
Un cane è stato ritrovato in condizioni disperate a Nola: il quattro zampe, scheletrico, era stato lasciato in mezzo a escrementi e incuria. Un’immagine ... Leggi tutto
L’articolo Cane scheletrico lasciato su un balcone a Nola, intorno a lui solo escrementi e incuria è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un cane è stato ritrovato in condizioni disperate a Nola: il quattro zampe, scheletrico, era stato lasciato in mezzo a escrementi e incuria.
Un’immagine di quelle che straziano il cuore e suscitano indignazione: un pitbull, ridotto in condizioni scheletriche, la cui sagoma denunciava mesi di malnutrizione e abbandono, è stato trovato in un piccolo terrazzino a Nola, in provincia di Napoli. In un balcone, ingombro delle sue stesse feci, il quattro zampe è stato salvato dai soccorritori che si sono trovati di fronte a una raccapricciante visione. Secondo i testimoni locali, la casa dovrebbe trovarsi in via Santa Chiara. La denuncia, partita dal basso grazie all’impegno di diversi cittadini, è rapidamente giunta alla ribalta nazionale grazie all’attivista per i diritti degli animali Enrico Rizzi, noto per la sua lotta contro il maltrattamento.
L’immagine, diffusa da diversi cittadini e poi rilanciata sui canali social dall’attivista per i diritti degli animali Enrico Rizzi, mostrava un pitbull in condizioni estreme: legato, costretto a vivere in un minuscolo terrazzino invaso da feci e sporcizia, con il corpo visibilmente ridotto in uno stato di gravissima denutrizione. Le fotografie pubblicate da Rizzi non lasciavano spazio a dubbi: si trattava di una palese violazione di tutte le norme sul benessere animale, un caso lampante di incuria estrema e crudeltà.
La vista del povero animale, ridotto all’ombra di sé stesso, ha mosso la coscienza di diversi residenti che hanno subito allertato le forze dell’ordine e, contemporaneamente, hanno raggiunto la voce di chi da anni si batte in prima linea. Enrico Rizzi ha immediatamente dato risalto alla vicenda, trasformandola in una notizia di risonanza nazionale, come spesso accade quando si tratta di casi di maltrattamento così eclatanti. L’obiettivo era chiaro: mobilitare le istituzioni per un intervento immediato che sottraesse il cane alle sue condizioni di prigionia e sofferenza.
Tuttavia, il racconto prende una piega inaspettata e frustrante. Dopo la denuncia, al momento dell’intervento delle forze dell’ordine – Rizzi ha riferito di essersi coordinato anche con l’onorevole Francesco Emilio Borrelli – il cane e il suo proprietario erano spariti nel nulla. “Il Pitbull di cui ho anche pubblicato le foto non si trova più, è sparito, così come il proprietario,” ha denunciato Rizzi, esprimendo profonda perplessità. “Mi sono sentito anche con l’onorevole Borrelli e mi ha detto che all’arrivo dei carabinieri non c’era nessuno. Mi chiedo come sia stato possibile”.
Il caso del Pitbull di Nola è rapidamente diventato una notizia di rilevanza nazionale, amplificando la pressione affinché venga fatta piena luce sull’accaduto. Rizzi non ha mancato di criticare l’esito dell’operazione, sottolineando che “Nessuno ci fa bella figura così. Bisogna avviare delle indagini per capire dove si trovano il proprietario e il cane”. L’attivista e l’onorevole Borrelli hanno lavorato al caso per circa sei ore, e il risultato iniziale di trovare il luogo deserto ha generato sconcerto. La loro richiesta è ora di comunicazione veloce e chiara da parte delle autorità. La giustizia per l’animale e la chiarezza sulle procedure di intervento sono fondamentali per ristabilire la fiducia nelle istituzioni.
(di Elisabetta Guglielmi)
L’articolo Cane scheletrico lasciato su un balcone a Nola, intorno a lui solo escrementi e incuria è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Per giorni la sua storia ha rimbalzato sui social, tra speranza, affetto sincero e critiche. Poi è arrivato un addio che nessuno si aspettava. Per ... Leggi tutto
L’articolo Addio a Peep: una storia di cura e un legame che va oltre tutto è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Per giorni la sua storia ha rimbalzato sui social, tra speranza, affetto sincero e critiche. Poi è arrivato un addio che nessuno si aspettava.
Per giorni il suo nome è rimbalzato sui social, accompagnato da foto, parole piene di speranza e da quella sensazione sospesa che conosce chiunque abbia amato un animale malato. Peep non era “solo” un cane: era una presenza quotidiana, un punto fermo, una compagna silenziosa.

Aveva solo quattro anni, era una Golden Retriever, e intorno alla sua storia si è stretta una comunità enorme, fatta di persone che non la conoscevano di persona ma che hanno sentito, forte, quel legame.
La diagnosi era arrivata come un fulmine a ciel sereno. Una leucemia mieloide acuta, aggressiva, veloce. Di quelle che non concedono molto tempo per capire, per abituarsi all’idea, per fare pace con la paura.
La sua umana, l’influencer Giada Smania, aveva deciso di provarci comunque, di tentare ogni strada possibile. Era nato così l’appello per sostenere le cure, una raccolta fondi che in poche ore aveva superato ogni aspettativa, trasformandosi anche in un caso mediatico.

Mentre Peep iniziava la chemioterapia, fuori si accendeva il dibattito. Qualcuno aveva storto il naso davanti a quella cifra raccolta per un cane, sollevando paragoni, confronti, giudizi. Domande scomode, che hanno attraversato commenti e articoli, mettendo sul tavolo il tema delle priorità e del valore che diamo alle vite, umane e animali.
Giada, nel frattempo, era accanto a Peep. A fare i conti con gli effetti delle terapie, con gli sguardi che cambiano, con un corpo che non risponde come si sperava. E quando è diventato chiaro che la sofferenza stava superando le possibilità di miglioramento, è arrivata la decisione più difficile. Quella che nessuno vorrebbe mai prendere, ma che a volte è l’unico vero gesto d’amore rimasto.
Peep se n’è andata il 9 dicembre. Non in mezzo al rumore, ma nel silenzio che segue le scelte fatte con il cuore pesante. La sua storia però non si è chiusa lì. Nei messaggi condivisi da Giada nei giorni successivi c’erano tanti ricordi e tantissimo amore: le passeggiate, i giochi, i momenti sul divano, una quotidianità preziosa. C’era il dolore, ma anche la gratitudine per quattro anni vissuti intensamente.
E c’era, inevitabile, quella frase che torna quando le parole non bastano più: l’idea che ora sia “in un posto migliore”. Un modo per immaginare Peep libera, senza dolore, ancora viva nel pensiero di chi l’ha amata.
La vicenda aveva lasciato strascichi anche sul fronte delle donazioni. Dopo la morte di Peep, Giada ha spiegato che i fondi rimasti saranno destinati ad associazioni che si occupano di animali in difficoltà. Una scelta che chiude il cerchio e prova a trasformare una perdita in qualcosa che possa aiutare altri.
Questa storia non è solo il racconto di un addio. È lo specchio di un legame profondo, di una sofferenza condivisa, ma anche delle contraddizioni di una società che si interroga su cosa sia giusto amare, difendere, sostenere. In mezzo, c’è Peep: una coda che ha scodinzolato poco, troppo poco, ma abbastanza da lasciare un segno. E chi l’ha amata continuerà a sentirla lì, tra i ricordi che fanno sorridere e quelli che ancora,fanno male.
L’articolo Addio a Peep: una storia di cura e un legame che va oltre tutto è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Un docufilm per raccontare la sua straordinaria vita, nella speranza della santità: la storia di Dalila Iafelice, la ragazza morta per salvare il suo cane. ... Leggi tutto
L’articolo Dalila Iafelice: la ragazza che è morta per salvare il suo cane potrebbe diventare Santa è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un docufilm per raccontare la sua straordinaria vita, nella speranza della santità: la storia di Dalila Iafelice, la ragazza morta per salvare il suo cane.

Il suo sacrificio e la sua intera esistenza non devono essere dimenticati, perché quella di Dalila Iafelice è stata davvero una vita fuori dal comune non solo per il gesto per il quale è ricordata. La si ricorda come la ragazza morta per salvare il suo cane rimasto intrappolato sulle rotaie di un tremo in arrivo ma in realtà la sua vita è stata interamente dedita agli altri nel segno della generosità e della condivisione: per questo si spera nella sua santità.
Il suo sacrificio nei confronti del quattro zampe che amava è in realtà solo uno dei tanti episodi di generosità di cui è costellata la sua vita: la ragazza di San Severo (Foggia) nel 2017, a soli 28 anni, si gettò sui binari di un treno in arrivo mettendo in salvo la vita del suo cane. Purtroppo per lei però non ci fu nulla da fare, ma il suo sacrificio salvò il quattro zampe.

Chi la conosceva però può testimoniare quanto la sua vita sia stata sempre ricca di episodi di puro altruismo e di generosità: coinvolta a soli 18 anni in un grave incidente d’auto, la giovane Dalila resta l’unica sopravvissuta tra gli altri membri dell’equipaggio suoi amici ma dovrà lottare per riprendersi moralmente e fisicamente con una lunga riabilitazione.
Quel tragico episodio però segno in modo determinante la sua esistenza, poiché da quel momento la giovane donna cercò di ‘restituire’ il bene e la grazia ricevuta per essere sopravvissuta, a partire dalla sua stessa famiglia. Dopo la prematura morte del padre, Dalila si diede da fare per aiutare economicamente la sua mamma e le sue sorelle, aiutando anche i meno fortunati e perfino gli animali randagi.
Il titolo del docufilm di Anna Langone sulla vita di Dalila Iafelice non è stato scelto a caso: ”Santa Dalila”, e vuole sottolineare l’impegno altruistico di questa vita spezzata troppo presto per aiutare il prossimo, in ultimo il suo amato cane. La tragedia che ha decretato la sua morte si è verificata il 9 agosto del 2017 quando, arrivati sul luogo di un appuntamento con un padre e suo figlio orfano di madre, il quattro zampe scappò via dall’auto e si andò a posizionare sopra i binari del treno.

Spaventata per il treno in arrivo, la giovane Dalila non ci pensò troppo a lanciarsi sulle rotaie e mettere in salvo il suo cane sulla banchina; purtroppo per lei però, il treno arrivò prima che lei stessa potesse risalire al sicuro. L’impatto fu inevitabile. Nel film questo tragico epilogo è in realtà l’inizio di un viaggio nella sua memoria, nei luoghi reali in cui ha vissuto la sua vita.
Dalila era un ragazza normale, come le altre sue coetanee, eppure possedeva una luce speciale che le consentiva di ‘illuminare’ la vita più buia degli altri meno fortunati. Per questo la sua storia è raccontata senza troppa enfasi e soprattutto senza spettacolarizzare gli eventi, sia positivi che tragici, che hanno costellato la vita di questa giovane pugliese.
Scopri le altre novità della nostra redazione:
Presentato al Matera Film Festival 2025, il lavoro di Anna Langone si propone di ampliare l’orizzonte locale della sua storia e di renderlo più ‘universale’, come in un messaggio unico di speranza e generosità culminato col sacrificio estremo della propria vita per gli altri.
L’articolo Dalila Iafelice: la ragazza che è morta per salvare il suo cane potrebbe diventare Santa è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Da anni chi ama i cavalli sogna un cambiamento: ora qualcosa si muove, una proposta di legge vuole riconoscerli come animali d’affezione. Chi vive accanto ... Leggi tutto
L’articolo Stop alla macellazione dei cavalli: una proposta che finalmente riconosce il loro vero valore è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Da anni chi ama i cavalli sogna un cambiamento: ora qualcosa si muove, una proposta di legge vuole riconoscerli come animali d’affezione.
Chi vive accanto a un cavallo lo sa: non sono animali “da lavoro”, non sono carne, non sono strumenti. Sono compagni, creature sensibili, capaci di affetto, paura, fiducia, attaccamento.

E in Italia questo sentimento è sempre più diffuso, tanto che una nuova proposta di legge presentata alla Camera chiede una cosa semplice e rivoluzionaria: mettere fine alla macellazione di cavalli, asini e di tutti gli equidi, riconoscendoli finalmente come animali d’affezione.
L’iniziativa arriva dal Partito Democratico e nasce dall’idea che non è possibile continuare a trattare questi animali come capi destinati al macello, mentre per molti italiani sono veri membri della famiglia, come avviene già in altri Paesi, tra cui la Grecia, che nel 2020 ha introdotto una tutela simile.
Durante la presentazione, Animal Equality ha mostrato un’inchiesta girata di nascosto in un macello equino dell’Emilia Romagna. Le immagini rivelano ciò che purtroppo tanti sospettano: maltrattamenti prima e durante la macellazione, stress estremo, spazi inadeguati, violazioni delle norme sul benessere animale.

E il punto è che non parliamo di un caso isolato. Secondo chi lavora nel settore della protezione animale, non esiste un modo realmente etico per allevare cavalli destinati alla macellazione.
Nonostante i controlli, le irregolarità continuano. L’EFSA, l’agenzia europea che studia la sicurezza alimentare, ha già pubblicato raccomandazioni precise per migliorare la tutela degli equidi, ma finora non sono state trasformate in leggi. È come se i cavalli vivessero in un limbo giuridico: troppi per essere considerati da compagnia, troppo pochi per essere davvero protetti.
La proposta non si limita a dire stop al macello. Prevede anche un percorso concreto per aiutare le aziende agricole a riconvertirsi, mettendo a disposizione risorse economiche per orientare la produzione verso modelli più sostenibili, come le coltivazioni vegetali.
Un cambiamento culturale, economico e sociale: un modo per superare la vecchia idea del cavallo come risorsa alimentare. E c’è un’altra scelta forte dentro il testo di legge: vietare la produzione e l’uso della PMSG, un ormone estratto dal sangue delle cavalle gravide, una pratica considerata crudele da molte associazioni.
Un’indagine Ipsos conferma che il consumo di carne equina è in netto calo. Tra chi mangia carne, solo il 17% sceglie cavallo almeno una volta al mese. E tra chi non la consuma, l’83% lo fa soprattutto per ragioni emotive, etiche o di abitudine. Molti italiani semplicemente non riescono a considerare il cavallo un animale da macello.
La domanda ora è semplice: riusciremo a trasformare questo sentimento collettivo in una tutela reale? I cavalli ci accompagnano da secoli. Ci hanno aiutati, trasportati, salvati, consolati. Forse è arrivato il momento di restituire almeno un po’ di questa dignità, dicendo finalmente che no, il loro posto non è in un macello, ma accanto a noi.
L’articolo Stop alla macellazione dei cavalli: una proposta che finalmente riconosce il loro vero valore è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Due cani hanno seguito il loro proprietario fino sull’ambulanza: il loro gesto d’amore ha commosso tutto il mondo. A Bauru, nello stato di San Paolo, ... Leggi tutto
L’articolo La notte in cui Bob e Chiara non lasciarono solo il loro umano: con lui anche sull’ambulanza è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Due cani hanno seguito il loro proprietario fino sull’ambulanza: il loro gesto d’amore ha commosso tutto il mondo.
A Bauru, nello stato di San Paolo, è successa una cosa incredibile che ha commosso il web.

Due cani, Bob e Chiara, hanno seguito il loro proprietario José Antônio Pereira fino all’ambulanza e non lo hanno più perso di vista, come se in quel momento il mondo intero potesse crollare ma loro dovessero restare lì, attaccati a lui.
Quando i soccorritori sono arrivati in casa, chiamati per un episodio di convulsioni, si sono trovati davanti un’immagine che non si dimentica: José era a terra e accanto a lui c’erano Bob e Chiara, spaventati, confusi, ma assolutamente decisi a proteggerlo da chiunque provasse ad avvicinarsi.

Guaivano, si muovevano nervosi, quasi appiccicati al corpo del loro umano. Per un attimo hanno perfino intralciato il lavoro della squadra medica, non per aggressività, ma per puro terrore di perderlo. Solo quando sono riusciti a tranquillizzarli, i soccorritori hanno potuto caricare José sull’ambulanza.
Le porte del mezzo si chiudono, l’ambulanza sta per partire… e Bob e Chiara decidono che no, lui non andrà da solo. In un attimo saltano dentro, determinati e senza esitazioni. Era chiaro a tutti: il loro posto era vicino a lui, non altrove.
I soccorritori, colpiti da quella fedeltà così istintiva, hanno permesso che restassero a bordo per tutto il tragitto. Due cani rannicchiati accanto al loro umano, come a volerlo tenere in vita con la sola presenza.
All’arrivo in ospedale, José viene ricoverato per gli accertamenti. Bob e Chiara invece restano fuori. Si sistemano davanti alla porta del pronto soccorso e da lì non si muovono più. Osservano ogni movimento, alzano la testa a ogni passo, restano immobili anche quando la notte diventa più fredda.
Una fedeltà incredibile che dimostra l’amore smisurato di quei due cagnolini per il loro amatissimo umano. Hanno passato così ore e ore, come se il tempo fosse sospeso finché lui non fosse tornato.
Al mattino arriva finalmente la notizia che tutti speravano: José sta bene ed è pronto per essere dimesso. Quando si affaccia fuori dalla porta, i due cani sembrano esplodere di felicità. Scodinzolii frenetici, piccoli salti, una grande festa contagiosa che commuove chiunque fosse lì in quel momento.
Le immagini di quella scena, condivise sui social, hanno fatto il giro del mondo. E non c’è da stupirsi: storie così sono la riprova che l’amore degli animali non conosce mezze misure. Per Bob e Chiara non c’è stata alcuna decisione eroica, era semplicemente giusto così: restare con lui, tutta la notte, fino a rivederlo finalmente sano e salvo.
L’articolo La notte in cui Bob e Chiara non lasciarono solo il loro umano: con lui anche sull’ambulanza è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non sa che non lo rivedrà mai più ma torna sul luogo dove erano l’ultima volta: la storia del cane sulla spiaggia che aspetta il ... Leggi tutto
L’articolo Il proprietario è stato trascinato via dalle onde, ma il suo cane lo aspetta sulla spiaggia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non sa che non lo rivedrà mai più ma torna sul luogo dove erano l’ultima volta: la storia del cane sulla spiaggia che aspetta il padrone trascinato dalle onde.

Lui aspetta che torni, di rivederlo e di poter tornare a casa insieme come sempre. Ma stavolta il cane che aspetta sulla spiaggia il padrone trascinato via dalle onde del mare non sa (o non accetta) che non ci sarà più alcun ritorno. Eppure il suo amore, la sua lealtà e la sua fedeltà lo spingono a recarsi ogni volta sulla spiaggia, perché è lì che il suo umano preferito è scomparso nel mare, senza fare più ritorno.
E’ stato in spiaggia che lo ha visto l’ultima volta, proprio il luogo che i due preferivano per trascorrere delle ore in pieno relax e con la solita sintonia che li contraddistingueva. Purtroppo però la scelta di fare il bagno in mare si è rivelata infelice per l’uomo, che è scomparso tra le onde. Siamo a Playa Martina in Messico, ed è qui che si è consumata la tragedia.
Un uomo, il padrone del cane protagonista della storia, è stato travolto dalle onde mentre faceva un bagno, abitudine ormai consolidata nei loro pomeriggi insieme. Ma quel giorno il mare è stato inclemente con lui e lo ha letteralmente inghiottito, trascinandolo al largo. Il cane non lo ha seguito in acqua e questa è stata la sua più grande fortuna perché questo gli ha salvato la vita.
I soccorsi sono stati allertati ma sono risultati vani perché l’uomo è ha perso la vita annegando, eppure il cane continua a sperare di vederlo uscire dall’acqua.
Le persone che lo vedono accucciato sulla spiaggia non riescono a trattenere le lacrime: non possono immaginare la sofferenza di questo quattro zampe che ha il tipico comportamento del cane cambia quando il proprietario muore: non vuole lasciarlo andare e lo aspetta. Storie simili anche molto famose sono quella di Hachiko la vera storia di un cane fedele di cui hanno creato il film ad esempio.

Scopri le altre storie selezionate per te:
Ora le persone che hanno scoperto la sua storia tramite i canali web si sono offerte di adottarlo e prendersi cura di lui, omaggiando il sentimento di puro amore che il cane continua a dimostrare nei confronti del padrone che mai più tornerà da lui. Alcuni hanno chiesto anche ai familiari dell’uomo di farsi avanti per accudire il cane orfano, compito che si sono assunte anche le autorità locali alla ricerca di qualche erede che possa diventare il suo nuovo padrone.
L’articolo Il proprietario è stato trascinato via dalle onde, ma il suo cane lo aspetta sulla spiaggia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Iain Douglas-Hamilton si è spento, ricordiamo l’uomo che ha dedicato la sua vita agli elefanti e che ha fermato il bracconaggio. Oggi il mondo ha ... Leggi tutto
L’articolo È morto Iain Douglas-Hamilton: l’uomo che ha cambiato il destino degli elefanti africani è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Iain Douglas-Hamilton si è spento, ricordiamo l’uomo che ha dedicato la sua vita agli elefanti e che ha fermato il bracconaggio.
Oggi il mondo ha perso un uomo speciale, uno di quelli che non si dimenticano. Se ne è andato Iain Douglas-Hamilton, e fa davvero impressione pensare che non ci sarà più la sua voce a parlare per gli elefanti.
Non era “solo” uno zoologo: era quello che si inginocchiava davanti ai giganti della savana per capirli, che li osservava uno per uno come fossero amici di lunga data, che li ha protetti quando farlo sembrava una battaglia persa. Una vita intera spesa così, con una dedizione rara, quasi ostinata, che oggi commuove ancora di più.

È morto a 83 anni, a Nairobi, proprio in quella terra africana che era diventata la sua casa e la sua missione.
Era stato Save the Elephants, l’organizzazione che aveva fondato nel 1993, a dare la notizia della sua scomparsa con parole davvero struggenti.
Perché perdere Iain significa perdere un pezzo importante della storia della conservazione. Significa salutare l’uomo che ha contribuito a fermare il commercio internazionale di avorio e che non ha mai smesso di denunciare il bracconaggio per quello che era: una strage silenziosa.
Le prime ricerche e la scoperta di un mondo nascosto

La sua storia era iniziata lontano dall’Africa, nel Dorset, dove era nato nel 1942. Ma il destino lo aveva portato presto tra le polveri rosse della Tanzania, attorno al lago Manyara, dove a 23 anni aveva osservato per la prima volta gli elefanti nel loro ambiente naturale. Da quel momento non si è più guardato indietro.
Iain aveva un modo tutto suo di studiarli: li riconosceva uno ad uno, osservando orecchie, rughe, dettagli. Un approccio semplice ma anche rivoluzionario, che spostò completamente la percezione di questi animali. Non più masse indistinte, ma individui con emozioni, relazioni, gerarchie, lutti. Famiglie guidate da femmine sagge, legami profondi e una socialità che nessuno prima aveva saputo raccontare con tanta precisione e umanità.
Negli anni Settanta e Ottanta vide con i suoi occhi il disastro: gli elefanti crollavano di numero, uccisi per le zanne. Lui lo definì “un olocausto degli elefanti”, e nessuno riuscì a trovare parole più chiare. Fu grazie alle sue denunce, alle sue ricerche e alle sue operazioni che nel 1989 arrivò il divieto internazionale di commercio d’avorio. Una vittoria enorme, anche se non definitiva. Ancora nel 2012, in Senato negli Stati Uniti, raccontava che la mattanza continuava.
Con Save the Elephants riuscì a trasformare la ricerca in protezione: GPS per seguire le migrazioni, collaborazione con le comunità locali, progetti educativi, corridoi sicuri per permettere alle famiglie di elefanti di spostarsi senza rischiare la vita. Tutto ciò che oggi sappiamo su questi animali, in qualche modo, passa dalla sua intuizione, dalla sua pazienza e dalla sua capacità di ascoltare gli elefanti più di quanto molti ascoltino le persone.
Accanto a lui c’era Oria, figlia di un cacciatore di avorio. Una storia incredibile: nata in una famiglia legata proprio a ciò che avrebbe poi combattuto, trovò in Iain un amore capace di cambiarle la visione del mondo. Insieme scrissero libri, documentarono vite, costruirono un ponte tra conoscenza e protezione. Una squadra perfetta.
Oggi Iain lascia Oria, i figli Saba e Dudu, sei nipoti e un’Africa che gli deve più di quanto potrà mai dire. Ma soprattutto lascia milioni di elefanti che continueranno a camminare grazie anche a lui.
E forse è questo il modo in cui avrebbe voluto essere ricordato: non come uno zoologo, ma come un custode, un amico vero della natura.
L’articolo È morto Iain Douglas-Hamilton: l’uomo che ha cambiato il destino degli elefanti africani è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Da quando Baloo è scomparso, Grazia vive sospesa tra paura e speranza: il suo cane è anziano e ha bisogno di medicine. Quando un cane ... Leggi tutto
L’articolo L’appello di Grazia per ritrovare il suo Baloo, il beagle malato che manca da giorni è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Da quando Baloo è scomparso, Grazia vive sospesa tra paura e speranza: il suo cane è anziano e ha bisogno di medicine.
Quando un cane sparisce, si spezza qualcosa dentro, ma quando quel cane è anziano, malato e dipende da te per vivere, la paura diventa terrore.

È quello che sta vivendo Grazia, la sua umana, dal 23 novembre, il giorno in cui Baloo, un beagle di 11 anni, si è perso a Caserta. Da allora, lei non ha più smesso di cercarlo. Non dorme, corre ovunque arrivi una segnalazione, nella speranza che la prossima sia quella giusta.
Baloo non è un cane che si è allontanato e basta, convive con una malattia neurodegenerativa che senza farmaci provoca spasmi e crisi epilettiche. Sono settimane, ormai, che non assume le sue cure. Ogni giorno che passa può fare la differenza, e questo è ciò che tormenta Grazia più di tutto.

La mattina del 23 novembre Baloo stava facendo una passeggiata in via Brunelleschi, nella zona dell’Eurospin, a Caserta. Non era con Grazia, ma con la suocera e il suo compagno. A un certo punto si è sganciato dalla pettorina e ha iniziato a correre. Hanno tentato di seguirlo, ma in pochi secondi ha svoltato l’angolo e di lui si sono perse le tracce.
Grazia è arrivata subito sul posto. Da quel momento ha passato giorni interi a cercarlo con un gruppo di amici, controllando strade, giardini, cortili, chiedendo a chiunque incontrasse. Ha fatto tutto ciò che si fa in questi casi: ha avvisato Forze dell’ordine, Carabinieri, Asl, ha distribuito volantini, ha condiviso foto ovunque. Baloo è microchippato, ma non aveva la pettorina perché si era appena sganciata.
Col passare delle ore, un dettaglio è diventato più chiaro: nessuno lo ha visto. Neanche una segnalazione davvero utile. Troppo strano, secondo Grazia. “Se fosse ancora in strada, qualcuno lo avrebbe notato. Gli spasmi sono particolari, si sarebbero riconosciuti subito”.
Grazia non vuole pensare al peggio, ma dopo due settimane di silenzio, l’idea che Baloo sia stato preso da qualcuno sembra la più plausibile. “Non voglio credere che sia stato rubato apposta. Però da quando ha girato quell’angolo fuori dall’Eurospin, di lui non c’è stata più traccia”.
Una segnalazione recente parlava di un beagle trovato senza vita lungo la strada. Grazia ha chiesto conferme, ma non è stato trovato alcun corpo compatibile. “Ufficialmente Baloo non è morto. Io tengo duro per questo”.
Oggi, Grazia chiede solo una cosa: che chiunque lo abbia visto o lo abbia preso lo riporti a casa. “È malato. Ha bisogno dei suoi farmaci. Riportatelo da me, vi prego”.
Baloo non è solo un cane: è un pezzo della sua vita e finché non avrà una risposta, Grazia continuerà a cercarlo in ogni angolo della città.
Qualora ci fossero segnalazioni contattate questo numero: 388 42 47 489
L’articolo L’appello di Grazia per ritrovare il suo Baloo, il beagle malato che manca da giorni è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.

Inconsciamente non smette di aspettarla: il cane Jakey aspetta la sua mamma morta e spera di rivederla ad ogni angolo di strada. Lei è morta ... Leggi tutto
L’articolo La sua mamma non c’è più, ma Jakey aspetta ancora di poterla rivedere è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Inconsciamente non smette di aspettarla: il cane Jakey aspetta la sua mamma morta e spera di rivederla ad ogni angolo di strada.

Lei è morta ma il suo cane aspetta la sua mamma e spera di rivederla ripercorrendo le stesse strade che facevano insieme: anche se la sua vita non è più la stessa, Jakey pensa ancora alla sua defunta padrona. Con lei il legame era davvero speciale e nemmeno il suo nuovo padrone è riuscito a colmare quel vuoto. Dopo una vita di sofferenze e di abbandoni, ora per Jakey si prospetta una nuova vita ma il ricordo della mamma umana morta è sempre vivo nel suo cuore.
Un legame unico quello tra Jakey e la sua anziana padrona, costruito in ben 12 anni di vita insieme, che neppure la morte è riuscita a spezzare: anche ora che la vita del quattro zampe sembra aver trovato una sua serenità resta il ricordo della donna. La vita di Jakey dopo la morte della sua umana non è stata affatto semplice.

Il comportamento del cane cambia quando il proprietario muore e questo caso ne è l’ennesima prova: il carattere del cane è completamente cambiato. Prima era gioioso e vitale, ma dopo quel lutto è diventato irascibile e scontroso, tanto che nessun padrone era riuscito a ‘domarlo’. Lo stesso Jakey forse inconsciamente si rifiutava di avere un nuovo padrone.
Dopo infiniti anni di adozioni e restituzioni (ben quattro in pochissimo tempo), finalmente nella sua vita tormentata è arrivato Elliot, che ha capito la sofferenza e lo stress del suo cane e lo ha accettato esattamente così com’è, senza forzare alcun legame con lui. Ci è voluto del tempo ma con rispetto e amore, il quattro zampe è riuscito a farsi amare e ad ‘accettare di essere amato’.
L’intuizione di Elliot è stata quella di rispettare il lutto del suo cane Jakey e capire che il legame con la sua padrona defunta non finirà mai. Ne ha la prova ogni volta che vanno a fare una passeggiata, ripercorrendo le medesime strade che usava fare con la donna che non c’è più. In determinati angoli e punti della via, Jakey si ferma e sembra aspettare che accada qualcosa.

E’ come se in quelle attese sperasse di rivedere la donna che gli è stata accanto per tanti anni spuntare all’improvviso e tornare da lui. Elliot non è affatto geloso di questo rapporto ‘eterno’, anzi ne ammira la tenerezza e accompagna il suo quattro zampe nella delusione della vana speranza. Ora le cose vanno meglio per entrambi.
Scopri le altre storie selezionate per te:
Jakey ha ripreso a sorridere alla vita, è tornato ad essere più calmo e sereno: ora ama trascorrere del tempo col suo padrone e ha ripreso una sua regolarità sia nel riposo sia nell’alimentazione (se il cane non vuole mangiare i motivi possono essere diversi, tra cui anche il lutto). Oggi che ha raggiunto la veneranda età di 13 anni sembra aver accettato il destino che gli ha strappato via la donna che amava, godendo delle gioie col suo nuovo padrone.
L’articolo La sua mamma non c’è più, ma Jakey aspetta ancora di poterla rivedere è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Leo, un cane anziano dal cuore fedele, ha trascorso i suoi ultimi giorni vicino al furgone della famiglia, aspettando per un ultimo momento. A volte ... Leggi tutto
L’articolo Il cane Leo e quel furgone rosso: la storia di un legame che resiste fino all’ultimo respiro è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Leo, un cane anziano dal cuore fedele, ha trascorso i suoi ultimi giorni vicino al furgone della famiglia, aspettando per un ultimo momento.
A volte gli animali sentono cose che noi fatichiamo a spiegare. È quello che è successo con Leo, un meticcio dal cuore enorme, ormai anziano, che negli ultimi giorni sembrava avere un unico pensiero: tornare nel garage di famiglia.

Lì, accanto al vecchio furgone rosso che aveva accompagnato una vita intera.
Marco ha saputo tutto in piena notte. Suo padre lo aveva chiamato perché Leo non voleva più rientrare in casa, rifiutava la cuccia, il cibo, qualsiasi conforto. Rimaneva sempre lì, sul cemento, vicino alla portiera dove si sedeva il suo umano durante i viaggi. Qualcosa in quel comportamento aveva messo in allarme il padre, che non riusciva a spostarlo di un centimetro.

Quando Marco è arrivato, dopo tre ore di strada, la scena era ferma come se il tempo avesse smesso di muoversi: Leo disteso, stanco, ma deciso a non allontanarsi da quel posto che per lui non era un semplice garage, ma un pezzo di casa, un pezzo di storia.
Quel vecchio mezzo aveva visto anni di viaggi, chiacchiere, canzoni ascoltate a tutto volume durante l’adolescenza. Marco, suo padre e Leo sempre insieme, sempre nello stesso posto.
Negli ultimi dieci anni il padre aveva mantenuto vivo un piccolo rituale: ogni giorno metteva sul volante una giacca di Marco, abbassava i finestrini e accendeva la musica che piaceva a suo figlio. Leo lo sapeva, era il modo con cui riconosceva il ritorno del suo umano, anche quando Marco era lontano.
Quella notte, Marco non ha provato a trascinare via il cane. È salito sul furgone, ha indossato la giacca, ha acceso il motore. La vibrazione, il profumo, i suoni… tutto è tornato esattamente come un tempo. E Leo, appena lo ha sentito, si è rilassato come se finalmente avesse trovato ciò che stava aspettando.
Storie che ti piacerà leggere:
Per circa un’ora sono rimasti lì, padre, figlio e cane. Nessuno parlava, ma non serviva. Leo ha appoggiato il muso sulla mano di Marco, come aveva fatto mille volte in passato. Ha respirato lentamente, profondamente, come per dire che adesso poteva andare.
E se n’è andato così, in quel furgone che per lui era casa e il simbolo di un amore e di un legame lungo una vita. Una storia davvero commovente e che ci fa capire, fino in fondo, quanto gli animali vivano le nostre emozioni, quanto si leghino ai nostri gesti, ai nostri riti, alle nostre presenze. E che il tempo con loro non si rimanda, non si recupera: si vive, finché c’è.
L’articolo Il cane Leo e quel furgone rosso: la storia di un legame che resiste fino all’ultimo respiro è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Il terremoto aveva distrutto tutto: la foto del cucciolo che torna tra le macerie dove è sepolta la famiglia che lo amava e che non ... Leggi tutto
L’articolo Cucciolo torna nel luogo dove ha perso tutto, cercando tra le macerie chi non c’è più è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Il terremoto aveva distrutto tutto: la foto del cucciolo che torna tra le macerie dove è sepolta la famiglia che lo amava e che non tornerà mai più.

Un evento naturale ha distrutto ogni cosa e non c’è stato scampo per la sua famiglia, ma il quattro zampe spera sempre di vederli apparire di nuovo come per magia. La foto del cucciolo che torna tra le macerie dove è sepolta la sua famiglia fa commuovere il mondo: era lì che vivevano tutti insieme prima che il cataclisma si abbattesse sulle loro vite. E ora nulla sarà mai più come prima.
Erano lì prima che il terremoto li seppellisse sotto una fitta coltre di macerie ma ora di nessuno di loro c’è traccia: il cucciolo però ci spera ancora e torna sullo stesso luogo con una speranza infinita. Purtroppo della sua vita passata non è rimasto più nulla ma questo il cane non riesce ad accettarlo, quindi torna tra le rovine di quella che, una volta, era la sua casa. Chissà se aveva avvertito che di lì a breve ci sarebbe stato un terremoto (I cani hanno moltissime qualità e possono rendersi conto che sta per verificarsi una catastrofe naturale come un terremoto).
Lo hanno fotografato mentre cercava i resti di qualcosa di familiare, ma soprattutto era alla ricerca di qualcuno che un tempo lo amava; il quattro zampe non ha più un nome né una storia, perché tutto è stato spazzato via dal terremoto che ha distrutto il villaggio di Ochky, nel distretto di Gayam in Afghanistan. L’evento naturale ha devastato interi villaggi, mietendo oltre 1000 vittime e 1500 feriti gravi, e molte famiglie, come quella del cucciolo, sono state completamente annientate.
Sebbene in una situazione di grande sconforto generale, gli abitanti del villaggio in cui torna il cucciolo si sono mostrati amorevoli e generosi col quattro zampe che, smarrito e triste, spesso torna sul luogo dove una volta sorgeva la sua casa. Di lui nessuno sa nulla di preciso ma di sicuro hanno tutti capito quanto fosse affezionato ai suoi umani.

Non può fare a meno di ritornare negli stessi luoghi perché pensa ancora di rivederli lì dove li aveva lasciati, anche se purtroppo di loro e della loro casa non v’è più traccia. Per fortuna il cucciolo dovrebbe sentirsi meno solo grazie al conforto degli abitanti del posto che, con cibo, acqua e qualche coccola, riescono a fargli sentire quel calore che ormai non sente più da tempo.
Scopri le altre storie della nostra redazione:
Vederlo col muso in aria, come se fosse alla ricerca di qualcosa o qualcuno, fa stringere il cuore. Forse spera se non di vedere qualcuno ma almeno di sentire qualche odore che gli è familiare, mentre degli sconosciuti dolci e amorevoli cercano di prendersi cura di lui.
L’articolo Cucciolo torna nel luogo dove ha perso tutto, cercando tra le macerie chi non c’è più è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
L’intervento tempestivo della Polizia ci ha permesso di raccontare una bella storia a lieto fine: il cane Panino era proprio nei guai. L’hanno visto zigzagare ... Leggi tutto
L’articolo Salvato dalla Polizia: la storia del cane Panino fa il giro del web è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
L’intervento tempestivo della Polizia ci ha permesso di raccontare una bella storia a lieto fine: il cane Panino era proprio nei guai.
L’hanno visto zigzagare tra le macchine, confuso, spaventato, senza sapere dove andare. Era tardo pomeriggio a Lecco, una di quelle ore in cui il traffico si infittisce e basta un attimo perché succeda qualcosa di brutto. Quel cane, Panino, come si scoprirà dopo, rischiava davvero grosso.

Due agenti della Polizia di Stato lo hanno notato mentre attraversava più volte le vie centrali della città, completamente disorientato, e da lì è iniziata una ver a e propria corsa contro il tempo.
Panino continuava a spostarsi da una parte all’altra della strada, e ogni passo poteva essere il suo ultimo passo. Le auto frenavano all’ultimo, qualcuno suonava il clacson, ma lui era troppo in panico per capire cosa stesse succedendo.

Gli agenti, impegnati nel consueto controllo del territorio, hanno capito subito che non si trattava solo di un cane smarrito, ma di una situazione realmente pericolosa sia per lui che per chi guidava.
Avvicinarlo non è stato semplice. Panino era agitato, non si fidava, arrancava come se stesse cercando un punto sicuro che non trovava. Gli agenti allora hanno scelto la strada più umana: niente movimenti bruschi, nessuna fretta.
Solo calma, tono di voce dolce e basso, un po’ d’acqua e la volontà di rassicurarlo. Piano piano, il musetto si è rasserenato, la coda ha smesso di tremare. E proprio quando hanno aperto la portiera dell’auto di servizio, Panino ha fatto la cosa più tenera di tutte: è salito lui, da solo, come se avesse capito che lì dentro non gli sarebbe successo niente di male.
Una volta al sicuro, restava una domanda: a chi apparteneva questo cagnolino? La risposta era appesa al suo collare, in quella medaglietta che tanti sottovalutano e che invece, in casi così, fa davvero la differenza.
Contenuti correlati:
Grazie ai dati incisi, gli agenti hanno contattato il proprietario, che al telefono non è riuscito a trattenere l’emozione. Panino era sparito e lui temeva il peggio. Rivederlo, sano e salvo, è stato un momento che ha commosso tutti, anche chi era lì per caso.
A Lecco, quella domenica, è successa una piccola cosa bella: qualcuno ha visto un cane in pericolo e ha deciso che non sarebbe finita male. E così Panino è tornato a casa, grazie a due agenti che hanno scelto la via più semplice e più giusta: fermarsi, aiutare e trattare un cane spaventato come una vita che merita di essere protetta.
L’articolo Salvato dalla Polizia: la storia del cane Panino fa il giro del web è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Kaya e Gaspar erano inseparabili. Quando lui è morto, lei ha compiuto un gesto dolcissimo e straziante che mostra quanto i cani sappiano amare. A ... Leggi tutto
L’articolo Kaya e l’ultimo saluto a Gaspar: il gesto che ha commosso tutti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Kaya e Gaspar erano inseparabili. Quando lui è morto, lei ha compiuto un gesto dolcissimo e straziante che mostra quanto i cani sappiano amare.
A volte l’amore tra due cani cresce senza che nessuno se ne accorga: incontri giornalieri, giochi, annusate, corse, code che si sfiorano, piccoli rituali che diventano importanti. E quando uno manca, l’assenza diventa fonte di un dolore immenso, anche per gli animali. È quello che è successo tra Kaya e Gaspar, due cani che non vivevano sotto lo stesso tetto, ma che avevano fatto dell’amicizia una loro piccola quotidianità felice.

I loro proprietari li facevano incontrare spesso, e ogni volta era festa. Poi, all’improvviso, Gaspar se n’è andato. Un’insufficienza renale, una malattia troppo veloce, fulminante, che l’ha portato via nel giro di pochissimo tempo, ed ecco che quel compagno di giochi non c’era più.
Marcelo, il proprietario di Kaya, ha pensato che la sua cagnolina meritasse di capire cosa fosse accaduto. Così l’ha portata a salutare l’amico un’ultima volta, prima che venisse sepolto nel cortile. Un gesto semplice, quasi istintivo, fatto con il cuore di chi conosce la sensibilità dei cani meglio di chiunque altro.

Quando la sepoltura è finita, Kaya si è avvicinata piano alla piccola tomba. Ha annusato la terra fresca, come se stesse cercando conferme, come se sperasse ancora di ritrovare un odore familiare. Poi si è sdraiata sopra quel punto, con calma, con una tenerezza che ha lasciato tutti senza parole. Sapeva che Gaspar era lì e voleva continuare a stare con lui.
Storie da non perdere:
È rimasta lì a lungo, immobile, come se volesse vegliare l’amico per proteggerlo ancora un po’. Marcelo racconta di averla chiamata più volte, ma lei non si muoveva. Quel posto, in quel momento, era tutto ciò che le restava di Gaspar.
Il gesto di Kaya è finito sui social e ha commosso chiunque l’abbia visto. Migliaia di persone hanno riconosciuto in quella scena qualcosa che spesso dimentichiamo: gli animali sentono, ricordano, elaborano il dolore, a modo loro, ma con un’intensità che spiazza.
Gli esperti dicono che questi comportamenti non sono rari quando il legame è forte. E qui il legame lo era, eccome. Si vede da come Kaya si è fermata lì, da come ha scelto di restare accanto a Gaspar anche quando non poteva più giocare con lui.
Una piccola storia che continua a girare, a farsi spazio nei cuori, per ricordarci quanto amore possono portare i nostri cani. Quanto sanno restare, anche quando il loro mondo cambia all’improvviso.
L’articolo Kaya e l’ultimo saluto a Gaspar: il gesto che ha commosso tutti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ha fatto tutto da sola per evitare ai suoi cari altre sofferenze: il cane Principessa è morta in silenzio per non dare altro dolore alla ... Leggi tutto
L’articolo Principessa è morta da sola e in silenzio: la sua famiglia in lacrime è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ha fatto tutto da sola per evitare ai suoi cari altre sofferenze: il cane Principessa è morta in silenzio per non dare altro dolore alla sua famiglia.

Ora non restano che le lacrime ad accompagnare il viaggio verso l’arcobaleno di Principessa, il cane morta in silenzio per non creare ulteriori sofferenze alla sua famiglia, che sarebbe stata costretta a una decisione drastica per mettere fine alla sua vita. Era malata da tempo e i suoi cari, che non volevano più vederla soffrire, avrebbero ben presto dovuto mettere fine ai suoi dolori con la decisione che nessun padrone amorevole e devoto vorrebbe mai prendere. Ma Principessa ha fatto tutto da sola con questo ultimo, estremo gesto d’amore verso la sua famiglia.
Le erano stati accanto fino a quel momento, soprattutto nella fase più acuta del dolore: allora Principessa ha deciso di evitare loro almeno l’ultima sofferenza, una decisione che nessun padrone vorrebbe mai essere costretto a prendere. Già da tempo Principessa era malata e le sue sofferenze erano motivo di pena per tutti i membri della sua famiglia.
Si stava facendo sempre più concreta l’idea di donarle pace eterna e praticare l’eutanasia al cane ma, come ultimo gesto d’amore, il quattro zampe ha deciso di evitare loro l’ennesimo dolore. Se n’è andata in punta di piedi, senza fare rumore e nel sonno: i suoi cari l’avrebbero trovata così, da sola, morta conservando intatta la sua dignità di cane amorevole e fedele.
Il suo nome non era stato scelto a caso: era davvero la ‘principessa’ in casa, quella che tutti adoravano e amavano. Era diventata a pieno titolo un membro della famiglia, una compagna affettuosa e un sostegno affidabile per tutti loro. Il suo scopo nella vita era donare amore, senza chiedere assolutamente nulla in cambio. E così è andata via, con un ultimo ed estremo atto d’amore.
I suoi genitori umani non possono che esserle grati, riconoscenti per non averli costretti a prendere la decisione più brutta, quella di porre fine alle sue sofferenze praticandole l’iniezione letale. Adesso non c’è altro da fare che ricordarla con amore, lo stesso che da Principessa hanno ricevuto per tutta la sua vita, e omaggiarla ogni giorno per il suo estremo sacrificio.

Leggi le altre storie della nostra redazione:
Principessa aveva capito che la sua condizione fisica addolorava i suoi e non voleva vederli soffrire ulteriormente: per questo ha cercato di addormentarsi serenamente, da sola e in silenzio, nella casa di coloro che l’hanno sempre amata. Secondo alcuni i cani vanno a morire da soli ma fatto sta che oggi però la sua famiglia è grata del sentimento che ha riempito loro la vita e ne parlano come un membro della famiglia per sempre.
L’articolo Principessa è morta da sola e in silenzio: la sua famiglia in lacrime è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un cane rimasto sospeso tra paura e resistenza per quattro giorni, finché i Vigili del Fuoco non hanno trasformato l’impossibile in salvezza. Tra le tante ... Leggi tutto
L’articolo Cane per quattro giorni in un burrone: Vigili del Fuoco compiono uno straordinario salvataggio è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un cane rimasto sospeso tra paura e resistenza per quattro giorni, finché i Vigili del Fuoco non hanno trasformato l’impossibile in salvezza.
Tra le tante storie che raccontiamo, sono poche quelle che finiscono a lieto fine. Per quattro lunghissimi giorni è accaduto l’impensabile. Un cane solo, in montagna, scivolato in un burrone di 250 metri, al freddo e al buio. E immagini l’ansia del proprietario che, dal 1° dicembre, aspettava una notizia, qualsiasi notizia.

Il segugio era scivolato in un burrone enorme, più di 250 metri, in alta montagna, a Santa Serena, una zona di Supino che già da sola mette alla prova anche chi la conosce bene. I Vigili del Fuoco hanno iniziato subito le ricerche, ma quel posto non è un sentiero, c’erano solo rocce, vento, strapiombi. E, nei giorni scorsi, anche maltempo. Una combinazione che avrebbe scoraggiato chiunque, ma non loro.
Le squadre SAF, quelle specializzate negli interventi in scenari estremi, si sono alternate senza sosta. Non era possibile raggiungere il cane in modo semplice: servivano corde, tecniche particolari, pazienza, e soprattutto sicurezza. Ogni passo era un rischio calcolato.
A dare supporto dall’alto c’era anche l’elicottero Drago 161, in arrivo da Salerno, mentre le unità SAPR, gli specialisti dei droni, cercavano di individuare il cane nelle zone più difficili. Occhi umani e occhi elettronici, insieme, per trovare una creatura che stava resistendo da sola da giorni.

Ieri, intorno alle 17, finalmente il segugio è stato raggiunto. Era stanco, ovviamente, ma sorprendentemente in buone condizioni. Si è lasciato prendere come se avesse capito che quella era la fine della sua sofferenza, sembrava aver capito che erano lì solo per per salvarlo.
Non perderti anche queste storie:
E quando è tornato tra le braccia del suo proprietario, non c’è bisogno di aggiungere altro. Immaginate solo la scena: quattro giorni di angoscia che si dissipano in un secondo.
Questi interventi mostrano, ogni volta, cosa significa davvero essere Vigili del Fuoco. Non è solo un mestiere: è salire dove gli altri non arrivano, scendere dove nessuno può andare, continuare anche quando il tempo è pessimo e la montagna si mette anche contro di loro, contro ogni speranza. E invece no, questi eroi, perché per noi questo sono, non hanno lasciato perdere quel cane, e oggi, possiamo dirlo, quella vita è stata salvata, quel cane è vivo solo grazie a loro.
L’articolo Cane per quattro giorni in un burrone: Vigili del Fuoco compiono uno straordinario salvataggio è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una donna nota un cane senza vita nei campi di San Martino Canavese. Nessun microchip, ferite sul torace e molte domande senza risposta. A volte ... Leggi tutto
L’articolo Cane trovato senza vita in un campo: probabilmente a colpirlo è stato un cacciatore è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una donna nota un cane senza vita nei campi di San Martino Canavese. Nessun microchip, ferite sul torace e molte domande senza risposta.
A volte le notizie arrivano così, all’improvviso e ti lasciano di sasso, con tanta tristezza e rabbia. È successo a San Martino Canavese, dove una donna, passando tra i campi, si è trovata davanti il corpo di un cane.

Nessun collare, nessun microchip, nessun modo per dire chi fosse. Solo un animale solo, in un luogo che non doveva essere la sua tomba.
Dalle prime informazioni emerge che il cane avesse un foro sul torace, qualcosa che assomiglia molto a un colpo di fucile a pallettoni. Una possibilità che lascia poco spazio al conforto, ma che va comunque verificata nei dettagli.
Perché un’impressione non è una prova, e chi indaga deve ricostruire tutto con precisione: la distanza, l’arma, da dove gli hanno sparato. Tutto ciò che può chiarire se davvero qualcuno ha puntato su quel cane e ha premuto il grilletto.

Intanto bisogna pensare anche alla questione del microchip, o meglio della sua assenza. Senza quel minuscolo dispositivo non si può sapere da dove venisse, chi se ne occupasse, se qualcuno lo stesse cercando. È come se gli fosse stata tolta la possibilità di essere riconosciuto. E senza un’identità, ogni indagine diventa più lenta, senza indizi.
Gli accertamenti tecnici saranno fondamentali: stabilire con certezza la causa della morte, capire se il cane sia stato ferito altrove o se tutto sia avvenuto lì, in quel campo. Gli inquirenti cercheranno eventuali telecamere nelle strade vicine, testimonianze, voci delle persone del posto nei giorni precedenti.
Altri contenuti suggeriti:
Anche piccoli indizi possono cambiare la direzione di un’indagine, soprattutto in casi come questo, dove non si parte da un nome ma solo da una scena.
E poi c’è il territorio, quello rurale, dove a volte convivono cacciatori, agricoltori, passanti, animali domestici e fauna selvatica. E dove, purtroppo, fin troppo spesso emergono episodi di violenza che nessuno dovrebbe ignorare. La presenza di un cane morto con un foro compatibile con un’arma da fuoco non è una nota a margine: è qualcosa che scuote la percezione di sicurezza e apre interrogativi non da poco.
Per ora rimane un’immagine difficile da dimenticare: un cane senza nome, in un campo vuoto, e una domanda che rimbalza nella testa di tutti quelli che hanno letto la notizia. Cosa gli è successo davvero? E soprattutto… perché?
Finché le risposte non arriveranno, c’è solo solo l’impegno da parte di tutti noi a non voltarci dall’altra parte. Perché ogni animale merita almeno questo: non essere dimenticato.
L’articolo Cane trovato senza vita in un campo: probabilmente a colpirlo è stato un cacciatore è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Il suo gesto è stato punito con una multa salatissima: una donna ha lasciato il cane sul balcone per andare in ospedale a partorire e ... Leggi tutto
L’articolo Va in ospedale e lascia il cane sul balcone: 6mila euro di multa per la donna è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Il suo gesto è stato punito con una multa salatissima: una donna ha lasciato il cane sul balcone per andare in ospedale a partorire e dovrà pagare una multa di 6mila euro.

Non era intenzionata a lasciarlo lì per molto e gli aveva fornito acqua e cibo, ma purtroppo l’appuntamento in ospedale si è protratto più del dovuto per un parto imminente e la donna ha lasciato il cane sul balcone di casa per circa 15 ore. Per questo fatto, accaduto nel 2018, la ragazza di 24 anni, protagonista umana di questa storia e padrona del cane in questione, ha ricevuto una multa salatissima: sarà infatti costretta a pagare un’ammenda di circa 6mila euro, con l’accusa di maltrattamento.
Non credeva di dover partorire quel giorno per questo non aveva programmato di lasciare da solo il suo cane tante ore a casa, senza qualcuno che si occupasse di lui: così si è giustificata la donna di 24 anni di Ceriana (Sanremo), accusata di aver lasciato il suo quattro zampe sul balcone di casa. I fatti, risalenti al 12 luglio 2018, sono ancora sottoposti a processo.
Il parto era stato programmato per la settimana successiva ma un semplice controllo in ospedale si è trasformato in una degenza più lunga del previsto: il cane infatti è rimasto sul balcone, seppur con acqua e cibo, per ben 15 ore. Probabilmente per il caldo e la fame ha iniziato a lamentarsi, attirando l’attenzione dei vicini che hanno denunciato la donna.
Secondo le ricostruzioni pare che il cane abbia abbaiato senza sosta, tanto da costringere gli abitanti vicini ad allertare le autorità che hanno denunciato la donna per il reato di maltrattamento di animali. E’ così iniziato un calvario giudiziario che si è concluso con la richiesta di 6mila euro di multa per la responsabile dell’accaduto.
L’accusa, sostenuta dalla PM Tiziana Berlinguer, condanna la donna per non aver cercato una ‘soluzione alternativa’ nel corso delle ore seguite all’improvviso ricovero. Secondo le autorità, la donna avrebbe dovuto contattare qualcuno che potesse occuparsi del suo cane mentre era assente, per evitare che soffrisse dell’ansia da separazione che lo ha spinto a piangere ed abbaiare senza sosta.

La ‘colpa’ della donna non consisterebbe appunto nell’aver lasciato uscire il cane sul balcone, dopo avergli fornito acqua e cibo necessari per poche ore, ma per non aver adottato misure alternative quando si è resa conto che il tempo di assenza sarebbe stato più lungo. La sentenza, sostenuta dalla pm Berlinguer e approvata dalla giudice Daniela Gamba, richiede una multa di 6mila euro.
Scopri le altre storie selezionate per te:
Tuttavia la donna ha deciso di ricorrere in appello, affidandosi al lavoro dell’Avvocato Luca Brazzit, che contesta la decisione sottolineando che la donna avesse provveduto ai bisogni del quattro zampe prima di allontanarsi da casa. Non si sa ancora come si concluderà l’iter giudiziario, se con una condanna definitiva per maltrattamenti o con l’assoluzione della neo mamma per una non prevista degenza all’ospedale di Nizza.
L’articolo Va in ospedale e lascia il cane sul balcone: 6mila euro di multa per la donna è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ci sono storie che sembrano incredibili, e invece sono vere: questo cane ha inseguito un’ambulanza e poi ha aspettato per quattro mesi. A volte gli ... Leggi tutto
L’articolo Ha aspettato per quattro mesi davanti all’ospedale, ma il suo padrone da lì non è mai uscito è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ci sono storie che sembrano incredibili, e invece sono vere: questo cane ha inseguito un’ambulanza e poi ha aspettato per quattro mesi.
A volte gli animali ci raccontano l’amore meglio di qualsiasi parola. A San Paolo, in Brasile, un cane dal pelo marroncino ha fatto qualcosa che ha colpito chiunque sia passato davanti a quell’ospedale.

Ha seguito un’ambulanza, quella che portava via il suo proprietario ferito, correndo per tutto il tragitto come se volesse dire: “Io sono qui, non ti lascio.”
Quando l’ambulanza è arrivata al Santa Casa de Novo Horizonte e l’uomo è stato portato dentro, il cane si è semplicemente seduto davanti all’ingresso. Non sapeva che poche ore dopo il suo amico sarebbe morto per le ferite riportate. Per lui quella porta era l’ultimo punto di contatto possibile, l’unico varco da cui il suo compagno di vita poteva tornare. Così è iniziata la sua attesa: lunga, silenziosa, ostinata.

Giorno dopo giorno, per quattro mesi, è rimasto lì. Sempre nello stesso punto, come se quel luogo fosse diventato la sua casa improvvisata. Chi entrava e usciva dall’ospedale finiva per notarlo. Tra questi c’era Cristine Sardella, che ha raccontato la sua storia con la delicatezza di chi sa di aver visto qualcosa di speciale. Ha spiegato che il cane veniva sfamato dalle persone della zona e che il personale ospedaliero lo lasciava restare, rispettando il suo bisogno di attesa.
La storia è rimbalzata sui social e ha emozionato moltissime persone. Un’associazione animalista si è fatta avanti e ha deciso di occuparsi di lui, portandolo via da quel posto che, per quanto doloroso, era ormai il suo punto fisso. Gli hanno trovato una famiglia pronta ad accoglierlo e sembrava davvero l’inizio di una nuova vita.
Contenuti da leggere:
Ma le ferite del cuore, soprattutto per i cani così legati a un unico essere umano, non guariscono in fretta. Dopo pochi giorni, il cane è fuggito dalla nuova casa. Come se quel richiamo d’amore lo trascinasse ancora verso l’ospedale, verso l’ultima traccia del suo proprietario. Da quel momento non è più stato visto.
Che fine abbia fatto quel bellissimo e fedelissimo cane è un mistero, ma soprattutto resta l’immagine di un cane che ha amato oltre ogni confine. Una fedeltà che non chiedeva nulla in cambio, soltanto la possibilità di rivedere chi per lui era tutto. Una storia che fa stringere il cuore e che ci dimostra, per l’ennesima volta, quanto profondi possano essere i legami che gli animali sanno creare.
L’articolo Ha aspettato per quattro mesi davanti all’ospedale, ma il suo padrone da lì non è mai uscito è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un attimo di distrazione e il suo padrone finisce con la sedia a rotelle nel lago: la cagnolina Sarah Jane lo salva in modo incredibile. ... Leggi tutto
L’articolo Uomo di 81 anni salvato dalla sua cagnolina: “Sono vivo solo grazie a Sarah Jane” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un attimo di distrazione e il suo padrone finisce con la sedia a rotelle nel lago: la cagnolina Sarah Jane lo salva in modo incredibile.
È successo a Port St. Lucie, in Florida, dove Harry Smith, 81 anni, stava passeggiando vicino a un lago insieme alla sua compagna di sempre, la cagnolina Sarah Jane. Una di quelle passeggiate tranquille che si fanno per prendere aria, per muoversi un po’, per stare insieme.

Poi, nel giro di un istante, tutto è cambiato. La sedia a rotelle elettrica di Harry ha perso aderenza sul terrapieno e lui è scivolato giù verso l’acqua senza avere il tempo di reagire. La carrozzina si è inclinata, poi capovolta, e l’uomo si è ritrovato immerso, con la corrente che lo spingeva e nessuna possibilità di tirarsi fuori da solo. Una situazione pericolosa e che può costare anche la vita, una di quelle in cui il tempo corre troppo veloce e dove ogni attimo è decisivo.
Ed è qui che entra in scena Sarah Jane. Ha capito tutto, all’istante. Non ha esitato, non ha avuto paura. Ha cominciato ad abbaiare con una forza impressionante e incessantemente, correndo avanti e indietro sul bordo del lago, quasi a coler davvero gridare: “Venite, presto! Aiutatelo!”.

I suoi guaiti disperati sono stati uditi lungo tutta la strada e raggiunto l’orecchio di due passanti. Si sono fermati, hanno capito che quella cagnolina non stava facendo rumore per caso, e hanno subito cercato aiuto. Poco distante c’era un agente di polizia in pattuglia: lo hanno chiamato, gli hanno indicato il lago, e in pochi secondi erano tutti vicini all’anziano.
Il poliziotto e i due cittadini si sono letteralmente buttati per afferrarlo, sollevarlo e riportarlo verso la riva. Harry era fradicio, affaticato, spaventato, ma era vivo e questo solo grazie alla sua cagnolina. E mentre i soccorritori lo aiutavano a respirare e a riprendersi, Sarah Jane era lì, vicinissima, gli occhi fissi su di lui, come se non avesse mai smesso di proteggerlo nemmeno per un secondo.
Storie da non perdere:
I medici lo hanno visitato sul posto: nessuna ferita grave, solo un grande spavento. Ma le parole di Harry, un po’ tremanti, hanno detto tutto: per lui, la sua cagnolina è un’eroina. Non è solo l’amica del quartiere, quella che tutti coccolano quando passa; è l’animale che gli ha salvato la vita perché ha capito prima degli altri che qualcosa stava andando storto.
E in quella comunità, dove tutti la conoscono e la salutano, oggi Sarah Jane è qualcosa in più di una cagnolina dolce e affettuosa. È il simbolo di quanto gli animali sappiano ascoltare, intervenire, amare. Anche quando noi umani non ci accorgiamo ancora del pericolo.
L’articolo Uomo di 81 anni salvato dalla sua cagnolina: “Sono vivo solo grazie a Sarah Jane” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non speravano più di vederla di nuovo e invece la vita aveva riservato loro una sorpresa: la cagnolina ritrovata dopo 12 anni ritorna dalla sua ... Leggi tutto
L’articolo Cagnolina ritrovata viva 12 anni dopo: le immagini del ricongiungimento con la sua famiglia commuovono il mondo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non speravano più di vederla di nuovo e invece la vita aveva riservato loro una sorpresa: la cagnolina ritrovata dopo 12 anni ritorna dalla sua famiglia.

Si potrebbe definire un miracolo di Natale ma in anticipo quello che vede protagonista Missie, una adorabile cagnolina ritrovata dopo 12 anni che ritorna dalla sua famiglia che tanto l’aveva cercata. Dopo tanti anni la padrona aveva perso le speranze di rivederla, immaginando per lei un destino diverso; e invece dopo anni di terrore e maltrattamenti, la piccola Missie è tornata dalla famiglia che non ha mai smesso di amarla.
Era entrata in famiglia accolta dall’amore di tutti i suoi componenti, in occasione del compleanno del figlio Oscar e per la gioia di quella che sarebbe diventata ben presto la sua padrona, Liz Eldridge. La donna di 51 anni si era disperata quando, nel lontano febbraio del 2011, di Missie si era persa ogni traccia. Si era allontanata dalla loro casa nella città di Harpenden, in Inghilterra.
Le ricerche della cagnolina si erano estese per tutta la Contea di Hertfordshire, ma dell’esemplare di Border Terrier sembrava essersi persa ogni traccia. Da quel momento sono passati giorni, poi mesi e poi anni e la famiglia è dovuta andare avanti, custodendo nel cuore sempre il ricordo della piccola quattro zampe. Non l’avevano mai dimenticata, ma ad un certo punto si sono dovuti rassegnare all’idea di non rivederla mai più.
Non si sa che cosa abbia passato Missie negli anni lontana da casa e di certo l’importante è che ora stia bene. Ma dal suo atteggiamento, anche nei confronti di chi l’ha sempre amata come la sua padrona Liz, è difficile non pensare che abbia trascorso degli anni molto difficili. Poiché non vuole farsi toccare da nessuno, neppure dalla donna, è probabile che la quattro zampe sia stata vittima di maltrattamento animali.

E’ possibile che la cagnolina sia stata costretta a una riproduzione forzata nel corso degli anni, che l’hanno terrorizzata e le hanno fatto perdere fiducia nell’essere umano. A causa dei possibili e numerosi traumi vissuti, è probabile che Missie abbia sviluppato un carattere diffidente quanto nervoso.
Tutti i membri della sua famiglia, dopo la gioia del ricongiungimento, ha trattato con cautela e rispetto le emozioni della quattro zampe: già il suo ritrovamento, abbandonata e consegnata da un uomo ad un accalappiacani, lascia immaginare il suo difficile passato. Il ritorno a casa è stato possibile grazie al fatto che la piccola indossa un microchip per cani.
Scopri le altre storie della nostra redazione:
Per fortuna sono bastati pochi giorni per far ritrovare a Missie il suo sorriso: sta ricominciando lentamente a prendere confidenza con Liz e la sua famiglia. Questo sembra il lieto fine di una fiaba, nonostante i brutti momenti che sia la cagnolina sia la sua famiglia hanno trascorso.
L’articolo Cagnolina ritrovata viva 12 anni dopo: le immagini del ricongiungimento con la sua famiglia commuovono il mondo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
DOG-STYLE.it
Edizioni HP srl - GLOBElife (Publishing House)
via I Maggio, 11 San Vittore Olona (Milano), Italia
Tel: +39 0331 1706328
Email: info@globelife.com
P.IVA: 09161130969