
Una storia molto particolare di un cane che ha letteralmente un dono. Andiamo a conoscere meglio Bear che svolgeva un particolare lavoro. Molto spesso vi ... Leggi tutto
L’articolo Il cane che ha dedicato la vita a salvare koala: oggi Bear va in pensione tra l’affetto di tutti è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia molto particolare di un cane che ha letteralmente un dono. Andiamo a conoscere meglio Bear che svolgeva un particolare lavoro.
Molto spesso vi raccontiamo storie di un amore incredibile tra razze completamente diverse, oppure di lavoro particolari. Oggi vi vogliamo stupire con qualcosa di diverso dal solito.

Vogliamo farvi conoscere la storia di Bear, un cane che ha lavorato e adesso va in pensione, come capita a noi. Andiamo a scoprire meglio tutto nel dettaglio.
Una storia particolare che non appartiene a tantissimi cani, o almeno per noi non è così comune. Bear è un cane da ricerca e soccorso per i koala quando ci sono gli incendi. Come possiamo immaginare non siamo in Italia ma in Australia. Quanti di noi si ricordano la terribile “black summer” del 2019 e 2020.

Bear era diventato l’animale simbolo della biodiversità, lui un Koolie australiano, un cane pastore simile ai noti Pastori australiano o ai Border Collie. Nella sua prima parte della vita era letteralmente ossessionato dalle palline.
Aveva una grandissima motivazione predatoria, anche tipica della razza che in alcuni casi diventa una vera e propria patologia dal punto di vista psicologico e vengono messi in atto dei comportamenti ripetitivi ed ossessivi e spesso i proprietari non si accorgono di nulla.
Questo succede perché questi cani sono lavoratori e per loro inseguire una pallina è come tenere a bada una mandria! Motivo per il quale potrebbero soffrire questi cani se non riescono ad appagare la loro vocazione. Ecco però che qualcosa cambia per Bear.
Grazie all’associazione International Fund for Animal Welfare (Ifaw) diventa un cane da ricerca di koala. E’ diventato piano piano il primo cane addestrato a fiutare il pelo dei koala vivi e nella sua carriera ne ha trovati ben oltre i cento.
Lavora da oltre un decennio e per lui è giunto il momento di andare a riposare, una vera e propria pensione senza impegni legati agli interessi umani.
Come possiamo immagine l’associazione ha pubblicato una sorta di annuncio di lavoro per trovare il suo successore tra i cani che non sono realmente capiti dalle famiglie o che si trovano in canile.

Serve un cane con una grandissima energia e dal comportamento esuberante. Un’altra interessantissima informazione è che il cane sarà addestrato a distanza. Avete capito bene, l’animale sarà seguito da Frédéric Chappée, direttore delle unità cinofile dell’IFAW, che ha ben 20 anni ed oltre si esperienza nel settore ma che si trova fisicamente in Francia.
Nonostante questo è riuscito a sviluppare un programma di addestramento che funziona benissimo e prevede anche sessioni di formazione e valutazioni anche varie volte l’anno.
Lui stesso ha dichiarato che fin da bambino amava lavorare con i cani ed è onoratissimo che l’Australia lo abbia scelto per proteggere un animale, il koala, dalle situazioni di pericolo.
Come vedi una storia davvero particolare quella di oggi che sicuramente ti avrà fatto riflette. Come vedi il comportamento del tuo cane? C’è qualcosa che potresti migliorare oppure no? In caso di risposta affermativa cerca di capire ben il suo bene, magari con pochissimi accorgimenti lui avrà un netto miglioramento.
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A 13 anni, cieco e improvvisamente solo: Taz ha visto la sua vita cambiare nel modo più doloroso e incomprensibile possibile. Essere anziani dovrebbe significare ... Leggi tutto
L’articolo A 13 anni e cieco, Taz viene abbandonato perché “troppo impegnativo”: ora cerca una seconda possibilità è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
A 13 anni, cieco e improvvisamente solo: Taz ha visto la sua vita cambiare nel modo più doloroso e incomprensibile possibile.
Essere anziani dovrebbe significare tranquillità, carezze, sicurezza. Per Taz, invece, i 13 anni sono iniziati con un abbandono che ha spezzato il cuore a migliaia di persone.

La sua storia arriva da St. Petersburg, dove il piccolo cane cieco è stato lasciato in un canile della contea perché non più “desiderato”. Una parola fredda, crudele, difficile persino da accostare a un animale che aveva passato tutta la vita accanto a una famiglia.
Per un cane anziano e senza vista, ritrovarsi all’improvviso in un ambiente pieno di rumori, odori sconosciuti e persone estranee significa perdere ogni punto di riferimento. Chi lo ha soccorso racconta che Taz era spaesato, terrorizzato, esausto. Cercava di capire dove fosse finito, mentre intorno a lui tutto era diventato improvvisamente estraneo.
Ed è impossibile non chiedersi come si possa arrivare a considerare un cane anziano un peso proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di amore e protezione.
Quando il rifugio Pawlicious Poochie Pet Rescue è intervenuto per salvarlo, la prima cosa fatta dalle volontarie non è stata straordinaria. E forse è proprio questo a rendere tutto ancora più commovente.

Gli hanno fatto un bagno caldo. Lo hanno avvolto in coperte appena uscite dall’asciugatrice.
Gli hanno preparato la cena e accompagnato fuori con delicatezza.
Piccoli gesti normali, quotidiani. Ma per un cane appena abbandonato diventano enormi. Diventano il modo per dirgli che non è spazzatura, che qualcuno vede ancora il suo valore, che la sua vita conta. Quella notte Taz ha finalmente dormito al sicuro.
Le cure veterinarie hanno poi rivelato condizioni dentali molto gravi, con infezioni dolorose e problemi cronici che richiedevano un intervento urgente. Eppure gli esami del sangue hanno raccontato qualcosa che molti sembrano dimenticare troppo facilmente quando si parla di animali anziani: Taz aveva ancora forza, energia e voglia di vivere.
Sui social qualcuno ha persino insinuato che, essendo cieco e anziano, l’eutanasia sarebbe stata la scelta più “sensata”. Ma basta guardare Taz per capire quanto questa idea sia distante dalla realtà.

Taz ama stare al sole. Esplora il giardino seguendo gli odori. Mangia con appetito. Cerca il contatto umano. Si infila felice sotto le coperte.
La cecità non gli ha tolto la voglia di vivere. E l’età non cancella il diritto alla dignità.
La sua storia ha colpito così tanto perché racconta una realtà ancora troppo diffusa: tanti animali vengono abbandonati proprio quando diventano anziani, malati o più fragili. Proprio quando avrebbero più bisogno di stabilità e affetto.
Eppure spesso sono loro quelli più riconoscenti. Quelli che, nonostante il dolore subito, riescono ancora a fidarsi degli esseri umani.
Oggi Taz è al sicuro, seguito dai veterinari e circondato da persone che finalmente lo trattano per ciò che è sempre stato: una vita che meritava amore fino all’ultimo giorno.
Abbandonare un animale è sempre un gesto devastante. Ma farlo con un cane anziano ha qualcosa di ancora più doloroso. Un cane che ha passato tutta la vita accanto agli esseri umani, che conosce solo quella casa, quelle voci, quelle abitudini, improvvisamente si ritrova senza più nulla.
Per un animale anziano il cambiamento è traumatico, soprattutto se ci sono problemi di salute, difficoltà motorie o, come nel caso di Taz, la cecità. Significa spezzare gli ultimi punti di riferimento che aveva. Significa lasciarlo nella paura proprio nel momento della vita in cui avrebbe bisogno soltanto di tranquillità, protezione e amore. Ed è forse questo che fa più male: sapere che dopo anni di fedeltà assoluta, alcuni animali vengono trattati come oggetti da mettere via quando diventano “scomodi”.
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Roma sabato 9 maggio 2026 si è riempita di migliaia di persone arrivate da tutta Italia e dall’estero per gli animali. La manifestazione organizzata da ... Leggi tutto
L’articolo Claudia di Amore a Quattro Zampe tra la folla della manifestazione animalista di Enrico Rizzi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Roma sabato 9 maggio 2026 si è riempita di migliaia di persone arrivate da tutta Italia e dall’estero per gli animali.
La manifestazione organizzata da Enrico Rizzi si è trasformata in qualcosa di molto più grande di un semplice corteo. Migliaia di cittadini hanno scelto di esserci fisicamente, di lasciare le proprie città per ritrovarsi nella Capitale con un obiettivo comune: chiedere maggiore tutela per gli animali vittime di violenze, maltrattamenti, abbandoni e indifferenza.

In mezzo alla folla era presente anche Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe, che durante la giornata ha raccolto testimonianze, emozioni e racconti di persone profondamente segnate da ciò che ogni giorno vedono accadere agli animali. Non solo attivisti storici, ma famiglie, giovani, volontari, persone comuni unite dalla stessa convinzione: non si può più restare in silenzio.
Tra cartelli, applausi e momenti di forte commozione, la piazza ha mostrato il volto di una comunità sempre più consapevole e determinata a chiedere cambiamenti concreti.
Durante la manifestazione si sono alternati diversi interventi molto seguiti dal pubblico. Sul palco hanno preso parola, oltre a Enrico Rizzi, anche l’on.Francesco Emilio Borrelli, l’on. Prestipino, Luciano di Casa Bau insieme al suo avvocato e altri rappresentanti del mondo animalista.
Uno dei momenti più forti della giornata è arrivato proprio durante il discorso di Rizzi, che con il suo stile diretto e provocatorio ha denunciato le enormi difficoltà che tanti cittadini incontrano quando cercano di salvare un animale in pericolo.

“Se questo vuol dire dare una speranza di vita agli animali, sono felice di essere il terrore delle forze dell’ordine”, ha dichiarato davanti alla folla, accendendo applausi e cori.
Parole dure, che però riflettono la frustrazione di tante persone che spesso raccontano di denunce ignorate, segnalazioni rimbalzate da un ufficio all’altro e interventi arrivati troppo tardi. Nel suo intervento, Rizzi ha sottolineato come sempre più cittadini stiano scegliendo di esporsi, denunciare e pretendere controlli reali contro maltrattamenti e violenze.
Molto applaudito anche l’intervento di Francesco Emilio Borrelli, che ha ribadito un concetto condiviso da gran parte delle persone presenti in piazza: difendere gli animali non è una battaglia isolata o secondaria.
Secondo il parlamentare, il modo in cui una società tratta gli esseri più indifesi racconta il livello di civiltà, rispetto e umanità di un Paese. Un tema che, inevitabilmente, si intreccia anche con il contrasto alla violenza, al degrado e alla criminalità.
Le sue parole hanno trovato il sostegno della folla, che per tutta la giornata ha dimostrato quanto il tema della tutela animale sia sentito da migliaia di persone.
Claudia Colono di Amore a Quattro Zampe ha seguito la manifestazione direttamente tra le persone, ascoltando storie spesso dolorose ma anche cariche di empatia. C’era chi ricordava un animale salvato, chi non riusciva a dimenticare immagini di violenze, chi aveva deciso di partecipare semplicemente perché stanco dell’indifferenza.

“Non è solo una piazza piena di persone. È un segnale forte”, ha raccontato durante la giornata.
Ed è forse proprio questa l’immagine più potente lasciata dalla manifestazione di Roma: migliaia di sconosciuti fianco a fianco, sotto il sole, uniti dalla volontà di difendere chi non può chiedere aiuto da solo.
Perché il rispetto verso gli animali non dovrebbe essere considerato un tema marginale. Dovrebbe essere qualcosa di normale, naturale, parte integrante dell’idea stessa di società civile. Qui sotto il video della nostra Claudia che ci porta nel vivo della manifestazione, per dare voce a chi non ha voce: i nostri amati animali.
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Che cosa si è visto effettivamente nel laghetto di Pistoia? Era un coccodrillo o una suggestione? Scopriamolo insieme e vediamo come è accaduto. Ti raccontiamo ... Leggi tutto
L’articolo Un coccodrillo a Pistoia? L’avvistamento nel laghetto scatena dubbi e curiosità è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Che cosa si è visto effettivamente nel laghetto di Pistoia? Era un coccodrillo o una suggestione? Scopriamolo insieme e vediamo come è accaduto.
Ti raccontiamo spesso storie particolare di resilienza e amore ed oggi vogliamo fare lo stesso ma con un modo diverso. Sai che potrebbero aver visto un coccodrillo a Pistoia?

Andiamo a vedere meglio insieme di che cosa si tratta. Rimarrete completamente senza parole e poi non dite che non vi avevamo avvisato.
Questa volta sembra che la voce sia una di quelle fondate, ovvero in un laghetto artificiale all’interno di un vivaio viene avvistato un coccodrillo. La segnalazione viene fatta da un singolo cittadino direttamente ai Carabinieri Forestali. Ecco quindi che sono scattati immediatamente i controlli di rito con i Vigili del Fuoco ed i veterinari dello zoo, ci troviamo a Masiano, una frazione di Pistoia.

Al momento, però, non ci sono prove della presenza dell’animale. Gli accertamenti sono ancora in corso ed i Carabinieri mantengono il massimo riserbo. Anche i controlli attorno alla zona non avrebbero evidenziato presenze di questo rettile. Stando ad alcune voce, il testimone però ha sporto formale denuncia.
E’ stato anche escluso che l’animale possa venire dallo zoo di Pistoia. Come possiamo immaginare l’episodio particolare ha catturato la curiosità dei media locali ed ha messo in modo anche un iter istituzionale abbastanza complesso. Oltre ai Carabinieri Forestali e ai Vigili del Fuoco, sembra siano stati coinvolti anche la Prefettura e gli esperti di animali esotici.
In questo caso, come possiamo immaginare, entra in gioco sia la sicurezza pubblica che la tutele degli animali, dato che si tratta di una specie protetta che ha delle convenzioni internazionali. Anche se sembra che sia un nuovo falso allarme. Ad aumentare i dubbi sarebbero le presunte immagini.
Alcuni dettagli non sarebbero compatibili con l’animale, come la posizione degli arti inferiori troppo distanti dalla testa dell’animale. Si pensa che sia stata modificata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Ricordiamoci che segnalazioni di questo genere non sono rare nel nostro paese, anzi.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate. L’episodio precedente risale a febbraio a Capaccio-Paestum, in Campania, dove si era visto un alligatore in un canale, poi smentito dopo i dovuti controllo. Lo scorso anno poi era stata avvistato a Ladispoli, nel Lazio.
Enche in questo caso era presente una prova fotografica ma si tratta di un giocattolo. Spesso basta una sagoma vista da lontano o un video non tanto nitido ad aumentare questi casi di suggestioni o di scherzi di poco gusto. Sembra quindi, se non verrà smentito, che il caso di Maisiano siano uno di questi da aggiungere alla lista.
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Ci sono animali che entrano nel cuore senza fare rumore, lasciando dietro di sé un’eredità fatta di amore, rispetto e consapevolezza profonda. Traballino non era ... Leggi tutto
L’articolo Addio a Traballino, il gatto che aveva trasformato la sua fragilità in una lezione di coraggio è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Ci sono animali che entrano nel cuore senza fare rumore, lasciando dietro di sé un’eredità fatta di amore, rispetto e consapevolezza profonda.
Traballino non era soltanto un gatto conosciuto sui social. Per tantissime persone era diventato qualcosa di molto più grande.

Un simbolo silenzioso di forza, di resistenza quotidiana, di vita vissuta fino in fondo nonostante tutto. La sua storia, negli anni, ha attraversato gli schermi ed è arrivata dritta nelle case e nei cuori di chi imparava a conoscerlo giorno dopo giorno.
Bastava osservare Traballino anche solo per pochi secondi per capire che non ci si trovava davanti a una “storia pietosa”, come spesso accade quando si parla di animali fragili o disabili. In lui c’era qualcosa di diverso. C’era autenticità.

Il suo corpo aveva dei limiti evidenti, i movimenti erano incerti, il carrellino faceva parte della sua quotidianità e ogni giornata richiedeva attenzioni continue. Eppure Traballino riusciva comunque a trasmettere serenità, dolcezza e persino una forma incredibile di normalità.
Ed è forse proprio questo che ha colpito così tante persone nel tempo: il fatto che lui non chiedesse compassione. Chiedeva soltanto di vivere. Di esserci.
In un mondo che spesso tende ad allontanare ciò che appare fragile, lento o imperfetto, Traballino è diventato la prova concreta che il valore di una vita non si misura dalla forza fisica o dall’efficienza. La sua presenza raccontava qualcosa di molto più profondo.
Accanto a lui, sempre presente, c’era Mamma Flavia. E chi ha seguito questa storia lo sa bene: il loro legame era impossibile da ignorare.

Non c’erano teatralità o ricerca di attenzione. C’erano invece gesti ripetuti ogni giorno con una dedizione enorme. Cure costanti, pazienza infinita, notti difficili, attenzioni continue. Tutto affrontato con quell’amore concreto che spesso non ha bisogno di parole per essere compreso.
Mamma Flavia non ha mai trasformato il dolore in spettacolo. Ha semplicemente scelto di esserci, ogni singolo giorno, accanto a una creatura fragile che aveva bisogno di aiuto per affrontare la vita.
Ed è anche grazie a lei se Traballino è riuscito a lasciare un segno così forte nelle persone. Perché dietro quella storia non c’era soltanto un gatto speciale, ma anche un esempio autentico di responsabilità e amore verso gli animali più vulnerabili.
Negli anni attorno a Traballino si è creata una vera comunità. Persone unite non dal desiderio di assistere a una storia triste, ma dalla volontà di imparare qualcosa di diverso sul significato della fragilità.
Molti hanno iniziato a guardare gli animali disabili con occhi nuovi. Non più come creature “condannate” a una vita inferiore, ma come esseri viventi capaci di amare, giocare, comunicare e creare legami profondissimi.
Anche l’oasi nata intorno al suo nome racconta questo messaggio, il nome è l’Oasi di Traballino. Non pietà, ma attenzione. Non commiserazione, ma responsabilità concreta verso chi ha più bisogno di cure e protezione.
Traballino, senza saperlo, ha cambiato il modo in cui tante persone percepiscono la vulnerabilità animale.
Ora quel carrellino si è fermato davvero. E per chi ha seguito Traballino negli anni il vuoto è reale, difficile da ignorare.
Ci sono però presenze che non spariscono completamente. Restano nei piccoli gesti che hanno insegnato agli altri, nelle consapevolezze che hanno acceso, nell’empatia che hanno lasciato dietro di sé.
Traballino non era un eroe nel senso retorico del termine. Era semplicemente vivo. Profondamente vivo. E forse è proprio questo che lo ha reso così immenso agli occhi di chi gli ha voluto bene.
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Una storia davvero incredibile quella che vi vogliamo raccontare oggi, un amore che sembra uscito da una storia e non dalla realtà. Conosciamo meglio i ... Leggi tutto
L’articolo Una mamma davvero speciale: la cagnolina che ha accolto un piccolo capretto e che lo cura e lo ama come un cucciolo suo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia davvero incredibile quella che vi vogliamo raccontare oggi, un amore che sembra uscito da una storia e non dalla realtà. Conosciamo meglio i due protagonisti.
Vi abbiamo raccontato spesso di amori particolari ma quello di oggi forse supera alla grande tutte le storie di amore che possiamo immaginare. Parliamo di un qualcosa che va oltre la specie.

Andiamo a vedere come una cagnolina ha adottato un cucciolo di capretto, si avete letto bene. Siamo certi che non ci credete del tutto, quindi continuate a leggere.
Quando di parla di amore non dobbiamo mai metterci davanti dei paletti perché non sarebbe giusto. Noi oggi ti vogliamo proprio raccontare una storia bellissima che ti farà emozionare. Un cane di nome Bristol ha capito che un piccolo caprtto aveva assolutamente bisogno di aiuto, ed ecco che lei ha avuto la soluzione.

Il suo istinto materno ha avuto la meglio. Il capretto di pochissime settimane per qualche motivo che non conosciamo, era stato rifiutato dalla madre. Era abbandonato a se stesso. Alla capretta è stato dato il nome di Clover. Fortunatamente ha trovato qualcuno che lo proteggesse.
Ci pensa Bristol a controllarlo. La coraggiosa femmina di Cane da Montagna dei Pirenei che lo accudisce come se fosse un suo cucciolo senza nessuna differenza. Ha fatto veramente qualsiasi cosa per permettere al piccolo di cresce fino ad oggi per diventare un caprone sereno.
Questa particolare coppia, come possiamo immaginare è diventata praticamente inseparabile, Clover si sente al sicuro con Bristol. I due sono a loro agio come se nulla fosse. Il video ha letteralmente fatto il video del Web ed ha ricevuto un numero incredibile di visualizzazioni e di commenti.
Tutti notano l’incredibile amore di questo cane nei confronti del suo cucciolo, e si percepisce l’amore incondizionato tra i due. Come vedete era vero e vi abbiamo raccontato una storia diversa dal solito. Un amore nato per caso ma che continua in modo solido e senza problemi.
Abbiamo imparato, sicuramente, tutti una grandissima lezione da loro due. Bisogna amare nell’accezione più autentica del termine ovvero amare per proteggere. A voi è mai capitata una storia del genere tra due specie completamente diverse che si sono unite per amore e mai lasciate?
A noi con un cane ed un gatto che si sono scelti e sono diventati, piano piano, uno l’ombra dell’altro. Quindi, non abbiate timore se vedete che capita, ma fate correre alla natura che ha sempre la soluzione migliore in ogni caso.
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Un miagolio nel silenzio del disastro ha guidato un uomo tra le macerie verso un piccolo sopravvissuto impaurito e bagnato. Nel Mississippi, nella zona di ... Leggi tutto
L’articolo Tornado in Mississippi: tra case distrutte e alberi abbattuti, un piccolo gattino continua a lottare per vivere è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un miagolio nel silenzio del disastro ha guidato un uomo tra le macerie verso un piccolo sopravvissuto impaurito e bagnato.
Nel Mississippi, nella zona di Bogue Chitto, il passaggio violento di un tornado ha trasformato interi quartieri in cumuli di detriti. Case sventrate, muri crollati, alberi spezzati e famiglie costrette a fare i conti con immagini difficili da dimenticare. Secondo i media americani, il bilancio ha coinvolto anche diversi feriti, mentre molte persone cercavano disperatamente di recuperare ciò che restava delle proprie abitazioni.

In mezzo a quel paesaggio quasi irreale si trovava anche Ashton Lemley, un cacciatore di tornado abituato a seguire da vicino questi fenomeni estremi. Ma quella giornata non gli avrebbe lasciato soltanto il ricordo della devastazione. Tra le macerie, infatti, stava per incontrare qualcuno che lottava silenziosamente per sopravvivere.
Mentre camminava tra i resti delle abitazioni distrutte, Ashton ha sentito all’improvviso un debole miagolio. Un suono breve, quasi soffocato. Per qualche secondo il silenzio è tornato totale e lui stesso ha temuto di essere arrivato troppo tardi.
Eppure qualcosa gli diceva di continuare a cercare.

Così ha iniziato a spostare pezzi di isolante, assi e frammenti di muro crollato, seguendo quel richiamo intermittente. Dopo alcuni minuti il miagolio è tornato, questa volta più forte. Ed è stato allora che la torcia ha illuminato una piccola sagoma rannicchiata, completamente bagnata e terrorizzata.
Nel video del salvataggio, diventato rapidamente virale online, si sente Ashton parlare al gattino con una dolcezza quasi istintiva, cercando di tranquillizzarlo mentre lo libera lentamente dai detriti. Una scena semplice, ma capace di colpire profondamente perché racconta qualcosa che spesso dimentichiamo: anche nel caos più totale, la vita continua ad aggrapparsi con tutte le sue forze.
Il gattino, fortunatamente, non sembrava avere ferite evidenti. Era spaventato, infreddolito e stremato, ma vivo. Ed è bastata questa immagine per far emozionare migliaia di persone sui social.
Il piccolo è stato chiamato “Tornado”, proprio in ricordo della tragedia da cui è riuscito incredibilmente a uscire vivo. Ashton ha spiegato di non poterlo adottare perché allergico ai gatti, ma ha raccontato che, poco dopo la pubblicazione del video, sono arrivate moltissime richieste di adozione.

Ed è forse questo l’aspetto più bello di tutta la storia. In mezzo a case distrutte e paura, quel gattino ha ricordato a tante persone che esiste ancora spazio per la gentilezza, per la compassione e per quel bisogno profondamente umano di proteggere chi è più fragile. A volte basta davvero un piccolo miagolio nel silenzio per riportare un po’ di speranza.
Quando si trova un gattino minuscolo da solo, la prima reazione è spesso quella di prenderlo subito in braccio e portarlo via. In realtà è importante osservare bene la situazione per qualche minuto. A volte la mamma si è semplicemente allontanata per cercare cibo e potrebbe tornare poco dopo.
Se però il piccolo appare ferito, infreddolito, bagnato, immobile oppure si trova in una zona pericolosa, allora bisogna intervenire rapidamente. I gattini così piccoli non riescono a regolare bene la temperatura corporea e il freddo può diventare un rischio serio nel giro di poco tempo. La prima cosa da fare è tenerlo al caldo con una coperta morbida o una borsa dell’acqua tiepida avvolta in un panno, evitando fonti troppo calde a contatto diretto.
Molte persone pensano subito al latte vaccino, ma è un errore molto comune. Può provocare diarrea e peggiorare la situazione. La cosa migliore è contattare subito un veterinario oppure un’associazione che si occupa di recupero animali, così da ricevere indicazioni corrette sul latte specifico e sulle cure necessarie.
Anche se sembrano fragili e indifesi, i gattini hanno una forza sorprendente. E storie come quella del piccolo Tornado lo dimostrano perfettamente.
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Una storia davvero commovente che ha lasciato un segno in questo veterinario speciale. Andiamo a scoprila nel dettaglio. Un cane puó smuovere qualcosa di particolare ... Leggi tutto
L’articolo “Laika mi ha salvato dal buio”: il veterinario Pellino racconta il legame nato dopo l’attentato di Kabul è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia davvero commovente che ha lasciato un segno in questo veterinario speciale. Andiamo a scoprila nel dettaglio.
Un cane puó smuovere qualcosa di particolare in noi? La risposta è assolutamente si e noi oggi ti vogliamo far conoscere una storia speciale.

Parliamo della cagnolina Laika e del suo veterano. Da quando l’ha conosciuta qualcosa è cambiato. Scopriamo insieme cosa.
Il giovane Antonio Pellino aveva solamente 28 anni quando si è trovato catapultato nel bel mezzo di un attentato a Kabul dove erano presenti numerosi bambini. Per moltissimi anni ha sofferto di un disturbo da stress post traumatico.

Non aveva alcun tipo di ferita visibile ma qualcosa dentro di lui era cambiato, come ha raccontato lui stesso all’ultimo salone del libro di Torino.
Ha continuato ad indossare la sua amata divisa accolta quando aveva solamente 21 anni e non ha mai e poi mai pensato di lasciarla per quanto accaduto. Un problema peró era oggettivo, il momento dei botti di Capodanno, ogni anno è la stessa storia, un problema che si ripete e che la mente riporta a quello che ha vissuto a Kabul, anche dopo ben 17 anni.
Antonio vive e lavora a Bari e nel 2022 conosce il Centro Veterani della Difesa per tutte quelle persone che hanno riportato trauma fisici o psichici. Lui credeva di iniziare un percorso di ippoterapia ma gli viene proposto un percorso con i cani ma c’è subito un primo problema.
Antonio aveva paura dei cani, un qualcosa che risale a quando era piccolo. Ovviamente dice subito di no senza pensarci.
Ma Laika non è un cane come tutti gli altri, anzi. E’ il primo esemplare che viene addestrato per i veterani che hanno disturbi da stress post traumatico. Parliamo di un cane addestrato dal centro militare con l’intento di aiutare persone che si trovano sulla carrozzina o altri ausili medici, oppure delle fragilità emotive.

Laika è un Golden retrive dolcissimo dallo sguardo fiero. Per i primi sei incontri, racconta Pellino, non ha voluto assolutamente che il cane si avvicinasse a lui. Le dottoresse Riccio e Sena, che lo seguivano, utilizzavano anche un peluche per fargli indicare dove voleva provare ad accarezzare Laika.
Poi accade la magia, qualcosa si sblocca. Pellino raccontava di Kabul e il cane sente prima di lui una forte emozione tanto da mettergli la zampa sulla gamba. Ecco che il racconto si interrompe ed inizia ad affidarsi a lui.
Pellino racconta che Laika fa parte della sua famiglia anche se non vive con lui. In quel momento ha lasciato andare tutto quello che teneva dentro da anni, ovvero dall’attentato. Sta anche pensando di adottare un cane e quando ne vede uno chiede sempre se può accarezzarlo.
Il Centro Veterani della Difesa ad oggi segue ben 250 persone ed è nato proprio con questo scopo importantissimo. Il cane puó diventare un vero e proprio ponte emozionale e la pet teraphy viene proposta insieme alle terapie convenzionali o alla ippoterapia.
La psicologa Marta Riccio è la proprietaria del cane e conosce la sofferenza che possono avere i veterani per via dello stress post traumatico. E’ molto importante riconoscerlo subito e muoversi di conseguenza per risolverlo.
La terapia con il cane favorisce il rilassamento e l’apertura. Il progetto, come hanno spiegato è destinato ad allargarsi entro tempo breve. Come spiega l’addestratrice Oriana Sena non tutti i cani sono adatti a questo compito, ed il loro addestramento inizia prestissimo, quando hanno 70 giorni di vita.
Ovviamente si valorizzano le loro specifiche caratteristiche perché il benessere del cane viene sempre prima di ogni cosa.
Il centro Veterani ha in mente anche un altro progetto, ovvero quello di affidare i cani a fine vita lavorativa ai militari che hanno avuto problemi di stress post traumatico. Insomma una storia che si evolve e che sicuramente ha aiutato Pellino a superare quanto accaduto a Kabul.
Non lo potrà mai dimenticare ma ha imparato ha convivere con quello che ha dentro di lui.
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È scappata dal recinto dove viveva in cattività. Poco dopo la Polizia l’ha uccisa. E ora esplode nuovamente il dibattito. Per pochi minuti quella tigre ... Leggi tutto
L’articolo Dalla prigionia alla morte: la fuga disperata della tigre di Carmen Zander termina con l’abbattimento è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
È scappata dal recinto dove viveva in cattività. Poco dopo la Polizia l’ha uccisa. E ora esplode nuovamente il dibattito.
Per pochi minuti quella tigre ha corso libera. Non dentro un’arena, non davanti a luci e applausi, ma fuori da quel recinto in cui era costretta a vivere. Poi sono arrivati gli spari. E la sua fuga è finita così, in un giardino vicino a Lipsia, in Germania.

La vicenda ha sconvolto molti cittadini tedeschi e ha riacceso una domanda che torna ciclicamente ogni volta che accade una tragedia simile: ha davvero senso continuare a tenere animali selvatici in strutture private o negli spettacoli itineranti?
Tutto è successo a Schkeuditz, cittadina nell’est della Germania. Secondo le ricostruzioni diffuse dalle autorità locali, la tigre sarebbe riuscita a uscire dall’area privata dove viveva insieme ad altri grandi felidi appartenenti all’addestratrice Carmen Zander, nota in Europa per gli spettacoli con tigri e leoni.

Prima della fuga, l’animale avrebbe aggredito un uomo di 73 anni che lavorava nella struttura, ferendolo gravemente. L’uomo è stato soccorso e trasportato in ospedale.
Da lì sono iniziati minuti di forte tensione. La paura era che la tigre potesse raggiungere aree frequentate o mettere in pericolo altre persone.
La libertà dell’animale è durata pochissimo. Gli agenti l’hanno individuata in un giardino poco distante dalla struttura e hanno deciso di abbatterla a colpi d’arma da fuoco.
Secondo la Polizia, si è trattato di una scelta legata alla sicurezza pubblica.

Nessun altro animale sarebbe fuggito dal complesso, ma l’episodio ha fatto esplodere nuove polemiche sulle condizioni in cui vengono detenuti questi grandi predatori.
Perché dietro quella fuga molti vedono qualcosa di più grande di un semplice incidente.
Diversi residenti della zona hanno raccontato ai media tedeschi di aver più volte notato tigri tenute in spazi ritenuti troppo piccoli rispetto alle loro esigenze naturali.
Ed è proprio questo uno dei punti più discussi. Una tigre in natura percorre chilometri ogni giorno. Vive seguendo istinti profondi, esplora territori enormi, caccia, si nasconde, marca il proprio spazio. Ridurre un animale simile a una vita tra recinti, gabbie e spettacoli significa privarlo quasi completamente della sua natura.
Anche quando nasce in cattività o cresce accanto agli esseri umani, resta comunque un predatore selvatico. Non un animale domestico. Non un giocattolo da esibire. Ed è forse qui che nasce il problema più grande.
Carmen Zander, soprannominata da alcuni media la “regina delle tigri”, era già stata al centro di critiche e controversie negli anni passati proprio per la gestione degli animali e per alcuni spettacoli organizzati senza autorizzazioni.
Dopo quanto accaduto, anche il sindaco della città avrebbe chiesto il trasferimento delle tigri rimaste e la chiusura definitiva della struttura.
Una richiesta che per molte associazioni animaliste arriva dopo anni di segnalazioni e discussioni sul tema.
Quando accadono episodi simili, spesso ci si concentra solo sulla fuga o sull’emergenza. Ma c’è un’altra domanda che continua a restare sullo sfondo: perché questi animali sono ancora lì?
In molti Paesi europei il dibattito sugli animali nei circhi e negli spettacoli è ormai acceso da tempo. Eppure esistono ancora realtà dove tigri, leoni e altri animali selvatici vengono detenuti per esibizioni o collezioni private.
Il risultato, spesso, è una vita lontanissima da quella che la natura aveva previsto per loro.
E quella tigre, prima di essere abbattuta, era anche questo: un animale nato per vivere libero e trasformato invece in attrazione, controllo, spettacolo.
Per pochi minuti ha corso fuori da quel recinto. Poi tutto è finito.
L’articolo Dalla prigionia alla morte: la fuga disperata della tigre di Carmen Zander termina con l’abbattimento è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia davvero commovente per quanto riguarda l’incredibile gesto d’amore di un cane nei confronti di un gattino. Preparate i fazzoletti. L’amore è quel sentimento ... Leggi tutto
L’articolo Quando l’amore supera le specie: il cane Gal soccorre un gattino e lo “adotta” è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia davvero commovente per quanto riguarda l’incredibile gesto d’amore di un cane nei confronti di un gattino. Preparate i fazzoletti.
L’amore è quel sentimento che muove le persone e ci fa sentire vivi, e questo non accade solamente a noi. Oggi vi vogliamo parlare di una storia molto particolare.

Un cane ha infatti deciso di adottare un gattino. Si sembra incredibile ma adesso vi spieghiamo meglio che cosa vuol dire. Andiamo a capire.
Spesso l’amore non chiede di poter arrivare e non si spiega agli altri. Accade punto e basta. Quando questo capita tra animali potrebbe indicarci il vero senso della parola, ovvero proteggere qualcuno. A Euclides da Cunha, nell’entroterra di Bahia, un cane meticcio color caramello che si chiama Gal si è innamorato.

Ha deciso che un gattino abbandonato non sarebbe rimasto mai più da solo. Il gattino era stato lasciato nel giardino della famiglia di notte, piccolissimo e fragile. Una presenza davvero piccola, ma non per il can Gal. La prima che si accorge di qualcosa di diverso è proprio lei.
Quando si avvicinano gli altri cani della casa cambia tutto, non è curiosa ma va in difesa del gattino. Si mette proprio tra loro, bloccando qualsiasi contatto. Resta li immobile per tutta la notte. Tutti vanno a dormire ma lei no, resta in guardia del gattino indifeso fino alla mattina successiva.
Ecco che viene trovato al sicuro e la proprietaria, Maria Karina, racconta che non è la prima volta che il suo cane si è comportato in questo modo. Anche in passato nella casa erano passati altri cuccioli e Gel si è comportata allo stesso modo proteggendoli. Ma questa volta è diverso.
Non sono la sua stessa specie e non fanno parte della sua famiglia normale ma il cane si comporta come se il gattino lo fosse. Nei giorni che seguono la cagnolina continua a controllare in modo preciso e continuativo il gattino. Non è qualcosa di ossessivo ma costante.
Controlla che nessuno la disturbi. Se un cane insiste lei arriva subito in suo soccorso. C’è una chiarezza che lascia senza parole, il gattino deve essere difeso. Il cucciolo viene poi seguito da un veterinari che gli diagnostica una malattia virale complessa e, piano piano poi migliora.
E Gel? Ovviamente è li vicino. Con il passare dei giorni Maria decide che questa storia deve essere condivisa ed in pochissimo tempo queste immagini fanno il giro del Web. Riceve commenti incredibili ed in tantissimi parlano di un “istinto materno”. Forse non è proprio quello che accade perché si parla più di una responsabilità verso una vita fragile.
Una vera e propria lezione che dovremmo imparare tutti noi, il cucciolo non poteva rimanere da solo e ci ha pensato lui.
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La morte di Yume riporta alla luce il rapporto spesso ambiguo tra potere, simboli politici e amore per gli animali. È morta Yume, l’Akita giapponese ... Leggi tutto
L’articolo Addio a Yume, il cane di Vladimir Putin: quel legame che aveva fatto il giro del mondo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La morte di Yume riporta alla luce il rapporto spesso ambiguo tra potere, simboli politici e amore per gli animali.
È morta Yume, l’Akita giapponese che per anni è apparsa accanto a Vladimir Putin nelle fotografie ufficiali diffuse dal Cremlino. Aveva 12 anni e, secondo quanto riportato dai media russi e giapponesi, la sua scomparsa è stata comunicata nelle ultime ore dopo una lunga vita trascorsa al fianco del presidente russo.

Yume non era un cane qualunque. Era arrivata in Russia nel 2012 come dono della prefettura di Akita, in Giappone, per ringraziare Mosca dell’aiuto offerto dopo il devastante terremoto e tsunami di Tōhoku. Un gesto diplomatico, simbolico, costruito attorno a quella che viene chiamata “dog diplomacy”, cioè l’uso degli animali come strumenti di vicinanza politica tra governi.
Negli anni, la femmina di Akita è diventata una presenza costante nelle immagini pubbliche di Putin. Appariva durante incontri ufficiali, servizi televisivi e fotografie diffuse per mostrare un lato più umano del leader russo. Eppure, dietro queste immagini, resta sempre una riflessione difficile da ignorare: quanto gli animali vengano spesso trasformati in simboli di potere, propaganda o consenso.
Putin ha sempre mostrato un forte legame con i cani. Tra gli episodi più ricordati c’è quello avvenuto nel 2017 in Turkmenistan, quando il presidente Gurbanguly Berdymukhamedov gli regalò un cucciolo di pastore dell’Asia Centrale sollevandolo in malo modo per la collottola davanti alle telecamere.

Putin, visibilmente infastidito, intervenne prendendo il cane tra le braccia e accarezzandolo per tranquillizzarlo. Quel cucciolo, chiamato poi Verni, ha vissuto insieme a Yume per molti anni.
La scena fece rapidamente il giro del mondo perché mostrava due modi completamente diversi di rapportarsi a un animale. Da una parte il cane trattato quasi come un oggetto da esibire. Dall’altra il tentativo di rassicurarlo e proteggerlo davanti alle telecamere.
Anche questo episodio contribuì a rafforzare l’immagine pubblica di Putin amante degli animali, un aspetto che nel tempo è stato spesso utilizzato nella comunicazione politica del Cremlino.
La storia di Yume apre inevitabilmente un discorso più ampio. Nel corso della storia, molti leader politici hanno costruito attorno agli animali una parte della propria immagine pubblica. Cani, cavalli e perfino grandi felini sono stati utilizzati per trasmettere forza, empatia o autorevolezza. In alcuni casi si trattava di un amore autentico per gli animali, in altri di una precisa strategia comunicativa.

L’esempio più noto resta probabilmente quello di Adolf Hitler con il suo pastore tedesco Blondi, ma anche Stalin, Lenin e Mussolini vengono spesso ricordati per il loro rapporto con gli animali. Figure controverse, capaci di mostrare dolcezza verso un cane mentre guidavano regimi durissimi verso gli esseri umani.
Nel caso di Yume, resta l’immagine di una cagnolina diventata simbolo internazionale senza averlo scelto. Un animale che probabilmente voleva soltanto vivere serenamente accanto alle persone che conosceva, lontano dalla politica e dai giochi di potere.
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Per appena un mese ha conosciuto una nuova casa. Ma quell’ultimo tratto di vita è bastato per lasciare il segno. Lazare non era soltanto un ... Leggi tutto
L’articolo Aveva 30 anni: morto Lazare, il Papillon che potrebbe essere stato il più vecchio del mondo è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Per appena un mese ha conosciuto una nuova casa. Ma quell’ultimo tratto di vita è bastato per lasciare il segno.
Lazare non era soltanto un cane molto anziano. Era diventato il simbolo di qualcosa che spesso fa paura: scegliere di amare anche quando si sa già che il tempo insieme sarà poco. Questo piccolo Papillon francese, morto il 14 maggio in Alta Savoia, aveva circa trent’anni.

Un’età incredibile, quasi impossibile da immaginare per un cane. Eppure, dietro i numeri e l’ipotesi di un possibile record mondiale, quello che ha davvero colpito migliaia di persone è stata la sua storia.
Per gran parte della sua vita aveva vissuto accanto alla stessa proprietaria. Dopo la morte della donna, Lazare era stato ritrovato vicino al suo corpo. Da lì il trasferimento nel rifugio SPA di Annecy-Marlioz, dove sembrava destinato a trascorrere gli ultimi giorni della sua esistenza. Fragile, quasi cieco, sordo, senza più molti denti. Uno di quei cani che spesso nessuno guarda davvero.
Poi è arrivata Ophélie. Aveva 29 anni e si era recata al rifugio quasi per caso, inizialmente con l’idea di cercare un animale per sua madre. Ma davanti a quel piccolo cane qualcosa è cambiato. Lei stessa ha raccontato di essere rimasta seduta accanto a lui per molto tempo, sentendo subito una connessione difficile da spiegare.

Così ha deciso di portarlo a casa con sé, nonostante sapesse benissimo che il loro tempo insieme sarebbe stato brevissimo.
Ed è proprio questo che rende la vicenda così intensa. Viviamo in un mondo in cui tanti animali anziani finiscono invisibili nei rifugi perché le persone cercano cuccioli, energie nuove, anni davanti.
Lazare invece ha dimostrato che anche poche settimane possono contenere un amore enorme. Nelle immagini condivise sui social appariva avvolto nelle coperte, con piccoli maglioni per proteggerlo dal freddo, mentre faceva passeggiate lentissime nei prati francesi. Scene semplici, ma capaci di emozionare migliaia di utenti.
Poi, all’improvviso, il peggioramento. Il cuore di Lazare ha iniziato a rallentare e Ophélie lo ha portato immediatamente dal veterinario. È morto tra le sue braccia il 14 maggio. Poco prima lei gli aveva comprato una nuova cuccia e vestiti più caldi, immaginando ancora qualche giorno insieme. Invece è arrivato l’addio.
Nel messaggio pubblicato su Instagram dopo la sua morte, la giovane donna ha raccontato il dolore di tornare a casa senza di lui. Ma soprattutto ha lasciato un pensiero che ha colpito tantissime persone: adottare un cane anziano vale sempre la pena. Anche se il tempo è poco. Anche se fa paura soffrire. Perché ogni animale merita di sentirsi amato fino all’ultimo giorno.
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La gatta di Villa Bardini non c’è più: Firenze si stringe nel ricordo di Lula, amata presenza tra i vialetti del giardino Per molti visitatori ... Leggi tutto
L’articolo Lula non c’è più: il commosso saluto di Firenze alla gatta di Villa Bardini è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
La gatta di Villa Bardini non c’è più: Firenze si stringe nel ricordo di Lula, amata presenza tra i vialetti del giardino
Per molti visitatori era diventata parte stessa del paesaggio. C’era chi la cercava tra i vialetti appena entrato nel giardino, chi sperava di trovarla accoccolata vicino alle rose o distesa al sole davanti al panorama di Firenze. Ora però quella presenza silenziosa non ci sarà più. Firenze dice addio a Lula, la storica gatta di Villa Bardini che per oltre dieci anni ha accompagnato le giornate di turisti, cittadini e lavoratori del celebre complesso fiorentino.

In tanti la consideravano ormai uno dei simboli del luogo, quasi quanto il glicine in fiore o la vista sui tetti della città. Bastava intravederla passeggiare lentamente tra i sentieri del giardino per fermarsi qualche istante a osservarla. Con la sua calma e la sua presenza discreta, Lula era riuscita negli anni a conquistare chiunque passasse da Villa Bardini.
La notizia della sua scomparsa è stata condivisa direttamente dalle pagine ufficiali della villa con un messaggio che ha commosso centinaia di persone. Perché Lula non era soltanto una mascotte, ma una presenza familiare, discreta e amata da chiunque abbia attraversato almeno una volta quei giardini affacciati sulla città.
Nel messaggio pubblicato dallo staff di Villa Bardini c’è tutto l’affetto costruito negli anni attorno alla gatta. Lula viene descritta come una presenza inseparabile dal glicine, dalle rose e dal panorama che rende il luogo uno dei più suggestivi di Firenze. Per oltre dieci anni la gatta di Villa Bardini ha passeggiato liberamente tra i sentieri del giardino, entrando e uscendo dalle sale espositive, sostando vicino al bookshop o fermandosi accanto ai visitatori in cerca di una carezza.

Lo faceva con naturalezza, quasi come se quel luogo le appartenesse davvero. E in fondo era così. Arrivata spontaneamente intorno al 2010, Lula aveva scelto Villa Bardini come casa. Giorno dopo giorno era diventata una presenza stabile e riconoscibile, tanto da essere attesa e fotografata da moltissime persone. C’era chi andava nel giardino sperando di incontrarla, chi la ricordava dopo anni e chi tornava a cercarla durante una nuova visita a Firenze.
La gatta di Villa Bardini era amata anche dal quartiere. Spesso si allontanava oltre i cancelli, esplorando le strade vicine prima di tornare nella sua dimora tra arte e natura. Lo staff della villa si prendeva cura di lei quotidianamente, trasformando quella presenza spontanea in una convivenza fatta di attenzioni, rispetto e affetto sincero. Nel tempo Lula era diventata qualcosa di più di un animale presente nel giardino. Era un simbolo emotivo del luogo, una presenza capace di rendere ancora più speciale l’esperienza dei visitatori.
La scomparsa della gatta di Villa Bardini ha colpito profondamente molte persone proprio perché Lula faceva ormai parte dell’identità stessa del luogo. Non servivano grandi gesti per farsi ricordare. Bastava vederla passeggiare lentamente tra i fiori o fermarsi vicino a una panchina per capire quanto fosse amata. Molti visitatori la fotografavano durante le fioriture del glicine, altri raccontavano di averla incontrata per caso durante una mostra o una semplice passeggiata.

Tra glicine e panorama, Lula aveva conquistato chiunque passasse da Villa Bardini (Screenshot Foto Instagram @Villa Bardini – amoreaquattrozampe.it)In tanti, sui social, stanno condividendo immagini e ricordi legati ai loro incontri con lei. Negli anni Lula era diventata una presenza irrinunciabile di Villa Bardini perché rappresentava perfettamente l’atmosfera del giardino:
Con la sua scomparsa, Firenze perde una presenza familiare che aveva accompagnato migliaia di persone senza mai cercare attenzione. Lula riusciva semplicemente a esserci, trasformando una visita qualunque in un ricordo speciale.
La storia della gatta di Villa Bardini si intreccia inevitabilmente con quella di uno dei luoghi più amati della città, ex residenza dell’antiquario Stefano Bardini e oggi spazio culturale aperto alla comunità. In quel giardino affacciato su Firenze, Lula aveva trovato la sua casa e, senza volerlo, era diventata parte dell’anima stessa del posto. Ora tra i vialetti resterà il ricordo di quella presenza discreta che accettava carezze e coccole con calma, si lasciava fotografare senza fretta e accompagnava le giornate della villa con la naturalezza di chi si sente davvero a casa. Per chi l’ha incontrata almeno una volta, Lula non era soltanto una gatta. Era uno di quei dettagli capaci di restare impressi nella memoria molto più di quanto si immagini.
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Una storia incredibile che ci farà capire cosa vuol dire il tempo quando ti salva letteralmente la vita. Scopriamo Maisy e preparatevi a commuovervi. Molto ... Leggi tutto
L’articolo Cane inghiottito dal terreno franato: la corsa contro il tempo per salvare Maisy è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia incredibile che ci farà capire cosa vuol dire il tempo quando ti salva letteralmente la vita. Scopriamo Maisy e preparatevi a commuovervi.
Molto spesso siam abituati a leggere di storie di abbandoni o di cani che subiscono dei trattamenti inumani ma oggi vi vogliamo far conoscere una storia diversa dal solito.

Quella di un salvataggio davvero incredibile per questa cagnolina. Andiamo a conoscere nel dettaglio la storia di Maisy e che cosa è stato fatto per salvarla.
Una mattinata era iniziata con una passeggiata come tante nei territori selvaggi del North York Moors, in Inghilterra qualcosa però cambia all’improvviso, una cagnolina meticcia di Staffordshire bull terrier di 12 anni è completamente sparita sotto gli occhi del suo proprietario perché inghiottita da una fossa molto stretta e profonda ben 6 metri.

Per dei lunghissimi momenti nessuno riusciva neanche a capire dove fosse finita, solamente quando i soccorritori si sono avvicinati ad una piccola fessura hanno iniziato a sentire dei rumori provenire dal sottosuolo. Maisy era viva e sembrava qualcosa di davvero incredibile. La cagnolina era scivolata attraverso varie cavità naturali rimanendo incastrata.
Il luogo era davvero angusto tanto che respirare e muoversi era impossibile anche da raggiungere. Ogni minuto la tensione e la paura aumentavano. Maisy era bloccata nel buio totale senza capire che cosa stessa accadendo attorno a lei. Non poteva sapere che sopra la sua testa si erano mobilitate moltissime persone per salvarla.
Per liberarla è stata realizzata una vera e propria operazione con personale altamente specializzato coinvolgendo vigili del fuoco, polizia e soccorritori del gruppo speleologi del Scarborough and Ryedale Mountain Rescue Team. Hanno dovuto mettere in campo tutta la loro abilità e conoscenza.
Uno dei soccorritori, dopo aver studiato la situazione inizia a calarsi con martello e scalpello per allargare la fessura nella roccia, e poco dopo una volontaria che si chiama Lucy si infila nei vari cuniculi avanzando piano piano fino ad arrivare alla povera Maisy. Le condizioni era davvero pericolose.
Ci sono volute ben 6 lunghe ore per tirare fuori Maisy da quella trappola. Quando è accaduto, ovviamente, il cane era stremato e sporco di fango ma vivo! Il cane scodinzola immediatamente tra le braccia dei soccorritori ed è stato un momento davvero commuovente per tutte le persone presenti e che si sono impegnate nel suo salvataggio.
Come possiamo immaginare, successivamente, è stata portata dal veterinario perché tutti temevano che nella caduta e nelle sei ore successive fosse successo qualcosa, fortunatamente la cagnolina non ha riportato ferite gravi! Una storia davvero incredibile che ci ha lasciato senza parole, come credo anche a voi!
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Un racconto davvero straziante che sembra quasi incredibile. Oggi vogliamo farti conoscere la storia di Adolf che ha resistito a tutto, anche quando sembra impossibile. ... Leggi tutto
L’articolo Centoventi chilometri nel motore di un’auto: la storia di Adolf sembra incredibile è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Un racconto davvero straziante che sembra quasi incredibile. Oggi vogliamo farti conoscere la storia di Adolf che ha resistito a tutto, anche quando sembra impossibile.
Un gatto davvero molto particolare che grazie al suo coraggio e alla sua tenacia è riuscito a rimanere vivo dopo un lunghissimo viaggio nel vano del motore di una macchina.

Si avete proprio letto bene. Andiamo a vedere insieme di che cosa si tratta e come è successo tutto questo. Siamo certi che anche voi rimarrete senza parole.
Questa storia nasce nel vano del motore di una Skoda a noleggio dove un piccolo gattino attraversa praticamente mezza Sicilia senza che nessuno lo veda mai durante il viaggio. Ha resistito per ben 120 chilometri tra traffico cittadino ed autostrade nel Trapanese. Alla fine però lo ha atteso una nuova casa.

Ma andiamo con ordine. Per due turisti tedeschi il viaggio da Palermo doveva essere una bella esperienza in Italia con una Skoda presa a noleggio. Qualcosa, però, durante il viaggio in provincia di Trapani ha attirato la loro attenzione. Una sorta di miagolio che proveniva dal vano del motore.
Ovviamente, la coppia si è fermata immediatamente per cercare di capire da dove veniva quel rumore. Dopo alcuni controlli si sono accorti che nella parte anteriore della vettura c’era un gattino spaventato ed impaurito che non sapeva assolutamente come fare per uscire.
Hanno provato in vari modi a prenderlo ma lui rimaneva sempre ben nascosto. I turisti quindi decidono di ripartire. Proseguono per le strade di Palermo fino a Castelvetrano. Un tragitto di oltre 120 chilometri sempre nascosto nel vano motore della macchina. Sembra che per tutto il percorso abbia miagolato facendo compagnia ai turisti.
La destinazione finale era l’agriturismo “Casa di Latomie” una struttura completamente nel verde di trapani dove la coppia aveva prenotato il loro soggiorno. Una volta arrivati a Castelvetrano tutto però ha preso una diversa situazione. Gli addetti dell’agriturismo, dopo numerosi tentativi, sono riusciti a far uscire il gattino della macchina.
Molto provato ma vivo il gattino ha iniziato subito a mangiare e si è messo al sicuro. Ha ovviamente stupito tutti per la sua resistenza. Quella che poteva diventare una tragedia si è conclusa con una nuova vita per il gatto. E’ stato infatti adottato da Mariella Centonze, la responsabile della struttura “Casa di Latomie”.
Il nome che hanno dato al gattino è stato ispirato dalla macchia nera che ha sopra la bocca e ricorda un piccolo baffo, ecco perché si chiama Adolf.
Una storia davvero particolare che ci fa vedere quanto la resistenza di questo gattino gli abbia permesso di arrivare vivo e di scoprire una nuova vita.
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Aveva 21 anni. Era l’orsa più anziana del Trentino e viveva nei boschi insieme ai suoi tre cuccioli, ma per lei fu deciso l’abbattimento. Oggi, ... Leggi tutto
L’articolo Kj1 uccisa per aver difeso i cuccioli: il Consiglio di Stato conferma l’abbattimento è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Aveva 21 anni. Era l’orsa più anziana del Trentino e viveva nei boschi insieme ai suoi tre cuccioli, ma per lei fu deciso l’abbattimento.
Oggi, a quasi due anni dalla sua uccisione, il Consiglio di Stato ha stabilito che l’abbattimento di Kj1 fu legittimo.

La decisione arriva dopo il ricorso presentato da LNDC Animal Protection, che aveva chiesto un risarcimento danni contestando la scelta della Provincia autonoma di Trento di ordinare la morte dell’animale. Ma i giudici hanno respinto la richiesta, ritenendo corretto l’operato dell’amministrazione guidata da Maurizio Fugatti.
Kj1 venne abbattuta il 30 luglio 2024 dopo mesi di polemiche e tensioni legate alla gestione degli orsi in Trentino. Secondo quanto ricostruito dalla Provincia e dagli enti coinvolti, l’orsa era stata classificata come esemplare “ad alto rischio” nell’ambito del Pacobace, il piano interregionale dedicato alla gestione dei grandi carnivori.

Le contestazioni nei suoi confronti erano legate a diverse interazioni con l’uomo. L’episodio decisivo avvenne il 16 luglio del 2024 nei boschi sopra Dro, nell’Alto Garda trentino. Un escursionista francese che stava correndo lungo il sentiero degli Scaloni si trovò improvvisamente vicino all’orsa e ai suoi piccoli.
In quei momenti, secondo le ricostruzioni ufficiali, Kj1 reagì attaccando l’uomo per proteggere i cuccioli. L’escursionista riportò ferite a braccia, schiena e gambe. Le analisi genetiche confermarono poi la presenza dell’orsa sulla scena e da lì partì l’iter che portò alla decisione finale.
La pronuncia del Consiglio di Stato rischia di riaccendere ancora una volta lo scontro tra chi ritiene necessario eliminare gli animali considerati pericolosi e chi invece sostiene che si debbano trovare soluzioni diverse dall’abbattimento.
Per molte associazioni animaliste la storia di Kj1 rappresenta qualcosa di più di una semplice vicenda amministrativa. Parliamo di un’orsa anziana, madre di tre cuccioli, uccisa mentre seguiva un comportamento che in natura viene considerato istintivo: difendere la propria prole.
Dall’altra parte, la Provincia autonoma di Trento rivendica invece la correttezza della scelta fatta. In una nota diffusa dopo la sentenza, l’amministrazione ha parlato di un importante riconoscimento per la gestione dei grandi carnivori sul territorio, sostenendo che l’abbattimento fosse l’unica soluzione immediata in grado di garantire la sicurezza pubblica.
Secondo quanto dichiarato dalla Provincia, alternative come la cattura o la detenzione avrebbero richiesto tempi più lunghi e avrebbero potuto esporre ulteriormente la popolazione a possibili rischi.
Quello di Kj1 non è stato un caso isolato. Negli ultimi anni il Trentino è diventato il simbolo di un conflitto sempre più acceso tra presenza degli orsi e attività umane.
Pochi mesi prima della morte di Kj1 era stato abbattuto anche M90, considerato troppo confidente perché si avvicinava spesso ai centri abitati. Successivamente è toccato a M91, ucciso tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2024 dopo alcune interazioni ritenute pericolose.
E ogni volta il dibattito si riapre con la stessa domanda di fondo: fino a che punto un animale selvatico può davvero essere giudicato “colpevole” per comportamenti che fanno parte della sua natura?
Perché nel caso di Kj1 c’è un dettaglio che continua a colpire molte persone. L’orsa non stava cercando l’uomo. Stava proteggendo i suoi cuccioli.
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È nato in strada senza zampe anteriori, ma non ha mai smesso di lottare. Ora Esterino ha bisogno di tutti noi. Ci sono storie che ... Leggi tutto
L’articolo Esterino, il cane nato senza zampe anteriori che lotta ogni giorno per vivere: anche 1 euro può cambiargli il futuro è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
È nato in strada senza zampe anteriori, ma non ha mai smesso di lottare. Ora Esterino ha bisogno di tutti noi.
Ci sono storie che fanno male già solo a immaginarle. Storie che iniziano in silenzio, tra polvere, caldo, fame e indifferenza. E poi, quasi per miracolo, incontrano qualcuno disposto a fermarsi davvero. A guardare. Ad aiutare.

Quella di Esterino è una di queste. E forse, dopo averla letta, sarà difficile girarsi dall’altra parte.
Esterino è un cane Baladi nato per strada a Nabq, nella zona di Sharm el-Sheikh, attorno ad aprile dello scorso anno. Ma fin dai primi giorni di vita era evidente che qualcosa non andava. Le sue zampe anteriori non si erano sviluppate correttamente a causa di una gravissima malformazione congenita.

Per un cane nato randagio, in un luogo dove la sopravvivenza è già difficile anche per gli animali sani, quella condizione sembrava una condanna. Muoversi era complicato. Cercare cibo ancora di più. Difendersi impossibile. Eppure Esterino era ancora vivo.
A notarlo è stata una turista italiana, Grace. Lo ha visto lì, fragile, vulnerabile, e ha capito subito che lasciarlo in strada avrebbe significato condannarlo a morte.
Così ha chiesto aiuto a Marco Licata, volontario italiano che da anni salva cani e gatti randagi a Sharm el-Sheikh. Un uomo che conosce bene il dolore degli animali invisibili e che, giorno dopo giorno, prova a dare loro una possibilità.
Esterino viene portato nella stessa clinica dove era stato salvato anche Thor, un altro cane egiziano che aveva già commosso tante persone. Da quel momento inizia una corsa contro il tempo.
Per mettere Esterino al sicuro servivano cure, visite, stalli, medicine e soprattutto soldi. Così nasce una prima raccolta fondi grazie all’aiuto di Marco, Grace e Tania, un’altra volontaria che si è subito attivata per lui.
Piano piano attorno a quel cane speciale si crea una piccola rete internazionale fatta di persone comuni. Persone che magari non si sono mai incontrate, ma che hanno deciso di fare qualcosa. Perché a volte basta vedere uno sguardo per sentirsi coinvolti.
Poi è subentrata Romina, che insieme a Marco, hanno portato Esterino in Italia. Non è stato semplice portare Esterino qui, ci sono voluti mesi per trovare una madrina di volo disponibile sulla tratta Sharm-Roma. Una donna ha deciso di pagargli il viaggio, ma mancava qualcuno disposto ad accompagnarlo.
Alla fine, il 21 settembre 2025, Esterino arriva finalmente a Roma. Un giorno che per molti potrebbe sembrare normale, ma che per lui significava sopravvivenza.
Romina decide di accoglierlo in casa e di offrirgli quello che forse non aveva mai avuto davvero: sicurezza, calore, amore.
La sua strada è ancora lunga. Esterino ha bisogno di cure continue, controlli, fisioterapia e strumenti speciali che possano permettergli di muoversi meglio.
Si sta lavorando per garantirgli un carrellino su misura e, in futuro, anche delle protesi che potrebbero migliorare enormemente la sua qualità di vita. Sono spese importanti. Molto più grandi delle possibilità di poche persone ed è qui che entra in gioco chi legge questa storia.
Spesso si pensa che servano grandi cifre per aiutare davvero. Ma non è così. Per animali come Esterino, anche un solo euro può diventare parte di qualcosa di enorme. Un pezzetto di una visita veterinaria. Una medicazione. Un farmaco. Un contributo per il suo futuro.
Dietro ogni raccolta fondi ci sono persone che fanno sacrifici enormi pur di salvare vite che molti ignorano. Basta cliccare qui per partecipare alla raccolta fondi ed entrare nel Team di Esterino, anche solo 1 euro può fare la differenza!
Esterino non può parlare. Non può spiegare il dolore che ha provato vivendo in strada senza zampe anteriori. Però continua a fidarsi degli esseri umani nonostante tutto quello che avrebbe potuto insegnargli il contrario.
Ed è forse questa la parte che colpisce di più. Perché lui continua a lottare e adesso ha bisogno che qualcuno lotti insieme a lui. Qui sotto il video dell’incontro di Claudia di Amore a Quattro Zampe, Esterino e Romina.
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Il destino dei cani randagi sta facendo discutere migliaia di persone, tra rabbia, paura e proteste sempre più accese. Il tema del randagismo torna ancora ... Leggi tutto
L’articolo “Non uccideteli”: cittadini in protesta dopo l’approvazione per l’abbattimento dei cani randagi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Il destino dei cani randagi sta facendo discutere migliaia di persone, tra rabbia, paura e proteste sempre più accese.
Il tema del randagismo torna ancora una volta al centro del dibattito internazionale, ma questa volta la decisione presa ha scatenato una reazione fortissima.

In Kazakistan, infatti, il Parlamento ha approvato in prima lettura alcuni emendamenti che potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui vengono gestiti i cani liberi presenti sul territorio. Una scelta che ha indignato volontari, attivisti e moltissimi cittadini.
Secondo quanto stabilito dagli emendamenti discussi dal Mazhilis, la camera bassa del Parlamento kazako, i cani randagi potrebbero essere soppressi dopo un breve periodo di permanenza nei centri di detenzione. Di fatto, verrebbe abbandonato il sistema CNVR, cioè cattura, sterilizzazione, vaccinazione e reinserimento sul territorio, introdotto solo pochi anni fa con una legge dedicata alla tutela degli animali.

Per il governo, il metodo adottato fino a oggi non avrebbe funzionato. I parlamentari parlano infatti di un aumento della popolazione canina randagia e sostengono che il fenomeno sia ormai fuori controllo. Una motivazione che però non convince gran parte della popolazione e soprattutto chi ogni giorno lavora nei rifugi o recupera animali per strada.
Ed è proprio questo che sta facendo infuriare molte persone: la sensazione che si stia scegliendo la strada più veloce invece di affrontare davvero il problema alla radice.
In tantissimi stanno protestando contro quella che viene considerata una vera marcia indietro sul benessere animale. Sui social e nelle associazioni si moltiplicano appelli, denunce e richieste di fermare quella che molti definiscono una strage annunciata.
Chi lavora nei rifugi spiega che eliminare i cani non risolverebbe nulla. Anzi. Secondo i volontari, senza campagne di sterilizzazione diffuse e senza responsabilizzare i proprietari, le strade continueranno a riempirsi di nuovi animali abbandonati.
Il responsabile del rifugio Amigo, che ospita oltre 200 cani, ha spiegato ai media locali che il problema nasce soprattutto dalla mancata sterilizzazione e dagli abbandoni continui. Cucciolate su cucciolate che rendono impossibile controllare davvero il fenomeno.
E mentre si discute di eutanasia, molti rifugi sono già al collasso. Mancano fondi, strutture adeguate e spesso anche il supporto delle istituzioni.
Le organizzazioni animaliste continuano a chiedere soluzioni diverse. Non negano che il randagismo sia un problema serio, soprattutto in alcune zone del Paese, ma insistono sul fatto che la soppressione non possa essere la risposta.
Le proposte avanzate parlano di sterilizzazioni gratuite tutto l’anno, controlli più severi sugli allevamenti, multe pesanti per chi abbandona gli animali e campagne educative rivolte alla popolazione.
Per molti attivisti il vero nodo resta sempre lo stesso: l’irresponsabilità umana. Perché dietro ogni branco randagio, quasi sempre, ci sono cucciolate non controllate, animali lasciati liberi senza cure o cani abbandonati.
La vicenda del Kazakistan sta facendo discutere anche fuori dai suoi confini perché riporta alla luce un problema globale. Il randagismo esiste in moltissimi Paesi e spesso viene affrontato solo quando la situazione esplode.
Ci si dimentica facilmente che la maggior parte dei cani nel mondo vive senza una famiglia stabile. Secondo diverse stime, i cosiddetti “cani di famiglia” rappresenterebbero solo una piccola parte della popolazione canina mondiale.
Ed è forse proprio questo il punto più delicato di tutta la vicenda: decidere se un animale nato per strada debba essere considerato un problema da eliminare oppure una responsabilità collettiva da gestire con strumenti più umani e lungimiranti.
L’articolo “Non uccideteli”: cittadini in protesta dopo l’approvazione per l’abbattimento dei cani randagi è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia veramente straziante quella che è accaduta a due orche. Andiamo a scoprirla meglio insieme conoscendo i dettagli davvero particolarissimi. Oggi non vi vogliamo ... Leggi tutto
L’articolo Due orche senza libertà: dopo l’abbandono in Francia ora rischiano un nuovo trasferimento è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia veramente straziante quella che è accaduta a due orche. Andiamo a scoprirla meglio insieme conoscendo i dettagli davvero particolarissimi.
Oggi non vi vogliamo parlare di cani o gatti ma di un animale molto diverso e non di certo che possiamo tenere nelle nostre case. Parliamo, come avete letto anche dal titolo, di due orche.

I due poveri esemplari rischiano nuovamente un trasferimento ma andiamo a capire meglio insieme la situazione nel quale si trovano, al momento, in Francia.
Sembra incredibile ma sono rimaste solamente due orche al Marineland di Antibes, in Francia e potrebbero anche essere trasferite a breve dato che il centro ha chiuso ed i due esemplari vivono in condizioni precarie, stando a quanto riporta il quotidiano Le Figaro. Ma dove dovrebbero essere portate?

Si ipotizza presso lo zoo e delfinario Loro Parque a Tenerife entro la fine del mese di giugno ma ad oggi, che scriviamo, ancora non c’è l’ok a procedere da parte delle autorità spagnole. Il parco dove si trovano le due orche era il più grande d’Europa ma ha chiuso a giugno del 2025 dopo una legge francese che vieta gli spettacolo con orche o delfini.
In una recente visita del ministro francese della Transizione ecologica, Mathieu Lefèvre , aveva dichiarato che le infrastrutture si stanno rovinando e quindi bisognava fare qualcosa. All’interno del parco sono presenti solamente Wikie e Keijo, due orche, la prima nata nel 2001 proprio ad Antibes e la seconda nel 2013.
Si era parlato, in passato, anche della possibilità di un trasferimento in un delfinario del Giappone, ma questo poi è stato bloccato perché ci sono state importanti critiche da parte delle associazioni e degli scienziati. Poi si era parlato, e sembrava una cosa fatta del trasferimento in Nuova Scozia, in Canada.
Al momento è tornata l’ipotesi di Tenerife che ospita già quattro oche, Tekoa, Adán, Morgan e Teno, che vengono impiegate giornalmente in spettacoli per il pubblico. Il problema però è proprio questo aspetto. Stando a quanto riferito dall’agenzia AFP, ovvero un ente spagnolo ha bloccato il trasferimento perché le vasche non rispettavano gli standard minimi per superficie.
L’unica cosa che al momento è certa è il destino delle due orche che è incerto, scusandoci del giro di parole. Intanto le due orche, madre e figlia, continuano a vivere in un parco completamente abbandonato, un simbolo davvero triste della transizione dei delfinari dopo lo stop agli spettacoli con animali marini.
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Una storia davvero molto particolare quella di questa proprietaria di un cane. Andiamo a conoscerla insieme e capiamo che cosa è successo veramente. Tutti noi ... Leggi tutto
L’articolo Cane lasciato solo per giorni tra fame e paura: proprietaria punita con il divieto di adozione è stato pubblicato nella sua versione originale su Amoreaquattrozampe.it.
Una storia davvero molto particolare quella di questa proprietaria di un cane. Andiamo a conoscerla insieme e capiamo che cosa è successo veramente.
Tutti noi che amiamo gli animali vogliamo che stiano bene e che non ci siano problemi di alcun genere. Oggi però vi dobbiamo parlare di una brutta notizia ma che è stata risolta nel migliore dei modi.

Con una pena davvero esemplare. Vi starete chiedendo di che cosa si tratta e come si è arrivati a questa conclusione vero? Continuate a leggere e lo scoprirete.
Questa volta, per la storia che vi vogliamo raccontare non ci troviamo in Italia ma in Scozia. Un uomo, infatti, è stato interdetto da adottare qualsiasi tipo di animale per i prossimi 5 anni ma come mai? Aveva lasciato da solo un cane per ben cinque giorni in cattive condizioni di salute.

La notizia che come vedi arriva da oltre Manica, riguarda il caso si Sean Stewart che ha ammesso di aver violato la legislazione per il benessere degli animali ed è stato condannato anche a 12 mesi di libertà vigilata. Il tutto è emerso dopo la visita di un ispettore della Scottish SPCA, ovvero una associazione internazionale che si occupa del benessere e della tutela degli animali.
Lui si è recato presso la sua abitazione nel mese di ottobre dello scorso anno. Il volontario si è presentato nella sua bitazione accompagnato da due poliziotti che hanno fatto ingresso in casa ed hanno trovato il cane da solo.
“È apparso subito chiaro che l’immobile si trovava in condizioni inaccettabili per la presenza di qualsiasi animale: c’erano feci in tutta la casa, in particolare nella stanza degli ospiti, nel corridoio e nel bagno. Nella stanza degli ospiti sembrava esserci una quantità di feci accumulata in diversi giorni e c’era anche un sacchetto di plastica contenente feci appeso alla porta”.
Le condizioni igieniche della cagna erano davvero pessime, Tess, questo il suo nome, era stata lasciata senza acqua e cibo. L’unico modo per bere era l’acqua del gabinetto. Nella casa sono stati trovati anche oggetti masticati, segno che l’animale era rimasto da solo ed era stressato ed ansioso.
Ovviamene, Tess è stata allontanata dalla casa ed affidata ad una associazione per le cure necessarie prima di essere adottata, poi Stewart è stato denunciato, perché a differenza del nostro paese, c’è il divieto di adottare altri animali se hai fatto del male ad uno di loro.
Da noi, il “daspo cinofilo” è stato adottato solamente a Nichelino, poi l’intera regione Piemonte ha deciso di iniziare a provvedere con un tavolo tecnico finalizzato alla nascita di un istituto per tutto il territorio. Una sorta di lista nera per le persone che hanno commesso reato sugli animali.
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