accaduto era anche riuscito a segnare il numero della targa del responsabile: grazie ad esso, i Carabinieri sono risaliti alla sua abitazione e si sono presentati alla porta dell’uomo. Sono tuttora in corso gli accertamenti per verificare la condotta dell’uomo ed eventuali responsabilità penali di cui dovrà dare conto.
L’episodio umanamente riprovevole ha scosso la comunità, che si è immediatamente schierata dalla parte dei cuccioli abbandonati, lodando il gesto coraggioso del ragazzo che ha fatto la segnalazione. Solo grazie a lui si è riusciti a risalire al responsabile ma soprattutto a salvare i piccoli nati, che sono ora nelle mani di un’associazione di volontariato del territorio.
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I quattro zampe sono ovviamente spaventati e disorientati ma tuttavia in buone condizioni di salute: si spera che il gesto del ragazzo incoraggi anche altri a comportarsi così in casi simili di abbandono e maltrattamento di animali.
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Cucciolo di pochi giorni trovato in una scarpa, la sua storia sta facendo venire le lacrime a tutto il mondo. Nelle campagne della Serbia, tra ... Leggi tutto
L’articolo Il cucciolo trovato in una scarpa: la storia che sta facendo il giro del mondo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Cucciolo di pochi giorni trovato in una scarpa, la sua storia sta facendo venire le lacrime a tutto il mondo.
Nelle campagne della Serbia, tra rifiuti buttati alla rinfusa e silenzi che fanno male, un cucciolo minuscolo cercava di tenersi in vita come poteva. Nessuna mamma vicino, nessuno che lo proteggesse. Solo una scarpa vecchia, mezza aperta, diventata il suo rifugio improvvisato.

Lì dentro, rannicchiato come se quel pezzo di gomma fosse una tana, aspettava. Non si sa cosa, forse un po’ di calore. Forse solo che qualcuno si accorgesse di lui.
A vederlo per primo è stato Goran Marinkovic, un volontario che ogni giorno gira per quelle zone portando cibo ai randagi. Non è la prima volta che trova animali in difficoltà, ma quel cucciolo… qualcosa lo ha fermato. Un corpicino stremato, gli occhi quasi chiusi, il respiro leggero come un soffio.

Goran si è avvicinato piano, senza fare rumore. Ha capito subito che da solo non ce l’avrebbe fatta. Lo ha preso tra le mani, lo ha avvolto in una coperta e ha iniziato quel viaggio verso la vita che per molti altri purtroppo non arriva mai. Il piccolo è stato chiamato Smesten.
Smesten è arrivato dal veterinario in condizioni davvero pessime: debolezza, fame, disidratazione. Eppure, dentro quei pochi grammi di corpo, c’era una voglia di vivere che nessuno si aspettava. Ogni giorno un passo in più. Un cucchiaio di pappa in più. Una coda che iniziava appena ad accennare un movimento.
E poi è successo qualcosa che non sempre accade: Goran si è affezionato. Non come succede a tutti i volontari, che vogliono bene e poi lasciano andare. Stavolta c’era un legame diverso, qualcosa che lo ha spinto a dire: “Tu vieni con me”.
E Smesten è entrato nella sua casa, tra altri animali salvati, in un posto dove finalmente non deve più stringersi in una scarpa per proteggersi dal mondo.
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Oggi corre all’aperto, si rotola nell’erba, gioca come se volesse recuperare il tempo perso. E quando si addormenta, lo fa su un letto vero, con una copertina morbida e qualcuno che lo guarda con amore.
La foto del suo ritrovamento è diventata virale, ma non per pietà., ma perché racconta cosa può accadere quando una persona decide di non voltarsi dall’altra parte.
E la storia di Smesten è davvero la prova che anche il gesto più piccolo può cambiare tutto. Perché per molti animali, la differenza tra vivere e scomparire sta proprio lì, in uno sguardo che non giudica e in una mano che si tende.
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