Per tutti era stata un’ingiustizia, e quindi le cose dovevano cambiare: cagnolina tolta a un senzatetto gli è stata restituita grazie ai cittadini. Era tutto ... Leggi tutto
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Per tutti era stata un’ingiustizia, e quindi le cose dovevano cambiare: cagnolina tolta a un senzatetto gli è stata restituita grazie ai cittadini.

Era tutto il suo mondo, l’unica che riusciva a dargli calore e amore in una vita che sembrava avergli tolto tutto. Famiglia, moglie, figli, una casa e un lavoro: l’uomo senza fissa dimora aveva perso tutto ma aveva la sua quattro zampe. Per questo quando la cagnolina era stata tolta al senzatetto, gli è stata restituita grazie all’amore dei suoi concittadini. Non si sa chi fossero quei tre sedicenti animalisti, ma l’importante è che ora la cagnolina sia tornata tra le braccia del suo padrone.
Erano tre gli uomini che si erano spacciati per sedicenti animalisti quelli che avevano portato via la cagnolina al senzatetto, lasciandolo sprofondare in una profonda depressione. Non riusciva a capire perché anche quell’unico affetto che gli era rimasto, gli era stato tolto così bruscamente e ingiustamente.

Dopo l’incidente stradale che aveva portato via tutta i suoi cari e con essa la voglia di andare avanti, quella cagnolina di quattro mesi era diventata la sua famiglia: la teneva sempre stretta tra le braccia e se ne prendeva cura come meglio poteva, con tutto ciò che aveva. Solo quella quattro zampe aveva risvegliato il suo cuore dal torpore dovuto al dolore della perdita, e lo aveva fatto, in qualche modo, rinascere.
Almeno fino a quando si sono presentati al suo cospetto tre uomini, che si sono presentati come animalisti, e che gli hanno tolto il cane in una modalità brutale: la quattro zampe aveva provato a scappare mentre il suo padrone cercava di capire e al contempo mostrava le sue ragioni. Ma uno dei tre uomini è riuscito ad afferrarla e a caricarla velocemente su un’auto.
Grazie a una ripresa fatta dal telefonino di un passante che, incredulo, aveva assistito alla scena, il fatto della cagnolina sottratta al senzatetto è diventata virale in breve tempo. Un intervento da parte di questi animalisti che è sembrato pari a una violenza più che a un atto di protezione nei confronti della cagnolina.
L’associazione di cui facevano parte i tre uomini viene contattata e la stessa proverà a ‘giustificare’ l’operato dei suoi membri accusando l’uomo indigente di non aver saputo provvedere alle esigenze della piccola. Ma la gente del posto, che ben conosceva l’amore del senzatetto per la sua cagnolina, si è mobilitata in suo favore e ha fatto di tutto per fargliela riavere. E tutti coloro che si sono mossi in sua difesa hanno ottenuto lo scopo: la piccola quattro zampe ora è di nuovo felice, seppur per strada, col suo umano preferito.
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Inoltre la loro condizione ora è completamente cambiata: l’uomo ha ottenuto un alloggio e le persone del luogo gli consentono di andare avanti dignitosamente grazie a donazioni, vestiti e assistenza. Ora entrambi hanno una nuova opportunità per ricominciare, stavolta insieme!
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Non resterà mai solo perché ci sarà Max a proteggerlo: il boxer che fa da guardia al piccolo neonato Adrien da quando è nato. Un’amicizia ... Leggi tutto
L’articolo “Ti tengo al sicuro”: la dolce missione di un cane straordinario è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non resterà mai solo perché ci sarà Max a proteggerlo: il boxer che fa da guardia al piccolo neonato Adrien da quando è nato.

Un’amicizia già straordinaria, iniziata dal primo vagito di Adrien al mondo: cos’ il cane boxer Max fa da guardia al neonato di casa fin da quando è nato. E’ davvero incredibile la sua amorevole ‘missione’, che ha preso molto sul serio da quando il piccolo di casa ha fatto il suo ingresso. Eppure la padrona di Max era s tata messa in guardia sulla possibile gelosia che il neonato avrebbe potuto scatenare nel quattro zampe: i fatti dimostrano che è assolutamente l’opposto.
La madre di Adrien era stata avvertita: ”Fai attenzione a Max, perché sarà sicuramente geloso del piccolo quando nascerà”. Mai profezia sarebbe stata più errata: da quando il neonato è entrato in casa dall’ospedale, non c’è stato alcun spazio per la gelosia ma solo per l’amore, quello di Max nei suoi confronti.

In realtà già prima della nascita, il quattro zampe aveva avvertito il cambiamento nella sua amata padrona (poiché la domanda che tutte le gestanti si pongono è: ma il mio cane riesce veramente a sentire il mio bambino?) e quell’arrivo è stato più atteso che mai: Max lo stava aspettando trepidante e ha partecipato con entusiasmo a tutti i preparativi per la nascita.
Una volta che il piccolo aveva varcato la soglia di casa ed era stato messo a riposare nella sua culla, il fedele boxer Max si è avvicinato con discrezione e si è posizionato accanto a lui, un posto che non ha mai più smesso di occupare. Per la madre inoltre è diventato un valido aiuto nella gestione del bambino: insomma si è rivelato il migliore dei baby sitter che si potesse desiderare!
Alla mamma del piccolo Adrien basta uno sguardo per richiamare l’attenzione di Max, che magari deve ‘sorvegliare’ il bambino mentre lei è intenta a fare altro in casa. E anche quando escono per la consueta passeggiata, il Boxer di casa è sempre accanto al passeggino, senza perdere d’occhio la sua famiglia e l’ambiente circostante.

Ma l’immagina più dolce è quella della sera, con Max che poggia la sua testa a quella del bambino che dorme, come un tesoro da proteggere, un prezioso a cui fare la guardia. Non ha mai dato cenni di gelosia, anche se può capitare facilmente se non siamo stati in grado di presentare al cane il nostro bambino precedentemente.
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I due piccoli di casa stanno crescendo insieme come amici inseparabili e la madre non può che essere orgogliosa del comportamento del cane che ha scelto come migliore amico di suo figlio. Una volta cresciuto di sicuro Adrien troverà in Max un quattro zampe fidato a cui rivolgersi, esattamente come ha sempre fatto da quando è nato.
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Stavano cercando di trasportarlo come un bagaglio qualunque: cranio di orso bruno in un pacco all’aeroporto di Malpensa. Era appena arrivato ma per fortuna qualcuno ... Leggi tutto
L’articolo Orrore all’aeroporto di Malpensa: nel pacco spunta il cranio di un orso bruno è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Stavano cercando di trasportarlo come un bagaglio qualunque: cranio di orso bruno in un pacco all’aeroporto di Malpensa.

Era appena arrivato ma per fortuna qualcuno ha fatto caso al contenuto di quello strano bagaglio e ha fatto una scoperta terrificante: un cranio di orso bruno è stato trovato in un pacco all’aeroporto di Malpensa. Probabilmente si trattava di un macabro trofeo di qualche torneo di caccia, che però non poteva di certo essere spedito in quel modo. Ecco cosa ha scoperto la Guardia di Finanza.
Tra i tanti oggetti strani che oggi giorno passano sul nastro bagagli di un aeroporto affollato come quello di Milano-Malpensa, di sicuro questo è uno dei più macabri che la sorveglianza addetta potesse scoprire. Si trattava di un cranio di un animale, un orso bruno per la precisione, arrivato dalla Bosnia come un ‘oggetto qualunque’.

Nei documenti CITES, richiesti per trasportare i resti di animali (pelli, trofei, carapaci, pelli etc.) era stata dichiarata solo la pelle dell’animale in questione ma non quel che rimaneva della sua testa. Tanto è vero che il cranio era stato maldestramente occultato tra gli imballaggi ed è stato facilmente scoperto dal nucleo operativo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dal gruppo CITES di Malpensa.
Sebbene fosse stata apposta sulla documentazione la generica definizione di ‘torneo di caccia’, il cranio è stato sequestrato dagli addetti poiché risultato come non dichiarato.
Purtroppo non si è trattato di un caso isolato quello che vede il cranio dell’animale ucciso spedito come trofeo di caccia, poiché pare che questa pratica sia molto accesa purtroppo. Infatti sono ancora tanti i cacciatori e amanti dell’attività venatoria che si recano all’estero, in particolare nel Paesi che si affacciano sui Balcani o nell’Europa Orientale, per praticare ciò che in molti considerano uno sport, un passatempo come un altro.

Le vittime di queste spedizioni sono spesso appunto orsi, lupi e cervi, i cui resti appunto vogliono essere riportati a casa: per fare ciò ci si avvale della documentazione CITES. Prima di essere spediti al cacciatore tuttavia le parti dell’animale abbattuto devono subire un processo di tassidermizzazione, che prepara la pelle e i resti a tenere l’aspetto naturale originario.
Probabilmente è proprio quello che è accaduto a questo pacco, che era stato spedito da una delle organizzazioni bosniache locali che spesso offrono questo ‘servizio’. Infatti purtroppo è molto viva l’attività di caccia, che attira puntualmente migliaia di turisti appassionati cacciatori, e che mantiene viva l’economia locale a danno della fauna.
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Per fortuna alcuni Paesi europei come il Belgio hanno iniziato a vietare l’importazione di questi trofei animali, proprio col fine di ‘scoraggiare’ l’attività di caccia in altri luoghi, mentre l’opinione pubblica spesso si mobilita e urla la richiesta di divieto assoluto della pratica venatoria.
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Tanto grandi, enormi da sembrare finti o creati con l’AI, ma è tutto vero: Dorito, il gatto dagli occhi enormi è stato gravemente malato. Ormai ... Leggi tutto
L’articolo Dorito e quegli occhi che sembrano finti: la verità dietro il suo sguardo sorprendente è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Tanto grandi, enormi da sembrare finti o creati con l’AI, ma è tutto vero: Dorito, il gatto dagli occhi enormi è stato gravemente malato.

Ormai in un mondo dove l’Intelligenza Artificiale imperversa, è importante saper distinguere i fatti veri dalle (sempre più numerose) fake news. Ma stavolta è tutto verissimo: il gatto Dorito dagli occhi enormi è stato vittima di una delle malattie più pericolose per la vita dei felini. Inseguito alla sua condizione sono rimasti degli occhi davvero molto più grandi della norma: ecco la sua storia.
In molti a vedere la sua immagine hanno pensato ad un gatto ‘creato’ al Pc, con due occhi decisamente sproporzionati rispetto agli altri suoi simili. Dorito è stato conosciuto così, come un Micio fuori dal comune per il suo sguardo sorprendente. Ma questo tenero gattino è davvero così nella vita di tutti i giorni e la causa è tutt’altro che positiva.

Quelle due grosse e luminose biglie che sembra avere al posto degli occhi sono tutto quello che gli ha lasciato la FIP, il coronavirus felino quando si è ammalato. Altri esemplari della sua età hanno rischiato la vita, ma Dorito a soli cinque mesi ha dimostrato una grande resistenza e un’intensa voglia di vivere.
Eppure gli inizi della sua storia e quella della sua sorellina Cheeto non sono stati affatto facili: sono arrivati alla Bitty Kitty Brigade in Minnesota, a Little Canada, ferite e malate di Fip. Ma quando i suoi soccorritori hanno conosciuto Dorito non aveva ancora gli occhi così grandi: sarebbero cresciuti solo in seguito.
Quando la malattia ha iniziato a espandersi e a peggiorare, il povero gattino ha subito una sorta di ‘ingrandimento’ eccessivo degli occhi, a causa di una infiammazione che può colpire gli organi interni. La pressione oculare ha a sua volta scatenato un glaucoma felino, che è stato curato solo grazie a una efficace terapia.

Oggi ‘convive’ con questo problema, che tiene a bada grazie all’utilizzo di specifici colliri: la sua vista è limitata ma la sua vita ora è felice. In effetti ora quello che sembrava un problema è diventato il tratto distintivo che il micio mostra con orgoglio. Il suo carattere docile e sempre alla ricerca di coccole lo hanno reso una celebrità all’interno del centro.
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Occhi così enormi sono anche il segno evidente della sua voglia di vivere, che non si è fatta fermare da una malattia che, quando non curata in tempo, può anche rivelarsi fatale per la maggior parte dei felini.
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Ha tutto il diritto di vivere dove vuole ma ci sono dei rischi per la sua vita: il delfino Mimmo vive nella Laguna di Venezia ... Leggi tutto
L’articolo Mimmo sta bene nella laguna di Venezia: “A dover essere controllati sono gli uomini” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ha tutto il diritto di vivere dove vuole ma ci sono dei rischi per la sua vita: il delfino Mimmo vive nella Laguna di Venezia ma è in pericolo.

Il problema non è che Mimmo abbia deciso di vivere nell’acqua di una delle città più ‘affollate’ d’Italia, bensì che si dovrebbero effettuare maggiori controlli da parte delle autorità sugli uomini che vivono la zona. Infatti Mimmo, il delfino che vive nella laguna di Venezia, rischia la vita a causa dell’incuria dell’uomo. Ecco cosa propongono gli esperti e come spiegano questa situazione.
Non è una storia come tutte le altre, poiché solitamente i protagonisti hanno quattro zampe; stavolta invece sotto i riflettori c’è Mimmo, il delfino che ha scelto di vivere nella laguna di Venezia, nella quale è stato avvistato la prima volta nel giugno dello scorso anno. Gli esperti suppongono che sia arrivato nello specchio d’acqua della città per aver inseguito un banco di pesci.

Dunque il motivo per cui vi è giunto è stata la ricerca di cibo ma, a causa di un possibile disorientamento, vi è rimasto e ora non vuole più andarsene. In effetti pare sia stabile nel bacino di San Marco da luglio del 2025. Nonostante i tentativi per allontanarlo dalla zona, in seguito al ferimento dell’elica nel novembre dello stesso anno, Mimmo pare si sia perfettamente adattato all’ambiente.
Chi va a visitare la città potrebbe vederlo nuotare nella zona compresa tra la Giudecca e il Lido, nonostante la zona sia fortemente popolosa e antropizzata anche in acqua. E nonostante la ferita, che ormai pare essersi rimarginata, coloro che ne monitorano lo stato di salute hanno confermato che sta bene e che continua a nuotare tra le gondole e i vaporetti di passaggio.
Proprio in seguito al ferimento dell’elica del delfino, gli esperti del suo monitoraggio hanno provato a farlo allontanare dalla zona per i rischi che corre quotidianamente per la sua vita. Si sono utilizzate sia imbarcazioni sia apparecchi acustici come i dissuasori, che sembravano aver ottenuto lo scopo: ma dopo essersi allontanato per un breve tempo, Mimmo è tornato nel Bacino di San Marco.
Continua a mangiare le prede che abbondano nella zona lagunare, motivo per cui probabilmente non intende allontanarsi dalla zona. Intanto non tutti gli esperti erano d’accordo sui mezzi utilizzati per il tentativo, risultato poi vano, di allontanarlo, poiché li considerano ‘scorretti’ quanto inutili. E su una possibile cattura si sono espressi assolutamente contrari per lo stress che subirebbe l’animale e per la manipolazione che potrebbe essergli addirittura fatale.
L’episodio spiacevole dello scorso novembre ha dimostrato quanto sia pericoloso per Mimmo vivere in quello specchio lagunare. Ma se allontanarlo è stato inutile e catturarlo è assolutamente vietato, allora qual è la soluzione? E’ una: tenere a bada la curiosità degli uomini e punire ogni tentativo di avvicinamento all’animale.

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“Controllate gli uomini!”: così tuonano gli esperti. Se il delfino non vuole andarsene, dovranno essere coloro che vivono e lavorano nello spazio acquatico a stargli lontani per evitare di ferirlo. Dovrebbero essere istituite delle norme che garantiscano la tutela e la sopravvivenza della fauna selvatica e del tursiope. Con adeguate misure di controllo, eventuali sanzioni e rispetto da parte dell’uomo per gli animali, la convivenza con Mimmo sarebbe possibile quanto piacevole.
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Speriamo non nasca un’ossessione per quella razza e che Nazgul inviti ad adottare i cani di canile, che sono i più bisognosi. Da quando ha ... Leggi tutto
L’articolo Nazgul ci ha emozionati: ora emozioniamoci per chi aspetta adozione è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Speriamo non nasca un’ossessione per quella razza e che Nazgul inviti ad adottare i cani di canile, che sono i più bisognosi.

Da quando ha fatto la sua ‘apparizione’ spettacolare sulle piste da sci, in molti hanno pensato di accogliere un esemplare della stessa razza in casa propria. Ma si spera che Nazgul, il cane lupo cecoslovacco che ha inseguito le sciatrici alla fine di una competizione delle Olimpiadi, promuova l‘adozione dei cani di canile (e non solo quelli della sua razza). E’ vero che vedere un cane in mondovisione ha sicuramente avuto un impatto sulla mente degli spettatori, ma ora si spera che vengano presi in considerazione anche i quattro zampe più bisognosi.
Chi in diretta, chi ai TG nazionali: tutti hanno visto le immagini del cane Lupo Cecoslovacco, Nazgul, che è diventato un simbolo di queste Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, dopo la sua spettacolare apparizione sulle piste da sci. Infatti durante una gara di sci di fondo femminile, come un’ombra grigia, Nazgul corre tra gli atleti e taglia il traguardo, come uno dei partecipanti.

Di sicuro queste immagini dell’atletico cane hanno suscitato l’interesse per il mondo a quattro zampe: il rischio è che però ora ci si ‘fossilizzi’ solo su questa razza canina e non su altre, che magari ne avrebbero maggiormente bisogno. Stiamo parlando dell’adozione per i cani dei canili, in attesa di una famiglia che li accolga e desiderosi di una vita normale.
E’ bello che ci sia stata questa ‘scia’ di interesse per i quattro zampe dopo l’entrata in scena spettacolare di Nazgul alle Olimpiadi invernali (divenuto una star, quasi alla pari dell’ermellino, il minuscolo mammifero simbolo delle Olimpiadi). Ma si spera che non vi sia una corsa all’adozione ‘a senso unico’, ignorando quelli che ne hanno più bisogno.
Da sempre l’essere umano ha scelto di accompagnarsi all’animale cane, tanto è vero che i due sono da sempre abituati a vivere insieme fin dai tempi della preistoria con gli antenati diretti, i lupi. E in generale il cane fa sempre simpatia: spesso però li si guarda da lontano, senza avere il coraggio di concretizzare una convivenza o un’adozione.

Come una sorta di ‘amore a distanza’ amiamo i cani, ci mettono allegria oppure siamo compassionevoli nei confronti di storie che li vedono vittime spesso della stessa mano umana. Ma da qui ad accoglierne davvero uno in casa ce ne vuole; e anche quando si capisce che è giunto il momento di adottare un cane tra lati positivi e negativi, non sempre la scelta ricade su quelli che ne hanno realmente più bisogno.
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Infatti purtroppo, sebbene nel periodo post-pandemia da Covid19 le adozioni in Italia siano aumentate, è altrettanto aumentato il reato di abbandono di animali. Speriamo dunque che l’immagine di Nazgul che corre sulle piste da sci dietro alle atlete invogli chiunque a fare una visita ai canili e a lasciarsi ‘innamorare’ degli occhi dei cani bisognosi che li abitano.
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Vivono entrambi in strada ma l’importante è stare insieme: un uomo senza fissa dimora protegge il suo cane dai rumori. Quando mancano le possibilità, non ... Leggi tutto
L’articolo Non ha un tetto, ma ha una promessa: proteggere il suo cane ogni notte è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Vivono entrambi in strada ma l’importante è stare insieme: un uomo senza fissa dimora protegge il suo cane dai rumori.

Quando mancano le possibilità, non è detto che manchi anche l’amore e questa storia lo conferma: un uomo senza fissa dimora protegge il suo cane dai rumori della strada. E’ qui che vivono i due, che formano ormai una coppia molto unita, quasi simbiotica. Come un padre che si prende cura del suo piccolo indifeso, quest’uomo sembra voler proteggere il suo quattro zampe dal buio e dalle brutture della vita, le stesse che affrontano insieme e con difficoltà ogni giorno.
Anche in una delle strade trafficate di Londra cala la notte: ed è in questo particolare e silenzioso momento della giornata che una scena d’amore si è consumata davanti agli occhi di alcuni passanti. Un momento di tenerezza e di protezione, che vede protagonisti un padrone e il suo amato cane: vivono in condizioni difficili, per strada, ma sembrano darsi forza e coraggio a vicenda.
L’uomo non ha una casa ma ha comunque tanto amore da donare, e lo offre al suo adorato cane: durante la notte lo prende tra le sue braccia e lo fa addormentare, ma non prima di averlo tranquillizzato dalle paure del buio e dei rumori. Da quando la loro vita è radicalmente cambiata, pare che l’animale non sia stato ancora in grado di abituarsi alle macchine di passaggio, ai rumori dei clacson e allo stridio delle ruote.
E sebbene quest’uomo non abbia molto da offrirgli eppure riesce a dargli tutto ciò di cui ha bisogno il quattro zampe: cura e protezione.
”Non è stato facile per lui adattarsi alla condizione di vivere in strada”: è così che l’uomo giustifica la paura del suo amato cane, soprattutto nelle ore notturne. Sia lui che il quattro zampe vivevano in una casa prima che la loro condizione cambiasse radicalmente. E il cambiamento non è stato affatto facile da digerire, né per l’uno né per l’altro. Eppure pare che nelle parole dell’uomo non vi sia spazio per se stesso ma solo per lo stato d’animo del suo cucciolo.

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E inoltre non sembra costituire un problema per lui il fatto che, per proteggere il suo Fido, non riesca a dormire: il suo obiettivo è solo quello di tutelare l’animale dalle sue stesse paure. Se il cane, di cui non si conosce il nome, non dorme, allora non chiuderà gli occhi neppure lui. Questa storia di povertà e di indigenza ci insegna in realtà che la ricchezza del cuore è di sicuro più importante e più appagante del possedere beni materiali.
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Ha protetto i suoi cari e la sua casa fino alla fine: la storia di Mike, il cane morto per difendere la sua famiglia dai ... Leggi tutto
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Ha protetto i suoi cari e la sua casa fino alla fine: la storia di Mike, il cane morto per difendere la sua famiglia dai ladri a Santiago.

In molti scelgono di adottare un cane anche per avere una sicurezza maggiore, per sentirsi più sicuri in casa propria o sono assenti. Ma nessuno immagina che il proprio fedele Fido possa addirittura morire pur di difendere la sua casa e il suo territorio. Questo purtroppo è accaduto a Mike, il cane morto per difendere la sua famiglia dai ladri a Santiago: una storia d’amore con un finale tragico.
Spesso criticati e tenuti a distanza, eppure i cani da difesa spesso non esitano a mettere a rischio la loro stessa vita pur di difendere la propria casa e i cari che la abitano. Ed è proprio stata questa la scelta di Mike, l’ultimo suo gesto d’amore per quella famiglia che lo aveva adottato e che gli aveva sempre dato affetto e calore.

Mike era un Dobermann, così come suo fratello Rambo, e insieme si prendevano cura della sicurezza dei loro padroni a Santiago: eppure, in una serata che sembrava come tante altre, tutto è cambiato. I padroni di casa erano presenti quando la mamma ha sentito strani rumori provenire dal giardino della sua abitazione.
Erano infatti due malviventi, che provavano ad entrare in casa forzando l’ingresso. La donna sapeva che, a guardia dell’esterno, c’erano i suoi due cani ma, quando ha visto dalla finestra la colluttazione tra gli animali e i due ladri, non poteva immaginare quale sarebbe stato il tragico epilogo.
Purtroppo i due malviventi erano armati e, nel corso dello scontro con i due cani che si erano scagliati contro di loro, uno dei due è rimasto gravemente ferito. Mike, così come Rambo, si erano immediatamente resi conto delle cattive intenzioni dei due intrusi e hanno tentato di aggredirli per impedire loro di entrare nell’abitazione.

Ma il coltello che uno dei due ladri impugnava ha lacerato la gola di Mike, senza dargli via di scampo. Quando la padrona di casa è uscita in giardino, i due malviventi non erano ancora scappati ma ben presto Rambo li avrebbe messi in fuga. Ma ciò di cui forse il cane superstite non si era reso conto, era lo stato del suo fedele amico fraterno Mike: il cane, ferito gravemente alla gola, da cui fuoriusciva copiosamente del sangue, era rimasto a terra nel giardino quasi esanime.
E’ stato raccolto e immediatamente portato al pronto soccorso veterinario più vicino ma purtroppo ogni tentativo di salvargli la vita è risultato vano: il cane Mike è morto, lasciando tutta la famiglia, compreso Rambo, in uno stato di profonda disperazione. La fine di Mike, soprattutto con un gesto così generoso e coraggioso, ha reso il suo ricordo ancora più dolce.
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Tutta la famiglia è e sarà estremamente grata al cane per ciò che ha fatto pur di difendere il suo territorio e coloro che lo abitano, ma chi forse ha vissuto i momenti più difficili è stato proprio l’altro quattro zampe di casa (non tutti infatti sanno come reagisce Fido alla morte di un altro cane). Solo dopo che la famiglia ha scelto di adottare Blondie, Rambo è riuscito ad aprire il suo cuore alla nuova arrivata e a ricominciare la sua vita, sicuramente con Mike nel cuore.
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Nessuno sapeva dove fosse finito, ma per fortuna quell’uomo lo ha trovato: un elettricista trova un cucciolo in pericolo e lo salva. In questo mondo ... Leggi tutto
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Nessuno sapeva dove fosse finito, ma per fortuna quell’uomo lo ha trovato: un elettricista trova un cucciolo in pericolo e lo salva.

In questo mondo disordinato e rumoroso, in cui ciascuno di noi va sempre troppo di fretta, un uomo è riuscito a notare qualcosa che tutti quanti avevano ignorato: un elettricista trova un cucciolo in pericolo di vita e lo salva. Questa storia, per fortuna a lieto fine, dimostra come un destino, che sembrava già segnato, possa cambiare da un momento all’altro e grazie alla mano dell’uomo: ecco come si sono svolti i fatti.
Era una giornata di lavoro come tante per Brito, un elettricista brasiliano in servizio dalle prime ore dell’alba del 16 gennaio. In fondo nessuno prima di lui aveva dato peso a quei rumori che provenivano dal sottosuolo, da un tombino precisamente, forse perché si confondevano con quelli del traffico e delle persone oppure perché troppo distratti dalla routine giornaliera.

Eppure Brito non è riuscito a restare indifferente al rumore che proveniva da quella grata di drenaggio dell’acqua, nei pressi di un hotel della zona. Solo una volta che si è avvicinato per guardare meglio al suo interno, l’uomo si è accorto che dentro quel tombino era finito un cucciolo smarrito e spaventato, che se fosse rimasto lì da solo ancora per un po’ avrebbe rischiato la sua stessa vita: se avesse iniziato a piovere, la corrente dell’acqua della fogna lo avrebbe trascinato via senza possibilità di scampo.
Eppure i segnali c’erano: accanto a quella grata camminavano nervosamente una cagna e i suoi cuccioli, quasi come fossero in attesa di qualcuno che si accorgesse di loro e del problema che li affliggeva. Era una famiglia in ansia per il suo membro più giovane
”Ma come ci era finito in quel tombino?”: questa è la prima domanda che si è posto l’elettricista, ma non c’era tempo da perdere: se avesse iniziato a piovere, la corrente nelle fognature avrebbe potuto trascinare il cucciolo chissà dove. Brito doveva salvare quel piccolo quattro zampe, rimasto al buio, disperato e piangente.

Grazie all’aiuto di altre persone che lui stesso aveva chiamato, l’elettricista ha alzato la grata del tombino ed è sceso al suo interno. L’ambiente era angusto e sporco, ma Brito non si è lasciato scoraggiare; il cucciolo era tuttavia spaventato anche da quella benevola presenza che stava cercando solo di salvargli la vita.
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Per fortuna dopo vari tentativi, Brito è riuscito ad afferrare il cucciolo e a riportarlo in superficie: è stata la fine di un incubo. Il tombino è stato richiuso e il quattro zampe ha potuto riunirsi alla sua famiglia. Solo una volta venuto alla luce, l’elettricista ha riconosciuto in lui quel quattro zampe che apparteneva a una famiglia che viveva nel vicinato e che già in passato era stata responsabile di scarsa attenzione e cura nei confronti dei cuccioli di casa.
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Le sue dimensioni lo rendono fuori dal comune ma non è frutto dell’Intelligenza Artificiale: il cane Sully è gigante ma è reale. Ormai siamo abituati ... Leggi tutto
L’articolo Quando la realtà supera l’IA: Sully, il cane che sembra impossibile è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Le sue dimensioni lo rendono fuori dal comune ma non è frutto dell’Intelligenza Artificiale: il cane Sully è gigante ma è reale.

Ormai siamo abituati a immagini che pongono diversi dubbi sulla nostra capacità di distinguere il reale da ciò che non lo è, e questo è uno di quei casi. Infatti pare che esista un cane gigante ma reale che sembra però essere stato creato dall’intelligenza artificiale. Stiamo parlando di Sully, l’enorme quattro zampe che sembra anche più grande grazie al suo enorme mantello. Ecco perché è diventato tanto famoso.
Grande e grosso, dal cuore d’oro: sembra questa la descrizione perfetta di questo cucciolone che ad oggi pesa circa 40kg. La stima del suo peso si era ipotizzata di circa 30kg ma Sully l’ha superata di gran lunga. E in molti ancora si chiedono se sia reale o se il quattro zampe sia frutto dell’Intelligenza Artificiale, che domina ormai sul web.

Di sicuro non è solo la ‘stazza’ a renderlo grande ma anche il soffice pelo che gli fa da contorno ad un corpo già grande, tipico della razza cui appartiene, il Bernedoodle. Nella foto che lo vede accanto alla sua umana preferita, le dimensioni sono evidenti: la supera e la sovrasta senza alcuna difficoltà. Ma il suo atteggiamento resta quello di un cucciolo dolce e desideroso di coccole.
E’ proprio la sua padrona, Merritt Dermer, a dichiararsi sorpresa di quanto sia diventato grande il suo Sully, soprattutto perché, quando era cucciolo, le avevano prospettato un peso di massimo 30kg. Ma obiettivamente questa stima era del tutto errata!
Nemmeno lui si rende conto di quanto è grande e possente, perché quando si avvicina alla sua padrona ha solo voglia di farsi fare le coccole. Eppure, a vederli insieme, il quattro zampe sembra sovrastarla di gran lunga. E sono proprio le foto in compagnia della sua famiglia a far sorgere nei soliti dubbiosi del web il dubbio che sia reale.

Ma Sully non sa di essere così grosso e non perde occasione per mostrare il suo carattere dolce e (a tratti) anche indifeso: è un cane entusiasta, che ama la compagnia della sua famiglia e la sua energia spesso lo porta a fare qualche ‘piccolo’ disastro in casa (ad esempio il suo ‘lanciarsi’ contro i muri, spesso lascia delle piccole ammaccature).
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Nel suo quartiere è diventato in breve una sorta di mascotte, ma i suoi occhi (e il suo cuore) sono tutti per la sua padrona Merritt, che ammette di non aver mai desiderato altro cane se non Sully. Non a caso lo definisce il ‘suo gigante buono’.
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Accusato di sporcare il paese in cui viveva: un uomo ha sparato a un cane, rimasto paralizzato ma che è riuscito a cambiare vita. Crudeltà ... Leggi tutto
L’articolo Sparato perché “sporcava il paese”: cane paralizzato trova una nuova famiglia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Accusato di sporcare il paese in cui viveva: un uomo ha sparato a un cane, rimasto paralizzato ma che è riuscito a cambiare vita.

Crudeltà e follia sono alla base dell’atto di estrema ferocia ai danni di un quattro zampe: un cane è stata sparato ed è rimasto paralizzato inseguito al colpo di pistola. L’uomo che voleva ucciderlo lo aveva accusato di ‘sporcare’ il paese in cui vivevano entrambi. Ad oggi, per fortuna, la vita del cane è migliorata e, seppur senza l’uso delle zampe, ha trovato una nuova e amorevole famiglia.
A quanto pare le motivazioni che hanno spinto l’uomo accusato di aver impugnato un’arma da fuoco e di averla puntata contro il quattro zampe sono sempre state inconsistenti quanto terrificanti: pare che gli abbia sparato perché, a suo dire, dava fastidio. Il cane che viveva in strada era stato additato dall’uomo come causa della sporcizia in paese.
Una motivazione crudele e insensata che purtroppo non ha fermato la mano dell’uomo, che probabilmente aveva intenzione di eliminare il quattro zampe, che è per fortuna sopravvissuto all’agguato. Nonostante le ferite riportate, che gli hanno causato una permanente paralisi, il cane è riuscito a rialzare la testa e a riprendersi in mano la sua vita.
Pare inoltre che il colpo di pistola o fucile (non è stata specificata l’arma) sia stato sparato da una finestra, quella proprio dell’abitazione dell’uomo, la cui moglie era solita lamentarsi anche con i vicini del ‘disturbo’ arrecatole dalla presenza del randagio nella strada della sua abitazione e dalle feci che le capitava di trovare nella via.
Da quella che sembrava a tutti gli effetti una tragedia, la vita di questo randagio ha subito una svolta incredibile e in meglio: da quando alcuni soccorritori lo hanno trovato in strada giorni dopo e di fatto salvato, in molti si sono ‘accorti’ di lui. Purtroppo, come spesso accade ai cani meno fortunati che vivono senza il calore di una famiglia, spesso si tende a non vederli o a far finta di nulla.

Dopo il necessario ricovero in una clinica veterinaria, il cane non è riuscito a recuperare l’uso delle zampe posteriori (irrimediabilmente compromesse) ma la sua triste storia è venuta a galla, rendendolo famoso. L’immagine di questo cane che continuava a vivere e a muoversi grazie ad una sedia a rotelle speciale, fatta apposta per lui, ha iniziato a fare il giro del web.
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Dopo poco infatti sono iniziate ad arrivare diverse proposte di adozione per il quattro zampe che finalmente pare aver trovato la famiglia che lo ama e che lo ha accolto in casa sua. La sua forza di volontà e la voglia di vivere gli hanno consentito di ritrovare la serenità, anche grazie ai suoi nuovi padroni.
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Scene strazianti ancora impresse nella mente ma nessuna pena: ha preso il via il processo ai due imputati per il cane trascinato sull’asfalto. Gennaio 2025: ... Leggi tutto
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Scene strazianti ancora impresse nella mente ma nessuna pena: ha preso il via il processo ai due imputati per il cane trascinato sull’asfalto.

Gennaio 2025: a Cassano Murge in Puglia, due uomini, proprietari del cane Rambo lo hanno trascinato sulla provinciale 145. L’eclatante caso di maltrattamento animali è stato preso a cuore dalla Lav che lo ha portato in tribunale, costituendosi parte civile al tribunale di Bari. E’ finalmente partito il processo per il cane trascinato sull’asfalto a carico dei due imputati; oggi la vita di Rambo è completamente cambiata e in meglio.
Probabilmente sono ancora impresse nella mente di tanti le immagini del cane Rambo, legato con un guinzaglio di fortuna all’auto su cui viaggiavano i proprietari. I due uomini senza scrupoli hanno pensato di ‘portarlo’ così sulla strada provinciale 145 a Cassano Murge il 7 gennaio dello scorso anno. Per fortuna i fatti non sono passati inosservati, e grazie alle immagini scattate in strada e inviate alla Lav, i due colpevoli sono finiti a processo.

Purtroppo i tempi della giustizia sono molto lunghi e solo da poco è iniziata la prima fase del processo che vede i due uomini accusati del reato di maltrattamento animali. I due infatti non solo avevano tenuto legato il cane al guinzaglio mentre procedevano a velocità sostenuta sulla provinciale ma lo hanno anche abbandonato sanguinante e sofferente sul ciglio della strada, così come raccontato nell’articolo del cane legato all’auto e trascinato per le strade: abitanti sotto shock.
Il povero Fido era stato trovato stanco e distrutto, steso a terra e con i cuscinetti delle zampe feriti, da cui fuoriusciva del sangue. Per fortuna dei soccorritori lo hanno visto, raccolto e lo hanno condotto al centro comunale di recupero canino di Cassano. Ed è proprio da qui che è partita la nuova vita di Rambo e le cose si sono messe male per i suoi due ex padroni, padre e figlio.
Quella che oggi possiamo raccontare è una storia completamente diversa per Rambo, come se avesse vissuto due vite in una: infatti da quando i suoi ‘angeli custodi’ lo hanno condotto al canile locale, sono partite le proposte di adozione. Dopo alcuni mesi labella notizia: c’era una famiglia adatta disposta a prendersi cura di lui.
Per i due accusati di maltrattamento invece le cose si sono complicate: non l’hanno fatta franca grazie alle immagini recuperate da alcuni passanti che avevano assistito alla scena. Tali scene sono state visionate dalla Procura del Tribunale di Bari e si è dunque aperto un processo a carico di padre e figlio, accusati di maltrattamento, tramite lo sportello Lav.
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Proprio la Lega Anti Vivisezione si è costituita parte civile e si è presentata in tribunale come parte civile, nella persona dell’avvocato Annarita d’Errico, mentre la difesa degli imputati avrebbe chiesto una applicazione della pena su accordo delle parti.
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Da Dawson alla vita reale: l’amore del compianto James Van Der Beek per gli animali resterà nel cuore di tutti quelli che lo hanno conosciuto. ... Leggi tutto
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Da Dawson alla vita reale: l’amore del compianto James Van Der Beek per gli animali resterà nel cuore di tutti quelli che lo hanno conosciuto.

Per tutti era Dawson Leery, il ragazzino che sognava di diventare un regista di cinema e di fare successo partendo dalla piccola cittadina di Capeside: molti se lo ricordano ancora così. Ma chi ha avuto la possibilità di conoscerlo come persona può confermare che anima preziosa fosse la sua: il legame profondo con la moglie, con i figli, con la terra e per i meno fortunati anche a quattro zampe. L’amore di James Van Der Beek per gli animali e per i cani meno fortunati è tuttora evidente.
In questi giorni successivi alla tragica dipartita del volto di ‘Dawson’s Creek’, sono venuti a galla degli aspetti della sua vita privata: la scelta di vivere lontano dai riflettori, l’amore per la moglie Kimberly Brook e per i loro 6 figli e naturalmente anche quello per gli animali. La scelta di vivere in campagna, conducendo un’esistenza fatta di piccole cose, faceva chiaramente intendere la sua passione per gli animali.

Inoltre la numerosa famiglia Van Der Beek aveva adottato ben 5 cani, che sono considerati a tutti gli effetti altri figli ma a due zampe dei coniugi. E non solo l’attore ha aperto le porte della sua casa a tanti cani meno fortunati, ma si è anche impegnato in campagne di adozione ‘sfruttando’ la sua immagine famosa. Infatti tutti gli adolescenti negli anni ’90 non possono non ricordare la passione di Dawson Leery per il cinema e per i suoi amici, che rendevano le giornate nella tranquilla Capeside meno noiose.
La popolarità del suo personaggio, che ha accompagnato i pomeriggi dopo la scuola, è stata messa al servizio dei cani meno fortunati: campagne di adozione, raccolte fondi per canili e l’impegno in prima persona nell’adottare dei cani che sono entrati a far parte della sua famiglia. Nelle foto di famiglia, nella piena campagna dove abitava, non mancavano mai anche loro.

Dal 2021 si era aggiunto l’ultimo arrivato, Theo, un esemplare di Husky bianco; anche il meticcio di Chihuahua è entrato nella vita dell’attore in modo piuttosto bizzarro: pare infatti che Van Der Beek lo avesse vinto a una lotteria del canile per cani bisognosi di famiglie che li adottassero. Ma a conferma di quanto i loro cani fossero importanti per lui e sua moglie, al di là delle copertine e dei social, arriva anche il ringraziamento della PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) per l’impegno costante e reale dei due coniugi.
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Dopo la sua morte appare chiaro quanto profonda e buona fosse l’anima di quest’uomo che con la sua stessa vita ha lasciato un chiaro messaggio: l’amore si dimostra nei fatti e l’azione concreta di un’adozione è un impegno da assumersi seriamente e da vivere con amore e costanza ogni singolo giorno.
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Ha rischiato la vita e tutto solo per soddisfare la sua curiosità: il cuore del cane Nelly si è fermato per 17 minuti ma per ... Leggi tutto
L’articolo Il cuore di Nelly si è fermato per 17 minuti: la corsa contro il tempo per salvarle la vita è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ha rischiato la vita e tutto solo per soddisfare la sua curiosità: il cuore del cane Nelly si è fermato per 17 minuti ma per fortuna è stata salvata.

Il mondo è tutto da esplorare: così la pensano i nostri animali domestici, ma spesso non riescono a rendersi conto del pericolo che corrono, talvolta mettendo a rischio la loro stessa vita. Questo è uno di quei casi in cui una corsa contro il tempo è stata fondamentale perché arrivare in ritardo avrebbe decretato la morte dell’animale. Protagonista della storia è Nelly, un cane curioso che il cui cuore si è fermato per ben 17 minuti prima di ricominciare a battere.
Era troppo curiosa, doveva scoprire cosa ci fosse in quel cassetto della camera da letto dei suoi padroni e un giorno, approfittando della loro assenza, è riuscita ad aprirlo. Nelly viveva in quella casa ma le era impedito di frugare in quel cassetto, motivo per cui la sua curiosità era stata maggiormente stimolata.

Ma in quel cassetto vi erano dei medicinali che non erano destinati agli animali e di certo non in grandi quantità: ma Nelly questo non lo sapeva e ha voluto ‘assaggiarli’ tutti. In quel comodino infatti i suoi padroni tenevano dei loro medicinali, da cui Nelly doveva restare alla larga, proprio come questo farmaco molto comune che è pericoloso per il tuo cane.
Quando i due padroni di casa sono tornati, Nelly sembrava diversa e si comportava in maniera strana: dapprima sembrava esagitata, poi successivamente ha avuto un collasso. La corsa al Dove Lewis Animal Hospital è stata fondamentale per salvarle la vita: qui, al centro veterinario di pronto soccorso, la dottoressa Supino ha capito subito quanto grave fosse la situazione.
La quantità di farmaco ingerita da Nelly era pari al quantitativo di tre mesi di cura umana: la soluzione immediata è stata quella di indurre il vomito al cane e praticare la rianimazione cardio-polmonare, poiché era in arresto cardiaco. Con l’aiuto di un defibrillatore, il cuore di Nelly ha ripreso a battere regolarmente.

Accanto a lei sono rimasti i suoi padroni, allo stesso tempo terrorizzati per quanto stesse accadendo ma fiduciosi di rivederla riprendersi. La rianimazione dell’animale è durata ben 17 minuti: tempo di speranza, di attesa infinita e angosciante. Tutto il team della dottoressa Supino si è impegnato a salvare Nelly e, alla fine, tutti insieme hanno potuto festeggiare il suo risveglio.
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Sebbene il cuore avesse ripreso a battere regolarmente, il cane non era ancora fuori pericolo: con esami del sangue e varie terapie, atte a contrastare gli effetti della intossicazione in atto. Tuttavia la dolce Nelly è rimasta buona e tranquilla, una vera paziente modello: la sua storia ha dimostrato ancora una volta che i farmaci rientrano tra i pericoli per il cane che si possono nascondere in casa.
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E’ una lotta feroce ma solo uno sopravviverà: la lotta tra puma e pinguini in Patagonia si sta facendo sempre più accesa e spietata. E’ ... Leggi tutto
L’articolo In Patagonia sta accadendo qualcosa di insolito tra puma e pinguini è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
E’ una lotta feroce ma solo uno sopravviverà: la lotta tra puma e pinguini in Patagonia si sta facendo sempre più accesa e spietata.

E’ la Legge della natura: tanto spietata quanto ‘normale’. Eppure una specie è davvero a rischio a causa di un’altra che ne è predatrice: stiamo parlando della lotta tra puma e pinguini in Patagonia, che si sta facendo sempre più accesa. In realtà si tratta di un confronto ‘impari’ in quanto i puma sono nettamente più forti nei confronti dei pinguini, che inevitabilmente sono costretti a soccombere: ecco come sta evolvendo la situazione.
E’ da sempre così: il più forte vince sul più debole, soprattutto in natura. Ma se la sopravvivenza di una specie viene messa seriamente a rischio ‘a causa’ di un’altra, bisogna intervenire e, se sì, in che modo? Ormai è questa la domanda che si pongono i responsabili e gli studio sulla situazione in Patagonia, precisamente nel Parco Nazionale di Monte Leon.
In questa zona è tornato uno dei più feroci predatori, il puma e le sue vittime preferite sono i pinguini di Magellano, quelli tipici delle coste argentine e caratterizzati da un piumaggio bianco e nero. Ma insieme non riescono a convivere perché il grande predatore attacca e si ciba proprio di questi uccelli marini, che vivevano tranquilli nella zona fino agli inizi degli anni ’90.
In realtà hanno iniziato i pinguini a conquistare una zona, quella della terraferma, poiché non vi erano fino a quel momento predatori pericolosi; tuttavia il ritorno del puma ha nettamente mutato la situazione.
Dalle stime più recenti pare che il numero di pinguini uccisi dai puma si è alzato a circa 7mila esemplari, ovvero il 7,6% della popolazione stimata. Inoltre la modalità di uccisione non comporta necessariamente lo sbranamento da parte dei puma: i felini dunque non sterminano per saziare il loro fabbisogno alimentare, bensì per eliminare esemplari.

Questa modalità di uccisione è stata ribattezzata uccisione in eccesso, ovvero quando un predatore provoca la morte di molti più esemplari di quanti poi ne mangerà effettivamente. Nonostante i dubbi sulla sopravvivenza della specie, pare che l’intera colonia di pinguini non rischierebbe l’estinzione a causa della feroce lotta dei puma.
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Infatti uno dei maggiori ostacoli alla sopravvivenza di questa specie è rappresentata dalla riproduzione e dalla sopravvivenza dei cuccioli; inoltre gli esemplari devono anche combattere la scarsità di cibo disponibile e il cambiamento del clima. Ad oggi ancora non si è tuttavia trovata una ‘soluzione’ per risolvere la lotta tra puma e pinguini, ma senza scegliere chi dovrà essere salvato e chi soccombere, bensì monitorando la situazione.
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Sembrava ossessionato ma proprio questa sua fissazione è stata provvidenziale: un pappagallo ha salvato la vita al suo padrone beccandogli il collo. Alle volte non ... Leggi tutto
L’articolo Beccava sempre nello stesso punto, e non era un caso: la storia del pappagallo che ha salvato il padrone è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Sembrava ossessionato ma proprio questa sua fissazione è stata provvidenziale: un pappagallo ha salvato la vita al suo padrone beccandogli il collo.

Alle volte non ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la compagnia dei nostri animali domestici e di quante volte riescano a salvarci la vita, alle volte anche letteralmente. E’ questo il caso del pappagallo che ha salvato la vita al padrone beccandolo sempre sullo stesso punto, un neo sul collo che era diventato l’ossessione del pennuto. Ma come si è svolta la vicenda e chi sono i suoi protagonisti?
Sebbene abbiano la fama di volatili molto equilibrati e sereni, il pappagallo di Luca si era da sempre comportato in modo molto strano: non riusciva a smettere di beccarlo su una parte del corpo, una in particolare, ovvero il suo collo. Proprio tra la testa e le spalle spiccava un neo, che era di fatto diventata l’ossessione del pennuto di casa.

E per ben due anni Luca si sentiva ‘beccare’ sempre sullo stesso punto, tanto da arrivare a evitare la vicinanza del pappagallo che tanto amava ma dal quale si sentiva quasi ‘aggredito’: eppure quel gesto non era frutto di un interesse ‘vuoto’ bensì costituiva un messaggio che il volatile cercava disperatamente di far arrivare al suo umano preferito.
Non è di certo il primo caso di animale domestico che riesce a portare l’attenzione del padrone su un problema di salute che ancora ignorava: pensiamo alla gatta che ha fiutato gravidanza e tumore della padrona oppure di insetti molto comuni che possono fiutare il tumore nell’uomo. Il loro atteggiamento può salvarci la vita, prevenendo conseguenze ben più gravi, e così è stato anche per Luca, che non aveva dato troppo peso a quel neo sul suo stesso collo.
Anche quando Luca provava a toccarsi il neo, il suo pappagallo sembrava impazzire, quasi come fosse geloso di altri che toccassero il ‘suo neo’: la convivenza stava diventando davvero complicata, dato che l’uomo non poteva neppure sfiorarsi il collo senza che il pennuto reagisse svolazzando e agitando le ali.

Insomma dopo aver creduto per ben due anni che il suo pappagallo avesse problemi di comportamento (anche piuttosto seri), Luca è andato dal medico deciso a farsi controllare quel neo. Ebbene quella macchia sulla pelle non era affatto insignificante, anzi dalla visita dermatologica è venuta fuori una scoperta che nessuno si aspettava.
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Infatti quel neo era un segnale di un melanoma cutaneo, un tumore maligno della pelle, per fortuna ancora in fase iniziale e quindi ancora ‘trattabile’. Ma se il suo pappagallo non gli avesse dato la giusta attenzione, la malattia di Luca sarebbe peggiorata forse inesorabilmente con tragici esiti. Per questo l’uomo si è reso conto di essere stato salvato dal suo stesso volatile, che voleva solo dargli un prezioso avvertimento.
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Non ha nulla ma quel poco che possiede lo usa per prendersi cura dei cani in strada come lui: il senzatetto Ray si prende cura ... Leggi tutto
L’articolo Quando l’amore viene prima di tutto: la storia di Ray e dei suoi cani è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Non ha nulla ma quel poco che possiede lo usa per prendersi cura dei cani in strada come lui: il senzatetto Ray si prende cura dei cani in strada.

Alle volte quando si ha poco ci si rende davvero conto di quali siano le cose importanti, e spesso queste non hanno un valore economico e materiale. La storia di Ray ne è una prova: si tratta di un senzatetto che si prende cura dei cani che, come lui, vivono senza una dimora fissa in strada. Quel poco che possiede lo dona o lo condivide con i quattro zampe, che in cambio gli donano amore e fedeltà incondizionati.
E’ una storia tutta italiana quella che vede protagonisti un SFD (senza fissa dimora), il cui nome è Ray, e dei cani randagi che come lui vivono in una strada di un affollato comune del Centro Italia. Non hanno molto, se non quel poco che riescono a racimolare tra i rifiuti o donato dalle persone che ormai a loro si sono affezionate.

E’ facile vederlo appoggiato al muro sul marciapiedi, completamente scoperto poiché la sua unica coperta l’ha offerta ai suoi cani per proteggersi dal freddo: i due quattro zampe sono stati battezzati coi nomi di ‘Buddy’ e ‘Willow’. Ogni sera è possibile assistere allo stesso rituale: l’uomo copre i due cani con la coperta e se li mette accanto al suo corpo per dare loro ulteriore calore.
Un rito d’amore che si ripete puntualmente, lento ma tanto ricco allo stesso tempo: a vederli così uniti, quasi pare ci si possa dimenticare della loro condizione indigente.
Chi passava di lì non poteva fare a meno di osservare incantato quei gesti pieni di dignità e amore che il buon vecchio Ray riserva ai suoi cani, come se non avesse bisogno di altro che dell’amore dei suoi cani. Si comporta come un papà coi suoi figli: amorevole, attento a rimboccare le coperte quando il freddo si fa pungente e cala la notte.

Eppure per lui non c’è nulla con cui coprirsi, ma nonostante ciò quel po’ di calore che il suo corpo riesce a emanare lo dona ai quattro zampe. E anche quando qualcuno gli regala della spesa acquistata nel negozio di alimentari lì vicino, Ray apre la busta e condivide tutto il contenuto con Buddy e Willow, come si fa in una famiglia che si ama e si rispetta.
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In quella strada si è venuta a creare una gerarchia fondata sull’amore: prima i due randagi che, nonostante la sfortuna di vivere in strada, hanno trovato un padrone d’oro che si occupa e si preoccupa per loro prima che di se stesso. Una storia che dovrebbe far riflettere molti e che fornisce un esempio concreto dell’amore donato e ricevuto.
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Un passo avanti verso la civiltà: il primo stop alle gare di caccia alle lepri con i cani secondo una decisione della Regione Veneto. La ... Leggi tutto
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Un passo avanti verso la civiltà: il primo stop alle gare di caccia alle lepri con i cani secondo una decisione della Regione Veneto.

La Lav aveva fatto una istanza e la Regione Veneto ha prontamente risposto con una decisione che cambierà le sorti di alcuni animali: arriva il primo stop alle gare di caccia alle lepri con i cani. La pratica, che era stata autorizzata in alcuni comuni come nella provincia di Treviso, ha subito (finalmente) una battuta d’arresto importante: la fine di un ‘passatempo’ crudele e ingiusto.
Fino ad oggi chi voleva dilettarsi in quello che da molti era definito uno ‘sport’, ovvero la caccia alle lepri utilizzando i cani, non potrà più recarsi nella provincia di Treviso. Pare infatti che il Tar Veneto si sia espresso in maniera del tutto negativa sulla decisione di concedere ulteriormente l’autorizzazione a questo tipo di ‘passatempo’.

Infatti tale permesso avrebbe avuto validità fino al 2030, se la Lav (l’Associazione animalista italiana) non avesse presentato un’istanza: da un punto di vista legale l’autorizzazione era già stata sospesa dal Consiglio di Stato, allo scopo di fermare lo strazio degli animali selvatici interessati, soprattutto nel loro periodo di riproduzione (da marzo a maggio).
I cani che partecipavano alle gare di caccia avrebbero trovato non solo le madri ma anche i piccoli neonati, magari intenti ad essere allattati: uno spettacolo macabro che per fortuna non si ripeterà. Questi esemplari solitamente erano selezionati tra alcune razze italiane e in particolare: il Segugio italiano, il Segugio dell’Appennino e quello maremmano.
Con la decisione di annullare l’autorizzazione, la stessa Regione Veneto ha ammesso (implicitamente) l’illegittimità di quelle gare, soprattutto nei periodi di riproduzione dei lagomorfi. Questa decisione appare come un chiaro segnale di discontinuità e interruzione rispetto alle decisioni precedenti, che avevano da sempre messo da parte gli interessi e la tutela degli animali.

Se per i cani quegli eventi erano poco più che ‘allenamenti’, per le lepri e i loro piccoli essi si trasformavano in vere e proprie lotte per la sopravvivenza, fughe improvvise e sfrenate da segugi che le avrebbero localizzate e indicate ai loro cacciatori. Infatti compito dei cani non era quello di sbranare le prede ma solo di scovarle, in modo che i fucili potessero poi ‘finire’ l’atroce lavoro.
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Infatti la gara metteva in evidenza le abilità dei cani nel seguire una traccia, trovare il covo dove si nascondevano le lepri e guidare il lagomorfo senza abbatterlo e senza cambiare traccia. Alcuni hanno osato definirlo un ‘gioco’ atavico, dove i cani in azione mettono in luce le loro qualità venatorie.
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Piccola ma tanto forte da proteggere la sua umana: cane di due chili salva la sua padrona sulle montagne in un estremo gesto d’amore. Nessuno ... Leggi tutto
L’articolo Lola, due chili di coraggio: il cane che ha salvato la sua umana sulle montagne è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Piccola ma tanto forte da proteggere la sua umana: cane di due chili salva la sua padrona sulle montagne in un estremo gesto d’amore.

Nessuno forse avrebbe mai potuto credere che un cane di taglia piccola potesse proteggere la sua umana come un esemplare di taglia forte: probabilmente in certi casi non è la stazza a contare ma la forza dell’amore e il coraggio di compiere azioni apparentemente impossibili. Un cane di due chili salva la sua padrona sulle montagne in una situazione di estremo pericolo: ora è solo grazie a Lola che è salva.
Inseparabili come due amiche, come mamma e figlia, Jill è la padrona di Lola ma, a differenza di quanto ci si aspetterebbe, non è stata l’umana a proteggere il suo cane. Eppure Lola è piccola, pesa solo cinque libbre (un paio di chili), è di razza Maltipoo, un delizioso incrocio tra maltese e barboncino quindi non è uno dei ‘tipici’ cani da difesa. A volte però si sottovaluta la potenza dell’amore e la forza che può derivare da questo sentimento.

Arrivate tra le montagne Uintah, nello Utah, Jill aveva fermato la sua auto e aveva deciso di dire addio alla sua vita con un mix di potenti farmaci, ma non senza avere accanto la sua piccola Lola, l’unica che avrebbe voluto vicina nel momento del commiato. Eppure quella combinazione di sostanze non l’ha fatta addormentare per sempre, ma l’ha solo stordita facendole perdere i sensi.
Ma questa femmina di Maltipoo non è rimasta ferma a guardare la sua padrona addormentarsi: con un gesto estremo ha lasciato la donna in macchina e si è allontanata alla ricerca di aiuto.
La piccola femmina a quattro zampe ha avvicinato alcuni campeggiatori nelle vicinanze e ha richiamato la loro attenzione, fino a convincerli a seguirla. Non si sarebbe arresa fino a quando uno di loro non si fosse avvicinato alla macchina con la sua padrona svenuta: e così è stato. Alcuni uomini, trasformatisi in soccorritori, sono arrivati alla macchina e hanno subito capito che la situazione poteva degenerare con esiti drammatici.

Una donna ha effettuato una manovra cardiopolmonare fino all’arrivo dei soccorsi, che erano stati chiamati. In tutto questo tempo Lola non ha mai lasciato la sua umana: è rimasta sulla sua pancia mentre tutti intorno a lei si muovevano per salvare la vita. Solo grazie a Lola però quelle persone sono riuscite a chiamare i soccorsi che hanno riportato in vita Jill.
E non solo quella notte Lola le ha salvato la vita; è rimasto accanto alla padrona per tutto l’anno successivo, un lungo periodo in cui la donna ha dovuto combattere contro i suoi problemi mentali. Il compito più importante portato a termine da Lola è stato quello di infondere amore e speranza alla donna, che oggi ha superato la sua dipendenza dai farmaci e ha una nuova vita.
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Oggi la vita di Jill è davvero cambiata: è lei a dare supporto a chi, come lei in passato, soffre di dipendenza da farmaci da prescrizione, fa volontariato e non dimentica mai il gesto della sua quattro zampe, con la quale ancora condivide i suoi giorni.
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Dall’estero arrivano grandi novità che dovremmo copiare: come salvare i cani randagi dal freddo invernale e proteggerli in un periodo tanto difficile. Un’idea che sembra ... Leggi tutto
L’articolo Cani e freddo pungente: l’esempio di civiltà che dovremmo adottare anche in Italia è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Dall’estero arrivano grandi novità che dovremmo copiare: come salvare i cani randagi dal freddo invernale e proteggerli in un periodo tanto difficile.

Un’idea che sembra geniale ma che in realtà coniuga interesse per i quattro zampe meno fortunati e il superamento di un periodo difficile come l’inverno, soprattutto per chi è costretto a vivere in strada. Stiamo parlando di come salvare i cani randagi dal freddo con una costruzione a forma di tunnel, che offrirà riparo e conforto ai quattro zampe nelle strade: ecco di cosa si tratta e perché dovremmo copiarla anche qui in Italia.
Sono dei tunnel, simili a quelli che abbiamo in casa per far divertire il nostro gatto, ma decisamente più grandi e ‘caldi’: arriva dall’Ungheria, Paese tra i più freddi al mondo, un’idea che ha alla base l’amore e l’interesse per gli animali randagi. I cani più sfortunati sono costretti a vivere in strada anche lì, dove freddo, ghiaccio e gelo la fanno da padroni.

Ma il Governo ungherese ha deciso di non ‘girarsi’ dall’altra parte, bensì di aiutare questi animali quando le temperature si abbassano al di sotto dello zero. Ora l’inverno lungo e rigido sembra fare meno paura a chi, come loro, non può godere del calore di una casa. E’ una soluzione utile e innovativa che ha previsto l’installazione di grandi tunnel, atti ad ospitare al loro interno i cani randagi, che vi possono entrare senza alcun problema.
All’interno del cerchio potranno godere del calore di cui hanno bisogno e tutto questo senza alcun costo: infatti queste costruzioni sono alimentate ad energia solare e sono adatte anche come riparo anti pioggia. Il calore accumulato durante le ore diurne di luce viene rilasciato dopo il tramonto ai cani che cercano riparo e conforto, evitando il rischio di ipotermia nel cane.
L’impatto di questi tunnel riscaldati sulla popolazione canina che affolla le strade è assolutamente salutare, efficace e perfino attenta all’ambiente: infatti non si rilasciano gas o altri elementi dannosi per l’aria, poiché si tratta di semplice calore accumulato durante il giorno dal materiale di cui sono rivestite queste costruzioni.

Sono attive dalla stagione invernale 2025-2026 e hanno già salvato diverse vite, secondo le testimonianze di diverse associazioni animaliste. Il microclima che si viene a creare all’interno dell’abitacolo offre una concreta speranza di sopravvivenza ai quattro zampe randagi (poiché il il randagismo dilaga nel mondo e la colpa è solo dell’uomo).
Essendo privi di recinzioni, questi tunnel possono essere facilmente utilizzati sia da cani sia da gatti, senza l’ausilio dell’uomo. Ma perché allora non ‘copiare’ questa soluzione eco-friendy e pet-friendly in Italia e in tutto il mondo? In effetti basterebbe poco per salvare delle vite, e ciò di sicuro alzerebbe il livello di civiltà anche in altri contesti urbani.
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Piccole e innovative idee come questa dovrebbero essere replicate ovunque, come soluzione ai pericoli dell’inverno per i cani.
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